Catarina Ulfsdotter, nota come Santa Caterina di Svezia, visse nel quattordicesimo secolo ed è ricordata come una figura di profonda dedizione spirituale e filiale. Nata in Svezia nel 1331, era la secondogenita degli otto figli di Santa Brigida, la grande mistica svedese la cui influenza segnò la storia e la letteratura del Paese. In giovanissima età, e secondo il martirologio contro il suo volere, Caterina fu data alle nozze con Edgarvon Kyren, un nobile di discendenza e di sentimenti. Con grande nobiltà d'animo, il marito acconsentì al desiderio della consorte di osservare il voto di continenza, legandosi anch'egli al voto di castità in un'emulazione nella pratica della virtù. Dopo la morte del marito, avvenuta a Roma dove la giovane aveva raggiunto la madre nel millenario Anno santo, Caterina condusse una vita pia, partecipando con totale dedizione all'attività religiosa di Santa Brigida. Le due donne legarono indissolubilmente il loro nome alla città di Roma, dove vissero un lungo periodo protrattosi fino alla morte di Santa Brigida, avvenuta il 23 luglio 1373. Caterina fu costantemente accanto alla madre durante i lunghi pellegrinaggi, affrontando gravi pericoli dai quali uscirono indenni grazie a un intervento soprannaturale.
Nel corso della sua esistenza, Santa Caterina fu pellegrina a Roma e in Terra Santa, compiendo poi il solenne trasferimento della salma materna in Svezia per riporla nel monastero di Vadstena. Qui ella stessa vestì l'abito monacale, inserendosi nella comunità cenobitica fondata da Santa Brigida per accogliere uomini e donne in separati conventi di clausura sotto una regola ispirata a San Bernardo di Chiaravalle. Dopo un secondo soggiorno romano durato cinque anni e volto a seguire il processo di beatificazione della madre, conclusosi positivamente nel 1391, Caterina rientrò in patria dove fu eletta badessa. La morte di Caterina avvenne il ventiquattro marzo 1381 a Vadstena. La sua memoria è legata a una vasta fioritura di tradizioni e prodigi, come il cervo che secondo la leggenda comparve misteriosamente per trarla in salvo, o il miracolo in cui avrebbe salvato Roma dalla piena del Tevere. L'unanime e universale devozione popolare le decretò il titolo di santa, suggellato dal permesso di Papa Innocenzo VIII per la solenne traslazione delle sue reliquie.
Il Beato Diego Giuseppe da Cadice, al secolo Francesco Giuseppe López-Caamaño, è una figura luminosa del diciottesimo secolo, testimone fedele del Vangelo in un tempo segnato da profondi mutamenti culturali. Nato a Cadice nel 1743, consacrò la sua intera esistenza all'ordine dei Cappuccini, abbracciando la povertà e la missione fin dalla giovinezza. La sua vita fu un cammino costante di dedizione, speso interamente nel ministero sacerdotale e nella predicazione itinerante, che lo condusse attraverso le terre di Spagna, del Portogallo e del Marocco, portando ovunque il conforto della parola di Dio.
Egli viene ricordato oggi per il suo coraggio profetico nel difendere la dottrina cattolica contro le correnti dell'illuminismo e del libertinaggio che caratterizzarono il suo tempo. Nonostante le persecuzioni e l'esilio, subiti a causa della sua instancabile attività missionaria, non vacillò mai nel suo proposito di annunciare la verità. Beatificato da papa Leone XIII nel 1894, il suo esempio rimane un richiamo alla coerenza cristiana e alla fermezza nella fede, invitando ogni fedele a testimoniare con umiltà la propria appartenenza a Cristo, anche nelle avversità del mondo moderno.
Nel ventesimo secolo la terra polacca ha custodito il cammino di fede e di carità della Beata Maria Karlowska, vergine e fondatrice interamente donata agli ultimi. Nata a Karlowo nel 1865 in una famiglia religiosissima e numerosa come undicesima figlia, rimase orfana di entrambi i genitori all'età di diciassette anni. Dopo aver frequentato un corso di sartoria a Berlino e aver lavorato nella sartoria della sorella, scelse la via della consacrazione facendo voto di castità. Iniziò così a percorrere le strade di casa in casa per servire i malati e soccorrere i poveri, imbattendosi nel profondo degrado morale e nelle ingarbugliate vicende familiari della sua gente. Nel novembre del 1892, a dieci anni esatti dalla scomparsa dei genitori, un incontro provvidenziale con una donna di strada cambiò per sempre la sua esistenza, spingendola a dedicare ogni energia al riscatto morale e materiale delle prostitute. La sua missione coraggiosa destò dapprima lo scandalo dei benpensanti e la diffidenza delle anime più devote, mentre le autorità civili guardarono con iniziale sospetto il suo operato, salvo poi ostacolarlo e infine riconoscerne il valore premiando la sua instancabile dedizione sociale. Settant'anni fa si spegneva questa umile suora polacca, capace di sottrarre alla strada oltre cinquemila donne.
