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20 giugno

Beata Vergine Maria Consolatrice (La Consolata)

Venerata a Torino

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e il ritrovamento dell'immagine

La tradizione riferisce che il protovescovo San Massimo costruì un'antica chiesa mariana vicino alle mura cittadine, nei pressi di una torre angolare di cui oggi restano i resti. L'altare maggiore del santuario attuale, in cui si trova l'effige, è simbolicamente allineato alle antiche mura a testimonianza di una protezione che perdura nel tempo. L'icona originaria fu probabilmente nascosta durante l'eresia del vescovo iconoclasta Claudio per evitarne la distruzione. La storia della riscoperta è legata a un evento prodigioso: nel 1104 la Vergine apparve a un cieco di Briancon di nome Giovanni Ravachio, ordinandogli di recarsi a Torino per trovare un quadro che la raffigurava e riacquistare la vista. Il cieco trovò ascolto inizialmente solo dalla donna di servizio. Mettendosi in viaggio, a Pozzo Strada, dove oggi sorge la parrocchia dedicata alla Natività di Maria, al cieco si aprirono gli occhi e vide da lontano il campanile di Sant'Andrea, antico titolo del santuario. Giunto a destinazione e scavando, il cieco trovò l'immagine della Vergine e riacquistò la vista. Il vescovo Mainardo, che risiedeva a Testona di Moncalieri, accorse e la miracolosa immagine fu ricollocata con i dovuti onori. L'effige originaria non esiste più, ma nella parte bassa del santuario si trova la cappella sotterranea detta delle Grazie. Il complesso abbaziale di Sant'Andrea era retto dai benedettini fuggiti dalla Novalesa a causa delle scorribande saracene. La presenza dei benedettini è testimoniata dal millenario e imponente campanile in stile romanico-lombardo, opera del monaco costruttore Bruningo. Nell'altare dedicato a San Valerico Abate sono collocate le sue reliquie. Ai benedettini subentrarono in seguito i Cistercensi Riformati, chiamati Fogliensi. Il quadro attualmente venerato è un dono del cardinale Della Rovere, costruttore del duomo. Il quadro attuale è attribuito ad Antoniazzo Romano, risale alla fine del XV secolo e si ispira alla Madonna del Popolo di Roma. L'anziano re Arduino di Ivrea, ritiratosi nell'Abbazia di Fruttuaria, ricevette in sogno dalla Madonna, insieme a San Benedetto e Santa Maria Maddalena, l'ordine di costruire tre chiese dedicate a lei: la Consolata, Belmonte nel Canavese e Crea nel Monferrato.

L'evoluzione architettonica e il legame con i Savoia

La devozione della città verso la Vergine è sempre stata strettamente legata a quella della Casa Regnante dei Savoia. I sovrani curarono con dedizione gli interventi costruttivi facendo lavorare i migliori artisti al loro servizio. L'impostazione attuale dell'edificio, nato dalla trasformazione dell'antica chiesa di Sant'Andrea, è opera di Guarino Guarini. Lo splendido altare maggiore del santuario è opera di Filippo Juvarra. Nel 1904 Carlo Ceppi aggiunse quattro cappelle laterali su commissione del rettore beato Giuseppe Allamano. L'assetto definitivo del santuario è originale e adatto al raccoglimento e alla preghiera, caratterizzato da ricchezza di marmi e stucchi dorati. Nel 1906 San Pio X conferì al Santuario il titolo di Basilica Minore. La devozione alla Vergine Consolata è rimasta costante nei secoli e il popolo, insieme ai sovrani, vi pregava in ogni circostanza felice o infausta, come testimoniano centinaia di ex-voto.

