8 settembre
San Sergio I
Papa
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'origine e l'elezione al soglio pontificio
San Sergio I nacque a Palermo, sebbene la sua data di nascita sia incerta, ed era originario di una famiglia di stirpe sira. Trasferitosi a Roma in gioventù, trovò la propria via nella musica sacra e nella lode liturgica, facendosi notare nella Schola cantorum. Ricevuta l'ordinazione sacerdotale, la sua dedizione alla cura delle chiese lo rese rapidamente un personaggio eminente all'interno del clero romano. Quando, nel seicentottantasette, morì papa Conone, la Chiesa di Roma si trovò divisa tra i sostenitori di due candidati che non riuscivano a prevalere l'uno sull'altro. Per uscire dall'empasse, l'elezione cadde su Sergio come figura di compromesso. Su di lui converse l'accordo generale poiché era riconosciuto come uomo di fede profonda, di preghiera costante e di solido studio, sebbene venisse anche descritto come un uomo di testa dura quando occorreva difendere la giustizia.
La difesa della fede e il rapporto con l'Impero
Durante il pontificato, il quadro geopolitico vedeva Roma e buona parte dell'Italia appartenere all'impero d'Oriente, mentre il resto del territorio era sotto il dominio dei Longobardi. Gli imperatori d'Oriente si consideravano Isapostoli, ossia uguali agli apostoli, ritenendosi non inferiori al Pontefice romano in materia di fede. Tale mentalità aveva già prodotto drammatiche conseguenze, come nel caso di papa Martino I, il quale non si era piegato all'imperatore Costante II ed era stato prelevato da Roma per morire di maltrattamenti in Crimea nel seicentocinquantacinque. In questo clima di tensione, nell'anno seicentottantotto il re pagano del Wessex, Ceadwalla, arrivò a Roma dalla Britannia desideroso di farsi cristiano. Ceadwalla ricevette il battesimo nella basilica del Laterano ed entrò nella vita della Chiesa con il nome di Pietro, battezzato direttamente dal Papa in persona, Sergio. Negli stessi anni, san Sergio si adoperò con tutte le forze per l'evangelizzazione dei Sassoni e dei Frisoni. L'imperatore Giustiniano secondo tentò tuttavia di imporre a Roma e ai cristiani le norme disciplinari stabilite a Costantinopoli da un concilio composto da soli vescovi d'Oriente, spedendo i decreti all'approvazione di papa Sergio. Tra le disposizioni figurava l'abolizione del celibato per i sacerdoti. Papa Sergio rifiutò categoricamente di approvare tali decreti imperiali, preferendo morire piuttosto che avallare l'errore. Per piegare il pontefice, l'imperatore inviò a Roma un alto dignitario di nome Zaccaria con l'ordine di arrestarlo e condurlo a Costantinopoli. Quando Zaccaria giunse al Laterano con il mandato di cattura, la popolazione reagì con forza. Truppe cittadine italiane provenienti dalla Romagna e dalle Marche accorsero prontamente in aiuto di Sergio anziché difendere le milizie dell'imperatore d'Oriente. A loro si unirono molti romani inferociti dalle pesanti tassazioni imperiali, che circondarono il palazzo del Laterano. Lo storico tedesco Gregorovius tramandò che lo stesso Zaccaria, ritrovandosi braccato dalla folla inferocita, fu scovato mentre se ne stava acquattato sotto il letto del papa. San Sergio I dimostrò grande magnanimità: salvò Zaccaria dalla furia popolare, lo perdonò e lo rimandò incolume indietro.
L'opera liturgica e la ricomposizione delle divisioni
Oltre alla fermezza nel governo e nella tutela della dottrina, san Sergio I ricompose molte controversie e discordie ecclesiali. Tra i suoi meriti maggiori vi fu la restituzione della pace religiosa nel patriarcato di Aquileia. Quella regione, che comprendeva il Veneto, l'Istria e le terre d'Oltralpe, era rimasta spaccata per centoquarant'anni da aspri contrasti politici e religiosi legati alla complessa questione dei Tre Capitoli, che riguardavano le nature e la persona di Cristo. Per l'intera durata del suo pontificato, durato quattordici anni, Sergio lavorò con immensa passione all'arricchimento della liturgia. A lui si deve in particolare l'istituzione del canto dell'Agnus Dei all'interno della celebrazione della Messa. Il suo cammino terreno si concluse nel settecentonoce. Alla sua morte, Sergio fu seppellito nell'antica basilica costantiniana di San Pietro. Nel Martirologio, la deposizione di san Sergio primo papa è ricordata proprio a Roma presso la tomba di san Pietro.
