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13 maggio

Beata Giuliana di Norwich

Mistica

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e giovinezza della beata

Le notizie biografiche riguardanti la beata Giuliana di Norwich sono estremamente scarse e tutto ciò che è realmente noto sul suo conto proviene dalle pagine del suo notevole libro. Si ignorano totalmente il nome di battesimo e quello della famiglia della beata, la quale visse durante il quattordicesimo secolo nella città inglese di Norwich. Prima della data cruciale che impresse una svolta definitiva alla sua esistenza, la sua vita trascorse nel nascondimento, sebbene si sappia che fosse una donna molto pia e teneramente devota alla madre. La seconda di queste caratteristiche si delinea chiaramente in rapporto alle affermazioni della beata stessa, la quale nutriva nel proprio cuore una disposizione spirituale insolita e profondamente preparata a ricevere straordinarie grazie mistiche. In un tempo non specificato anteriore alle sue visioni, ella aveva chiesto a Dio tre doni particolari, manifestando un anelito profondo verso le cose celesti. Il primo dono che ella domandò fu una veduta materiale della Passione di Cristo, affinché potesse partecipare alle sue sofferenze al pari della Vergine Maria. Il secondo dono desiderato fu l'esperienza di una malattia del corpo, con l'intento di essere purificata da ogni attaccamento e da ogni amore disordinato per le cose terrene. Il terzo dono riguardava invece tre ferite distinte, individuate nel dolore per il peccato, nella sofferenza con Cristo e in una struggente brama di Dio. È significativo notare che le prime due grazie furono chieste ponendo la condizione di conformarsi alla volontà di Dio, mentre la terza grazia fu domandata senza alcuna riserva, mostrando la totale dedizione della sua anima. L'appartenenza al suo nome con cui è universalmente conosciuta deriva con ogni probabilità dalla chiesa presso cui trascorse gran parte della sua vita. Madonna Giuliana o signora Giuliana è infatti il nome sotto il quale la beata era conosciuta in vita e che le è rimasto nei secoli. Il nome potrebbe essere stato adottato proprio in onore di San Giuliano, che era il santo patrono della chiesa alla quale il suo romitorio era legato. Questa chiesa apparteneva al monastero di Benedettine dei Santi Maria e Giovanni a Carrow, situato dentro la città di Norwich. Nel corso del tempo è stata avanzata l'ipotesi, sebbene priva di prove valide, che Giuliana potesse essere stata una monaca di quel medesimo priorato, ma tale legame formale non trova riscontro nei documenti certi. L'autrice si definisce nel suo libro con grande umiltà come una semplice creatura che non conosce le lettere, accomunandola in questa condizione di illetterata a un'altra grande figura della cristianità, la contemporanea Santa Caterina da Siena.

