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29 agosto

Beata Teresa Bracco

Vergine e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le radici familiari e la formazione cristiana

Teresa Bracco nacque il 24 febbraio 1924 nel piccolo paese di Santa Giulia, frazione del comune di Dego in diocesi di Acqui Terme, come attestato ufficialmente dal Martirologio che ricorda anche le sue origini piemontesi. Venuta alla luce in una famiglia numerosa, ella era la penultima di sette figli nati dai genitori Mamma Angela e papà Giacomo, descritti da quanti li conobbero come persone profondamente pie e autentico primo esempio di fortezza cristiana nella vita quotidiana. La casa dei Bracco respirava una religiosità semplice e costante, nutrita da gesti quotidiani come l'apertura devota di un grande libro di preghiere da parte di Mamma Angela e dal momento formativo della domenica, quando, subito dopo la Messa, papà Giacomo interrogava le figlie più grandi sulla parola ascoltata e sulla predica tenuta dal sacerdote. Questa solida educazione alla fede fu duramente provata nel 1927, quando i genitori si trovarono a seppellire nel giro di soli tre giorni due dei loro figli, Giovanni e Luigi, rispettivamente di nove e quindici anni, sottoponendo la loro fede al crogiolo doloroso della prova. Nonostante la ristrettezza delle possibilità offerte dal territorio di Santa Giulia, che le consentirono di frequentare la scuola soltanto fino alla quarta elementare, Teresa crebbe in un ambiente ricco di valori spirituali. Per contribuire al sostentamento della numerosa famiglia, la giovane lavorava duramente come pastorella, un'attività che svolgeva sui pascoli e che condivideva con gli altri ragazzi del luogo. In famiglia e tra i compaesani ella era conosciuta con il nome affettuoso di Ginin, e una sua compagna di lavoro testimoniò come Teresa si preoccupasse sempre di condurre il gregge là dove si trovava proprio Ginin, dimostrando una premura costante verso gli altri. Ginin sapeva recitare il rosario e portava sempre con sé la corona, scandendo il tempo del lavoro quotidiano al pascolo con l'alternarsi continuo delle Ave Maria, mentre la sorella Anna confidava che Teresa fosse la migliore di tutte loro e che, durante le ore trascorse al pascolo, non facesse altro che pregare.

La giovinezza e la scelta radicale per Cristo

Chi ebbe la grazia di conoscerla descrisse Teresa Bracco come una ragazza estremamente riservata, modesta e delicata nei rapporti interpersonali, sempre pronta a offrire il proprio aiuto a chi ne avesse bisogno. Dotata di una non comune bellezza, caratterizzata da due grandi occhi scuri e vellutati posti su un viso serio e pensoso incorniciato da grosse trecce brune, ella non si mostrò mai incline alla vanità femminile, nemmeno a quella giovanile tipica della sua età. Questa condotta irreprensibile le permise di attirare l'ammirazione rispettosa di tutti i compaesani, al punto che un abitante del luogo affermò di non aver mai visto prima né dopo una ragazza così limpida, mentre un'amica ricordava come in Teresa vi fosse qualcosa di profondamente diverso, capace di dimostrare serietà, onestà e rettitudine in ogni circostanza della vita. La sua profonda dedizione spirituale si manifestava soprattutto nel desiderio ardente di partecipare all'Eucarestia quotidiana, sebbene la chiesa non fosse vicina e la Messa venisse celebrata sempre all'alba; con la complicità affettuosa di papà Giacomo, Ginin sacrificava ore preziose di sonno per poter ricevere la Comunione, alla quale non avrebbe rinunciato per nulla al mondo. Un momento fondamentale per la sua maturazione spirituale avvenne nel corso dell'anno 1933, quando in casa Bracco arrivava regolarmente il Bollettino salesiano sulla cui copertina campeggiava il ritratto del piccolo Domenico Savio, giovane la cui vita eroica era stata appena riconosciuta dalla Chiesa. Domenico Savio era figlio di contadini proprio come Teresa e aveva raggiunto il celebre proposito di santità incentrato sulla massima La morte ma non peccati alla scuola spirituale di don Bosco; Teresa, che all'epoca aveva solo nove anni, rimase profondamente affascinata da quella figura, ritagliò l'illustrazione e la pose sulla testata del proprio letto. Il motto di Domenico Savio divenne rapidamente il programma di vita della giovane pastorella, la quale assunse quella decisione fermissima in modo solenne proprio nel giorno della sua prima Comunione, esprimendo apertamente il proposito di farsi ammazzare piuttosto che commettere peccato. Questo cammino di maturazione cristiana, sviluppato giorno dopo giorno e alimentato dalla Comunione eucaristica quotidiana e dalla devozione alla Vergine Madre di Dio, preparò il suo cuore al definitivo compimento della sua testimonianza evangelica.

