8 settembre
Beata Serafina Sforza (Sveva Feltria)
Clarissa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini nobiliari e la giovinezza
La vita della beata Serafina Sforza offre un'ampia panoramica della nobiltà italiana del Quattrocento e delle Casate e dinastie coinvolte. Sveva Feltria apparteneva all'illustre famiglia dei conti di Montefeltro, signori di Urbino dal 1234 al 1508. Urbino divenne ducato sotto il fratello Oddantonio nel 1443, proprio negli anni in cui visse Sveva. Sveva nacque ad Urbino nella prima metà del 1434 ed era l'ultima dei figli di Guidantonio e di Caterina Colonna. Caterina Colonna era nipote di papa Martino V. Sveva rimase orfana della madre nel 1438 e rimase orfana del padre nel 1443 all'età di nove anni. Sveva rimase per qualche tempo ad Urbino sotto la tutela del fratello Oddantonio. Il fratello Oddantonio morì tragicamente in una congiura nel 1444. Dopo la morte di Oddantonio, Sveva fu sotto la tutela del fratello Federico di Montefeltro, vissuto tra il 1422 e il 1482. Federico di Montefeltro fu un celebre condottiero e mecenate dell'arte. Nel marzo 1446, all'età di dodici anni, Sveva lasciò Urbino. Sveva andò a vivere per più di un anno a Roma presso lo zio materno cardinale Prospero Colonna, appartenente alla celebre famiglia patrizia romana. Lo zio Prospero Colonna trattò il matrimonio della giovanissima nipote con il quarantenne Alessandro Sforza secondo gli usi del tempo. Alessandro Sforza era signore di Pesaro. Sveva sposò Alessandro Sforza per procura il nove gennaio 1448. Sveva raggiunse il marito Alessandro solo il primo settembre successivo.
Il matrimonio e le dure prove
Sveva Feltria Sforza rimase ben presto sola a causa degli impegni militari del marito. Alessandro Sforza fu chiamato nella guerra di Lombardia a sostenere il fratello Francesco I Sforza nella conquista del ducato di Milano. Francesco I Sforza visse tra il 1401 e il 1466. Il possesso del ducato di Milano fu riconosciuto a Francesco I Sforza con la pace di Lodi del 1454. In assenza del marito, Sveva fu impegnata nei doveri dello Stato a Pesaro. Sveva fu assistita dalla zia Vittoria Colonna e dalla cugina Elisabetta Malatesta dei signori di Rimini. Sveva fu impegnata nell'educazione dei figliastri Battista e Costanzo Sforza. Battista e Costanzo Sforza erano figli di Alessandro Sforza e della defunta prima moglie Costanza Varano dei signori di Camerino. La lunga lontananza e l'incuria del marito maturo, impegnato nelle guerre e nei facili amori, misero a dura prova i sentimenti e la fedeltà coniugale di Sveva. Sveva probabilmente cedette alle lusinghe di un cortigiano. Sveva fu accusata di adulterio dal marito Alessandro Sforza. Sveva fu incolpata di tentato avvelenamento del marito e di tramare contro di lui. Le accuse contro Sveva prevedevano la connivenza della zia Vittoria Colonna dietro istigazione di Sigismondo Malatesta. Sigismondo Malatesta visse tra il 1417 e il 1468. Si cercava di restituire la signoria di Pesaro a Sigismondo Malatesta. A parte le accuse formulate ingiustamente contro la moglie, Alessandro decise di sbarazzarsene. Alessandro tentò varie volte di avvelenare la moglie. Una notte Alessandro cercò di strangolare Sveva. Nonostante le difese dei parenti, l'infelice Sveva fu costretta dal marito e dal cognato Francesco duca di Milano ad entrare fra le Clarisse.
