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lunedì 19 gennaio 2026 · Santo del giorno

Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface

Martiri a Roma

Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface

I Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface sono figure venerate dalla tradizione cristiana il diciannovesimo giorno del mese di gennaio, sebbene antichi Martirologi fissassero la loro celebrazione al ventesimo giorno dello stesso mese. Questa pia famiglia proveniente dalla Persia scelse di lasciare la propria terra d'origine per recarsi a Roma allo scopo di venerare le reliquie dei martiri. Secondo una leggendaria passio del sesto secolo, questi quattro martiri componevano un unico nucleo familiare giunto nell'Urbe, mentre la recente edizione del Martyrologium Romanum colloca il loro estremo sacrificio all'inizio del quarto secolo. Alcuni antichi Martirologi avevano persino anticipato il loro arrivo a Roma tra gli anni 268 e 270 al tempo del regno di Claudio II, un periodo in cui non vi furono persecuzioni contro i cristiani, poiché il terzo secolo rappresentò una fase di grande espansione della fede e di tolleranza che durò fino alla vecchiaia di Diocleziano. Studi successivi hanno tuttavia ridimensionato la narrazione tradizionale, ritenendo leggendaria sia l'origine persiana sia l'appartenenza a un'unica famiglia, poiché le passio leggendarie dei primi secoli tendevano a trasformare gruppi di cristiani abitanti nella stessa località e non legati da vincoli di sangue in membri di uno stesso nucleo. Gli studiosi moderni ipotizzano infatti che il gruppo vivesse a Lorium, in una villa imperiale distante dodici miglia da Roma, e che sia stabilito o vissuto nell'Urbe per un certo numero di anni prima di affrontare la prova suprema della fede durante le persecuzioni imperiali.

Nel corso del loro soggiorno romano, i componenti del gruppo si associarono al prete Giovanni per compiere un'opera di grande carità cristiana lungo la Via Salaria. Raccolsero e diedero una degna sepoltura a duecento sessanta martiri, vittime della persecuzione di Diocleziano, che giacevano decapitati e senza sepoltura in aperta campagna dopo che l'imperatore, spinto dal console Galerio, aveva emanato nel 293 tre editti di persecuzione per stroncare la fede. Questa pietosa opera fu scoperta a causa dell'altissimo numero di corpi inumati, e i fedeli furono conseguentemente arrestati e condotti in tribunale. Il prefetto Flaviano e il governatore Marciano li interrogarono seguendo rigorosamente le norme degli editti imperiali, invitandoli fermamente a sacrificare agli dei del paganesimo. Di fronte al rifiuto risoluto dei cristiani, i tre uomini furono condannati alla decapitazione lungo la Via Cornelia, mentre la consorte Marta subì il martirio presso uno stagno poco distante chiamato in Nimpha. Le spoglie mortali furono raccolte dalla pia matrona romana Felicita e sepolte nel suo possedimento agricolo denominato Buxus, situato sulla Via Cornelia e corrispondente all'odierna località di Boccea. Su quel luogo di santità sorse una chiesa i cui ruderi sono ancora oggi visibili, e l'edificio fu meta costante di pellegrinaggi durante tutto il Medioevo. Le reliquie dei martiri vissero vicende assai complicate nel corso dei secoli successivi, venendo in parte traslate a Roma nelle chiese di San Adriano e di Santa Prassede, mentre una parte fu inviata nell'anno 828 a Eginardo, biografo di Carlo Magno, che le donò al monastero di Seligenstadt. Infine, il Martirologio colloca ufficialmente la deposizione sulla Via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas.

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Gli altri santi di oggi

San Macario il Grande

Abate di Scete

San Macario il Grande, noto anche come l'Egiziano, visse nel corso del quarto secolo, essendo nato nell'Alto Egitto intorno al 300 e morto in Egitto nel 390. La sua vicenda spirituale si muove tra le sabbie del deserto e la fondazione del monachesimo, intrecciandosi profondamente con la figura di sant'Antonio abate e con la celebre colonia monastica di Scete, dove egli operò come abate e padre spirituale.

Il santo è ricordato per la sua dedizione assoluta al silenzio e alla preghiera, avendo scelto di morire al mondo e a se stesso per vivere unicamente per Dio, un insegnamento fondamentale che ha saputo trasmettere ai suoi numerosi discepoli. La sua eredità spirituale e intellettuale continua a vivere attraverso il grande influsso storico del monastero di Abu Macario e le numerose fonti bibliografiche che ne conservano la memoria.

