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martedì 12 maggio 2026 · Santo del giorno

San Nereo

Martire

San Nereo

San Nereo brilla nella memoria della Chiesa come testimone luminoso di una fede capace di trasformare radicalmente l'esistenza. La sua figura, legata indissolubilmente alle origini del cristianesimo romano, incarna la forza mite di chi sa deporre le armi terrene per abbracciare la croce, offrendo la propria vita in un supremo atto di amore a Cristo.

Egli è ricordato principalmente per la sua straordinaria conversione e per il martirio subito a Roma. Il suo transito, avvenuto nei primi secoli, rimane un esempio perenne di fedeltà al Vangelo, un invito a riscoprire la chiamata alla santità nel quotidiano, testimoniata fino al dono totale di se stessi.

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Gli altri santi di oggi

Sant' Achilleo

Martire

Sant'Achilleo è un venerato martire romano vissuto nel corso del terzo secolo, la cui luminosa memoria liturgica si celebra ogni anno il dodici maggio. La sua figura è indissolubilmente legata a quella di San Nereo, con il quale condivise il cammino della fede, la milizia terrena e la suprema testimonianza del sangue a Roma. La tradizione liturgica ha sempre custodito con cura il culto di questi santi, celebrandoli insieme a San Pancrazio nella medesima data ma mantenendo per ciascuno memorie liturgiche separate, arricchite da formulari propri secondo la venerabile tradizione della Chiesa di Roma.

La memoria storica di Sant'Achilleo ci è giunta attraverso importanti scoperte archeologiche e antiche testimonianze, tra cui spicca l'epigrafe dettata da papa San Damaso nel quarto secolo. Nonostante la tradizione posteriore abbia intrecciato la loro vicenda con racconti leggendari che li legavano a Santa Domitilla e all'esilio a Terracina, la ricerca storica e l'opera di studiosi come Giovanni Battista De Rossi hanno permesso di riscoprire i luoghi autentici del loro culto, restituendo alla devozione dei fedeli il ricordo di questi coraggiosi testimoni di Cristo.

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San Pancrazio

Martire

San Pancrazio nacque verso la fine dell'anno 289 dopo Cristo presso Sinnada, cittadina della Frigia, in una provincia consolare dell'Asia Minore. I suoi genitori erano ricchi e di origine romana. La madre, di nome Ciriada, morì durante il parto, mentre il padre Cleonia lasciò Pancrazio orfano all'età di otto anni, affidandolo allo zio Dionisio affinché ne curasse l'educazione e l'amministrazione dei beni. Trasferitisi a Roma nella loro villa patrizia sul Monte Celio, zio e nipote entrarono in contatto con la comunità cristiana, chiedendo e ricevendo in breve tempo il Battesimo e l'Eucaristia.

Nel corso della feroce persecuzione di Diocleziano del 303 dopo Cristo, il giovane si rifiutò fermamente di sacrificare agli dèi e fu condotto dinnanzi all'imperatore, il quale cercò invano di piegarne la fede con promesse e minacce. Condannato alla decapitazione, subì il martirio il 12 maggio 304 sulla via Aurelia all'età di quindici anni. La sua figura è rimasta nei secoli uno dei simboli più luminosi della gioventù cristiana fedele fino al sacrificio supremo, celebrato da basiliche, monasteri e santuari in Italia e nel mondo.

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Beata Imelda Lambertini

Vergine

La santità cristiana non costituisce un privilegio riservato a pochi eletti, bensì una meta universale aperta a ogni persona, senza alcuna limitazione legata all'età o alla condizione sociale. Lungo il corso dei secoli, la Chiesa cattolica ha riconosciuto la presenza luminosa di numerosi giovani, adolescenti e ragazzi saliti all'onore degli altari. Tra le figure più insigni di questa schiera fanciullesca spicca la Beata Imelda Lambertini, vergine vissuta nel quattordicesimo secolo. Nata a Bologna intorno al mille trecento venti da Egano Lambertini e dalla sua seconda moglie Castora Galluzzi, e battezzata con il nome di Maria Maddalena, ella visse un'esistenza terrena breve ma intensamente segnata dall'amore per l'Eucaristia. Entrata ancora bambina nel monastero delle Domenicane di Santa Maria Maddalena di Val di Pietra a Bologna, dove assunse il nome di Imelda, la giovane nutriva un desiderio ardente e incontenibile di accostarsi al sacramento dell'altare, all'epoca predetto soltanto a chi avesse compiuto dodici anni. La vigilia dell'Ascensione, il dodici maggio milletrecentotrentatré, durante la celebrazione eucaristica, una particola si staccò prodigiosamente dalla pisside e si librò nell'aria per posarsi sulla fanciulla, la quale spirò subito dopo in un'estasi d'amore a quasi tredici anni. Il Martirologio la definisce vergine a Bologna, spirata d'un tratto dopo aver ricevuto l'Eucaristia con straordinaria devozione.

