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22 agosto

Beato Bernardo (Domenico) Peroni da Offida

Religioso cappuccino

Aggiornato il 15 settembre 2026

Origini e giovinezza

Il beato Bernardo nacque il 7 novembre 1604 a La Lama, una frazione di Offìda, situata nella diocesi di Ascoli Piceno, nelle Marche. I suoi genitori erano Domenico Puccio ed Elisabetta Perani, una famiglia di poveri contadini che gli impartì un'educazione sobria e timorata di Dio. Al fonte battesimale gli fu imposto il nome di Francesco, e con questo nome crebbe pio e obbediente sotto la guida amorevole della famiglia, del rettore della chiesa di San Lazzaro in Campagna e dei Padri Cappuccini di Offìda. La chiesa di San Lazzaro in Campagna sorgeva proprio poco lontano da casa sua, offrendogli un punto di riferimento spirituale costante fin dalla tenera età. Fin dall'infanzia si dedicò al lavoro e alla preghiera più che allo studio, specialmente dopo aver ricevuto la prima comunione. Crescendo imparò a condurre le pecore al pascolo, a fare il bifolco e a maneggiare la zappa, senza mai separare le fatiche quotidiane dalla contemplazione del Creatore. Si sentiva infatti molto attratto alla preghiera sia tra le mura della chiesa sia durante le occupazioni di ogni giorno. Il padre capì definitivamente che il fanciullo non era fatto per il mondo quando lo sorprese inginocchiato in preghiera in mezzo al pascolo. Mentre le pecore pascolavano, egli faceva la sua orazione rivolto a una Madonna dipinta sul muro della casa vicina. Nei giorni di festa saliva a piedi a Offìda per partecipare a due o tre Messe nella chiesa dei Cappuccini, dove faceva spesso la comunione e si istruiva nella dottrina cristiana per poterla poi insegnare ai piccoli pastorelli incontrati durante la settimana.

La vocazione e il noviziato

All'inizio dell'anno 1626, all'età di ventidue anni, chiese con ferma determinazione di essere ammesso nell'Ordine dei Frati Minori dei Cappuccini. La sua richiesta fu subito accolta dai superiori perché il giovane era già ben noto in convento per la sua edificante devozione, la santità di vita e la straordinaria laboriosità. Fu dunque mandato a Corinaldo, in provincia di Ancona, dove vestì il saio francescano assumendo il nuovo nome di Fra Bernardo. A Corinaldo visse i mesi del noviziato distinguendosi per un'austera osservanza della regola e per un rigoroso spirito di povertà che non venne mai meno. Al termine di questo percorso di prova e di discernimento spirituale, emise la solenne professione religiosa, consacrando per sempre la sua esistenza al Signore secondo la forma di vita del poverello di Assisi.

Il servizio a Fermo e le virtù comunitarie

Subito dopo la professione, il Padre Provinciale lo destinò al convento di Fermo, in provincia di Ascoli Piceno. In questa nuova comunità conventuale Fra Bernardo ebbe il delicato incarico di fare il cuoco e di occuparsi quotidianamente dell'infermeria. Adempì entrambi questi compiti con dedizione ammirevole per oltre quarant'anni, riscuotendo la grande soddisfazione dei confratelli sani e di quelli malati. Possedeva in grado eminente la pazienza e la carità, virtù che alimentavano ogni suo gesto e ogni sua parola. Il suo confessore, Padre Carlo da Monte Granaro, attestò solennemente di non averlo mai visto mancare in virtù durante tutto il tempo del loro colloquio spirituale. I confratelli deposero nei processi canonici di non averlo mai visto triste in volto, poiché la gioia interiore illuminava costantemente il suo aspetto. Fra Bernardo detestava profondamente la mormorazione, un vizio purtroppo diffuso nelle comunità religiose, e per questo motivo era particolarmente temuto dai detrattori della fama altrui. I detrattori, vedendolo arrivare mentre discorrevano oziosamente, si dicevano l'un l'altro di stare zitti perché stava arrivando Fra Bernardo. Egli era inoltre nemico capitale dell'ozio, e quando aveva un momento di tempo libero aiutava i confratelli nei lavori domestici oppure si ritirava a pregare in chiesa o nel bosco adiacente al convento.

