12 maggio
Beato Luciano Galan
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La formazione e la partenza per la Cina
Il giovane Lucien Galan nacque il 9 dicembre 1921 a Golinhac, nella regione francese dell'Aveyron e nel territorio della diocesi di Rodez, da una famiglia dedita alla terra. Dopo aver completato i propri studi secondari al Collège de l'Immaculée-Conception di Espalion, intraprese il discernimento vocazionale che lo portò a essere allievo del Seminario maggiore di Rodez nel quadriennio compreso tra il 1942 e il 1946. Nel settembre del 1946 varcò la soglia del Seminario della Società delle Missioni Estere di Parigi, istituzione nella quale continuò la sua intensa preparazione spirituale e teologica fino al giorno della sua ordinazione sacerdotale, celebrata il 29 giugno 1948. Destinato dal superiore Vicariato apostolico del Sichang in Cina, padre Lucien partì per la sua prima missione il 15 dicembre 1948, affrontando un lungo viaggio che lo portò a compire una traversata a cavallo attraverso la regione montuosa dello Yunnan, intervallata da necessarie tappe di riposo. Arrivò a destinazione a Sichang il 31 marzo 1949, trattenendosi per i primi mesi nella sede centrale del Vicariato allo scopo di apprendere la lingua cinese e di comprendere gli usi e i costumi della popolazione locale. Nelle lettere indirizzate agli amici in patria, le sue prime impressioni sulla Cina apparvero entusiaste, sebbene profondamente consapevoli dei gravi contrasti sociali e della grande miseria che affliggevano il popolo. Sul finire del 1949, il giovane missionario fu inviato nel settore meridionale della zona di missione, precisamente nella località di Hweilli, dove dovette immediatamente confrontarsi con un contesto difficile, caratterizzato dalla presenza di abitanti dediti al brigantaggio e alla guerriglia nelle impervie aree montane della regione.
La persecuzione, l'espulsione e il trasferimento in Laos
Mentre la provincia cinese veniva progressivamente raggiunta dall'espansione del regime comunista, la situazione di padre Lucien divenne critica. Il 15 novembre 1950 padre Galan fu arrestato con l'accusa infondata di complicità con i ribelli, pretesto alimentato dalle sue frequenti e coraggiose uscite pastorali per visitare i cristiani dispersi nei vari villaggi. Due giorni dopo essere stato tratto in arresto, fu condotto nella prigione di Hweili. Le accuse formali contro di lui decaddero nel momento in cui egli spiegò con semplicità che, trovandosi in Cina da poco tempo, non padroneggiava ancora la lingua locale. Costretto a un prolungato periodo di rigida inattività, ebbe tuttavia la possibilità di informare i superiori sulle drammatiche condizioni dei cinesi, sottoposti a spietate sedute di indottrinamento e a processi popolari volti alla rieducazione marxista. Sul finire del 1951 fu trasferito a Sichang e, nel mese di dicembre dello stesso anno, subì la definitiva espulsione dalla Cina. L'8 gennaio 1952 sbarcò a Hong Kong, che all'epoca costituiva un protettorato inglese, giungendo insieme al vicario apostolico monsignor Baudry e ai padri missionari Cuzon e Galan, i quali si trovavano bloccati come lui. Nelle lettere scritte in quel periodo, le sue impressioni sulla Cina mutarono radicalmente, spingendolo a definire la nazione come un vero e proprio inferno sulla terra. Raccontò che alla sua partenza da Hweilli molti cristiani e persino numerosi pagani si erano recati a salutarlo piangendo, e denunciò apertamente come la stragrande maggioranza della popolazione non fosse comunista ma semplicemente vittima di processi iniqui. Denunciò inoltre che le prigioni rigurgitavano di persone innocenti e che i lavori forzati erano ovunque diffusi, ricordando che nei mesi precedenti, tra l'aprile e il maggio di quell'anno, la sua città di residenza sorvegliata era stata teatro di esecuzioni quotidiane accompagnate dal divieto assoluto di seppellire i cadaveri. Dopo un breve periodo di necessario riposo, la sua obbedienza missionaria lo indirizzò verso il Vicariato apostolico di Thakhek in Laos. Lasciò Hong Kong il 26 gennaio 1952 e raggiunse il territorio laotiano nel mese di aprile successivo, assumendo l'incarico pastorale del villaggio di Nason presso Pakse e dedicandosi con grande impegno allo studio della lingua lao.