Il martirio e la fedeltà suprema

La vita di Teresa Bracco, lavoratrice nei campi e anima votata al Vangelo, giunse al suo tragico e luminoso epilogo nel corso della seconda guerra mondiale, un periodo segnato da profondi disordini e violenze in cui la ragazza aveva saputo ciò che era accaduto ad altre giovani, esclamando senza esitare che preferiva morire piuttosto che essere profanata. Il padre di Teresa era venuto a mancare appena due mesi prima della sua morte, lasciando la madre sola sul posto ad affrontare le difficoltà del tempo. La mattina del 28 agosto 1944, Teresa partecipò come consuetudine alla Santa Messa e, subito dopo aver assolto ai suoi doveri religiosi, trovò un carico di letame preparato dalla sorella Maria da andare a spargere nel campo della Braia, incamminandosi prontamente verso il luogo di lavoro con i suoi attrezzi. Proprio in quel mentre, la giovane fu raggiunta dalla notizia allarmante dell'arrivo delle truppe tedesche nel suo paese di Santa Giulia, abbandonando immediatamente gli attrezzi per correre verso casa. Durante un rastrellamento nazista operato in quei giorni drammatici, un gruppo composto da donne e bambini aveva cercato rifugio nella forra del Rocchezzo, ma i soldati tedeschi fecero irruzione nel nascondiglio sequestrando le donne più giovani come bottino di guerra, e Teresa fu inclusa tra di esse. Quando un ufficiale nazista tentò di sottomettersi le sue voglie, la ragazza oppose un rifiuto energico e irremovibile, motivato unicamente dal profondo amore per gli insegnamenti evangelici e per quella promessa di purezza fatta in gioventù. Nel disperato tentativo di sfuggire alla violenza, Teresa cercò di scappare attraverso il bosco, ma l'ufficiale la inseguì e la raggiunse tra gli alberi; colto da un furore cieco di fronte alla sua strenua resistenza, l'uomo la strangolò, le sparò un colpo di rivoltella al cuore e infierì colpendola alla tempia sinistra con un calcio dello scarpone fino a sfondarle il cranio. Il corpo martoriato della giovane fu ritrovato nel bosco due giorni dopo, riverso nell'atteggiamento della suprema difesa della sua integrità fisica, suggellando così la fine eroica di una vita interamente donata a Dio.

La glorificazione e il culto ecclesiale

Negli istanti immediatamente successivi alla sua morte, non mancarono giudizi contrastanti sulla fine eroica di Teresa Bracco, poiché alcuni la giudicarono come una morte inutile, sostenendo che avrebbe potuto sopravvivere alla violenza come avevano fatto altre due ragazze e tornare sana e salva presso i propri cari. Tuttavia, la voce del popolo cristiano smentì presto tali valutazioni riduttive: soltanto pochi mesi dopo la sua scomparsa, infatti, si cominciò a raccontare di persone che avevano ricevuto grazie e benefici spirituali per mezzo della sua intercessione. La fama del martirio di Teresa si sparse rapidamente nelle parrocchie confinanti e la vox populi iniziò ad acclamarla spontaneamente come la nuova Santa Maria Goretti delle Langhe, riconoscendo nella sua testimonianza la stessa purezza intrepida. Il Martirologio attesta che Teresa morì il 29 agosto 1944 in seguito alle percosse subite dai soldati per aver difeso la castità, fissando la data della sua memoria liturgica nel Martyrologium Romanum proprio al 29 agosto, mentre la diocesi di Acqui Terme e la Regione Pastorale Piemontese la ricordano liturgicamente il 30 agosto. Il riconoscimento ufficiale della Chiesa giunse solennemente il 24 maggio 1998, quando Papa Giovanni Paolo II elevò Teresa Bracco alla gloria degli altari durante una memorabile cerimonia di beatificazione svoltasi a Torino nel corso del pellegrinaggio del Pontefice alla Sacra Sindone e nel giorno in cui la Chiesa celebrava la memoria di Maria Ausiliatrice. In quella circostanza, il Santo Padre affermò che in Teresa Bracco brilla luminosa la castità difesa e testimoniata fino al martirio, definendo il suo atteggiamento coraggioso come la logica conseguenza di una ferma volontà di mantenersi fedele a Cristo, proposito che ella aveva manifestato a più riprese nel corso della sua esistenza terrena. Papa Giovanni Paolo II indicò inoltre la giovane beata come una significativa testimonianza evangelica per le nuove generazioni, un messaggio di speranza per chi sceglie di andare controcorrente e un modello sublime additato ai giovani affinché imparino da lei la limpida fede, la coerenza morale senza compromessi e il coraggio di sacrificare la stessa vita per amore del Signore.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Teresa Bracco?

La memoria liturgica della Beata Teresa Bracco si celebra il 29 agosto secondo il Martyrologium Romanum, mentre la diocesi di Acqui Terme e la Regione Pastorale Piemontese la ricordano il 30 agosto.

Qual è il riconoscimento principale attribuito alla Beata Teresa Bracco dalla Chiesa?

Papa Giovanni Paolo II l'ha elevata alla gloria degli altari come vergine e martire il 24 maggio 1998 a Torino, additandola come fulgido esempio di castità difesa fino al sacrificio della vita e come testimonianza evangelica per le giovani generazioni.

Nel paese di Santa Giulia in Piemonte, beata Teresa Bracco, vergine e martire, che, lavoratrice nei campi, nel corso della seconda guerra mondiale, morì percossa dai soldati per aver difeso strenuamente la propria castità. — Martirologio Romano