19 maggio
Beata Umiliana de’ Cerchi
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto fiorentino e la giovinezza
Nel tredicesimo secolo, Cacciaguida delineò nel quindicesimo canto del Paradiso Dantesco l'ideale di donna nella Firenze del tempo come persona in pace, sobria e pudica. In questo contesto turbolento nacquero i Francescani e i Domenicani, e San Francesco morì quando Umiliana aveva sette anni, suscitando grande scalpore in città e arrivando agli orecchi della fanciulla. La fanciullezza di Umiliana fu del tutto normale, sebbene le donne fossero soggette a molti limiti, sottomesse al padre o al consorte e tenute a rispettare rigide regole sociali nel vestiario. Umiliana nacque a Firenze sul finire del milleseducento diciannove e visse in una città segnata da lotte continue anche all'interno delle mura cittadine. Il padre di Umiliana si chiamava Ulivieri, detto Vieri, era originario di Acone in Val di Sieve ed era molto ricco. La madre di Umiliana probabilmente morì giovane e il padre si risposò, arrivando ad avere in tutto diciassette figli. I Cerchi erano una famiglia in vista di parte guelfa bianca, e un fratello di Umiliana ricoprì importanti cariche pubbliche. A quel tempo il vicino di casa poteva essere un nemico e ogni abitazione benestante aveva la sua torre, poiché i guelfi erano fedeli al papa mentre i ghibellini patteggiavano per l'imperatore tedesco. Si lottava soprattutto per motivi economici, con ricchi mercanti e nobili che si contendevano il potere, e a Firenze le lotte iniziarono con l'uccisione di Buondelmonte il giorno di Pasqua del millecentoquindici. A Acone oggi una villa occupa il sito dell'antico castello dei Cerchi, che era stato visitato dalla Beata, e in una cappella ad Acone è collocata una tela che raffigurava la Madonna e Gesù Bambino che appaiono ad Umiliana, opera attribuita al Guercino, mentre la Beata fu ritratta anche da Giotto.
Il matrimonio e le opere di carità
A quindici anni Umiliana andò in sposa a Bonaguisi per obbedienza al padre, in un'unione che fu un accordo economico tra due ricche famiglie tramite un contratto di dote sponsale, ignorando completamente le sue aspirazioni. Bonaguisi era un tessitore ricco, avido, rozzo nei costumi e probabilmente usuraio, mentre Vieri sistemò bene anche le altre figlie con unioni con le famiglie Adimari e Donati. Umiliana soffrì per le iniquità e la cattiva condotta del marito, cercando di compensarle con opere di carità, e sopportò lodevolmente i maltrattamenti del coniuge con pazienza e mansuetudine. Umiliana trovò una collaboratrice eccezionale nella cognata Ravenna, la quale era maggiore d'età, aveva il controllo della casa e insieme davano meno nell'occhio. Umiliana e Ravenna si alzavano di buon'ora, frequentavano la Santa Messa nella vicina chiesa di San Martino e coordinavano la servitù nei lavori di casa, dedicandosi con fervore alle opere di misericordia. Umiliana si alzava prima del tempo stabilito e pregava intensamente Gesù nel silenzio della casa, e Ravenna testimoniò che Umiliana sottraeva cibo dalla mensa per distribuirlo ai poveri insieme a panni e vestiti. Umiliana una volta vuotò metà del proprio materasso per donarlo agli infermi, e insieme a Ravenna visitava il Monastero domenicano di Ripoli e l'ospedale di San Gallo. Umiliana confezionava paramenti sacri per le chiese che visitava usando di nascosto le stoffe preziose donate dal marito, faceva la questua per i poveri tra le ricche conoscenti e lavorava di notte di nascosto. Quando la carità di Umiliana fu scoperta, subì ingiurie e percosse dal marito e dai parenti, ma Umiliana conosceva bene il passo del Vangelo che chiama beati i perseguitati per causa del Signore. Umiliana vestì l'abito del Terz'Ordine francescano nella Chiesa di Santa Croce ricevendolo da fra' Michele degli Alberti, suo confessore. Dal matrimonio nacquero due figlie, di cui una di nome Regale, e il matrimonio durò cinque anni fino alla morte improvvisa del marito, che spirò munito dei conforti religiosi grazie a lei.