La malattia e le Rivelazioni mistiche

La data cruciale nella vita di Giuliana fu l'otto o il tredici maggio dell'anno 1373, sebbene i manoscritti giunti fino a noi non concordino sul giorno esatto del mese. La malattia che ella aveva precedentemente chiesto nella sua preghiera la colpì quasi all'improvviso proprio nel giorno già accennato. La storia non tramanda l'esatta natura del male che la afflisse, ma attesta che esso fu molto grave, al punto che Giuliana giunse in punto di morte. La giovane rimase a giacere per tre giorni e tre notti in preda a una sofferenza indicibile. Durante la quarta notte ella ricevette tutti i sacramenti della Santa Chiesa e pensò fermamente che non sarebbe vissuta fino all'alba. Dopo questo momento critico, ella continuò a languire per altri due giorni e due notti nel dolore. La terza notte fu colta nuovamente dal pensiero di essere vicina alla morte, e la stessa convinzione era condivisa da quanti si trovavano al suo capezzolo per assisterla. Essendo ancora molto giovane, ella provò un senso di dolore profondo all'idea di dover morire, ma nonostante ciò consentì in pieno, con tutta la volontà del suo cuore, ad essere alla merce di Dio. Si mandò prontamente a cercare il suo curato affinché potesse assistere alla sua fine terrena e accompagnarla nel trapasso. Il sacerdote giunse e pose la croce dinanzi al suo volto, dicendo che le portava l'immagine del suo Creatore e Salvatore, e invitandola a guardarla per trarne conforto. Giuliana si sforzò con tutte le sue forze di assecondarlo e vi riuscì pienamente, pur non sapendo spiegare in quale modo. In quel momento l'immagine sembrò diventare viva, e il sangue cominciò a gocciolare giù dal volto del Salvatore. Poco dopo, mentre ella pensava di essere ormai morta, tutto ad un tratto la sua pena fu rimossa ed ella fu guarita, tornando come era prima. Rievocando il suo passato desiderio di sperimentare sul proprio corpo le sofferenze della Passione di Nostro Signore, la visione delle pene di Cristo la empì di nuova pena interiore, poiché sapeva bene che Egli aveva sofferto una sola volta per l'umanità. Era come se Cristo volesse mostrarle quell'evento e riempirla con quel pensiero, esattamente come ella aveva precedentemente richiesto nella sua preghiera. L'autrice si pentì tuttavia di aver chiesto certe pene senza sapere realmente cosa esse comportassero. Ella pensò che le sue sofferenze avessero ampiamente oltrepassato la semplice pena corporea. L'autrice considerò inoltre che l'Inferno costituisca un'altra specie di pena, caratterizzata dall'assenza totale di speranza. Vedere il proprio Amore soffrire fu ritenuto da lei la maggiore tra le pene che possono guidare l'uomo alla salvezza. La prima delle quindici Rivelazioni le fu riferita proprio quella mattina, dopo la misteriosa malattia e l'improvvisa guarigione. Questa prima visione ebbe inizio la mattina presto, intorno alle quattro. La visione continuò con un processo pieno, chiaro e netto, susseguendosi una dopo l'altra fino a oltre le nove del mattino. L'ultima manifestazione ebbe luogo invece la notte successiva. Alla fine di questa ultima manifestazione tornarono improvvisamente i sintomi della malattia. Giuliana cominciò allora a nutrire dubbi sulla reale autenticità della sua straordinaria esperienza. Ella spesso desiderò ardentemente di conoscere il significato profondo che il Nostro Signore aveva voluto imprimere a tutto ciò. Tuttavia, la beata dovette aspettare quindici anni e più prima di ricevere una risposta diretta ed esauriente. Alla fine, il disegno divino del Signore fu pienamente identificato con l'Amore. Per Giuliana, le visioni furono come semi celesti piantati da Nostro Signore nella profondità della sua anima. Questi semi celesti si svilupparono interiormente nel corso di tutta la sua vita terrena, e l'intero libro che ella scrisse non è altro che un vasto commentario su ciò che le fu mostrato durante quelle poche ore trascorse nel suo letto di malata, avvenute nel trentunesimo anno della sua esistenza.