La conversione e la vita nel monastero Corpus Christi
Sveva entrò nel monastero Corpus Christi di Pesaro. Sveva ottenne la necessaria dispensa da papa Callisto III. Sveva fece la sua professione religiosa alla fine di agosto del 1457. Prese il nome di suor Serafina entrando in monastero. Il ritiro in convento era una pratica abbastanza usuale tra le nobili, vedove, decadute e perseguitate. Lo stato forzato di religiosa fu per suor Serafina Sforza il trampolino di lancio verso una santità di vita. Serafina riscattò l'errore in cui era caduta per la giovanile inesperienza e a causa dell'ambiente corrotto in cui era capitata adolescente. Serafina visse tra le clarisse di Pesaro per ventuno anni. Serafina fu di esempio alle consorelle nella pratica delle virtù cristiane, nella carità, nell'umiltà e nell'assistenza agli infermi. Nel 1475, all'età di quarantuno anni, Serafina venne eletta badessa. Serafina ebbe la consolazione di vedere il marito Alessandro giungere al monastero del Corpus Christi per riconciliarsi con lei. Alessandro riconobbi i propri torti. Alessandro tornò in seguito più volte a conversar con Serafina per la sua redenzione spirituale. Alessandro Sforza morì nel 1473. Suor Serafina Sforza morì nel suo monastero di Pesaro l'otto settembre 1478 all'età di quarantaquattro anni. La morte di Serafina avvenne fra il cordoglio generale ed essa fu pianta profondamente da tutte le clarisse. Le clarisse ritenevano Serafina una santa già da anni prima della sua morte. Le clarisse presero a tributare a Serafina un culto. Il culto di Serafina fu confermato solennemente da papa Benedetto XIV il diciassette luglio 1754 con il titolo di beata. La festa della beata Serafina Sforza viene celebrata l'otto settembre. Nel martirologio, la beata Serafina Sforza affrontò molte avversità nella vita coniugale e, rimasta vedova, trascorse in grande umiltà i restanti anni seguendo la regola di santa Chiara.
Il cammino terreno
Nata a Urbino nel 1434, la Beata Serafina Sforza ha attraversato il quindicesimo secolo intrecciando la sua nobile origine con le vicende politiche del suo tempo. Il matrimonio contratto nel 1448 con Alessandro Sforza non fu per lei l'inizio di una vita mondana serena, ma l'avvio di un percorso che la portò gradualmente a cercare altrove il senso profondo della propria esistenza. Le dinamiche di quel periodo storico la condussero, nell'anno 1457, a fare il suo ingresso nel monastero del Corpus Christi di Pesaro, un luogo destinato a diventare la sua casa definitiva e il laboratorio della sua santificazione.
L'ingresso in monastero, vissuto inizialmente come una costrizione, divenne per lei l'occasione per abbracciare pienamente la regola delle Clarisse. In quel contesto di preghiera e lavoro, Serafina trovò la sua vera vocazione. La sua presenza all'interno delle mura conventuali fu caratterizzata da una progressiva maturazione spirituale, che le permise di essere punto di riferimento per le consorelle. La dedizione dimostrata nei lunghi anni di vita religiosa fu tale che, nel 1475, le sorelle la scelsero come loro badessa. In questo ruolo, seppe esercitare un ministero di servizio, guidando il monastero con prudenza e carità fino alla sua chiamata definitiva, avvenuta a Pesaro nell'anno 1478. La sua vita, sebbene breve, ha lasciato un'impronta profonda nella storia della spiritualità, testimoniando come la grazia possa operare anche nelle situazioni più difficili e umane.
Il ricordo nella Chiesa
Il culto della Beata Serafina Sforza si è consolidato nel tempo, superando i confini locali di Pesaro e delle terre marchigiane in cui visse. La sua figura è stata accolta con devozione dalla comunità dei fedeli, che ne hanno riconosciuto la virtù esemplare e la forza d'animo. Il processo di riconoscimento canonico ha trovato il suo sigillo ufficiale il 17 luglio 1754, quando Papa Benedetto XIV ne confermò solennemente la beatificazione, elevandola all'onore degli altari.
La memoria liturgica della Beata Serafina Sforza viene celebrata l'8 settembre. Questa data invita i fedeli a riflettere sulla sua capacità di trasformare il dolore in offerta e la costrizione in libertà spirituale. La sua testimonianza, che attraversa i secoli, continua a parlare a coloro che cercano nella vita dei santi un conforto e una guida per il proprio cammino quotidiano. Pregare la Beata Serafina significa invocare la luce dello Spirito per accettare con pazienza i disegni di Dio sulla propria vita, confidando sempre nella Sua misericordia.
Domande frequenti
Quando si festeggia la beata Serafina Sforza?
La festa della beata Serafina Sforza viene celebrata l'otto settembre.
A Pesaro, beata Serafina Sforza, che affrontò nella vita coniugale molte avversità e, rimasta vedova, trascorse in grande umiltà i restanti anni della sua vita seguendo la regola di santa Chiara. — Martirologio Romano