L'attività apostolica e la testimonianza in Laos
Tra il 1953 e il 1954 padre Lucien prese i primi contatti con le popolazioni di etnia kha insediate nel nord-ovest del Paese, spingendosi a visitarle regolarmente nonostante i gravi pericoli derivanti dalla presenza di guerriglieri del movimento Viet Minh nascosti tra i rilievi montuosi. Nel mese di giugno del 1953, affidando il suo pensiero al Bollettino interparrocchiale, espresse la ferma convinzione che a distruggere la religione non fosse tanto la persecuzione esterna, quanto piuttosto la cattiva testimonianza offerta dai cristiani incoerenti. Nello stesso scritto sottolineò che per le popolazioni indigene la figura di un europeo e quella di un cristiano coincidevano in un unico concetto, e che spesso gli occidentali finivano per tradire l'ideale religioso con la loro condotta. Nel 1955 avviò un'importante opera di carità cristiana dedicandosi ai lebbrosi, recandosi in visita ad alcuni lebbrosari situati nella zona di Saigon e di Djiring. L'anno seguente, nel 1956, scelse di prendere dimora in una modesta abitazione adibita anche a cappella, pensata per accogliere e istruire quanti chiedevano di abbracciare la fede cristiana tra i villaggi kha e nelle zone limitrofe. Nello stesso periodo, nella missione di Nason, numerosi abitanti locali si preparavano fervidamente al sacramento del Battesimo, culminando questo fervore nel 1957 con l'inaugurazione e la benedizione, officiata dallo stesso padre Lucien, di una nuova chiesa destinata alla comunità laotiana. Dal giugno del 1957 fino al mese di dicembre del 1958 svolse temporaneamente l'incarico di parroco a Pakse. Successivamente, dal 9 aprile 1959 al 23 febbraio 1960, beneficiò di un periodo di riposo nella sua terra d'origine in Francia. Al rientro in Laos, fu preposto alla guida della missione di Muong-Khrai, situata sul delicato confine tra la zona controllata dal movimento Pathet Lao e i territori sotto il controllo delle truppe governative. In quel delicato avamposto fu chiamato a sostituire il confratello padre René Dubroux, tragicamente ucciso l'anno precedente. Nel 1962 fu ripetutamente arrestato e rilasciato a brevi interviste di distanza, vivendo nella costante minaccia di percorrere piste disseminate di mine antiuomo. Nonostante il clima di guerriglia e l'aumento dei pericoli descritti nei suoi resoconti, padre Lucien continuava a coltivare numerosi progetti pastorali, vedendo crescere il numero dei cristiani mentre la guerra si faceva sempre più vicina.
Il martirio e il processo di beatificazione
Il 15 aprile 1968 padre Lucien scrisse ai suoi familiari per annunciare il suo imminente ritorno in Francia per un nuovo periodo di congedo. Tuttavia, decise generosamente di rimandare la partenza poiché un altro missionario aveva urgente bisogno di riposo al posto suo, compiendo tale sacrificio per amore della pace in Laos e in tutto il Sud-est asiatico. L'11 maggio 1968 partì alla volta dei villaggi di Nong Mot e Nong I-Ou per sostituire un confratello impegnato altrove. La mattina seguente, dopo aver celebrato due sante Messe, intorno alle ore nove e trenta lasciò il villaggio di Nong I-Ou per recarsi a celebrare in un'altra comunità. Nel tragitto, passando per la scuola catechistica di Paksong, fu raggiunto da due giovani apprendisti catechisti, Thomas Khampheuane Inthirath e il suo amico Khamdi, i quali si offrirono volontariamente di fargli da scorta e compagni di viaggio. Giunti a circa quindici chilometri da Paksong, i tre caddero in un'imboscata tesa da forze ostili. Il catechista Thomas morì sul colpo, mentre Khamdi rimase ferito a una gamba. Padre Lucien fu gravemente colpito dai proiettili sparati contro il veicolo, come riferito in seguito dalla testimonianza dello stesso Khamdi. Due soldati che parlavano la lingua vietnamita estrassero il sacerdote ferito dall'abitacolo e lo spinsero poco più avanti, dove subito dopo furono uditi distintamente due colpi d'arma da fuoco. Il giovane Khamdi riuscì a mettersi in salvo grazie al soccorso dei militari di un posto di blocco, mentre i corpi senza vita degli altri due furono recuperati a fatica il giorno successivo e trasportati a Pakse, dove si svolsero solenni funerali. L'eliminazione del missionario fu verosimilmente motivata dal fatto che egli rappresentava la guida spirituale di numerosi villaggi rimasti fedeli al governo legittimo, e attraverso la sua uccisione si intendeva diffondere il terrore tra gli abitanti. Padre Lucien Galan è stato successivamente inserito nell'elenco ufficiale di quindici martiri, comprendente sacerdoti diocesani, missionari e laici uccisi tra il Laos e il Vietnam tra il 1954 e il 1970, gruppo che include anche il catechista Thomas Khampheuane Inthirath e padre René Dubroux, sotto la guida spirituale del sacerdote laotiano Joseph Thao Tiên. La fase diocesana del processo di beatificazione si svolse a Nantes dal 10 giugno 2008 al 27 febbraio 2010, dopo che la Santa Sede aveva concesso il relativo nulla osta in data 18 gennaio 2008, avvalendosi del prezioso supporto di una commissione storica e contando sulle origini nantesine di un altro potenziale martire, padre Jean-Baptiste Malo. La fase romana ebbe inizio il 13 ottobre 2012 e la documentazione della Positio fu formalmente consegnata nel 2014, dopo essere stata coordinata congiuntamente a quella di padre Mario Borzaga e del catechista Paul Thoj Xyooj la cui fase diocesana si era svolta a Trento. Il 27 novembre 2014 i consultori teologi si pronunciarono favorevolmente sul martirio dell'intero gruppo di diciassette persone, parere confermato il 2 giugno 2015 dal congresso dei cardinali e vescovi della Congregazione delle Cause dei Santi per Joseph Thao Tiên e i suoi quattordici compagni, mentre padre Borzaga e il suo catechista avevano ottenuto il decreto il precedente 5 maggio. Il 5 giugno papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio anche per gli altri quindici. La solenne beatificazione congiunta dei diciassette martiri è stata celebrata domenica 11 dicembre 2016 a Vientiane, in Laos, presieduta dal cardinale Orlando Quevedo come inviato speciale del Santo Padre.