La sua opera di salvezza e di accoglienza si concretizzò nella Casa del Buon Pastore e nella fondazione della Congregazione delle Suore del Divino Pastore della Divina Provvidenza, dette Suore Pastorelle, votate specificamente al recupero delle persone marginali. Madre Maria educava le sue collaboratrici, un gruppo di ragazze generose e anticonformiste, a compiere le azioni ordinarie in modo straordinario, coltivando una santità nascosta nota solo a Dio, nel silenzio e nella castità immacolata necessaria per accostare chi era stato abbruttito dal vizio. Lo Stato le conferì la Croce d'Oro al Merito senza tuttavia elargire aiuti finanziari, imponendo alla comunità di lavorare duramente per mantenere le numerose figlie accolte. Dopo una vita spesa nell'insegnare un mestiere e a ricostruire l'amicizia con Dio, la fondatrice si spense a Pniewite, presso Danzica, il 23 marzo 1935. Il Papa polacco l'ha proclamata beata il 6 giugno 1997, riconoscendo la santità di un'esistenza spesa senza riserve per i fratelli più fragili.
Il Beato Giovanni dal Bastone, vissuto nel corso del tredicesimo secolo, rappresenta una figura di profonda umiltà e dedizione spirituale. Nato a Paterno presso Fabriano nell'anno 1200, egli ha attraversato un cammino di fede segnato dalla sofferenza fisica e dalla ricerca costante della volontà di Dio. Costretto ad abbandonare gli studi intrapresi a Bologna a causa di una grave malattia alla gamba, che lo rese claudicante e gli diede il nome con cui è tuttora ricordato, egli non si arrese allo sconforto. Scelse invece di stabilirsi a Fabriano, dove aprì una scuola per garantire a se stesso un sostentamento onesto, dimostrando una resilienza e una laboriosità esemplari.
La svolta definitiva della sua esistenza avvenne intorno all'anno 1230, quando decise di abbracciare la vita eremitica seguendo l'esempio di San Silvestro da Osimo. Da quel momento, Giovanni dedicò ogni suo respiro alla preghiera e alla penitenza, venendo successivamente ordinato sacerdote proprio per indicazione del suo maestro. Il suo ricordo rimane vivo come testimonianza di una vita spesa per sessant'anni nel silenzio del chiostro e nella fedeltà monastica, fino alla sua morte avvenuta a Fabriano il 24 marzo 1290. La sua beatificazione, approvata nel 1772 da papa Clemente Quattordicesimo, ne conferma l'alto valore spirituale per la Chiesa.
Nel corso del Quindicesimo secolo, la città di Trento fu teatro di una dolorosa e complessa vicenda che vide protagonista il piccolo Simone, noto nei secoli come Simonino. Nato nel 1472 da Andrea, conciacapelli e parrucchiere, il fanciullo scomparve all'età di due anni e mezzo la sera del 23 marzo 1475, in concomitanza con la ricorrenza del Giovedì Santo. Dopo convulse ricerche, il suo corpo fu ritrovato la mattina del 26 marzo, giorno di Pasqua, in condizioni strazianti all'interno di un fosso d'acqua che attraversava lo scantinato della casa di un importante rappresentante degli ebrei di Trento. Quella tragica morte diede origine a una serie di eventi luttuosi, a un processo durissimo e a un culto secolare che ha segnato profondamente la storia religiosa e sociale del Trentino, fino alla sua definitiva abrogazione avvenuta nel Novecento. Oggi Simonino è universalmente considerato una vittima innocente e un profondo simbolo del male presente nell'umanità.