La vedovanza e la reclusione spirituale
La consuetudine dell'epoca prevedeva che i figli venissero lasciati ai parenti del marito, e quelli di Umiliana furono allevati da Ravenna, mentre i parenti dovevano mantenere la vedova per un anno, dopo il quale poteva tornare nella propria famiglia. Durante l'anno di vedovanza nella casa maritale, Umiliana invitò molti poveri alla sua mensa, e a poco più di vent'anni, rimasta vedova, Messer Vieri cercò di convincerla a risposarsi. Umiliana rifiutò risolutamente il nuovo matrimonio perché voleva entrare nel Monastero di Monticelli, fondato da Santa Agnese sorella di Santa Chiara, ma la dote restituita a Umiliana fu incamerata dal padre con un atto ufficiale. Non potendo diventare monaca, Umiliana si rinchiuse nella stanza più alta del palazzo all'angolo tra le attuali Via della Condotta e Via de' Cerchi, lasciandola solo per recarsi alle funzioni religiose. La fedele Gisla le faceva da compagna e cameriera, e nella clausura della sua camera, fornita dello stretto necessario, Umiliana predispose un altare per la Madonna. Umiliana trascorreva le giornate pregando e facendo penitenze, anche servendosi di cilici, digiunava nei giorni di festa e alle vigilie, e digiunava durante la Quaresima e l'Avvento anticipandola da San Martino, mentre in alcuni periodi rispettava il grande silenzio. Soffrì molto per l'impossibilità di proseguire l'attività caritatevole a causa della clausura, ma continuò ad aiutare le giovani vedove in difficoltà con i poveri mezzi che aveva, donando a Dio tutta se stessa nella castità vedovile. Rimasta vedova, si dedicò con tutta se stessa alla preghiera e alle opere di carità, vivendo come una reclusa nel cuore di Firenze e in mezzo alla gente che spesso andava a visitarla, comprese le figlie, tanto che la sua stanza divenne una sorta di centro spirituale. Ogni Giovedì Santo faceva la lavanda dei piedi alle consorelle terziarie, consapevole che la fede era la sua più importante ricchezza e l'aveva sempre sostenuta nelle difficoltà. Cristo la ricompensò confortandola ogni giorno, sebbene ella subì vessazioni diaboliche e prove spirituali, ebbe visioni mistiche e si ammalò ma tacque per non arrecare disturbo, unendo le sue sofferenze a quelle di Cristo in Croce.
Il transito, il culto e le testimonianze
Il giorno della sua ultima Pasqua terrena, al suono delle campane, andò in estasi e spirò all'alba del diciannove maggio milleduecentoquarantasei, assistita solo dalla serva fedele nel momento della morte. Morì di sabato, giorno dedicato a Maria, all'età di ventisette anni, e i funerali furono un trionfo vista la fama di santità che già la circondava. Le furono fasciati i piedi per evitare gli eccessi del popolo, poiché aveva espresso il desiderio di avere i piedi fasciati per senso di pudore, e il popolo l'acclamò santa e spontaneamente si recava davanti alla tomba per pregare. Fu sepolta nella prediletta chiesa di Santa Croce, dapprima inumata in terra e successivamente sepolta dietro una parete sotto la scala del pulpito, mentre il fratello Arrigo predispose una cappella nel chiostro dopo essersi fatto francescano sul suo esempio. Oggi le sue reliquie sono venerate in una cappella del transetto, in una artistica urna, riposando nella basilica nota per le sue opere d'arte e per le sepolture di grandi d'Italia. La sua vita fu scritta in latino da fra Vito da Cortona del convento delle Celle e anche dal confessore fra' Michele, i quali l'avevano entrambi conosciuta, registrando una inconsueta attenzione nel raccogliere notizie per la biografia. Sono scrupolosamente citati trentaquattro testimoni tra cui tre cognate, una nonna e tre domestiche, e quarantasette miracoli si verificarono nei tre anni successivi alla morte, registrati da Fra' Ippolito dello stesso convento. Il suo modello era da contrapporre al diffondersi dei movimenti eretici, e la biografia fu compendiata trecento anni dopo da Raffaello Volterrano e dai Bollandisti. La Beata Umiliana fu un esempio di umile e grande donna, di figlia, di moglie e di madre, in cui risplendono le virtù dell'umiltà, della carità e dell'obbedienza, e le sue maggiori devote furono le donne in difficoltà. Il culto fu approvato da papa Innocenzo XII il ventiquattro luglio milleseicentonovantaquattro.
