Beata Maria Raffaella (Santina) Cimatti

Vergine

Aggiornato il 22 luglio 2026

Le origini e la chiamata

Santina Cimatti nacque il 6 giugno 1861 nella fertile terra romagnola, a Faenza. Il padre lavorava come bracciante agricolo, mentre la madre era tessitrice. La famiglia ebbe complessivamente sei figli, ma tre di essi morirono subito dopo la nascita. Il padre morì prematuramente, lasciando la madre sola con i tre figli rimasti, tra cui Santina, che fin da piccola fece da mamma ai due fratelli maschi. La natura dota Santina di un volto sorridente sereno e di belle fattezze, illuminato da occhi sereni e profondi. A causa delle difficoltà economiche e del bisogno urgente di arrotondare il bilancio familiare, Santina potè dedicare poco tempo agli studi, aiutando la mamma come tessitrice o occupandosi dei lavori di casa. I due unici fratelli maschi sopravvissuti, Luigi e Vincenzo, entrarono giovanissimi nella congregazione salesiana. Il fratello Luigi divenne un fratello coadiutore in Perù e morì nel 1927 in fama di santità, mentre il fratello Vincenzo fu il fondatore delle missioni salesiane in Giappone e divenne venerabile. Per questa straordinaria fioritura di virtù, la famiglia Cimatti fu definita una famiglia di santi, e lo stesso nome di Santina era già un programma di vita. Santina sapeva che il Signore aspettava da lei una totale consacrazione, ma non se la sentiva di lasciare la madre cadente e bisognosa di cure per seguire la sua vocazione. La madre, con grande amore, ripeteva a Santina di seguire liberamente la sua strada e di non sentirsi vincolata a lei e alle sue necessità. Tuttavia, Santina riteneva indispensabile rimanere vicino alla madre sino a quando avrebbe trovato per lei una sistemazione nella casa di un sacerdote. Alla soglia del suo ventottesimo compleanno, Santina andò a sfogarsi dal suo parroco. Il parroco e quanti le erano vicini confermavano la chiamata di Santina ad una totale consacrazione, e il sacerdote le disse che il suo cuore apparteneva già a Dio e che un giorno avrebbe potuto dedicarsi solo a lui. Per risolvere l'ostacolo della cura materna, il generoso parroco si offrì di accogliere l'anziana madre in canonica e di prendersene cura personalmente.

La vestizione e il carisma ospedaliero

Nel novembre del 1889, e precisamente il 4 novembre, Santina entrò tra le Suore Ospedaliere della Misericordia di Roma, la cui casa madre si trovava a San Giovanni in Laterano. La superiora fece fare a Santina il noviziato in corsia, a diretto contatto con i malati, per saggiare la veridicità e la tenacia della sua vocazione. Santina si divise nelle mille mansioni di apprendista infermiera e tuttofare con un sorriso e una serenità che conquistavano tutti. Superò la prova del noviziato a pieni voti e l'8 dicembre 1890 fu ammessa alla vestizione religiosa. Con l'abito religioso le fu dato il nome nuovo di suor Maria Raffaella. La religiosa spiegò che il suo nome nella Bibbia è sinonimo di premuroso accompagnatore e medicina di Dio, e motivò la sua amorevole assistenza ai malati citando proprio il suo protettore San Raffaele. Alle suore della Misericordia veniva chiesto il quarto voto dell'ospitalità per il servizio ai malati e sofferenti, e il carisma della Congregazione assunse in suor Maria Raffaella sfumature di straordinaria tenerezza e materna dolcezza ereditate nel clima della sua famiglia. I malati la contendevano chiamandola mamma, e ben presto tutti la conobbero come l'angelo dei malati. Ogni giorno suor Raffaella viveva la presenza di Dio nel sofferente, ricordando sempre che il singolo uomo ha bisogno di amore concreto anche nei piccoli fatti quotidiani. Una paziente raccontò di essere stata ricoverata in ospedale per appendicite da giovane e di aver pianto per la mancanza della lontana mamma; la serva di Dio si accorse della sua prostrazione morale e le chiese il motivo del pianto. Alla risposta della ragazza sulla mancanza della mamma, la suora rispose con profonda comprensione di essere lei stessa la mamma di chi soffre. Nel 1893 suor Maria Raffaella fu inviata presso l'ospedale di San Benedetto ad Alatri, dove iniziò la sua professione di infermiera, per poi passare successivamente all'ospedale Umberto I di Frosinone. Il campo principale del suo apostolato fu la farmacia, dove prestò servizio con dedizione per ben trentaquattro anni. Il lavoro tra pillole, sciroppi e a pestare nel mortaio era per Raffaella un dono di Dio, e quand'era necessario si metteva a disposizione dei malati e della comunità per qualsiasi occupazione. Attraverso l'impegno semplice ma continuo nel quotidiano, riuscì a realizzare con esemplare dedizione il vero amore per il prossimo.

