Il beato Corrado Confalonieri da Piacenza, vissuto tra il 1290 e il 1351 nel corso del quattordicesimo secolo, nacque in seno a una nobile famiglia piacentina e trascorse la giovinezza tra gli agi e i divertimenti della vita di corte. Una svolta drammatica segnò la sua esistenza quando, durante una battuta di caccia sfarzosa con cavalli e falconi, ordinò ai suoi servi di appiccare il fuoco alla sterpaglia per stanare i conigli, provocando un incendio devastante che distrusse coltivazioni e case. Condannato ingiustamente un pover'uomo, Corrado confessò la propria responsabilità per salvarlo dall'esecuzione capitale e affrontò la confisca dei beni da parte di Galeazzo Visconti, signore di Piacenza, ritrovandosi nella massima povertà insieme alla sposa. Abbandonati i piaceri mondani, entrambi intrapresero un cammino di profonda conversione spirituale vendendo gli averi per i poveri e abbracciando la regola di san Francesco e santa Chiara come terziari francescani, dando inizio a una vita di straordinaria penitenza e carità.
Trasferitosi in seguito in Sicilia dopo un pellegrinaggio a Roma, passando anche per l'isola di Malta e Palazzolo, Corrado visse per circa quarant'anni nel territorio netino tra preghiera incessante, lavoro manuale e servizio amorevole ai malati presso l'Ospedale di San Martino a Noto Antica. La tradizione riferisce la sua vita eremitica trascorsa dapprima alle Celle insieme al beato Guglielmo Buccheri e successivamente nella Grotta dei Pizzoni, contrassegnata da una dieta austera, dalla lotta vittoriosa contro le tentazioni e da numerosi prodigi, tra cui il dono di pani freschi al vescovo di Siracusa e la guarigione di un bambino malato di ernia. Alla sua morte, avvenuta il 19 febbraio 1351 mentre era in preghiera, le campane di Noto e Avola suonarono miracolosamente da sole, e le sue spoglie mortali, custodite oggi nella Cattedrale barocca di Noto dentro una preziosa arca d'argento sormontata dal Cristo risorto, continuano a essere venerate dai fedeli che ne invocano le virtù taumaturgiche contro l'ernia.
San Mansueto visse nel settimo secolo, un'epoca in cui la teologia dei primi secoli della Chiesa dibatteva animatamente sulla presenza di una o due volontà in Cristo. Il dissidio teologico esplose quando il monotelismo sosteneva la presenza di una sola volontà, configurandosi come una ripresa eretica sottile sulla vera natura di Gesù Cristo proclamato vero Dio e vero uomo. Il duotelismo sosteneva invece la presenza di due volontà in Cristo, e vi furono interventi imperiali che proibirono il proseguimento della disputa sotto pene severissime. Diversi concili affrontarono la questione condannando il monotelismo.
San Mansueto fu il quarantesimo vescovo di Milano e prese parte alla discussione sulle volontà di Cristo combattendo contro l'eresia monotelita con fermezza come vescovo, organizzatore e scrittore. Egli partecipò al concilio di Roma del marzo 680 allo scopo di disapprovare il monotelismo, e in quella sede chiarì che in Cristo coesistevano le due volontà, spiegando che la volontà umana, pur soggetta a quella divina, rimaneva ugualmente attiva. San Mansueto scrisse un libro significativo per dottrina e argomentazione contro l'eresia monotelita, e il Martirologio lo ricorda a Milano come vescovo che combatté strenuamente contro tale dottrina.
San Proclo, noto anche come Prodo, visse nel corso del decimo secolo ed è ricordato come un insigne monaco, un uomo di straordinaria erudizione e un autentico araldo della vita monastica. Le notizie più antiche sulla sua figura provengono dal Bios di San Nilo, un testo che risale agli inizi del secolo dodicesimo e che lo descrive come un beatissimo e santissimo personaggio dalla cultura enciclopedica. Il Martirologio lo colloca a Bisignano, nei pressi di Cosenza, tramandandone la memoria come modello di sapienza spirituale e di rigorosa ascesi.