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San Launomaro

Abate di Corbion

San Launomaro visse nel sesto secolo nel territorio della Neustria, nello specifico a Dreux presso Chartres. Le informazioni biografiche che lo riguardano derivano da testi redatti in epoca carolingia che risultano privi di valore storico. Il santo nacque a Neuville-la-Mare, nella diocesi di Chartres, da genitori poveri. Durante l'infanzia e l'adolescenza svolse l'umile attività di pastore, prima di essere avviato agli studi dal santo prete Cherinus. Dopo avere ricevuto l'ordinazione sacerdotale, divenne economo del capitolo di Chartres, per poi scegliere la via della solitudine ritirandosi come eremita nella foresta di Perche, dove si dedicò interamente alla preghiera. La tradizione riferisce che alcuni briganti si recarono da lui per derubarlo ma ripartirono edificati, contribuendo così a diffondere la fama della sua straordinaria santità. Successivamente il santo si stabilì a Bellomer, luogo in cui sorse in seguito un convento dipendente da Fontevrault. Tra il 560 e il 575 fondò il monastero di Corbion, situato a sei leghe da Chartres, nella solitudine di Perche. Per questo motivo san Launomaro è giustamente definito abate del monastero di Corbion da lui stesso fondato. Il monastero fu chiamato nei secoli seguenti Le-Moutier-au-Perche. Occorre precisare che non esistono prove che Launomaro sia stato monaco di Micy o che abbia avuto rapporti con tale abbazia. Il santo morì nel gennaio del 593 all'età di più di cento anni, sebbene la data della sua nascita e la precisione di quella della morte restino incerte.

Le spoglie di san Launomaro furono inumate inizialmente nella chiesa di Saint-Martin-du-Val, per poi essere traslate a Corbion nel 595, ad Avranches e a Le Mans. Nel 874, durante le invasioni normanne, il corpo fu messo in salvo a Blois. Nel 924 a Blois fu costruito il monastero di Saint-Laumer, a cui fu unito quello di Corbion. La tradizione riporta che nel 912 il teschio del santo sarebbe stato trasferito a Moissat, e nel 1284 Simone di Bourges effettuò una nuova traslazione del teschio. Le case monastiche di Blois e Corbion furono infine distrutte nel 1567 dagli Ugonotti e le sacre reliquie andarono purtroppo disperse nell'incendio. La festa del santo è menzionata nell'ordinario di Chartres del tredicesimo secolo, ed egli è celebrato il 19 gennaio nei martirologi francesi e benedettini, nonché nei Propri di Chartres e di Séez. L'iconografia del santo è piuttosto generica, come dimostra la statua duecentesca del portale Sud della cattedrale di Chartres, nella quale Launomaro è raffigurato in vesti di abate con un libro nella mano destra.

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San Remigio

Arcivescovo di Rouen

San Remigio visse nell'ottavo secolo e la sua figura si inserisce profondamente nelle vicende storiche e spirituali del suo tempo. Egli era figlio del maestro di palazzo Carlo Martello, morto nel 741, e fratello di Pipino, che era diventato re nel 751. Il nome di Remigio in latino è Remedius o Remigius, e in francese Remi. Le notizie sul periodo precedente la sua nomina ad arcivescovo sono scarse, ma il martirologio lo colloca a Rouen in Neustria, in Francia, definendolo vescovo e fratello del re Pipino. I suoi illustri natali lo portarono a partecipare ad affari politici di rilievo per il regno.

Nel corso del suo ministero episcopale, iniziato con la nomina ad arcivescovo di Rouen nel 755, San Remigio si distinse per la cura pastorale e per importanti missioni diplomatiche e culturali, tra cui l'introduzione del canto gregoriano nella sua diocesi. La sua memoria liturgica si celebra il 19 gennaio, giorno della sua pia morte avvenuta certamente tra il 771 e il 772. Egli divenne subito oggetto di culto e la sua salma fu protagonista di vicende complesse, segnate da traslazioni e dalla dolorosa dispersione delle reliquie nei secoli successivi.