Il cammino missionario
La vocazione del Beato Luciano Galan ha trovato il suo primo compimento nel 1948, anno in cui ricevette l'ordinazione sacerdotale per le Missioni Estere di Parigi. Questo inizio segnò l'avvio di un percorso missionario caratterizzato da un profondo spirito di abnegazione e dalla disponibilità a spostarsi tra la Francia, la Cina, Hong Kong e il Laos. La sua esperienza in Cina, iniziata con entusiasmo, fu presto interrotta dalle vicende politiche dell'epoca, che lo condussero a subire un periodo di prigionia prima di essere espulso dal paese nel 1951. Tale prova non fiaccò il suo zelo, ma anzi preparò il suo animo alla missione che lo attendeva in Laos a partire dal 1952.
In questa terra, Luciano Galan si dedicò con particolare attenzione alle popolazioni kha, vivendo tra loro con semplicità e spirito di servizio. Il suo ministero non si limitava all'insegnamento dottrinale, ma si esprimeva attraverso una presenza costante e solidale, capace di affrontare le difficoltà quotidiane insieme ai suoi fratelli. La sua vita fu un continuo atto di testimonianza, vissuto in un contesto geografico difficile e in un periodo in cui la presenza cristiana era messa a dura prova. Egli scelse di restare accanto alle persone affidate alle sue cure pastorali, rifiutando di abbandonare il campo di missione nonostante i rischi crescenti. La sua esistenza si concluse tragicamente l'undici maggio 1968, quando fu ucciso in un'imboscata presso Paksong. Quel giorno, il suo servizio giunse al compimento definitivo, trasformando il suo impegno quotidiano in un'offerta suprema di vita che ancora oggi risuona come una testimonianza di una carità che non conosce confini.
Il ricordo e la memoria
La figura del Beato Luciano Galan è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa universale attraverso il rito di beatificazione presieduto in nome di Papa Francesco l'undici dicembre 2016 a Vientiane. Questo atto ha elevato il suo sacrificio agli onori degli altari, confermando la santità di un uomo che ha saputo incarnare le virtù del martirio nel ventesimo secolo. Il suo ricordo è intrinsecamente legato alla memoria liturgica del gruppo dei martiri del Laos, che la Chiesa celebra il sedici dicembre, un momento di comunione che unisce la testimonianza di Luciano a quella di tanti altri che hanno donato la propria esistenza per l'annuncio della salvezza.
La venerazione verso il Beato Luciano Galan invita i fedeli a meditare sulla natura della missione sacerdotale, spesso chiamata a confrontarsi con la violenza e l'incomprensione. Il suo esempio incoraggia a mantenere viva la speranza, ricordando che ogni gesto compiuto per amore del Vangelo lascia un segno indelebile nel cuore di Dio. La sua vita, seppur segnata da un epilogo drammatico, continua a parlare alla Chiesa contemporanea come un invito alla fedeltà, alla carità operosa e alla dedizione totale verso le periferie del mondo, dove la luce della fede risplende con maggiore intensità proprio nelle tenebre della prova.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Lucien Galan?
La memoria liturgica del beato Lucien Galan si celebra il 16 dicembre, giorno anniversario del martirio del missionario oblato di Maria Immacolata padre Jean Wauthier.
Quali furono le tappe principali della sua vita missionaria?
Padre Lucien Galan svolse il suo ministero sacerdotale dapprima in Cina, dove subì l'arresto e l'espulsione nel 1951, e successivamente in Laos, dove operò instancabilmente tra i villaggi e i lebbrosi fino al martirio avvenuto nel 1968.