Il servizio come superiora e gli anni di guerra

A partire dal 1921, suor Maria Raffaella ebbe l'incarico di priora e superiora della comunità di Frosinone, e successivamente dal 1928 al 1940 ritornò ad Alatri sempre come priora. Come superiora si rivelò madre, sorella, amica, consigliera e modello esemplare di ogni virtù. Per le proprie consorelle sapeva essere una guida attenta e gentile, non pretendendo mai di essere servita, ma desiderando che ciascuno servisse la comunità con dedizione. Una consorella annotò che non si dava arie per l'ufficio di superiora ma si considerava la serva delle suore, aiutandole nel lavoro e avendo come passatempo preferito quello di fare o rammendare e confezionare le calze delle consorelle. La sua giornata iniziava verso le tre e trenta del mattino, riducendo il sonno all'indispensabile per poter essere utile a tutti. Quando non era intenta alla cura degli ammalati o al lavoro, si trovava in preghiera davanti al Sacramento, e le sue mani scorrevano sui grani del Rosario quando non erano al servizio del prossimo. Nelle ore pomeridiane sostituiva le suore di turno per dar loro la possibilità di riposare. Suor Raffaella visse giorni difficili e drammatici a Frosinone durante la guerra, confortando e avvicinando gli ammalati in quel periodo bellico tanto doloroso. Nel 1943 cominciò a manifestarsi il male che si sarebbe rivelato incurabile. Nonostante la malattia che le bussava alla porta, pensava sempre alla preghiera come mezzo di sostegno. Nel corso del conflitto, percepì attraverso le suppliche delle persone dell'ospedale che Alatri avrebbe potuto subire un bombardamento per contrastare l'avanzata delle forze alleate. Raccogliendo le poche energie rimanenti e collaborando con il vescovo, la suora riuscì a compiere un'ultima uscita pubblica nel 1944 per incontrare il generale Kesselring. Con la sua tenacia e la sua intercessione ottenne il cambiamento del piano strategico, evitando il bombardamento di Alatri e salvando la città. Le persone gridarono al miracolo, dicendo che un angelo aveva salvato la comunità. Alla soglia degli ottant'anni cedette il ruolo di superiora, ma restò nella comunità di Alatri come semplice suora impegnata nei più umili servizi, continuando a testimoniare che l'ospedale è anche l'ambiente dove si esercitano le virtù umane.

Il transito e il culto

Nel suo lento declino fisico, la Beata continuò a offrire la sua testimonianza di bontà e di fede fino alla fine dei suoi giorni terreni. Si spense serenamente il 23 giugno 1945 ad Alatri. Il martirologio la ricorda in quel luogo come beata Maria Raffaella, al secolo Santina Cimatti, vergine, delle Suore della Misericordia per gli Infermi. Ella condusse una vita umile e nascosta, adoperandosi con cordiale carità e costante attenzione specialmente per i malati e i poveri, svolgendo un servizio costante ed eroico in favore degli afflitti. La Chiesa, riconoscendo la santità della sua esistenza operosa e silenziosa, l'ha proclamata beata il 12 maggio 1996. La sua festa liturgica si celebra ogni anno il 23 giugno, giorno in cui la memoria dei fedeli si unisce al ringraziamento per il dono di questa luminosa testimone dell'amore divino.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Maria Raffaella?

La sua festa liturgica si celebra il 23 giugno, giorno della sua nascita al cielo.

Di cosa è patrona la Beata Maria Raffaella?

I documenti biografici non menzionano specifici patronati ufficiali.

Ad Alatri nel Lazio, beata Maria Raffaella (Santina) Cimatti, vergine, delle Suore della Misericordia per gli Infermi, che condusse una vita umile e nascosta, adoperandosi con cordiale carità e costante attenzione specialmente per i malati e i poveri. — Martirologio Romano