Santa Margherita d'Ungheria, vissuta nel XIII secolo, rappresenta una delle figure più luminose di dedizione spirituale e di pace del suo tempo. Nata nel castello di Turòc nel 1242, questa principessa reale scelse di abbracciare la povertà e la preghiera, rinunciando ai privilegi del suo rango per consacrarsi interamente a Dio come vergine all'interno dell'ordine domenicano.
La sua memoria è custodita con profonda venerazione per aver saputo coniugare una vita di rigorosa penitenza e contemplazione con un prezioso servizio alla concordia familiare e civile. La sua esistenza, interamente spesa nel silenzio del chiostro, rimane un esempio duraturo di umiltà evangelica e di amore disinteressato per il prossimo.
La figura di Santa Prisca si muove tra la storia documentata e la tradizione leggendaria, delineando il profilo di una venerata martire romana la cui memoria liturgica si celebra il diciotto gennaio. Esistono notevoli difficoltà nello stabilire la vera identità della santa a causa della presenza di numerosi documenti antichi, e le notizie giunte fino a noi si riferiscono probabilmente a tre persone diverse. Il nome romano Prisca significa proprio prima e suggerisce un primato nella testimonianza cristiana. La celebrazione odierna onora in particolare la fondatrice della chiesa titolare situata sull'Aventino, un luogo di culto le cui origini affondano nella devozione dei primi secoli.
Il Martirologio commemora a Roma santa Prisca, nel cui nome è dedicata a Dio una basilica sull'Aventino. A questa chiesa si riferisce direttamente un'epigrafe funeraria del quinto secolo conservata nel chiostro di San Paolo fuori le mura, mentre recenti scavi archeologici hanno dimostrato che l'antica chiesa sorge sulle fondamenta di una grande casa romana del secondo secolo. Il titolo cardinalizio della chiesa testimonia la devozione riservata fin dai primordi a questa primizia del pescatore di Galilea, legando indissolubilmente la memoria della martire alla città di Roma e alla sua antica fede.
Il Beato Facio, nato a Verona nel 1200 e vissuto nel corso del XIII secolo, rappresenta una figura luminosa di laico che ha saputo tradurre la fede in un servizio concreto e infaticabile verso il prossimo. Orafo di professione, seppe trasformare le prove della vita e le incomprensioni umane in un cammino di purificazione, scegliendo di consacrare la propria esistenza al bene della comunità cremonese. La sua opera, radicata in una profonda dedizione spirituale, ha lasciato un segno indelebile nell'assistenza ai bisognosi.
Egli è ricordato oggi come un modello di carità operosa e di rettitudine. Fondando istituzioni di accoglienza e curando la vita spirituale dei monasteri della sua diocesi, il Beato Facio ha dimostrato come la santità possa fiorire nel mondo del lavoro e dell'impegno sociale. La sua memoria, suggellata dalla canonizzazione di Papa Pio IX nel 1873, invita ancora oggi a guardare alle necessità del fratello con lo sguardo attento e premuroso di chi riconosce in ogni volto la presenza dello Spirito Santo.
La beata Cristina, al secolo Mattia Ciccarelli, fu una monaca agostiniana vissuta nel sedicesimo secolo in una raffinata virtù e in costante comunione con il mondo ultraterreno. Nata a Colle di Lucoli, presso L'Aquila, in Abruzzo, il ventiquattro febbraio del 1480, visse un'esistenza terrena caratterizzata da intensi fatti mistici, rapimenti d'estasi e prodigi che segnarono profondamente la sua comunità. La sua vocazione si manifestò fin dalla primissima infanzia attraverso la predilezione per la preghiera e per le immagini sacre, rifiutando ogni vanità mondana per cercare unicamente la grazia divina. Dopo aver guidato i suoi genitori sulla via dei beni celesti ed essere entrata in convento all'età di venticinque anni, assunse il nome di Cristina e servì le consorelle con dedizione materno come Badessa, distinguendosi per penitenze rigorose e carità instancabile.
La sua memoria è giunta fino a noi grazie a preziose testimonianze storiche, tra cui spicca la prima biografia redatta intorno al 1595, cioè cinquantadue anni dopo la sua scomparsa, da un nobile aquilano di nome Giampietro Interverj, la cui opera manoscritta divenne in seguito irreperibile. A colmare questa perdita intervenne successivamente una seconda biografia stampata in latino a Colonia, in Germania, firmata dal dotto agostiniano belga Cornelius Curtius. La Beata Cristina si spense a L'Aquila il diciotto gennaio del 1543 all'età di sessantatré anni, lasciando un'eredità di innumerevoli miracoli e grazie che spinsero i fanciulli a diffondere la notizia della sua morte per le vie della città, costringendo il Prefetto provinciale a concedere la pubblica esposizione della salma per la venerazione dei fedeli.
La Beata Regina Protmann è stata una religiosa e fondatrice polacca vissuta tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. Nata a Braunsberg nell'Ermeland in Polonia nel 1552, visse nel periodo dei grandi conflitti spirituali scaturiti dalla Riforma Protestante e dalla Controriforma in Germania. Nella sua città natia fu spettatrice dell'aspra lotta religiosa in atto che lasciò una forte impronta nella sua vita. All'età di diciannovesimi anni lasciò gli agi della casa paterna per ritirarsi insieme a tre compagne in una casetta vecchia e cadente, dando inizio a una vita di comunità dedicata a Dio nella povertà assoluta e al servizio del prossimo. Svolgeva i lavori più umili e pesanti per aiutare i bisognosi, visitava gli ammalati portando loro il conforto della fede e si occupava dell'educazione dei bambini e in particolare delle ragazze.
