22 agosto
Beata Vergine Maria Regina
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e istituzione della festa
Esiste una festa liturgica in onore della Madonna sotto il titolo di Maria Regina, il cui valore profondo appartiene interamente alla Rivelazione, alla tradizione e alla teologia della Chiesa. L'istituzione formale di questa celebrazione è dovuta al Sommo Pontefice Pio XII, il quale ha agito promulgando la lettera enciclica Ad caeli Reginam in data undici ottobre 1954. La creazione di questa festività fu concepita quasi in simmetria con la solennità di Cristo Re, allo scopo di coronare la costante e viva devozione che il popolo di Dio ha nutrito nei secoli. All'origine di questa scelta pontificia influirono profondamente anche le profonde ferite inflitte all'umanità dal secondo conflitto mondiale, un evento tragico vissuto in prima persona da Pio XII nel corso della sua esperienza bellica e post-bellica. Il Papa stabilì inizialmente che la liturgia di questa festa fosse celebrata ogni anno in tutto il mondo il trentuno maggio, a conclusione del tradizionale mese mariano. Tale data originaria era inoltre più vicina al tempo della Pentecoste e indicava una memoria della Vergine nella sua pentecoste, sotto il soave soffio dello Spirito Santo, vedendola come l'arca dell'alleanza che anticipa la Chiesa delle origini, colma di slancio nella carità operosa e nella preghiera del Magnificat. Prima della riforma conciliare del 1969, la festa mariana si celebrava liturgicamente il due luglio con il titolo di Mediatrice delle grazie oppure Madonna delle grazie. La diffusione di questa devozione nel mondo cattolico ebbe un grande impulso storico dal mondo francescano, grazie all'opera di Bonaventura da Bagnoregio, Ministro generale dell'Ordine dei Frati Minori, il quale estese la celebrazione liturgica della festa mariana a tutto l'Ordine nel corso del Capitolo generale tenutosi a Siena nel 1263. La situazione liturgica fu successivamente rinnovata da Paolo VI, il quale agì tramite l'attuazione delle norme generali per l'Anno Liturgico e il nuovo Calendario Romano promulgate con la lettera apostolica Mysterii Paschalis il quattordici febbraio 1969. Paolo VI agì inoltre con la successiva esortazione apostolica Marialis cultus del due febbraio 1974. L'intervento di Paolo VI mirava specificamente al retto ordinamento e allo sviluppo armonico del culto della Beata Vergine. La riforma liturgica del 1969 ha donato maggiore logicità e sobrietà alle celebrazioni mariane, seguendo il principio fondamentale della sacra liturgia secondo cui Cristo è il culmine e la fonte, espressione già formulata dal Cantore dell'Immacolata come fondamento e forma. A seguito di questi interventi, la data della celebrazione fu fissata al ventidue agosto, ponendo la festa come corollario esplicativo del dogma dell'Assunzione al cielo, proclamato dallo stesso Pio XII il primo novembre 1950. La collocazione ad agosto rappresenta dunque uno speciale prolungamento festoso della celebrazione dell'Assunzione, mistero in cui si contempla Maria assisa accanto al Re dei secoli che splende come Regina dell'ordine soprannaturale e naturale e intercede continuamente come Madre.