La memoria della Beata Imelda Lambertini è profondamente legata al mistero eucaristico e alla giovinezza cristiana. Papa Leone XII confermò ufficialmente il suo culto il venti dicembre mille ottocentoventisei, dopo che le pratiche erano state avviate sotto il pontificato di Benedetto Quattordicesimo. La devozione verso di lei si è diffusa in tutto il mondo cattolico di pari passo con il culto dell'Eucaristia. Papa san Pio X, nel millenovecentotto, la indicò come celeste protettrice dei bambini che si accostano per la prima volta alla Comunione eucaristica. Il suo patrocinio si estende inoltre ai Piccoli Rosarianti, alle Beniamine di Azione Cattolica e alla congregazione delle Suore Domenicane della Beata Imelda, fondate dal Servo di Dio padre Giocondo Pio Lorgna e oggi presenti in diverse nazioni tra cui Italia, Brasile, Albania, Filippine, Camerun e Bolivia. La sua testimonianza brilla come faro di purezza e di unione mistica con il Signore, ricordando a ogni generazione che il cuore dei fanciulli può raggiungere vette altissime di grazia e di unione divina.

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Beata Giovanna di Portogallo

Principessa, vergine domenicana

La Beata Giovanna di Portogallo nacque a Lisbona il 6 febbraio 1452 nel quindicesimo secolo, come secondogenita di re Alfonso V e della regina Elisabetta, figlia del duca di Coimbra. La sua nascita, giunta dopo cinque anni di matrimonio dei genitori, fu tradizionalmente attribuita all'intercessione di San Domenico. Cresciuta nella splendida cornice della corte dell'antica casata di Aviz, che dominava uno dei regni più potenti d'Europa, ricevette un'ottima educazione da principessa. Rimasta improvvisamente orfana di madre il 2 dicembre 1455, poco dopo la nascita del fratello terzogenito e futuro Giovanni II, la sua infanzia fu segnata dalla guida della zia Filippa di Coimbra. Quest'ultima, vissuta tra il 1437 e il 1493 nel monastero di Odivelas senza prendere i voti monastici, lasciò in Giovanna un'impronta profonda che alimentò il suo precoce desiderio per la vita religiosa. Nonostante i brillanti destini dinastici e la reggenza temporanea del regno ricoperta negli anni 1470 e 1471 durante la campagna del padre in Nord Africa, la principessa seppe custodire intatta la propria vocazione spirituale. Nel corso della sua esistenza terrena seppe unire le gravi responsabilità di Stato, inclusi i momenti di governo durante la Guerra di successione castigliana, a una dedizione totale verso i poveri, gli orfani e le vedove.

Ricordata nel martirologio come vergine che rifiutò con fermezza ogni proposta di nozze per servire nell'Ordine dei Predicatori, la Beata Giovanna è oggi venerata come protettrice dei sofferenti e patrona di Aveiro e del Portogallo. La sua memoria liturgica si celebra il 12 maggio, giorno della sua nascita al cielo avvenuta nel 1490 all'età di trentotto anni dopo una lunga e dolorosa malattia. Il suo cammino spirituale fu un continuo discernimento tra gli obblighi della corona e la ricerca silenziosa del volto di Dio, vissuta tra le mura del monastero domenicano di Aveiro. Papa Innocenzo XII ne ratificò la fama di santità concedendo la beatificazione il 4 aprile 1693, estendendo il culto al suo Ordine e all'intera nazione lusitana. La sua testimonianza di fede umile e austera continua a ispirare quanti scelgono la via della carità evangelica e dell'abbandono fiducioso nella volontà divina.

