12 maggio
Beata Imelda Lambertini
Vergine
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e il contesto storico
La riflessione sulla santità ci rammenta che essa non è un privilegio di pochi ma una meta per tutti senza limiti di età o condizione sociale. I giovani, adolescenti e ragazzi non sono mai mancati nella storia della santità cristiana, sebbene la Chiesa per un lungo periodo non abbia preferito proclamare santi o beati i fanciulli o adolescenti. Tale preclusione verso la santità di fanciulli e adolescenti è venuta meno nel tempo. Tanti giovani e ragazzi sono saliti o stanno per salire all'onore degli altari e le cause in corso hanno subito un'accelerazione significativa. Tra essi viene citato il Servo di Dio Silvio Dissegna, dodici anni, di Moncalieri, insieme al Servo di Dio Aldo Blundo, quindici anni, di Napoli, e alla Serva di Dio Angela Iacobellis, tredici anni, di Napoli. La memoria comprende inoltre il Servo di Dio Girolamo Tiraboschi, novizio camilliano di Cremona, e il Servo di Dio Giuseppe Ottone, tredici anni, di Torre Annunziata. Vengono ricordati altresì il venerabile Maggiorino Vigolungo, quattordici anni, aspirante paolino di Benevello, e la venerabile Mari Carmen Gonzalez-Valerio, nove anni, spagnola. Tra i beati figurano i pastorelli Giacinta Marto, dieci anni, e Francesco Marto undici anni, veggenti di Fatima in Portogallo, il beato Nunzio Sulprizio, diciannovenne di Napoli, il beato Pedro Calungsod, diciottenne martire filippino, e i beati David Okelo, sedici anni, e Gildo Irwa, dodici anni, martiri ugandesi, oltre alla beata Laura Vicuña, tredicenne cilena. La schiera si completa con san Domenico Savio, quindicenne oratoriano di don Bosco, santa Maria Goretti, dodicenne di Nettuno, e i santi adolescenti e martiri dei primi tempi cristiani Tarcisio, Vito, Pancrazio, Agata e Agnese. In questo vasto panorama, il Basso Medioevo risulta storicamente un periodo avaro di figure di bambini santi. In tale contesto si inserisce la Beata Imelda Lambertini, nata a Bologna nel quattordicesimo secolo, precisamente intorno al mille trecento venti. I genitori di Imelda Lambertini erano Egano Lambertini e la sua seconda moglie Castora Galluzzi. Al momento del battesimo, Imelda ricevette il nome di Maria Maddalena. Ancor bambina, Imelda entrò nel monastero delle Domenicane di Santa Maria Maddalena di Val di Pietra a Bologna, situato in un luogo dove oggi sorge il convento dei Cappuccini. All'interno del monastero alla bambina fu conferito il nome di Imelda. La comunità del monastero era composta dalle Canonichesse Regolari di sant'Agostino, le quali erano passate alla Regola Domenicana verso la fine del tredicesimo secolo. Della vita quotidiana di Imelda non si sa quasi niente, fatta eccezione per il celebre e straordinario miracolo eucaristico che ne contrassegnò l'esistenza.
Il prodigio eucaristico e il transito
A quei tempi non era permesso ricevere la Comunione eucaristica prima di aver compiuto dodici anni di età. L'educanda Imelda desiderava ardentemente ricevere l'Ostia consacrata e ne faceva continua richiesta, la quale le veniva tuttavia sempre rifiutata a causa della giovane età. La vigilia dell'Ascensione, il dodici maggio milletrecentotrentatré, Imelda partecipava alla Messa in cappella insieme alle consorelle e alle altre educande. Durante la distribuzione della Comunione, Imelda pregava fervidamente inginocchiata al suo posto, alimentando nel profondo del cuore il desiderio di ricevere Gesù. Improvvisamente, una particola di ostia si staccò dalla pisside tenuta dal celebrante e volò prodigiosamente verso la bambina sotto gli occhi sbalorditi di tutti i presenti. Il sacerdote si accostò immediatamente, prese la particola e la depose con riverenza tra le labbra di Imelda. La fanciulla spirò subito dopo in un'estasi d'amore, radiante di gioia e ancora inginocchiata, a quasi tredici anni di età. Il Martirologio la definisce vergine a Bologna, che dopo aver ricevuto l'Eucaristia con straordinaria devozione d'un tratto emise il suo spirito. Le spoglie mortali di Imelda furono racchiuse in un artistico sepolcro di marmo impreziosito da un'apposita iscrizione. Subito dopo la sua morte, si cominciò a recitare un'apposita antifona in onore di Imelda. Nel quindicesimo secolo, esattamente nel milletrecentoquarantasette, il culto iniziò a radicarsi profondamente nella terra bolognese.