Il ministero petrino
La vita di San Sergio I si è snodata attraverso un cammino di servizio iniziato lontano dalla sede apostolica, nella sua terra natale di Palermo, fino a giungere a Roma, dove fu chiamato a sedere sulla cattedra di Pietro. Il suo pontificato, iniziato nel seicento ottantasette, si rivelò subito come un tempo di discernimento e di coraggio. Tra i momenti più significativi del suo operato spicca il battesimo del re del Wessex Ceadwalla, avvenuto nel seicento ottantotto, un evento che segnò un importante legame tra la Chiesa di Roma e le terre d'oltremanica, testimoniando la sollecitudine del Papa verso le nuove comunità cristiane.
La sua statura spirituale emerse con chiarezza di fronte alle pressioni dell'imperatore Giustiniano secondo. San Sergio I non esitò a rifiutare l'approvazione dei decreti disciplinari imposti dall'autorità imperiale, mantenendo salda la propria indipendenza in difesa della retta dottrina. Questa scelta non fu dettata da spirito di contesa, ma da una profonda fedeltà alla missione apostolica. La sua capacità di mediazione si manifestò in modo esemplare quando, con animo pacificatore, intervenne per salvare l'inviato imperiale Zaccaria, minacciato dalla folla. Egli comprese che la giustizia non può mai tradursi in violenza e che il compito del pastore è quello di proteggere ogni vita umana. Contemporaneamente, il suo instancabile lavoro per ricomporre lo scisma dei Tre Capitoli presso il patriarcato di Aquileia dimostrò la sua dedizione per la comunione ecclesiale. La sua vita terrena si concluse a Roma nell'anno settecentouno, lasciando una Chiesa più coesa e una liturgia arricchita nel suo significato profondo.
L'eredità liturgica
Il lascito di San Sergio I non si limita alle decisioni di governo o alle risoluzioni diplomatiche, ma tocca il cuore stesso della preghiera dei cristiani. Il suo nome rimane legato in modo speciale all'introduzione del canto dell'Agnus Dei all'interno della liturgia della Messa. Questa preghiera, che accompagna la frazione del pane, è divenuta, grazie alla sua intuizione, un momento di intensa preparazione spirituale per i fedeli che si accostano al sacramento dell'Eucaristia. Inserendo questa invocazione, San Sergio I ha inteso porre l'accento sulla mansuetudine di Cristo, vero Agnello che toglie i peccati del mondo.
La memoria di questo pontefice, celebrata l'otto settembre nel giorno della sua deposizione, ci invita a riflettere sul valore della fedeltà e dell'equilibrio. San Sergio I ha saputo coniugare la fermezza delle decisioni con la dolcezza dei gesti liturgici, insegnando che la Chiesa cammina nel tempo attraverso la cura dei dettagli che elevano lo spirito verso Dio. Ricordarlo significa riscoprire la bellezza di una liturgia che non è mai statica, ma viva, capace di farsi preghiera autentica per ogni generazione di credenti che, nel canto dell'Agnus Dei, trova ancora oggi il proprio conforto e la propria speranza.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Sergio I?
La ricorrenza di san Sergio I si celebra l'otto settembre, giorno della sua deposizione.
Di cosa è patrono San Sergio I?
Nei dati storici forniti non risultano specificati particolari patronati per san Sergio I.
A Roma presso san Pietro, deposizione di san Sergio I, papa, che, di origine sira, si adoperò con tutte le forze per l’evangelizzazione dei Sassoni e dei Frisoni e ricompose molte controversie e discordie, preferendo morire piuttosto che approvare gli errori. — Martirologio Romano