Il cammino di fede
Umiliana de’ Cerchi nacque a Firenze nel milletrecentodiciannove, in un contesto familiare segnato dall’agiatezza e dalle consuetudini del ceto mercantile. All'età di quindici anni, fu data in sposa al ricco mercante Bonaguisi, inserendosi pienamente nelle dinamiche sociali della sua epoca. Tuttavia, il richiamo dello spirito operò in lei un mutamento interiore profondo, orientando il suo cuore verso una dimensione di maggiore essenzialità e dedizione. La svolta decisiva avvenne con la morte del marito, che la lasciò vedova a soli vent’anni. In quel frangente, Umiliana scelse con fermezza di non contrarre nuove nozze, rifiutando le convenzioni sociali per intraprendere un percorso di ascesi radicale.
Il suo legame con il carisma di San Francesco d’Assisi si concretizzò nell’adesione al Terz’Ordine Francescano, presso la chiesa di Santa Croce a Firenze. Da quel momento, la sua abitazione si trasformò in un luogo di reclusione volontaria, uno spazio sacro dove la preghiera e la penitenza divennero le occupazioni principali del suo vivere quotidiano. Lontana dagli sfarzi e dalla vita pubblica, Umiliana dedicò ogni sua energia alla meditazione e al soccorso dei poveri, testimoniando che la santità può fiorire anche tra le mura domestiche, quando esse diventano una vera e propria cella di comunione con Dio. La sua esistenza si concluse il diciannove maggio del milletrecentoquarantasei, dopo anni di silenziosa e feconda carità, lasciando un’eredità spirituale che avrebbe segnato profondamente la vita religiosa della città di Firenze.
Il ricordo e la venerazione
La figura della Beata Umiliana de’ Cerchi ha mantenuto intatta, nei secoli, la sua capacità di ispirare i fedeli. Il riconoscimento ufficiale della sua santità giunse il ventiquattro luglio del milleteseicentonovantaquattro, quando Papa Innocenzo dodicesimo ne confermò il culto. Questa solenne proclamazione ha consacrato Umiliana come una delle figure più emblematiche della spiritualità laica francescana, capace di unire la vita contemplativa alle necessità concrete del prossimo. La sua memoria liturgica, fissata al diciannove maggio, invita oggi la comunità dei credenti a riflettere sulla bellezza di una vita spesa nel nascondimento e nell'amore per Dio.
Il culto della Beata è particolarmente vivo tra coloro che riconoscono in lei una speciale protettrice, con una particolare attenzione verso le donne in difficoltà. La sua testimonianza di vedovanza vissuta in castità e preghiera parla ancora oggi a chi si trova a dover affrontare solitudini e sofferenze, offrendo un modello di dignità e speranza cristiana. La chiesa di Santa Croce, dove ella mosse i primi passi nel Terz’Ordine, rimane il luogo custode del suo ricordo, un luogo in cui il tempo sembra sospendersi per permettere ai fedeli di accostarsi alla memoria di questa donna coraggiosa, il cui cammino terreno si è intrecciato indissolubilmente con la storia della pietà popolare fiorentina.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Umiliana de' Cerchi?
La memoria liturgica della Beata Umiliana de' Cerchi si celebra il diciannove maggio.
Di cosa è patrona la Beata Umiliana de' Cerchi?
La Beata Umiliana è particolarmente invocata ed è patrona delle donne in difficoltà.
A Firenze, beata Umiliana, del Terz’Ordine di San Francesco, che sopportò lodevolmente i maltrattamenti del coniuge con pazienza e mansuetudine e, rimasta vedova, si dedicò con tutta se stessa alla preghiera e alle opere di carità. — Martirologio Romano