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Sant' Arsenio di Corfù

Vescovo

Sant'Arsenio nacque a Betania in Palestina durante il regno di Basilio I il Macedone, il quale regnò dall'ottocento sessantasette all'ottocento ottantasei. All'età di dodici anni abbracciò la vita monastica, completando in seguito i suoi studi a Seleucia e ricevendo l'ordinazione sacerdotale. Dopo aver compiuto una visita ai Luoghi Santi, si recò a Costantinopoli presso il patriarca Trifone, che divenne patriarca nel novecentoventotto e gli affidò alcuni incarichi nella diocesi. Nel novecentottantatré Teofilatto succedette a Trifone e nominò Arsenio vescovo di Corfù. Lo studioso Petrides avanzò il sospetto che Teofilatto volesse allontanare da Costantinopoli il discepolo caro a Trifone, sebbene la Vita di Arsenio non contenga indizi che giustifichino tale sospetto. Secondo la tradizione di Corfù, Arsenio fu vescovo o arcivescovo della città tra il nono e il decimo secolo.

Nel corso della sua esistenza terrena, Arsenio si distinse per una profonda dedizione spirituale e culturale. Il martirologio lo ricorda a Corfù in Grecia come vescovo, accorto pastore del suo ovile e assiduo alla preghiera notturna. Non si hanno notizie precise sulla sua attività episcopale, ma sappiamo che era molto assiduo nell'orazione. Anticamente a Corfù si mostrava una grotta dove la tradizione diceva che Arsenio si ritirasse a pregare durante le notti. Successivamente si recò a Costantinopoli per difendere le ragioni dei notabili della sua isola presso l'imperatore Costantino VII Porfirogenito, il quale regnò dal novecentododici al novecentocinquantanove. Durante il viaggio di ritorno, Arsenio si ammalò gravemente e morì presso Corinto. Il suo corpo fu trasportato a Corfù e sepolto nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, per essere poi con molta probabilità trafugato in seguito dai veneziani. La Chiesa latina e quella greca celebrano la festa di sant'Arsenio il diciannove gennaio.

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Santa Liberata di Como

Vergine benedettina

Santa Liberata di Como, vissuta nel VI secolo, rappresenta una figura luminosa di dedizione assoluta al Signore. Nata a Rocca d'Olgisio, nel piacentino, scelse di distaccarsi dagli affetti familiari per abbracciare una vita di austera ascesi, guidata unicamente dal desiderio di consacrarsi alla volontà divina. Il suo percorso spirituale la condusse a compiere un significativo viaggio lungo il corso del fiume Po, lasciando le terre natali per raggiungere Como, dove il suo impegno trovò piena espressione nella fondazione del monastero di Santa Margherita.

La memoria di questa vergine benedettina è custodita con devozione attraverso i secoli, testimoniata dal passaggio delle sue reliquie in luoghi di culto significativi della città lariana. Ella è ricordata come una donna che seppe tradurre la ricerca di Dio in una realtà concreta e duratura, lasciando un segno indelebile nella storia monastica locale. La sua vita, giunta a compimento nell'anno 580, rimane un invito sobrio e profondo a considerare il valore della scelta vocazionale e la fecondità del silenzio offerto a Dio.

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Santa Faustina di Como

Benedettina

Santa Faustina, vissuta nel corso del VI secolo, rimane una figura luminosa di dedizione assoluta al Signore. Originaria della Rocca d'Olgisio, nel piacentino, scelse di lasciare gli affetti familiari per abbracciare una vita di ascesi e preghiera, intraprendendo un significativo viaggio che la condusse, lungo le sponde del fiume Po, fino alla città di Como. Qui, la sua vocazione trovò compimento nella fondazione del monastero di Santa Margherita, un luogo destinato a divenire faro di spiritualità benedettina per la comunità locale.

La memoria di questa santa è tramandata attraverso i secoli non solo per l'opera di fondazione, ma per la testimonianza di una vita spesa nel silenzio e nella ricerca di Dio. La sua eredità spirituale è giunta fino a noi attraverso la cura dedicata alle sue reliquie, traslate solennemente nel tempo verso la cattedrale di Como e successivamente presso la chiesa di San Carpoforo. Ricordata nel Martyrologium Romanum, la sua figura invita ancora oggi il fedele a considerare il valore profondo del distacco dalle cose del mondo per far spazio alla chiamata divina, offrendo un esempio di perseveranza umile e feconda che continua a intercedere per il cammino della Chiesa.

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Beato Marcello Spinola y Maestre

Vescovo

Il Beato Marcello Spinola y Maestre è una figura luminosa della Chiesa tra il XIX e il XX secolo, ricordato per il suo instancabile impegno pastorale e per una carità che non conosceva confini. Nato a San Fernando nel 1835, seppe coniugare la sapienza del diritto, esercitato in gioventù a difesa dei poveri, con la dedizione totale al ministero sacerdotale ed episcopale. La sua vita fu un cammino costante verso la santità, vissuto con umiltà e spirito di servizio, che lo portò a guidare con paterna sollecitudine le diocesi di Siviglia e Málaga, lasciando un segno indelebile in terra di Spagna.