Il culto, la traslazione e le opere
Nel milletrecento ottantadue le Domenicane si trasferirono all'interno delle mura di Bologna. In seguito a tale trasferimento, le religiose ottennero dalla Curia arcivescovile la traslazione delle reliquie della beata nella chiesa di san Sigismondo. A partire dal milletrecento ottantadue, il nome di Imelda fu inserito ufficialmente nel Catalogo dei Santi e Beati della Chiesa Bolognese. Papa Benedetto Quattordicesimo ricordò Imelda in una sua celebre opera dedicata alla canonizzazione dei Servi di Dio. Sotto lo stesso pontificato di Benedetto Quattordicesimo furono avviate le prime pratiche ufficiali per la conferma del culto della beata. La conferma formale del culto di Imelda avvenne per mano di papa Leone XII il venti dicembre milletrecento ventisei. Successivamente, la pratica di canonizzazione fu ripresa nel milletrecento ventuno e proseguì fino al milletrecento quarantadue, arrestandosi tuttavia per alcune difficoltà di carattere storico. La devozione per la beata Imelda ha continuato a diffondersi in tutto il mondo di pari passo con la crescente devozione eucaristica. Papa san Pio X, nel millenovecentotto, volle indicarla come protettrice dei bambini che si accostano alla Prima Comunione. In Francia, nel monastero di Prouilles, sorse in suo onore una Confraternita regolarmente approvata dai Sommi Pontefici e guidata dall'Ordine Domenicano. Il Servo di Dio padre Giocondo Pio Lorgna volle porre la sua congregazione, denominata Suore Domenicane della Beata Imelda, sotto la speciale protezione della beata. Le Suore Domenicane della Beata Imelda sono oggi presenti e operose in Italia, Brasile, Albania, Filippine, Camerun e Bolivia, perpetuando il carisma della fanciulla bolognese attraverso la preghiera e l'educazione cristiana.
Il cammino di fede
Imelda Lambertini nacque a Bologna nell'anno 1320 in una famiglia che seppe coltivare il suo precoce orientamento verso la vita spirituale. Spinta da un desiderio profondo e costante di unione con Dio, la giovane Imelda scelse di ritirarsi dal mondo per entrare nel monastero delle Domenicane di Val di Pietra, situato nei pressi di Bologna. Nonostante la giovanissima età, la sua condotta fu segnata da una maturità interiore che stupiva le consorelle, rivelando un'anima interamente rivolta alla preghiera e al servizio divino.
La sua esistenza terrena raggiunse il vertice spirituale il giorno della vigilia dell'Ascensione, nel 1333. Durante la celebrazione della messa, Imelda fu protagonista di un evento straordinario, un miracolo eucaristico che segnò il culmine del suo cammino. In quell'istante di grazia, nel momento in cui ricevette la Comunione, il suo spirito fu rapito dall'amore divino. La Beata Imelda spirò in estasi, lasciando il mondo terreno proprio mentre il Sacramento dell'Altare la univa indissolubilmente a Cristo. La sua salma, che riposa ora nella chiesa di San Sigismondo dove fu traslata nel 1582, continua a essere meta di devozione per quanti cercano nel silenzio del cuore la presenza viva del Signore.
Il culto e la memoria
Il riconoscimento ufficiale della santità della Beata Imelda Lambertini avvenne il 20 dicembre 1826, per opera di papa Leone XII. Da quel momento, il suo culto si è diffuso con fervore, consolidando la sua figura come protettrice privilegiata dei bambini che si preparano a ricevere la Prima Comunione. La sua vita, così breve eppure così intensa, resta un punto di riferimento per le Beniamine di Azione Cattolica e per i Piccoli Rosarianti, che vedono in lei una guida luminosa nel cammino della fede.
La memoria della Beata Imelda viene celebrata ogni anno il 12 maggio, giorno in cui la giovane vergine bolognese fece ritorno alla casa del Padre. Questa ricorrenza non è soltanto un atto di commemorazione storica, ma un invito a riscoprire la bellezza della purezza del cuore e l'importanza fondamentale dell'Eucaristia come nutrimento essenziale per la vita cristiana. Attraverso le sue reliquie, conservate con cura, la memoria di Imelda continua a parlare ai fedeli di ogni tempo, esortandoli a cercare con la stessa intensità di una bambina il volto di Dio nel mistero del pane spezzato.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Imelda Lambertini?
La memoria liturgica della Beata Imelda Lambertini si celebra il dodici maggio.
Di cosa è patrona la Beata Imelda Lambertini?
La Beata Imelda Lambertini è patrona dei bambini che si accostano alla Prima Comunione, dei Piccoli Rosarianti, delle Beniamine di Azione Cattolica e della congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda.
A Bologna, beata Imelda Lambertini, vergine, che, accolta fin da piccola come monaca nell’Ordine dei Predicatori, ancor giovinetta, dopo aver ricevuto l’Eucaristia con straordinaria devozione, d’un tratto emise il suo spirito. — Martirologio Romano