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Sant' Epifanio di Costanza di Cipro

Vescovo

Sant'Epifanio nacque a Eleuteropoli in Palestina verso il trecentodieci. In giovane età lasciò la Palestina per recarsi in Egitto per amore dello studio e per partecipare alla vita eremitica. Gli asceti egiziani erano devoti seguaci di Sant'Atanasio e della formula nicena consustanziale. Visitò i monasteri egiziani e incontrò seguaci dello gnosticismo e monache con una vita dissoluta. Denunciò la situazione e i soggetti coinvolti furono espulsi dalla vita religiosa. Tornò in Palestina e fondò un monastero che diresse per trent'anni. Visitò Sant'Eusebio di Vercelli e Paolino di Antiochia, entrambi esiliati dalle sedi episcopali per la loro fede. Nel trecentosessantasette fu nominato vescovo di Salamina sull'isola di Cipro. Il nome antico della sede di Salamina era Costanza, situata a dieci chilometri a nord di Famagosta. Si dedicò al governo della diocesi e alla confutazione degli errori. Si occupò della data della Pasqua, dello scisma di Antiochia, della polemica contro le immagini sacre e delle deviazioni dell'origenismo. Conosceva ben cinque lingue. Univa una vasta erudizione a un ingegno limitato e a uno zelo eccessivo. Fu un campione dell'ortodossia e un intransigente sostenitore della stessa.

Nei suoi scritti informa ampiamente sui movimenti non ortodossi dei primi quattro secoli cristiani. Gli studiosi moderni giudicano i suoi scritti mal compendiati, scarsi di giudizi fondati e ricchi di rigide prese di posizione. Le sue opere principali sono il Panarion e l'Ancoratus. Il Panarion è noto anche come Libro dei rimedi contro le eresie. L'Ancoratus è noto come L'ancora della buona fede. Tra le sue opere ci sono anche trattati sulle gemme, sui pesi e sulle misure. Verso la fine della vita fu coinvolto con Giovanni, vescovo di Gerusalemme. Fu coinvolto con San Giovanni Crisostomo, che incontrò nel quattrocentotre. Nel quattrocentotre abbandonò il sinodo della quercia nel sobborgo di Costantinopoli. Il sinodo della quercia fu convocato dall'imperatore per rimuovere il Crisostomo dalla sede costantinopolitana. Non riuscì a fare ritorno a Salamina. Morì durante il viaggio di ritorno per mare nel quattrocentotre. A Salamina fu insigne per ampiezza di erudizione e conoscenza della letteratura sacra. A Salamina rifulse per santità di vita, zelo per la fede cattolica, generosità verso i poveri e dono dei miracoli. Il Martyrologium Romanum commemora Sant'Epifanio di Salamina il dodici maggio.

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San Filippo di Agira

Sacerdote, esorcista

San Filippo di Agira è una figura luminosa vissuta tra il settimo e l'ottavo secolo, la cui esistenza è profondamente radicata nella missione evangelica in Sicilia. Nato in Tracia da una famiglia di cultura siriaca, egli giunse a Roma dove ricevette la consacrazione presbiterale, divenendo strumento di fede e di misericordia. La sua vocazione lo condusse in Sicilia, terra che divenne il campo del suo instancabile apostolato, segnato da una profonda devozione e da un ministero vissuto nel servizio agli ultimi.

Il santo è ricordato per la sua instancabile dedizione come sacerdote, taumaturgo ed esorcista. Egli scelse Agira come dimora del proprio ministero, fondandovi un monastero che divenne faro di spiritualità per l'intera regione. La memoria di San Filippo vive ancora oggi attraverso la venerazione dei fedeli, che a lui si rivolgono invocando protezione e conforto, riconoscendo nella sua opera terrena una testimonianza di santità capace di superare i confini del tempo e di offrire speranza alle generazioni che ne custodiscono il ricordo con gratitudine.

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San Germano

Patriarca di Costantinopoli

San Germano nacque a Costantinopoli nell'anno seicento trentaquattro e visse tra il settimo e l'ottavo secolo, offrendo la sua esistenza al servizio della Chiesa in tempi di profondo travaglio spirituale e dottrinale. Uomo di fede salda e di profonda cultura teologica, egli ricoprì ruoli di grande responsabilità, giungendo alla cattedra patriarcale di Costantinopoli nell'anno settecentoquindici, dopo aver esercitato il suo ministero episcopale nella città di Cizico.

