Beata Elisabetta di Mantova (Bartolomea Picenardi)
Vergine
Aggiornato il 22 luglio 2026
Le origini e la chiamata
Elisabetta Picenardi nacque a Cremona tra il 1428 e il 1430. Il padre Leonardo, nobile cremonese al servizio dei Gonzaga, e la madre Paola Nuvoloni, originaria di Mantova, formarono il contesto familiare dei suoi primi anni. Il padre nutriva per lei il desiderio di un matrimonio con un nobile della città, ma Elisabetta scelse una strada diversa, decidendo di restare vergine come Maria. Questa risoluzione nacque da una intensa devozione per la Vergine Maria e fu profondamente influenzata dalla frequentazione dei frati dei Servi di Maria del convento di San Barnaba. Nel quindici secolo, precisamente nel 1448, quel convento passò alla Congregazione dell'Osservanza, consolidando un clima di fervore religioso che guidò i passi della giovane. All'età di vent'anni, Elisabetta vestì l'abito delle Mantellate, un'istituzione in cui le religiose operavano direttamente nelle proprie abitazioni pur mantenendo il vincolo della consacrazione. La sua vita consacrata fu breve e intensa, priva di esteriorità di rilievo ma ricca di interiorità.
Il ritiro e la preghiera quotidiana
La vita di Elisabetta fu segnata dai lutti familiari, essendo divenuta presto orfana della madre e avendo visto la morte del padre nel 1465. Dopo la scomparsa del genitore, ella lasciò la casa paterna per trovare rifugio presso la sorella Orsina, sposata con Bartolomeo Gorni. Abitava in una cella a lei riservata nella contrada del Cigno, situata poco distante dalla chiesa di San Barnaba dei Servi di Maria. La sua giornata era scandita da una costante ascesi spirituale: si recava ogni giorno nella chiesa di San Barnaba, riceveva spesso l'Eucaristia, pratica all'epoca rarissima, e si confessava regolarmente dal suo padre spirituale fra' Barnaba da Mantova. Come i religiosi, recitava fedelmente il Divino Ufficio. Molte persone si rivolgevano a lei per ottenere l'intercessione, confidando nella sua grande devozione alla Madonna. Sentendo vicina la fine, un anno prima della morte presagì il momento del suo decesso e stese il testamento, con il quale lasciò il proprio breviario e trecento ducati ai Servi.
Il transito e il culto
Elisabetta morì il diciannove febbraio 1468. Durante la preparazione della salma, con stupore di quanti la circondavano, si scoprì che portava il cilicio e una ruvida fascia penitenziale. Fu sepolta nella tomba di famiglia nella chiesa di San Barnaba, dove si manifestò subito una grande fama di santità. La tradizione la ritenne operatrice di miracoli, tra cui la straordinaria salvezza di una bambina caduta nel lago e rimasta per mezz'ora sott'acqua. La sua immagine fu immortalata in un affresco datato 1475 che la raffigura con l'abito delle suore dei Servi. A seguito delle soppressioni francesi del 1799, il suo corpo fu trasferito nella chiesa dell'oratorio gentilizio del castello di Tor de' Picenardi nel cremonese, per essere in seguito sistemato nella chiesa parrocchiale locale. Papa Pio VII il venti novembre 1804 approvò il suo culto, che fu successivamente esteso all'Ordine dei Servi e alle diocesi di Mantova e Cremona.
La vita
Nata Bartolomea Picenardi nella città di Cremona nel 1429, la Beata Elisabetta di Mantova ha intrapreso fin dalla giovinezza un cammino di radicale consacrazione. All'età di vent'anni, la sua vocazione trovò compimento nel vestire l'abito delle Mantellate dei Servi di Maria, entrando così a far parte di una famiglia religiosa che avrebbe guidato i suoi passi fino alla fine. La sua esistenza si svolse in un clima di profondo raccoglimento, lontano dagli onori mondani, in una cella ricavata presso la dimora della sorella Orsina, luogo divenuto teatro di una singolare ascesi.
Il cuore della giornata della Beata Elisabetta era scandito dalla partecipazione quotidiana alla comunione eucaristica e dalla recita del Divino Ufficio, pratiche che alimentavano la sua unione con il Signore. Questa dedizione non fu un atto isolato, ma una costante ricerca di comunione con il mistero di Dio. La sua vita terrena si concluse a Cremona il diciannove febbraio del 1468, lasciando in eredità ai Servi di Maria un testamento spirituale che testimonia la profondità del suo spirito. La solennità del suo riconoscimento avvenne secoli dopo, il venti novembre del 1804, quando Papa Pio Settimo ne sancì la beatificazione, confermando il valore esemplare della sua scelta di vita verginale.
Il culto
Il culto della Beata Elisabetta di Mantova si è radicato nel tempo come segno di devozione verso una figura che ha saputo incarnare la spiritualità dei Servi di Maria con rara coerenza. La sua memoria liturgica, fissata al giorno diciannove febbraio, invita i fedeli a riflettere sulla bellezza della preghiera incessante e del silenzio contemplativo. La Beata è invocata con particolare fervore all'interno dell'Ordine dei Servi di Maria, che la custodisce come una delle sue membra più illustri per dedizione e fedeltà.
La sua venerazione si estende con solennità anche alle Diocesi di Mantova e di Cremona, territori che conservano il ricordo della sua esistenza terrena e della sua testimonianza di fede. Il riconoscimento ufficiale giunto per opera di Papa Pio Settimo ha consolidato questo legame, rendendo la Beata Elisabetta un punto di riferimento per chiunque desideri vivere la propria vocazione con umiltà e costanza eucaristica. Ancora oggi, nel giorno della sua ricorrenza, i fedeli si uniscono nel ricordo di questa vergine, la cui vita continua a parlare di un amore assoluto per il mistero divino.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Elisabetta di Mantova?
La sua memoria liturgica si celebra il diciannove febbraio.
A Mantova, beata Elisabetta Picenardi, vergine, che, indossato l’abito dell’Ordine dei Servi di Maria, condusse nella casa paterna una vita consacrata a Dio, accostandosi assiduamente alla santa comunione e attendendo con impegno alla Liturgia delle Ore e alla meditazione delle Scritture, devotissima della Vergine Maria. — Martirologio Romano