Fu sempre sollecita e sensibile di fronte a tutte le esigenze e i bisogni del prossimo, dedicandosi con devozione e fervore anche alla cura dell'altare e della chiesa del suo paese. Il suo cammino spirituale e istituzionale crebbe costantemente attraverso l'approvazione delle norme di vita e della Regola da parte dei vescovi e della Sede Apostolica. Regina Protmann morì il 18 gennaio 1613 a Braunsberg dopo una lunga e sofferta malattia, preceduta da un disagiato viaggio in inverno che la vide ritornare ammalata al suo primo convento. Sale agli onori degli altari come beata grazie alla beatificazione celebrata da papa Giovanni Paolo II il 13 giugno 1999 a Varsavia durante il suo settimo pellegrinaggio apostolico in Polonia. Il martirologio la ricorda a Braunsberg in Prussia come beata vergine che, presa d'amore per i poveri, si adoperò molto al servizio dei bisognosi e fondò la Congregazione delle Suore di Santa Caterina.
La Beata Beatrice Seconda d'Este visse nel corso del tredicesimo secolo, lasciando un'impronta profonda di fede e di dedizione religiosa nella città di Ferrara. Le notizie storiche sulla sua vita giungono attraverso antiche testimonianze documentarie, tra cui l'atto di monacazione, il testamento paterno, cronache locali e preziose biografie conservate nei manoscritti della Biblioteca Ariostea, oltre agli studi dei Bollandisti. Nata a Ferrara intorno al mille due cento trenta, Beatrice era figlia di Azzo settimo, marchese d'Este e signore di Ferrara, e di Giovanna di Puglia. La sua prima educazione si formò sui nobili esempi della zia omonima, monaca a Gemmola nel padovano, e della nonna Leonora di Savoia. Dopo una giovinezza segnata da nobili natali, nel mille due cento quarantanove fu promessa sposa a Galeazzo, figlio di Manfredi e podestà di Vicenza. Tuttavia, mentre si metteva in viaggio verso Milano per ricongiungersi al consorte, giunse la dolorosa notizia della morte di lui in battaglia contro Federico secondo. Questo tragico evento mutò radicalmente il corso della sua esistenza terrena.
Tornata a Ferrara, Beatrice scelse di rinunciare al mondo per ritirarsi a vita monastica nell'isoletta di San Lazzaro, situata a ovest della città, insieme ad alcune fedeli damigelle di corte. Presso quel luogo ricevette l'abito di san Benedetto e, il venticinque marzo mille due cento cinquanta quattro, emise i voti religiosi nelle mani del vescovo Giovanni. In seguito al crescente numero delle religiose, ottenne da papa Innocenzo quarto il permesso di trasferirsi nel monastero di San Stefano della Rotta nel mille due cento cinquantasette. Visse in modo profondamente santo fino alla morte, avvenuta il diciotto gennaio mille due cento sessantadue, data che corregge l'errore del Muratori che indicava il mille due cento settanta. Il Martirologio la ricorda proprio come la monaca che, dopo la perdita del marito, si consacrò totalmente a Dio in un monastero fondato sotto la regola di san Benedetto. Il suo culto fu ufficialmente approvato da papa Clemente quarto il ventitré luglio mille sette cento settanta quattro, mentre papa Pio sesto concesse la Messa e l'Ufficio proprio nell'anno successivo.
A Cartagine, nell’odierna Tunisia, santi martiri Successo, Paolo e Lucio, vescovi, che parteciparono al Concilio tenutosi in questa città e subirono il martirio sotto l’imperatore Decio.
Santi Cosconio, Zenone e Melanippo
Martiri
A Nicea in Bitinia, nell’odierna Turchia, santi Cosconio, Zenone e Melanippo, martiri.
San Volusiano di Tours
Vescovo
A Foix nella Gallia narbonense, nell’odierna Francia, transito di san Volusiano, vescovo di Tours, che, catturato dai Goti, in esilio rese lo spirito a Dio.
San Deicolo
Abate
Nel monastero di Lure in Burgundia, nell’odierna Francia, san Deícolo, abate: di origine irlandese e discepolo di san Colombano, si tramanda che abbia fondato quel cenobio.
Beate Felicita Pricet, Monica Pichery, Carla Lucas e Vittoria Gusteau
Martiri
Ad Avrillé presso Angers in Francia, beate Felicita Pricet, Monica Pichery, Carlotta Lucas e Vittoria Gusteau, martiri, che, mentre infuriava la rivoluzione francese, furono fucilate in odio alla fede cristiana.
Beato Andrea Grego da Peschiera
Domenicano
A Morbegno sulle Alpi in Lombardia, beato Andrea da Peschiera Grego, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, che a lungo percorse a piedi tutta la regione, vivendo sobriamente tra i poveri e conciliandosi fraternamente gli animi di tutti.
Beato Giovanni de Laers
Mercedario
Dal Martirologio Romano
Presso Buda in Ungheria, santa Margherita, vergine: figlia del re Bela IV, promessa in voto a Dio dai suoi genitori per la liberazione della patria dai Tartari e affidata in tenera età alle monache dell’Ordine dei Predicatori, ancora dodicenne si consacrò così totalmente a Dio nella professione religiosa, da desiderare ardentemente di assimilarsi a Cristo crocifisso. — Martirologio Romano