La sua esistenza fu interamente consacrata alla ricerca della perfezione evangelica, unendo una vasta preparazione intellettuale a una profonda penitenza corporale. La tradizione e le fonti storiche successive, tra cui le memorie della nobile casa Manna, hanno arricchito il suo profilo di legami familiari illustri, mentre la sua morte viene tradizionalmente fatta risalire all'anno novecentosettantacinque. La Chiesa ne celebra la solenne ricorrenza liturgica il diciannove febbraio, custodendo l'esempio di una vita spesa nell'ascolto della parola e nella preghiera incessante.
La Beata Elisabetta di Mantova, al secolo Bartolomea Picenardi, visse nel quindicesimo secolo un percorso di fede silenzioso e profondo, segnato dalla preghiera costante e dalla dedizione alla Vergine Maria. Nata a Cremona tra il 1428 e il 1430 dal nobile Leonardo e da Paola Nuvoloni, sese una via di totale consacrazione rifiutando il matrimonio mondano desiderato dalla famiglia per imitare la purezza di Maria. Vestì l'abito delle Mantellate dei Servi di Maria all'età di vent'anni, vivendo la spiritualità dell'Osservanza e distinguendosi per una vita sobria, ritirata e interamente dedita all'orazione.
Ricordata per la sua straordinaria vicinanza spirituale ai frati di San Barnaba e per la pratica eccezionale di ricevere quotidianamente l'Eucaristia, la Beata Elisabetta spensero la sua esistenza terrena a Mantova il diciannove febbraio 1468. Circondata fin da subito da una viva fama di santità e ritenuta autrice di prodigi, la sua memoria fu solennemente riconosciuta da Papa Pio VII il venti novembre 1804, che ne approvò il culto poi esteso all'Ordine dei Servi e alle diocesi di Mantova e Cremona.
San Barbato visse nel corso del settimo secolo, lasciando un segno profondo nella storia della Chiesa e del suo territorio. Nato nel villaggio Vandano del comune di Cerreto nei primi anni del settimo secolo, compì i suoi studi a Benevento prima di iniziare il proprio ministero sacerdotale tra le anime di Morcone. La sua vita fu segnata da prove dolorose, tra cui le calunnie subite che lo costrinsero a ritornare a Benevento, dove fu infine riconosciuta la sua totale innocenza. Divenne ben presto una figura popolare e ammirata per il suo straordinario zelo, dedicandosi con incrollabile fermezza alla lotta contro le superstizioni e l'idolatria che all'epoca imperavano nella regione.
Alla morte del vescovo Ildebrando, il clero e il popolo unirono le loro voci per eleggerlo pastore della città di Benevento. Il Martirologio ricorda san Barbato vescovo presso Benevento, tramandandolo nella memoria della fede come convertitore dei Longobardi e del loro capo a Cristo. La sua opera pastorale si svolse in un contesto storico complesso, caratterizzato dal governo longobardo del duca Romualdo. La sua memoria rimane viva nei secoli, alimentata dalla devozione popolare e dalla custodia delle sue reliquie in diversi luoghi sacri, rinnovando continuamente il legame di fede tra le comunità che custodiscono la sua eredità spirituale.
Santa Lucia Yi Zhenmei nacque a Mainyang, nel Sichuan in Cina, il 17 gennaio 1815. Visse la sua esistenza come umile catechista laica, dedicandosi all'insegnamento della dottrina cristiana, alle faccende domestiche e alla cura degli ammalati, offrendo una testimonianza luminosa di fede in un tempo segnato da profondi travagli e persecuzioni per la giovane Chiesa cinese.
Arrestata durante le persecuzioni scatenate dalla setta Ninfa Bianca, rifiutò con fermezza ogni compromesso e subì il martirio per decapitazione il 19 febbraio 1862 a Kaiyang, nel Guizhou. Canonizzata il 1 ottobre 2000 da papa Giovanni Paolo II insieme a centoventi martiri, è ricordata per il coraggio con cui custodì la grazia del battesimo e servì il Vangelo sino all'effusione del sangue.
