19 gennaio
Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface
Martiri a Roma
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto onomastico e la memoria cristiana
Il nome Mario risulta essere uno dei nomi più diffusi in Italia, occupando stabilmente il quarto posto nella tradizione popolare. Esso si presenta in diverse varianti come Mariolino, Marietto, Mariuccio e Mariano, sebbene quest'ultimo sia particolarmente legato al culto della Vergine. È opportuno precisare che il nome Mario non rappresenta il femminile di Maria, bensì riprende l'antico gentilizio romano Marius, il quale deriva a sua volta dal termine etrusco maru, significante maschio. La diffusione moderna di questo nome ebbe inizio a partire dal Rinascimento, principalmente grazie alla figura del politico e militare romano Mario. Tale generale e console romano, celebre avversario dell'aristocratico Silla e considerato dai suoi contemporanei un fiero difensore del popolo e della democrazia, morì nell'ottanta sei avanti Cristo. Nella tradizione e nella devozione cristiana, la figura di San Mario viene solennemente venerata il diciannovesimo giorno di gennaio, sebbene antichi Martirologi fissassero la sua celebrazione al ventesimo giorno dello stesso mese. La memoria liturgica unisce indissolubilmente San Mario alla moglie Marta e ai figli Audiface e Abaco, ricordati concordemente come martiri a Roma.
Le origini della tradizione e la critica storica
La fonte principale riguardante questi santi è costituita da una leggendaria passio risalente al sesto secolo, la quale tramanda che i quattro martiri fossero componenti della stessa famiglia ed originari della Persia. Secondo questo racconto tradizionale, essi avrebbero lasciato la loro patria lontana per recarsi a Roma allo scopo di venerare le reliquie dei venerati martiri della Chiesa. Alcuni antichi Martirologi collocavano questo arrivo a Roma tra gli anni 268 e 270, durante il regno dell'imperatore Claudio secondo, sebbene in quel particolare periodo storico non si registrarono persecuzioni contro i fedeli cristiani. La recente edizione del Martyrologium Romanum ha corretto questa datazione, indicando l'inizio del quarto secolo come il momento effettivo del martirio. La famiglia persiana cristiana visse o rimase stabilizzata a Roma per un certo numero di anni, inserendosi nella comunità locale. Va ricordato che il terzo secolo fu un'epoca di grande espansione del cristianesimo caratterizzata da una relativa tolleranza, la quale durò tuttavia fino alla vecchiaia dell'imperatore Diocleziano. Studi storici moderni hanno ridimensionato la narrazione agiografica, ritenendo del tutto leggendaria l'origine persiana e l'appartenenza a un unico nucleo familiare dei quattro martiri. Gli studiosi spiegano che le passio leggendarie dei primi secoli manifestavano la tendenza a trasformare gruppi di martiri abitanti nella medesima località in membri di un'unica famiglia. Si ritiene dunque che il gruppo fosse composto da cristiani non legati da vincoli di parentela, i quali abitavano originariamente a Lorium, in una villa imperiale distante dodici miglia da Roma.
L'opera di carità e la persecuzione imperiale
Durante il loro soggiorno nella capitale dell'Impero, i membri di questo gruppo cristiano si associarono strettamente al prete Giovanni per compiere un'altissima opera di misericordia. Essi diedero una degna e pia sepoltura a duecento sessanta martiri lungo la Via Salaria, vittime innocenti della spietata persecuzione scatenata da Diocleziano. Tali corpi giacevano decapitati e privi di sepoltura in aperta campagna, abbandonati dopo che nel 293 Diocleziano, spinto dal console Galerio, aveva emanato ben tre editti di persecuzione contro la Chiesa. L'opera pietosa compiuta dai cristiani fu inevitabilmente scoperta a causa del gran numero di corpi inumati. Mario e i suoi familiari furono conseguentemente identificati, arrestati e condotti senza indugio davanti al tribunale. Il prefetto Flaviano e il governatore Marciano procedettero al loro interrogatorio attenendosi scrupolosamente alle norme stabilite dagli editti imperiali. I giudici sollecitarono con insistenza Mario e i suoi familiari affinché offrissero il sacrificio agli dei pagani dell'Impero. Dinanzi a questa imposizione, i martiri scelsero di rifiutare fermamente di sacrificare agli dei, testimoniando la propria fedeltà a Cristo fino alle estreme conseguenze.