Il fondamento dogmatico e scritturistico
Alla base dell'istituzione della festività vi era un'antica e radicata consuetudine di parallelismo nel calendario liturgico tra le feste cristologiche e quelle mariane, secondo cui le ricorrenze della Madre venivano fatte corrispondere a un titolo della celebrazione del Figlio. Il detto tradizionale lex orandi lex credendi sintetizza mirabilmente la fede del popolo cristiano fin dal quinto secolo, significando che dal retto modo di pregare deriva inevitabilmente un retto modo di credere. Il popolo di Dio esterna la sua fede alla Regina del cielo per riconoscere e affermare il suo costante e materno patrocinio, credendo fermamente che essa presieda alla storia insieme a suo Figlio coronato di gloria nella beatitudine celeste. L'argomento principale su cui si fonda la dignità regale di Maria è senza dubbio la sua divina Maternità. Tale verità fondamentale fu solennemente definita dal concilio di Efeso nel 431. Nei testi rivelati, Maria è descritta come la Donna che nella pienezza del tempo, secondo quanto riporta la Lettera ai Galati al capitolo quarto, versetto quarto, ha dato alla luce il Cristo. Lo stesso Cristo è presentato nelle Scritture come vero Dio e vero Uomo, Figlio dell'Altissimo e Re della casa di Giacobbe secondo l'angelo narrato nel Vangelo di Luca al capitolo primo, versetti trentadue e trentatré. Di conseguenza, Maria gode della medesima dignità regale come Regina in quanto Madre del Re Signore. San Giovanni Damasceno interpreta autorevolmente che Maria è diventata la Signora di tutta la creazione nel preciso momento in cui è divenuta Madre del Creatore. La Maternità divina costituisce il primo grande dono ricevuto da Cristo, e Maria è scelta e predestinata con lo stesso atto di predestinazione di Dio per essere associata alla realizzazione della volontà salvifica in Cristo, come ricorda la Lettera agli Efesini al capitolo primo, versetto terzo. La scelta a Madre di Cristo rappresenta la prima conseguenza della predestinazione assoluta di Maria alla grazia e alla gloria. Nel disegno divino, mentre Cristo è Re di diritto per creazione, per grazia o redenzione e per gloria o glorificazione, Maria è invece Regina per diritto materno e intercede concedendo tutti i beni del Figlio a chi li domanda. Il decreto divino di predestinazione stabilisce che Cristo possieda il primato assoluto e incondizionato su tutte le cose, mentre il Cantore dell'Immacolata desume un primato secondario e partecipato per Maria su tutte le creature celesti e terrestri. Maria è pertanto Regina per grazia e per scelta divina, analogamente a Cristo che rimane il Re assoluto. A lei si applica giustamente il salmo delle nozze del Re che recita che la Regina splende alla destra del re, adorna d'oro di Ofir, come si legge nel Salmo quarantacinque, versetto nove. La sensibilità di Pio XII verso la Vergine Maria è stata ritenuta storicamente fondamentale per comprendere la devozione mariana e interpretare la verità dell'Immacolata Concezione. Nel corso del cammino ecclesiale, le verità di fede devono essere sempre supportate dal pensiero rivelato in modo esplicito o implicito, sebbene le verità mariane definite dalla Chiesa, fatta eccezione per la Maternità divina, possiedano un fondamento biblico prevalentemente indiretto. Nel 1953 si è celebrato solennemente il primo centenario della proclamazione dogmatica dell'Immacolata Concezione. Per tale circostanza, Pio XII indisse un apposito anno mariano con la lettera enciclica Fulges corona l'otto settembre 1953. Nella medesima enciclica, il Pontefice ricordò la definizione dell'Assunzione della Beatissima Vergine Maria in cielo in anima e corpo, avvenuta attraverso la Costituzione dogmatica Munificentissimus Deus il primo novembre 1950. Nella Costituzione Munificentissimus Deus si ricorda esplicitamente che Maria regna tra i cori degli angeli e dei santi insieme al suo unigenito Figlio. Nella stessa enciclica Fulges corona, Pio XII richiamò per la prima volta l'attenzione su specifici testi biblici per confortare la definizione di Pio IX sull'Immacolata Concezione, indicando principalmente due brani scritturistici: il libro della Genesi al capitolo terzo, versetto quindici, e il Vangelo di Luca al capitolo primo, versetto ventotto.
