19 gennaio
Sante Archelaide, Tecla e Susanna
Martiri di Salerno
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il rifugio a Nola e la vita di santità
All'epoca in cui la persecuzione di Diocleziano imperversava con ferocia contro i cristiani, le sante Archelaide, Tecla e Susanna scelsero di lasciare Roma, o secondo altre testimonianze la Romagna, per sfuggire alla morte e preservare il proprio credo. Si stabilirono in un luogo umile e povero nei pressi di Nola, dove vissero in un monastero conducendo un'esistenza austera, casta e interamente consacrata alla preghiera. In questo nascondimento non interruppero le loro opere di bene, prodigandosi per i bisognosi e attirando l'attenzione della popolazione locale. La tradizione riferisce che le sante operavano numerosi miracoli, specialmente la guarigione degli infermi, e che tali prodigi fisici si accompagnavano frequentemente alla guarigione spirituale delle anime. La fama della loro virtù e della loro straordinaria santità si sparse rapidamente in tutta la regione, giungendo infine all'orecchio delle autorità pagane e segnando l'epilogo della loro vita terrena.
Il processo e il martirio
La diffusione della loro fama spinse alcuni pagani a denunziarle a Leonzio, preside della Campania. Il magistrato convocò le vergini e decise di punirle con la morte qualora si fossero rifiutate di sacrificare agli dèi pagani, tentando di piegarle con la lusinga di offerte e ricchezze. Le sante scelsero con ferma decisione di non tradire la fede giurata a Gesù e sprezzarono le offerte del proconsole Leonzio, protestando apertamente di voler subire tutti i supplizi anziché rinnegare il loro Dio. Furono quindi condotte a Salerno, sede del preside Leonzio, dove ebbe luogo una lunga discussione tra il magistrato e Archelaide. Durante i tormenti, Archelaide fu gettata in pasto ai leoni che tuttavia non la toccarono, e fu sottoposta alla flagellazione e ad altri crudeli supplizi da cui uscì miracolosamente illesa. Esauriti i tentativi di piegarle, tutte e tre le sante furono infine uccise di spada a un miglio da Nola nell'anno 293, suggellando con il sangue la loro testimonianza.
Le reliquie e il culto liturgico
La memoria del martirio fu affidata a una passio delle tre sante, un testo composto probabilmente nella prima metà del secolo decimo ma considerato dagli storici prevalentemente leggendario. Il Lanzoni ha avanzato l'interessante ipotesi che Archelaide possa identificarsi con la matrona romana omonima che in passato aveva prestato aiuto a san Felice a Nola. Le reliquie delle martiri furono prelevate da Nola in seguito a una rivelazione soprannaturale ricevuta da una religiosa benedettina appartenente al monastero di San Giorgio di Salerno, un evento reso possibile anche dal fatto che Nola apparteneva allora alla provincia ecclesiastica di Salerno. Le spoglie furono così traslate a Salerno e custodite nel monastero di San Giorgio. La devozione fiorì nei secoli successivi, tanto che alle religiose benedettine fu accordata la recita dell'Ufficio in onore delle tre sante nel 1697, mentre il ventiquattro settembre 1842 la recita dell'Ufficio fu estesa anche a tutto il clero della diocesi di Salerno.
Il cammino del martirio
La vicenda terrena di Archelaide, Tecla e Susanna si inserisce nel contesto delle persecuzioni che segnarono tragicamente il terzo secolo. Originarie di Roma, le tre donne intrapresero un viaggio difficile verso Nola, cercando di sottrarsi alla violenza del dominio di Diocleziano. La loro ricerca di pace fu interrotta dalla denuncia presso le autorità pagane, che portò al loro arresto per mano del preside Leonzio. Condotte a Salerno per affrontare il processo, le sante subirono dure prove, affrontando con spirito saldo la minaccia delle belve e l'orrore dei supplizi, dai quali uscirono miracolosamente indenni per la forza della loro fede.
Nonostante la sopravvivenza alle prime condanne, il loro destino era segnato dall'intolleranza del tempo. La persecuzione raggiunse il suo epilogo drammatico vicino a Nola, dove Archelaide, Tecla e Susanna affrontarono l'esecuzione capitale tramite la decapitazione. Il loro sangue versato divenne seme di una testimonianza che ha attraversato i secoli, giungendo fino a noi come esempio di fortezza spirituale. La loro vita, spogliata di ogni vana gloria, si è fatta preghiera silenziosa e costante, capace di sfidare l'oblio e di mantenere viva la luce della testimonianza cristiana in un'epoca segnata dall'oscurità del rifiuto religioso.
Il culto e la memoria
Il legame tra le sante martiri e la città di Salerno si è consolidato nel corso del decimo secolo, epoca in cui le loro reliquie furono traslate in terra salernitana, divenendo oggetto di venerazione e di devozione popolare. Questo atto segnò l'inizio di una presenza spirituale che ha accompagnato la storia della comunità locale, trasformando le spoglie delle martiri in un punto fermo di riferimento per i fedeli di ogni generazione.
Il riconoscimento formale di questo culto, approvato ufficialmente per la diocesi di Salerno nell'anno 1842, ha confermato l'importanza del loro sacrificio nel calendario liturgico. La celebrazione fissata al diciannove gennaio invita i fedeli a meditare sulla perseveranza di queste donne romane. Il loro culto, sobrio e radicato, continua a parlare al cuore dei fedeli moderni, ricordando che la santità non è un traguardo lontano, ma una scelta quotidiana di fedeltà, anche quando il contesto esterno appare ostile o indifferente al messaggio cristiano.
Domande frequenti
Quando si festeggia Sante Archelaide, Tecla e Susanna?
La festa delle sante martiri si celebra il 19 gennaio.