Il martirio e la dispersione delle reliquie
A seguito del loro rifiuto, i tre uomini furono condannati alla pena della decapitazione, e la loro esecuzione capitale avvenne lungo la Via Cornelia. Il martirio di Marta si consumò invece presso uno stagno poco distante dal luogo principale, uno specchio d'acqua che era chiamato tradizionalmente in Nimpha. I sacri corpi dei martiri furono raccolti con amore e devozione dalla pia matrona romana Felicita. La stessa nobile donna provvide a seppellire le spoglie in un proprio possedimento agricolo denominato Buxus, situato sulla Via Cornelia e corrispondente all'odierna località di Boccea. Sul luogo preciso del martirio, all'interno della tenuta di Boccea, venne edificata una chiesa in loro onore, i cui ruderi rimangono ancora oggi visibili ai visitatori. Tale chiesa fu meta costante di intensi pellegrinaggi religiosi durante tutto il corso del Medioevo. Le reliquie dei santi vissero in seguito vicende storiche molto complicate e travagliate. Una parte di esse fu traslata solennemente a Roma per essere custodita nelle chiese di San Adriano e di Santa Prassede. Un'altra importante porzione delle reliquie fu inviata nell'anno 828 ad Eginardo, illustre biografo dell'imperatore Carlo Magno. Eginardo decise a sua volta di donare queste preziose reliquie al monastero di Seligenstadt, diffondendo ulteriormente il culto dei martiri. Infine, il Martirologio conferma che la deposizione originaria avvenne sulla Via Cornelia a tredici miglia da Roma, precisamente nel cimitero noto come ad Nymphas.
Il martirio e la sepoltura
Nel clima di prova del quarto secolo, la vicenda terrena di Mario, Marta, Abaco e Audiface si consumò interamente a Roma. I quattro cristiani si distinsero anzitutto per un'opera di profonda carità e pietà, occupandosi della sepoltura di duecentosessanta martiri che erano stati deposti sulla Via Salaria insieme al prete Giovanni. Questo gesto di devozione e rispetto per i corpi dei testimoni di Cristo attirò l'attenzione delle autorità imperiali, portando al loro arresto.
Condotti dinanzi al prefetto Flaviano e al governatore Marciano, i membri della famiglia subirono un severo interrogatorio. Nonostante le pressioni e le minacce, essi opposero un fermo rifiuto di sacrificare agli dei pagani, riaffermando la loro totale appartenenza a Cristo. La condanna a morte fu inevitabile: la famiglia subì la decapitazione lungo la Via Cornelia e nei pressi dello stagno in Nimpha, nella zona di Lorium. Successivamente, i loro corpi furono raccolti e piamente sepolti dalla matrona Felicita nella sua proprietà a Boccea, sigillando così la loro testimonianza terrena.
La memoria liturgica
Il ricordo di questo glorioso gruppo familiare è rimasto vivo nei secoli, associato al luogo del loro estremo sacrificio e alla pietà dei fedeli che ne custodirono le spoglie. La celebrazione della loro nascita al cielo è fissata nel martirologio al diciannove gennaio, giorno in cui la Chiesa ne fa memoria, sebbene storicamente sia stata documentata anche la data del venti gennaio.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i Santi Mario, Marta, Abaco e Audiface?
I santi si celebrano il diciannovesimo giorno di gennaio, sebbene antichi Martirologi fissassero la loro ricorrenza al ventesimo giorno di gennaio.
Sulla via Cornelia a tredici miglia da Roma nel cimitero ad Nymphas, santi Mario, Marta, Audíface e Abaco, martiri. — Martirologio Romano