La memoria di questo fanciullo martire si inserisce in un contesto storico segnato dalla recente predicazione del beato Bernardino da Feltre, caratterizzata da forti toni antisemiti che, uniti alle circostanze di tempo, luogo e clima del ritrovamento, radicarono nella popolazione la falsa certezza di un omicidio rituale. Il principe-vescovo Giovanni Hinderbach ordinò l'arresto di circa trenta persone appartenenti alle famiglie ebree residenti a Trento, tra cui gli usurai Samuele e Angelo e il medico Tobia. Sottoposti a un processo che fece largo uso della tortura, gli imputati arrivarono a confessare sotto costrizione. Nonostante gli interventi di papa Sisto IV e dell'arciduca Sigismondo del Tirolo, che mostrarono netto sfavore per l'operato del vescovo, il procedimento si concluse con la condanna a morte di quindici imputati, la loro esecuzione e la confisca dei beni. Gli Atti originali del processo, conservati a Roma, a Trento e a Vienna, testimoniano gli sforzi compiuti per accreditare la tesi del rito e dimostrano come simili accuse infondate circolassero anche in altre città.
Sant' Óscar Arnulfo Romero y Galdámez nacque il 15 marzo 1917 a Ciudad Barrios, nello Stato di El Salvador. Visse nel ventesimo secolo, compiendo un cammino di fede che lo portò a diventare sacerdote, vescovo e infine martire della Chiesa cattolica, spendendo la propria esistenza al servizio del Vangelo e dei più deboli. La sua vita fu segnata da una profonda spiritualità e da un amore autentico per il popolo salvadoregno, oppresso da ingiustizie e violenze sanguinarie.
Ricordato per il suo coraggio indomito nella difesa dei diritti umani e dei poveri, Sant' Óscar Romero scelse di non tacere di fronte ai crimini di Stato e alla repressione. Pagò questa scelta coraggiosa con l'isolamento e con il martirio, avvenuto il 24 marzo 1980 mentre celebrava la messa. Canonizzato da papa Francesco nel 2018, è oggi venerato come San Romero delle Americhe, luminoso esempio di pastore che ha offerto la propria vita per il gregge affidato alle sue cure.
San Bernolfo è un martire e vescovo venerato nella memoria cristiana del Piemonte, sebbene le fonti storiche sulla sua vita siano estremamente scarse e prevalentemente di carattere cultuale. Le notizie giunte fino a noi non permettono di ricostruire con certezza la sua vera identità, né di stabilire con precisione l'epoca e le circostanze del suo martirio. Tuttavia, la tradizione derivata dalla deposizione delle sue reliquie lo ha consegnato alla storia della Chiesa come un venerato presule locale.
Il santo è particolarmente ricordato per il legame profondo con il territorio di Mondovì e con la località di Priola, dove sorse un antico luogo di culto sul presunto luogo della sua morte. La sua figura si inserisce in quel tempo di prova segnato dalle incursioni saracene, rimanendo affidata alla custodia della pietà popolare e alla conservazione delle venerate reliquie.
Santi Timolao, Dionigi, Pauside, Alessandro, Romolo e Alessandro
Martiri
A Cesarea in Palestina, santi martiri Timolao, Dionigi, Pauside, Romolo, Alessandro e un altro Alessandro, che, durante la persecuzione dell’imperatore Diocleziano, condotti con le mani legate davanti al prefetto Urbano, confessarono di essere cristiani e pochi giorni dopo, insieme ai compagni Agapio e ad un altro Dionigi, con la decapitazione meritarono la corona della vita eterna.
San Secondino
Martire in Mauritania
Nella Mauritania, nelle terre dell’odierna Algeria, san Secóndulo, che subì la passione per la fede in Cristo.
San Mac Cairthind
A Clogher in Irlanda, san Mac Cairthind, vescovo, ritenuto discepolo di san Patrizio.
San Severo di Catania
Vescovo
A Catania, san Severo, vescovo.
Beata Bertrada di Laon
Madre di S. Carlo Magno
Sant' Aldemaro di Bucchianico
Religioso
Dal Martirologio Romano
A Vadstena in Svezia, santa Caterina, vergine: figlia di santa Brigida, data alle nozze contro il suo volere, conservò, di comune accordo con il marito, la sua verginità e, dopo la morte di lui, condusse una vita pia; pellegrina a Roma e in Terra Santa, trasferì le reliquie della madre in Svezia e le ripose nel monastero di Vadstena, dove ella stessa vestì l’abito monacale. — Martirologio Romano