La memoria di San Germano è indissolubilmente legata alla sua ferma difesa della tradizione cristiana e della venerazione delle immagini sacre. Egli viene ricordato oggi come uno dei principali oppositori dell'editto iconoclasta promosso dall'imperatore Leone Terzo nell'anno settecentoventicinque. Per la sua incrollabile fedeltà alla dottrina e il rifiuto di piegarsi alle imposizioni imperiali, subì l'umiliazione delle dimissioni forzate nell'anno settecentotrenta, ritirandosi infine a Platanion, dove concluse il suo cammino terreno nell'anno settecentotrentadue.

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Santa Rictrude

Sposa, badessa

Santa Rictrude, sposa e badessa vissuta nel corso del settimo secolo, nacque in Guascogna nel seicentododici da una famiglia ricca e devota. La sua giovinezza fu segnata dall'incontro con Sant'Amando di Maastricht, il quale viveva come ospite nella sua casa d'origine durante il periodo in cui si trovava in esilio nella regione. L'esilio era stato disposto dal re Dagoberto per punire Amando, colpevole di aver condannato la condotta licenziosa del sovrano. Dalla casa della famiglia di Rictrude, il santo vescovo intraprese la sua preziosa opera di evangelizzazione della Guascogna. In seguito, giunse nella stessa dimora il nobile franco Sant'Adabaldo, il quale riuscì a guadagnarsi il favore del re Clodoveo secondo. Nonostante la forte opposizione dei nobili guasconi, Adabaldo chiese e ottenne Rictrude in sposa. La coppia si trasferì a vivere insieme a Ostrevant, nelle Fiandre, dove mise al mondo quattro figli: Adalsinda, Clotsinda, Mauronto ed Eusebia. La loro vita domestica trascorse in modo devoto e lieto, arricchita anche dalle visite periodiche di Sant'Amando, che continuava a frequentare la famiglia.

Dopo sedici anni di matrimonio, nel seicentocinquantadue, Adabaldo fu ucciso dai guasconi, probabilmente a causa dell'ostilità generata da quel matrimonio. Il marito di Rictrude fu onorato come martire, e la sua commemorazione tradizionale era fissata al due di febbraio, sebbene il Martyrologium Romanum non riporti più tale ricorrenza. Dopo questo tragico lutto, Rictrude espresse il profondo desiderio di consacrarsi a Dio come monaca. Sant'Amando la consigliò di attendere che il figlio Mauronto crescesse per essere introdotto a corte. Poiché il re Clodoveo secondo desiderava che Rictrude si sposasse con un suo protetto, lo stesso Amando intervenne per persuadere il sovrano a lasciarla libera. Libera da vincoli terreni, Rictrude si recò a Marchiennes, dove Amando aveva fondato un monastero maschile e uno femminile. Qui la santa fu badessa per molti anni, governando con grande rettitudine le vergini consacrate. Ella si spense nel seicentonetantotto nel monastero di Marchiennes, situato vicino a Cambrai in Austrasia, nel territorio dell'odierna Francia. Tutti i membri di questa straordinaria famiglia sono ascesi alla gloria degli altari, poiché anche i quattro figli e il marito sono venerati come santi.

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Beato Alvaro del Portillo Diez de Sollano

Prelato dell’Opus Dei

Álvaro del Portillo Diez de Sollano nacque a Madrid l'undici marzo 1914, terzo degli otto figli di Clementina Diez de Sollano e Ramón del Portillo y Pardo. Visse una vita interamente dedicata alla Chiesa cattolica, distinguendosi come ingegnere, sacerdote, teologo, vescovo e secondo Prelato dell'Opus Dei, guidando l'istituzione con fedeltà al fondatore san Josemaría Escrivá fino alla sua scomparsa avvenuta a Roma il ventitré marzo 1994.

La sua memoria liturgica si celebra il ventidue marzo. Egli è ricordato per il suo instancabile lavoro apostolico in tutto il mondo, la sua partecipazione attiva al Concilio Vaticano II, il profondo impegno nella formazione sacerdotale e laica e la fondazione di numerose istituzioni educative e sociali. La sua esistenza fu contrassegnata da una straordinaria umiltà, dolcezza e vicinanza spirituale a migliaia di fedeli.