Il romitorio, i visitatori e il messaggio spirituale

Negli anni seguenti, Giuliana visse a lungo chiusa in un romitorio presso la chiesa di San Giuliano a Norwich, dedicandosi interamente alla preghiera e all'ascolto di Dio. Negli ultimi anni della sua esistenza, a causa dell'avanzare dell'età e della debolezza, Giuliana fu accudita da due donne che provvedevano con dedizione a tutte le sue necessità materiali. La fama della sua santità e della sua saggezza spirituale valicò ben presto le mura del suo rifugio, e Giuliana fu visitata nel romitorio da molte persone di ogni rango e grado sociale. Le persone venivano da lei da ogni dove per implorare un consiglio nelle loro pene e per trovare conforto nei momenti di smarrimento. L'amore profondo che Giuliana nutriva per Nostro Signore ispirò direttamente il suo amore incondizionato per i suoi simili, definiti nel testo con l'espressione inglese evenchristians. Il libro che raccoglie le sue rivelazioni deve essere stato dettato a qualche chierico competente. Tale chierico deve averle reso familiari i migliori scritti spirituali dei santi Padri e dei Dottori cattolici della Chiesa. Esistono inoltre fondate ragioni per pensare che le lettere della contemporanea più giovane, Santa Caterina da Siena, le siano state portate a conoscenza. Ciononostante, nessuna influenza esterna adulterò mai l'originalità della sapienza di Giuliana, che le era stata donata direttamente da Dio. Il libro scritto da Giuliana rimane la più dolce esposizione dell'amore divino che sia mai stata scritta nella lingua inglese. Alcuni capitoli di quest'opera possono essere a buon diritto descritti come sublimi, poiché contengono un messaggio eterno destinato a ogni generazione di devoti cristiani sparsi in tutto il mondo. Oltre al libro delle Rivelazioni, esiste storicamente solo un'altra testimonianza coeva sulla sua esistenza. Questa seconda testimonianza è stata recentemente scoperta nella singolare autobiografia di Margery Kempe, un'altra santa donna vissuta in quel medesimo tempo. Nel 1413 Margery Kempe si era recata nel romitorio di Norwich a visitare Madonna Giuliana. La visita aveva lo scopo preciso di ottenere da Giuliana consigli illuminati e direttive spirituali per il proprio cammino. A Giuliana si riconosce universalmente una personalità fuori del comune, anche per il fatto di essere la prima scrittrice a utilizzare la lingua volgare. L'uso del volgare aggiunge uno speciale e inestimabile interesse linguistico al suo libro. Come mistica, Giuliana occupa un posto eminente nella storia della Chiesa, e va sempre ricordata la sua continua e ferma dichiarazione di lealtà verso l'insegnamento della Chiesa. La morte di Giuliana avvenne intorno all'anno 1423, concludendo una vita terrena interamente spesa nella contemplazione del mistero divino. Non esiste alcuna traccia documentata di una eventuale beatificazione di Giuliana, né esiste alcuna traccia di un culto pubblico a lei tributato, sebbene ella sia talvolta chiamata beata dal popolo cristiano che ne custodisce la memoria.

La tradizione manoscritta e gli studi moderni

Il libro di Giuliana è pervenuto sino ai posteri in due distinte versioni, tradizionalmente chiamate testo lungo e testo breve. Attualmente la comunità degli studiosi concorda nel considerare la versione breve come la testimonianza più antica della sua esperienza mistica. La versione lunga fu edita per la prima volta nel 1670 a cura del monaco benedettino Serenus Cressy, il quale lavorò a partire da un manoscritto conservato a Parigi. Tra le numerose riedizioni successive, il testo segue principalmente quella curata nel 1901 e annotata con cura da Grace Warrack. Il testo breve fu invece edito per la prima volta da D. Harford nel 1911, basandosi su un manoscritto custodito nel British Museum, e fu in seguito riedito da A. M. Reynolds nel 1958. Nel corso del ventesimo secolo sono stati fortunatamente scoperti altri due manoscritti, uno per ciascuna delle due versioni, arricchendo il patrimonio di studi a disposizione degli esperti. In tempi recenti sono stati pubblicati moltissimi studi dedicati alle Rivelazioni di Giuliana, confermando l'attualità perenne del suo pensiero. Per misurare correttamente la straordinaria statura spirituale e letteraria della beata, è fondamentale la conoscenza degli autori che hanno scritto di lei negli ultimi tempi, e soprattutto l'apporto decisivo fornito dal gesuita Paolo Molinari nel 1958.

Domande frequenti

Quando si festeggia Beata Giuliana di Norwich?

La beata Giuliana di Norwich viene ricordata liturgicamente il tredici o il quattordicesimo giorno del mese di maggio.