Il magistero pontificio sulla regalità e la mediazione
Il Magistero della Chiesa ha ripetutamente confermato, attraverso i secoli e i successori di Pietro, la dottrina relativa alla regalità e alla potenza di intercessione della Vergine Maria. Pio IX, nella memorabile enciclica Ineffabilis Deus dell'otto dicembre 1854, definì il dogma dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. All'interno della medesima enciclica, Pio IX affermò con solennità che Maria è costituita dal Signore Regina del cielo e della terra, aggiungendo che essa è esaltata sopra tutti i cori degli angeli e sopra tutte le schiere dei santi nei cieli. Il Papa precisò inoltre che Maria sta alla destra del suo unigenito Figlio e intercede con tutta l'efficacia delle sue materne preghiere, ottenendo infallibilmente ciò che chiede e non potendo mai restare inascoltata. Successivamente, Leone XIII, nell'enciclica Adiutricem popoli del cinque settembre 1895, ripropose con forza il concetto del potere di intercessione di Maria Vergine, scrivendo che la Madre di Cristo possiede un potere quasi illimitato di intercedere e dispensare la grazia derivante dal suo Figlio. Lo stesso Leone XIII, nella precedente enciclica Octobri mense del ventidue settembre 1891, aveva affermato che nulla dell'immenso tesoro di ogni grazia ci viene dato direttamente se non attraverso Maria per divino volere, e che nessuno può accostarsi a Cristo se non attraverso la sua Madre santissima. Sulla medesima linea si pose Pio X, il quale nell'enciclica Ad diem illum laetissimum del due febbraio 1904 aggiunse che tale potere deriva a Maria come per diritto materno, definendola dispensatrice per diritto di madre dei tesori dei meriti del Figlio. Nello stesso documento, Pio X riprese l'ufficio dell'intercedere, ribadendo che Maria merita de congruo, ossia distribuisce agli altri, tutto ciò che Cristo ha guadagnato de condigno. Una conseguenza immediata e mirabile della regalità di Maria è appunto il potere di intercedere e distribuire i frutti della grazia redentiva a favore dell'umanità. Questo concetto della distribuzione dei frutti della grazia ha trovato ampia e costante eco in numerosi documenti del Magistero ecclesiastico. Pio XII ricorda espressamente nella sua enciclica sulla regalità che Cristo si serve dell'ufficio e dell'opera della Madre per distribuire i frutti della redenzione agli uomini. Dal punto di vista teologico, la teologia cattolica distingue accuratamente tra il merito de condigno, fondato sulla giustizia o sulla fedeltà, e il merito de congruo, basato sulla convenienza o sulla benignità. Soltanto Cristo ha meritato de condigno, con la sua passione e morte redentrice, i doni della grazia, mentre la Madre intercede ed elargisce de congruo come Figlio. In cielo la Beata Vergine Maria continuamente merita de congruo per tutti coloro che desiderano ricevere la grazia del Figlio, facendo sì che i meriti universali e assoluti di Cristo diventino concreti ed efficaci attraverso la sua intercessione. Cristo ha infatti affidato a Maria il compito di mediare tutto il suo patrimonio di grazia a vantaggio dei richiedenti. Il Cantore dell'Immacolata precisa che la Beata Vergine possiede il potere di intercedere e non di comandare, poiché il suo ufficio non è di causalità efficiente, ma di causalità morale, consistente appunto nell'intercessione e nella distribuzione delle grazie. Le grazie provengono sempre dall'unica fonte principale che è Cristo, il quale rimane la sola causa efficiente della grazia. Per illustrare questa verità, grandi dottori e santi della Chiesa hanno impiegato immagini suggestive. San Bernardo di Chiaravalle paragona Maria a un acquedotto oppure alla parte che congiunge il capo col corpo, trasmettendo forza ed efficacia spirituale. San Bernardino da Siena definisce invece Maria il collo del nostro capo mistico, per mezzo del quale esso comunica al suo corpo tutte le donazioni celesti. Maria siede pertanto Regina alla destra di suo Figlio nell'altezza dei cieli, costituendo un rifugio sicuro e fedele per superare tutti i pericoli della vita terrena.
