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8 maggio

Beata Vergine Maria dello Sterpeto

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e radici storiche

Barletta è ampiamente conosciuta in ambito storico e culturale con l'appellativo di Città della Disfida. La città è nota anche come Civitas Mariae a causa dei forti legami storici con la Nazareth di Galilea, luogo in cui visse la Vergine Maria. Tale legame deriva dalla plurisecolare residenza degli arcivescovi nazareni rifugiatisi a Barletta dopo la caduta dell'ultimo presidio crociato di San Giovanni d'Acri. A testimonianza di questa memoria, nel Palazzo Arcivescovile Nazareno di Barletta si trova una dicitura fatta apporre dall'arcivescovo monsignor Niccolò Iorio tra il 1726 e il 1745 che recita Barulum nova Nazareth. La devozione della popolazione di Barletta verso la Gran Madre di Dio si identifica nei secoli con l'icona della Madonna dello Sterpeto. Quest'ultima è un'icona di stile bizantineggiante realizzata a tempera su tavola delle dimensioni di 95 per 65 centimetri, datata al dodicesimo secolo e raffigurante la Vergine Maria che tiene in braccio alla sua destra il figlio Gesù. Monsignor Sabino M. Cassatella descrive la Madonna dello Sterpeto come molto cara a Barletta e a ciascun suo abitante, capace di suscitare grandi entusiasmi di fede. Le origini dell'immagine sacra e del suo luogo di culto non sono state oggetto di uno studio critico approfondito e si basano su notizie tratte da opere sparse. A partire dal settimo secolo i monaci Basiliani sbarcarono sulle coste dell'Italia meridionale come esuli per sfuggire alla persecuzione dell'imperatore di Costantinopoli Leone III, detto l'Iconoclasta. I monaci Basiliani portarono con sé molte icone sacre per salvarle dalla distruzione e, secondo la tradizione, alcuni di loro giunsero a Barletta portando con sé l'icona della Madonna dello Sterpeto. I Basiliani fondarono una piccola chiesa dedicata alla Gran Madre di Dio con un cenobio annesso. Il complesso fu fondato a tre chilometri dal centro abitato di Barletta, sulla strada statale per Trani, in una zona rurale denominata Stirpibus refertus per la presenza di rovi, da cui deriva il titolo mariano de Stirpeto. Il primo documento disponibile risale al 16 gennaio 1215 ed è un atto pontificio emesso da Papa Innocenzo III e indirizzato all'arcivescovo di Trani Bartolomeo. Con tale atto pontificio veniva confermato il possesso del casale dello Sterpeto acquisito dallo stesso arcivescovo di Trani, attestando inoltre che il casale dello Sterpeto esisteva già al tempo di papa Celestino III, vissuto tra il 1191 e il 1198.

Vicende della custodia e dei religiosi

Dopo i Basiliani, la custodia della chiesa dello Sterpeto fu affidata ai monaci Benedettini di Monte Sacro. La presenza dei Benedettini di Monte Sacro è confermata da una pergamena del 1236 che menziona l'abate Theodorus della chiesa di Santa Maria dello Sterpeto. Intorno al 1258 subentrarono nella gestione i Benedettini Cistercensi di Arabona, i quali rimasero allo Sterpeto fino al 1374. Per oltre un secolo e mezzo la chiesa perse progressivamente prestigio e fu officiata dal clero secolare fino al 1550. Nel 1528 il borgo Sterpeto fu distrutto da Renzo de Ceri. Nella seconda metà del Cinquecento ci fu una rinascita del luogo sotto la gestione dei Frati Minori conventuali. Nel 1626 subentrarono i monaci Benedettini dell'abbazia di Montecassino, mentre nel 1670 sono documentati i Canonici di Santa Maria Maggiore di Barletta nella gestione del luogo. In seguito, il luogo di culto tornò in stato di abbandono e l'immagine fu dimenticata a causa dei frequenti saccheggi nella zona isolata. La tradizione orale narra che l'icona sacra fu ritrovata tra gli sterpi da una donna sordomuta, la quale ottenne la guarigione miracolosa grazie all'intervento di Maria Santissima. Il ritrovamento dell'icona avvenne alla fine del settimo secolo e, dopo tale evento, il luogo sacro divenne meta di continui pellegrinaggi provenienti anche dai paesi limitrofi. La successiva storia della custodia vide l'arrivo, dal 1933, dei monaci Benedettini Cistercensi di Casamari, che giunsero in forma stabile nel 1935. Alla partenza dei monaci, nel 1950 si alternarono i canonici di Santa Maria fino al 1951, anno in cui subentrarono definitivamente gli Oblati di San Giuseppe di Asti come custodi del Santuario. Gli Oblati di San Giuseppe di Asti hanno saputo dare nuovo vigore e slancio al luogo di culto, coronato il quattro settembre 1977 dalla dedicazione del nuovo Santuario costruito accanto a quello antico.