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Beato Domenico Malaj

Sacerdote e martire

Il Beato Domenico Malaj, nato a Dushkul nel millenovecentodiciassette, è una figura luminosa del ventesimo secolo, esempio di fedeltà al Vangelo fino all'effusione del sangue. Ordinato sacerdote nel millenovecentoquarantuno presso la chiesa della Madonna del Buon Consiglio, egli spese il suo ministero in diverse comunità albanesi, tra cui Gjenacan, Velipoje, Samrish, Obot e Dajc, portando il conforto della fede in tempi di crescente oscurità. La sua dedizione non si limitò alla cura pastorale, ma si estese alla difesa della verità, attraverso la coraggiosa raccolta di testimonianze riguardanti le persecuzioni contro i cattolici, che egli inviava con discrezione alla Santa Sede per documentare la sofferenza della Chiesa locale.

La sua testimonianza giunse al compimento nel millenovecentocinquantanove a Scutari, dove fu arrestato e condannato da un tribunale popolare, subendo la fucilazione sulla riva del lago il dodici maggio. Membro del gruppo dei trentotto martiri albanesi, egli è ricordato oggi come un pastore che non ha temuto di offrire la vita per i suoi fratelli. La sua beatificazione, avvenuta il cinque novembre duemilasedici, ne ha sancito la memoria universale, proponendolo come modello di integrità e coraggio cristiano per ogni credente che desidera restare saldo nella testimonianza della fede, nonostante le prove e le avversità del tempo.

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Beato Tommaso Khampheuane Inthirath

Allievo catechista e martire

Il Beato Tommaso Khampheuane Inthirath nacque nel 1952 nel villaggio di Nong Sim, situato nel tavoliere del Boloven in Laos, un territorio compreso nel Vicariato apostolico di Pakse. Figlio prediletto e a lungo atteso, crebbe in una famiglia profondamente radicata nella fede cristiana, ereditando dal padre l'incarico di catechista del villaggio. Il padre aveva in precedenza subito la prigionia proprio a causa del suo impegno pastorale, e lo stesso Tommaso seppe compiere il proprio servizio con un autentico spirito di disponibilità, unito a un carattere pacifico e generoso. Vissuto nel corso del ventesimo secolo, il giovane offrì la sua testimonianza cristiana fino al dono supremo della vita, affrontando il martirio il sedici maggio millenovecentosessantotto a Paksong, in Laos, mentre accompagnava un sacerdote in missione. La sua memoria liturgica e quella dei compagni martiri è fissata al sedici dicembre.

La Chiesa riconosce solennemente la sua testimonianza di fede attraverso un lungo percorso canonico culminato nella beatificazione. Tommaso fu inserito in un gruppo di quindici persone tra sacerdoti diocesani, missionari e laici uccisi tra il Laos e il Vietnam negli anni compresi tra il 1954 e il 1970, un gruppo originariamente capeggiato dal sacerdote laotiano Joseph Thao Tiên. Tale causa di beatificazione ha richiesto approfonditi studi storici e teologici avviati con il nulla osta della Santa Sede del diciotto gennaio duemilaotto e sviluppatisi attraverso le fasi diocesane e romane. La beatificazione congiunta del gruppo è stata celebrata l'undici dicembre duemilasedici a Vientiane, nel Laos, per opera di papa Francesco che ne ha autorizzato il decreto sul martirio. Oggi il Beato Tommaso Khampheuane Inthirath viene ricordato con profonda devozione come giovane testimone del Vangelo e baluardo di fedeltà cristiana in terra missionaria.

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Beato Luciano Galan

Sacerdote e martire

Il Beato Lucien Galan, sacerdote e martire del ventesimo secolo, nacque il 9 dicembre 1921 a Golinhac, nella regione francese dell'Aveyron e nel territorio della diocesi di Rodez. Cresciuto in una famiglia di umili origini contadine, compì il suo cammino di formazione spirituale e teologica affrontando gli studi secondari al Collège de l'Immaculée-Conception di Espalion e prestando servizio come allievo nel Seminario maggiore di Rodez dal 1942 al 1946. Chiamato alla vita missionaria, nel settembre del 1946 entrò nel Seminario della Società delle Missioni Estere di Parigi, coronando la sua vocazione con l'ordinazione sacerdotale ricevuta il 29 giugno 1948. La sua dedizione al Vangelo lo condusse dapprima nelle terre difficili della Cina, segnate dall'avvento del regime comunista, e successivamente in Laos, dove spese la sua esistenza tra le comunità locali, i lebbrosi e i fedeli perseguitati, fino al supremo sacrificio della vita avvenuto il dodici maggio del 1968 sulle montagne di Paksong.