La memoria del Beato Marcello è oggi viva per la sua capacità di farsi prossimo agli ultimi e per aver fondato le Ancelle Concezioniste del Cuore Divino di Gesù, istituto sorto per irradiare l'amore di Dio nelle pieghe più sofferte della società. Nominato cardinale da Papa Pio X, egli non cercò mai onori mondani, ma spese ogni sua energia per il bene delle anime, fino alla morte avvenuta a Siviglia nel 1906. Beatificato da Giovanni Paolo II nel 1987, egli rimane per ogni fedele un esempio luminoso di pastore che ha saputo ascoltare il grido del bisogno e rispondere con la carità del Vangelo.

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Sante Archelaide, Tecla e Susanna

Martiri di Salerno

Sante Archelaide, Tecla e Susanna sono tre vergini ricordate come martiri cristiane, vissute nel terzo secolo durante la persecuzione di Diocleziano. La tradizione e le fonti antiche ci restituiscono la memoria del loro cammino di fede, iniziato con l'abbandono dei luoghi d'origine, Roma oppure la Romagna, per sottrarsi alla furia persecutoria. Queste donne trovarono rifugio in un luogo umile e povero presso Nola, dove vissero in un monastero dedicandosi alla castità, alla preghiera costante e alle opere di bene verso il prossimo. La loro fama crebbe rapidamente grazie ai miracoli compiuti, specialmente la guarigione degli infermi, che spesso si traduceva nella conversione e nella guarigione delle anime. Denunziate da alcuni pagani a Leonzio, preside della Campania, affrontarono il giudizio rifiutando di sacrificare agli dèi e ribadendo con fermezza la loro fedeltà a Cristo, fino al martirio cruento avvenuto nell'anno 293 a un miglio da Nola.

Le spoglie delle martiri e la loro memoria liturgica hanno segnato profondamente la storia religiosa della Campania. La passio che narra le loro vicende, sebbene considerata dagli studiosi per lo più leggendaria e composta probabilmente nella prima metà del secolo decimo, ha alimentato una devozione durata nei secoli. Lo studioso Lanzoni ha ipotizzato che la vergine Archelaide possa identificarsi con l'omonima matrona romana che aiutò san Felice a Nola. Le reliquie delle sante furono traslate a Salerno, nel monastero di San Giorgio, in seguito a una rivelazione ricevuta da una religiosa benedettina, poiché all'epoca Nola apparteneva alla provincia ecclesiastica di Salerno. Il culto liturgico si sviluppò nei secoli, ottenendo l'estensione della recita dell'Ufficio dapprima alle benedettine nel 1697 e successivamente, nel 1842, a tutto il clero della diocesi di Salerno, consolidando la memoria perenne di queste tre coraggiose testimoni della fede.

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San Macario l'Alessandrino

Monaco

Commemorazione di san Macario, detto Alessandrino, sacerdote e abate presso il monte Scete in Egitto.

San Giovanni di Ravenna

Vescovo

A Ravenna, san Giovanni, vescovo, che, mentre tutta l’Italia era devastata dalla guerra con i Longobardi, provvide egregiamente alle necessità della Chiesa, come attesta il papa san Gregorio Magno, che a lui inviò il libro della Regola pastorale.

San Germanico

Martire

A Smirne nell’odierna Turchia, passione di san Germanico, martire di Filadelfia, che, al tempo degli imperatori Marco Antonino e Lucio Aurelio, fu discepolo di san Policarpo, che egli precedette nel martirio: condannato dal giudice nel fiore dell’età giovanile, mettendo da parte per la grazia di Dio ogni timore per la fragilità del suo corpo, fu lui stesso a incitare contro di sé la belva a lui destinata.

San Bassiano

Vescovo

A Lodi, commemorazione di san Bassiano, vescovo, che, per difendere il suo gregge dall’eresia ariana in quel luogo ancora viva, lottò strenuamente insieme a sant’Ambrogio di Milano.

San Catello

Vescovo

San Ponziano di Spoleto

Martire

Presso Spoleto in Umbria, san Ponziano, martire, che si tramanda sia stato per Cristo atrocemente battuto con le verghe al tempo dell’imperatore Antonino e infine trafitto con la spada.

Beata Elisabetta Berti

Vedova

San Godone di Novalesa

Abate

Sant’ Appiano di Sagona

Vescovo e martire

Dal Martirologio Romano

Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri. — Martirologio Romano