La protezione nei momenti di prova e nei pericoli storici

La Consolata fu particolarmente invocata durante l'assedio dei francesi a Torino nel 1706. Torino resistette eroicamente per mesi agli attacchi del forte esercito nemico. Il beato Sebastiano Valfrè, oratoriano anziano, fu padre spirituale della città, confidente del duca, cappellano militare, sostegno morale del popolo e ispiratore del voto alla Madonna fatto da Vittorio Amedeo II. Il voto di Vittorio Amedeo II portò alla costruzione della Basilica di Superga sul colle più alto della città. La carmelitana beata Maria degli Angeli, dalla clausura, indicava Maria Bambina come liberatrice. Dopo l'eroico gesto di Pietro Micca, la vittoria avvenne il sette settembre, vigilia della festa della Natività di Maria. Decine di pilastrini con l'immagine scolpita della Consolata furono collocati lungo il campo di battaglia, nell'attuale Borgo Vittoria. Una palla di cannone rimasta conficcata vicino alla cupola è ancora visibile oggi. Nel 1835, durante l'epidemia di colera, la municipalità fece un nuovo voto promosso dal decurione Tancredi di Barolo, Servo di Dio. Per ringraziare del limitato numero di vittime dell'epidemia, fu eretta all'esterno del santuario una colonna con la statua della Vergine. Silvio Pellico fu un assiduo devoto della Consolata in quegli anni, e un semplice busto all'interno lo ricorda. Nel 1852, durante lo scoppio della vicina polveriera di Borgo Dora, Paolo Sacchi evitò una tragedia con un gesto paragonabile a quello di Pietro Micca. Il vicino ospedale del Cottolengo subì gravissimi danni nell'esplosione, ma un'immagine della Consolata rimase illesa tra le macerie e non si registrarono vittime. I torinesi si rivolsero alla loro Patrona anche durante le due guerre mondiali. Centinaia di spalline militari, croci di guerra, un'edicola all'esterno e una lapide all'interno ricordano il legame con i torinesi durante le guerre.

Il passaggio dei santi e la fioritura di istituti religiosi

Il santuario fu meta di numerosi santi che vi cercarono ispirazione e conforto spirituale. San Carlo Borromeo visitò il santuario. San Francesco di Sales visitò il santuario. San Giuseppe Benedetto Cottolengo visitò il santuario. Don Bosco portava i suoi ragazzi al santuario dal vicino Valdocco. San Giuseppe Cafasso frequentò il santuario e le sue spoglie vi sono venerate. San Leonardo Murialdo faceva la questua fuori dal portone per le sue opere. San Ignazio da Santhià si raccoglieva lungamente in preghiera al santuario durante il suo giro in città prima di salire al Monte. Il beato Pier Giorgio Frassati sostava al santuario per la Messa prima di recarsi nelle soffitte dai poveri. San Giuseppe Marello fu miracolato da ragazzo presso il santuario. La beata Enrichetta Dominici proveniva dal vicino Istituto Santa Anna. Il venerabile Pio Brunone Lanteri fu il fondatore degli Oblati di Maria Vergine, i quali ressero il santuario nell'Ottocento. Diversi istituti religiosi hanno preso il nome dalla Consolata, tra cui le Figlie della Consolata, le Suore di Maria Santissima Consolatrice dette le Consolatine, i Missionari della Consolata e le Missionarie della Consolata. I missionari e le missionarie della Consolata furono fondati dal beato Giuseppe Allamano, che era nipote del Cafasso e fu rettore del santuario per quarantasei anni. I figli e le figlie spirituali del beato Giuseppe Allamano sono oggi presenti negli angoli più remoti del pianeta.

Il culto odierno e le celebrazioni annuali

Il santuario è il cuore pulsante della diocesi, un'oasi in pieno centro cittadino per temprare lo spirito dove le celebrazioni si susseguono quasi ininterrottamente tutti i giorni. Numerosi sacerdoti sono sempre presenti nel santuario per le confessioni. La festa della Consolata si celebra il 20 giugno ed è preceduta dalla solenne novena. Al tramonto la statua argentea viene condotta in processione per le vie del centro cittadino. Migliaia di fedeli seguono la processione, che è preceduta da tutti i religiosi e le religiose della città, nonché da tutte le confraternite e dalle associazioni cattoliche di volontariato.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Vergine Maria Consolatrice?

Si celebra il 20 giugno con una solenne novena e la tradizionale processione della statua argentea per le vie del centro di Torino.

Di cosa è patrona la Beata Vergine Maria Consolatrice?

La Consolata è Patrona dell'Arcidiocesi e della città di Torino.