Il Beato Giuseppe Zaplata nacque nel ventesimo secolo, precisamente il 5 marzo 1904, nel villaggio di Jerka, vicino a Koscian, nel Voivodato della Vecchia Polonia. I suoi genitori lavoravano nei campi ed erano poveri, e proprio a causa di questa ristrettezza economica egli non poté andare oltre le scuole elementari. Fu battezzato nella chiesa parrocchiale di Lubin e, dopo aver prestato il servizio militare, entrò nel 1927 nella Congregazione dei Frati del Sacratissimo Cuore di Gesù, venendo accolto dal Fondatore in persona, fra Stanisław Andrzej Kubiak. A ventiquattro anni, l'8 settembre 1928, compì la sua prima professione religiosa a Poznań, dove successivamente, il 10 marzo 1938, emise anche la professione dei voti solenni. Religioso della Congregazione del Sacratissimo Cuore di Gesù e martire, egli visse la sua vocazione tra umili servizi e importanti incarichi comunitari, distinguendosi per una carità operosa che lo accompagnò fino all'estremo sacrificio.
Egli è ricordato soprattutto per la sua dedizione eroica ai malati di tifo nel campo di concentramento di Dachau, dove offrì la vita per la patria e per i fratelli. La sua memoria liturgica si celebra il 19 febbraio, giorno della sua nascita al cielo nel campo di prigionia di Dachau, vicino a Monaco di Baviera in Germania. Il suo nome nel martirologio è beato Giuseppe Zapłata. Fu tradotto per la sua fede con violenza dalla Polonia a una crudele carcerazione e, colpito da malattia, portò a compimento il suo martirio. La Chiesa lo venera tra i beati in seguito alla solenne beatificazione presieduta da Papa san Giovanni Paolo il 13 giugno 1999 a Varsavia, durante il settimo viaggio apostolico del pontefice in Polonia.
Il Beato Giovanni Sullivan, nato a Dublino nel 1861, rappresenta una luminosa testimonianza di conversione e dedizione totale al Vangelo nel corso del ventesimo secolo. La sua esistenza, segnata da un profondo cammino di ricerca spirituale, lo ha condotto a compiere il passo decisivo verso la fede cattolica nel 1896, trasformando radicalmente il suo orientamento di vita verso il servizio di Dio e del prossimo.
La sua figura è ricordata con particolare venerazione per la scelta di abbracciare la vita religiosa nella Compagnia di Gesù nel 1900. Ordinato sacerdote nel 1907, il Beato Giovanni ha vissuto il suo ministero in diverse comunità irlandesi, lasciando un segno indelebile come educatore e guida spirituale. La sua beatificazione, avvenuta il 13 maggio 2017 per opera di Papa Francesco, ne ha confermato la santità, proponendolo come modello di umiltà e di instancabile carità per i fedeli di ogni tempo.
A Napoli, deposizione di san Quodvultdeus, vescovo di Cartagine, che mandato in esilio insieme al suo clero dal re ariano Genserico e messo su navi in disuso senza vele né remi, contro ogni speranza approdò a Napoli, dove morì confessore della fede.
Santi Martiri di Palestina
Commemorazione dei santi monaci e degli altri martiri che in Palestina per la fede di Cristo furono uccisi crudelmente dai Saraceni guidati da Mūndhīr III.
San Giorgio
Monaco di Vabres, Vescovo di Lodeve
Nel monastero di Vabres nel territorio di Rodez in Aquitania, in Francia, san Giorgio, monaco.
Beato Bonifacio di Losanna
Vescovo
A La Chambre nei pressi di Bruxelles nel Brabante, nell’odierno Belgio, deposizione del beato Bonifacio, già vescovo di Losanna, che condusse vita ascetica tra i monaci cistercensi del luogo.
Beato Alvaro De Zamora da Cordova
Domenicano
A Córdova nell’Andalusia in Spagna, commemorazione del beato Alvaro, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori, insigne per la predicazione e la contemplazione della Passione di Cristo.
San Conone di Alessandria d'Egitto
Monaco in Palestina
San Dositeo
Monaco
Sant' Asia
Medico, martire ad Antiochia
Beato Federico di Hirsau
Abate
Dal Martirologio Romano
A Noto in Sicilia, beato Corrado Confalonieri da Piacenza, eremita del Terz’Ordine di San Francesco, che, messi da parte gli svaghi mondani, praticò per circa quarant’anni un severissimo tenore di vita nell’orazione continua e nella penitenza. — Martirologio Romano