Egli è ricordato dalla Chiesa come un pastore coraggioso e fedele, capace di rinviare i propri congedi per non abbandonare i confratelli e le popolazioni affidate alle sue cure pastorali. La sua testimonianza di fede si inserisce nel gruppo dei diciassette martiri uccisi tra il Laos e il Vietnam, la cui causa comune ha trovato pieno riconoscimento nella solenne beatificazione celebrata l'undici dicembre del 2016 a Vientiane per mano di papa Francesco. La memoria liturgica del beato Lucien Galan e dei suoi compagni di martirio viene celebrata il sedici dicembre, giorno anniversario del martirio del missionario oblato di Maria Immacolata padre Jean Wauthier, ricordando un sacerdote che ha vissuto la propria missione sino all'effusione del sangue per amore di Cristo e della pace nel Sud-est asiatico.

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Santi Casto e Cassio

Vescovi e martiri

I santi Casto e Cassio sono ricordati dalla tradizione cristiana come due venerati vescovi e martiri, la cui memoria liturgica si celebra il dodici maggio in coincidenza con quella dei santi Casto ed Emilio. La loro vicenda spirituale e terrena affonda le radici nella memoria antica della Chiesa, venendo citata dai Bollandisti e descritta in una Passio di datazione molto tarda. Nel corso dei secoli, la devozione verso questi illustri pastori ha trovato profonda risonanza in molte località della Campania e del Lazio, ricevendo particolare venerazione a Benevento, Calvi, Capua, Gaeta e Sora, oltre che in altre comunità ecclesiali.

La testimonianza di fede dei santi vescovi è giunta fino a noi anche attraverso preziose memorie a stampa, come il testo pubblicato nel millesiseicentottantacinque per i tipi di Francesco Mollo. Tale opera, intitolata Vita e passione Delli Gloriosi Martiri Santo Casto vescovo di Calvi, e Santo Cassio Vescovo di Sinuessa. Con alcune notizie della Città di Calvi, e de suoi Vescovi, & altre antiche memorie, fu scritta dal dottore don Giuseppe Cerbone, prete secolare, protonotario apostolico, teologo ed esaminatore sinodale della corte vescovile calvense, e dedicata a monsignor Vincenzo De Silva, vescovo della città di Calvi. Un analogo testo di approfondimento sui martiri è oggi custodito e consultabile nel sito della cattedrale di Calvirisorta, a conferma del legame indissolubile che unisce queste terre alla gloriosa memoria dei loro protettori.

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Santi Cirillo e sei compagni

Martiri in Mesia

A Galatz nella Mesia, nell’odierna Romania, san Cirillo, che subì il martirio insieme a sei compagni.

San Domenico della Calzada

Eremita

Nella Castiglia in Spagna, in una località poi insignita del suo nome, san Domenico, detto della Calzada, sacerdote, che costruì ponti e strade ad uso dei pellegrini di Santiago di Compostela e provvide con amore alle loro necessità nelle celle e nella foresteria che in questo luogo aveva fatto costruire.

San Crispolto (Crispolito) e compagni

Martiri di Bettona

Sant' Efrem di Gerusalemme

Vescovo

San Modoaldo

Vescovo

A Treviri nella Renania in Austrasia, nel territorio dell’odierna Germania, san Modoaldo, vescovo, che costruì e ornò chiese e monasteri, istituì molte comunità di vergini e fu sepolto accanto alla sorella Severa.

Beato Giovanni de Segalars

Mercedario

Beato Ejëll Deda

Sacerdote e martire

San Dimma di Tallaght

Dal Martirologio Romano

Santi Néreo e Achílleo, martiri, che, come riferisce il papa san Damaso, si erano arruolati come soldati e, spinti da timore, erano pronti ad obbedire agli empi comandi del magistrato, ma, convertitisi al vero Dio, gettati via scudi, armature e lance, lasciarono l’accampamento e, confessando la fede in Cristo, godettero del suo trionfo. In questo giorno a Roma i loro corpi furono deposti nel cimitero di Domitilla sulla via Ardeatina. — Martirologio Romano