Il significato teologico alla luce del Concilio Vaticano Secondo
Il significato teologico profondo dell'istituzione e dello sviluppo della festa della Beata Maria Regina emerge con particolare chiarezza alla luce dei grandi principi rinnovatori espressi dal concilio Vaticano Secondo. Il Concilio stabilisce che nell'anno liturgico si celebra in modo organico tutto l'mistero salvifico di Cristo, e che contestualmente la Chiesa venera con speciale amore la Beata Maria Madre di Dio, la quale risulta congiunta indissolubilmente con l'opera redentrice del Figlio. All'interno della figura di Maria, la Chiesa ammira ed esalta il frutto più eccelso e perfetto della redenzione, contemplando al contempo ciò che essa stessa desidera e spera ardentemente di poter essere nella gloria futura. La Vergine, con la sua molteplice e incessante intercessione, continua ad ottenerci generosamente le grazie necessarie per la salute eterna. Tutte le verità mariane proclamate, definite o celebrate dalla tradizione ecclesiale sono intimamente collegate tra di loro e dipendono essenzialmente dal mistero centrale di Cristo. Il denominatore comune di tutte queste verità mariane rimane la predestinazione alla divina Maternità. Sull'argomento principale della predestinazione a Madre di Cristo si fonda l'intera dignità regale della Vergine, associata al Figlio e alla sua avventura cristica tramite un unico e medesimo atto di predestinazione assoluta e indipendente. Maria riceve così tutto ciò che una creatura umana può sopportare della divinità, possedendo l'inesauribile efficacia della sua materna intercessione presso il Figlio e, indirettamente, presso Dio Padre. La regalità di Maria è perciò strettamente legata alla sua eccelsa posizione nel piano divino della salvezza, inserendosi armonicamente nel Primato universale di Cristo, che costituisce l'origine e il fondamento di ogni altra verità riguardante la Madre. La riforma liturgica ha saputo valorizzare questa visione d'insieme, mostrando come la regalità e la maternità spirituale di Maria non oscurino in alcun modo l'unicità di Cristo Salvatore, ma ne riflettano mirabilmente la luce gloriosa. Il martirologio ricorda con venerazione la beata Maria Vergine Regina, colei che generò nel tempo il Figlio di Dio, principe della pace, il cui regno glorioso non avrà mai fine. Salutata da generazioni di fedeli come Regina del cielo e Madre di misericordia, Maria continua a guidare il cammino del popolo di Dio verso la patria celeste, esercitando la sua sovranità d'amore nella comunione dei santi.
Il cammino terreno e la gloria
Nel disegno salvifico che attraversa il primo secolo, la Vergine Maria è chiamata a cooperare in modo unico alla storia della salvezza attraverso la sua maternità divina. Accogliendo nel suo grembo Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, ella unisce per sempre la propria esistenza a quella del Redentore, vivendo con umiltà e fedeltà ogni momento, dalla mangiatoia di Betlemme fino al silenzio doloroso sotto la croce.
Al termine della sua vita terrena, questo singolare cammino di grazia trova il suo compimento nell'Assunzione in cielo in anima e corpo. Sottratta alla corruzione del sepolcro, Maria viene elevata alla gloria celeste, dove riceve la glorificazione come Regina del cielo. In questo mistero di luce, la sua regalità si manifesta come servizio d'amore e vicinanza perenne a ciascuno dei suoi figli ancora pellegrini sulla terra.
La memoria liturgica
La memoria liturgica della Beata Vergine Maria Regina è stata istituita dal pontefice Pio XII nel 1954, per coronare la secolare devozione del popolo cristiano verso la regalità della Madre di Dio. Successivamente, papa Paolo VI ha disposto lo spostamento della celebrazione al 22 agosto, ponendola in intima e significativa connessione con la solennità dell'Assunzione, di cui costituisce il naturale e glorioso compimento.
Domande frequenti
Quando si festeggia la Beata Vergine Maria Regina?
La festa della Beata Vergine Maria Regina si celebra attualmente il ventidue agosto, come luminoso prolungamento della solennità dell'Assunzione.
Di cosa è patrona la Beata Vergine Maria Regina?
La Beata Vergine Maria è invocata e celebrata con i titoli di Maria Regina, Regina del cielo, Madre di misericordia, Mediatrice delle grazie e Madonna delle grazie.
Memoria della beata Maria Vergine Regina, che generò il Figlio di Dio, principe della pace, il cui regno non avrà fine, ed è salutata dal popolo cristiano come Regina del cielo e Madre di misericordia. — Martirologio Romano