Il prodigio e il patrocinio cittadino

Nel 1731 un violento terremoto provocò distruzione, angoscia e paura a Barletta e nei dintorni. I fedeli di Barletta ricorsero al Santuario rurale dello Sterpeto e trasportarono processionalmente l'icona dal santuario alla chiesa di Santa Maria Maggiore. Le preghiere dei fedeli furono esaudite e il terremoto cessò. Il 31 maggio 1732 il Comune, insieme ai cittadini e al clero, deliberò di affidarsi alla Madonna dello Sterpeto eleggendola prima e principale protettrice di Barletta. Dopo l'evento prodigioso del terremoto, l'immagine dello Sterpeto restò esposta per parecchi anni nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Sul Santuario furono scritte le parole tratte dalla Sacra Scrittura Protegam civitatem istam et ero vobis in praesidium. Si instaurò così l'annuale tradizione di trasferire processionalmente dalla campagna in città la miracolosa immagine della Madonna dello Sterpeto. L'immagine della Madonna dello Sterpeto sosta per tutto il mese di maggio in Cattedrale, che riceve gli omaggi e le preghiere dei fedeli che ogni giorno si avvicendano dalle prime ore del mattino fino a tarda sera. Nel corso dei secoli, in circostanze di grandi calamità, la sacra Immagine Mariana è sempre rimasta esposta in Cattedrale per la venerazione dei fedeli. Durante le due Grandi Guerre della prima metà del ventesimo secolo la sacra Immagine rimase esposta per l'invocazione di forza, rifugio e conforto. A suggello della devozione popolare, il quindici novembre 1964 è stato innalzato un monumento in onore dell'Immacolata in una piazza centrale di Barletta. Il monumento è stato benedetto dal cardinale Luigi Traglia, su impulso del sacerdote don Antonio Larosa, assistente diocesano degli uomini di Azione Cattolica e promotore della realizzazione dell'opera.

I restauri e la solenne incoronazione

Nel corso del ventesimo secolo l'antica icona fu oggetto di interventi mirati alla salvaguardia della sua integrità artistica e spirituale. Nel 1949 il vicario generale dell'Arcidiocesi Nazarena di Barletta, il servo di Dio monsignor Angelo Raffaele Dimiccoli, caldeggiò il restauro dell'Icona unitamente al Capitolo Mariano della Cattedrale. Monsignor Angelo Raffaele Dimiccoli era un grande devoto di Maria Santissima. L'Icona era stata stravolta nelle sue linee originarie da ridipinture, vernici e fumo delle candele e delle lampade. La restaurata Immagine fu solennemente incoronata nel 1961 dal cardinale Alfredo Ottaviani. Un secondo restauro fu effettuato nel 1978 dalla Soprintendenza delle Belle Arti di Bari, restituendo ulteriormente alla comunità la bellezza originaria di questo venerato simulacro. La Madonna dello Sterpeto continua a essere punto di riferimento spirituale inestimabile, Patrona della città di Barletta insieme a san Ruggero vescovo e compatrona dell'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.

Domande frequenti

Quando si festeggia la Beata Vergine Maria dello Sterpeto?

Si festeggia liturgicamente l'otto maggio, mentre la festa patronale è fissata per la seconda domenica di luglio.

Di cosa è patrona la Beata Vergine Maria dello Sterpeto?

È Patrona della città di Barletta insieme a san Ruggero vescovo ed è compatrona dell'Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie.