Sant'Alberto di Lovanio visse nel corso del duplice e complesso panorama del dodicesimo secolo, distinguendosi come vescovo e martire della Chiesa cattolica. Nato nel 1166 come fratello minore di Enrico I, duca di Brabante, fu destinato fin da giovanissimo allo stato ecclesiastico da suo padre Godefredo terzo. La sua breve esistenza terrena si concluse tragicamente a Reims nel 1192, nello stesso anno in cui era stato ordinato, a causa di una brutale congiura politica e imperiale. Molte fonti di tendenze opposte manifestano un accordo rimarchevole sugli avvenimenti principali riguardanti il santo, offrendo una documentazione storica di notevole spessore che è stata oggetto di studi acuti da parte di studiosi come Èmile de Moreau. Tra queste testimonianze spicca la Vita Alberti, opera composta da un anonimo abbondantemente documentato dall'abate di Lobbes Wéres, il quale fu un amico molto intimo di Alberto di Lovanio e morì nel 1209. L'opera è conservata solamente nel manoscritto numerato tra il 723 e il 727 della Biblioteca reale del Belgio a Bruxelles, e fu scritta durante il 1194 o all'inizio del 1195. Nonostante contenga qualche raro errore descritto come inezie ai capi tre e cinque, qualche omissione che sembra dovuta a una certa parzialità e si configuri come un vero panegirico, essa possiede grandi qualità storiografiche. Altre fonti coeve includono il Chronicon Hannoniense di Gisleberto di Mons, terminato nel 1196, la cronaca analitica di Lamberto il Piccolo, monaco di San Giacomo di Liegi, consistente in alcune righe e risalente a prima della morte dell'autore avvenuta nel 1194, e infine la continuazione di Anchin della Cronaca di Sigeberto di Gembloux.
La memoria di sant'Alberto è legata alla difesa strenua della libertà della Chiesa, che lo costrinse a subire l'esilio e il martirio. La sua elezione a vescovo di Liegi avvenne l'otto settembre 1191, sostenuta dai canonici sotto il patronato del duca, mentre il conte di Hainaut e di Fiandra aveva appoggiato la candidatura di Alberto di Rethel. Questo scontro tra i due principali sovrani dei Paesi Bassi aprì un conflitto che coinvolse direttamente l'imperatore Enrico VI, il quale avrebbe dovuto confermare l'elezione e conferire l'investitura al novello vescovo. Contro ogni diritto, l'imperatore assegnò il vescovato a un terzo candidato, Lotario di Hochstade. Malgrado tutto, Alberto si fece consacrare a Reims, pur essendo costretto a restare in quella città poiché l'imperatore non gli permetteva di stabilirsi nel principato di Liegi. Poco dopo il suo arrivo, alcuni malfattori alemanni lo raggiunsero, guadagnarono la fiducia di Alberto e lo assassinarono il ventiquattro novembre 1192, un crimine su cui pesa una parte di responsabilità dello stesso imperatore. La devozione per il santo fu riconosciuta ufficialmente nel principio del seicento: su domanda dell'arciduca Alberto, papa Paolo V permise di celebrare la sua festa il nove agosto 1613. La festa fu stabilita a Bruxelles e a Reims il ventuno novembre, una data scelta a causa di un errore di iscrizione del santo nel Martirologio, piuttosto che il ventiquattro dello stesso mese. Attualmente il corpo di sant'Alberto riposa nel Belgio, dove il santo è venerato come patrono, soprattutto dal 1914, mentre a Reims in Francia si celebra la passione del vescovo di Liegi e martire.