La vita di preghiera e la penitenza

La giornata di Fra Bernardo iniziava molto presto, prendendo parte a tutte le messe celebrate nella chiesa del convento. Praticava abitualmente due ore di meditazione profonda sulla Passione del Signore, contemplando le sofferenze del Redentore con viva partecipazione di spirito. Più volte alla settimana faceva la santa comunione sentendosi intimamente un miserabile peccatore, e non di rado era visto piangere mentre si accostava a piedi scalzi alla mensa eucaristica. Si preparava a ricevere questo grande sacramento mediante la confessione e la severa pratica della disciplina. Non usciva né rientrava in convento senza fare una breve visita al Santissimo Sacramento, e passando davanti all'altare si prostrava con la faccia a terra baciandone il pavimento. Dormiva pochissime ore per notte, riposando con la testa su un tronco di legno ricoperto da uno straccio bianco. Dopo la recita notturna del Mattutino, restava a lungo in chiesa a pregare profondamente genuflesso. Nutriva nel suo cuore il desiderio ardente del martirio e sarebbe morto volentieri per la fede in Cristo; non potendo recarsi di persona nelle terre di missione, pregava incessantemente per la conversione degli infedeli e dei peccatori. Temendo sempre per la propria salvezza eterna, faceva aspra penitenza per le mancanze commesse durante gli anni trascorsi nel mondo. Portava costantemente un cilicio fatto di peli di cavallo e digiunava rigorosamente a pane e acqua il venerdì, il sabato e nelle vigilie delle feste dedicate alla Madonna. Durante questi giorni di penitenza appariva tuttavia ai confratelli ancora più diligente e lieto in volto, al punto che essi gli dicevano per celia che si era già vestito a festa. Egli rispondeva ai confratelli con voce sommessa e cortese, rivelando il suo unico e profondo desiderio: voler andare tutti in paradiso.

Il ritorno a Offida e il ministero della questua

All'età di sessantacinque anni fu destinato dal Padre Provinciale al convento di Offìda, dove ebbe il compito di andare alla questua per i paesi e le campagne circostanti. Nonostante non fosse più giovane e provasse naturale tormento a conversare con le donne, Fra Bernardo andava instancabilmente alla ricerca di cibo per i confratelli e per i poveri. Affrontava ogni condizione atmosferica, d'estate e d'inverno, sfidando vento, pioggia o neve senza mai pronunciare una sola parola di lamentela. Strada facendo teneva sempre la testa bassa e faceva scorrere tra le dita la corona del rosario che teneva abitualmente in mano. Molte persone in strada cercavano di baciargli la mano alla sua comparsa, ma egli non lo permetteva mai per profonda umiltà. I fedeli, tuttavia, riuscivano ad afferrargli il cordone o la tonaca rappezzata per portarli alle labbra con grande venerazione. Fra Bernardo sfruttava ogni incontro per strada o all'interno delle case per esortare tutti a fuggire il peccato, a temere Dio e ad amare ferventemente la Madonna. Molte persone cambiarono radicalmente vita grazie ai suoi avvisi e alle sue amorevoli riprensioni. Egli non si mostrava mai importuno nel chiedere l'elemosina, rifiutava rigorosamente il superfluo e ringraziava chi lo beneficava dicendo abitualmente "Dio ve ne renda merito" oppure "Dio sia benedetto, Dio sia lodato, Dio sia ringraziato".

La portineria e i doni spirituali

Quando avvertì gli acciacchi della vecchiaia e non poté più reggere le fatiche della questua, i superiori lo sollecitarono da quell'incarico e gli affidarono la custodia della portineria. Nel ruolo di portinaio si dimostrò molto paziente e prudente a contatto continuo con la gente paesana e con i forestieri che giungevano al convento. Offriva parole di consolazione, consigli spirituali ed esortazioni a chiunque, specialmente ai poveri e ai malati che bussavano alla porta. Diversi sacerdoti e religiosi si rivolgevano a lui per risolvere controversie teologiche, dubbi di coscienza, ansietà spirituali o passaggi difficili della Sacra Scrittura. Il fatto che un frate laico e quasi analfabeta potesse dare risposte così precise e profonde era considerato da tutti un vero mistero, poiché Dio aveva arricchito Fra Bernardo del dono ineffabile della scienza infusa. Presso il convento vi era una processione continua di persone che cercavano grazie o la guarigione da infermità corporali. Egli rispondeva a chi chiedeva grazie esclamando con sincerità "Che cosa vi posso fare io, ignorante e miserabile peccatore?". Piuttosto, invitava i fedeli ad andare dal beato Felice da Cantalice per trovare sollievo. Il beato Felice da Cantalice era un umile fratello laico beatificato da Papa Clemente XI il primo ottobre 1620. Fra Bernardo conduceva i fedeli a pregare prima davanti all'altare del Santissimo Sacramento e poi davanti al quadro di Maria con Fra Felice da Cantalice, e i malati venivano unti con l'olio della lampada che ardeva imperiture davanti all'altare dedicato al beato Felice. Si sparse presto la notizia che i superiori volevano trasferire Fra Bernardo a un altro convento, ma il vescovo locale, stimandolo moltissimo, supplicò il Padre Provinciale di lasciarlo a Offìda, sostenendo fermamente che Fra Bernardo facesse da solo più bene nella diocesi rispetto a venti missionari.

La carità nella carestia e il transito al cielo

Durante il suo servizio come portinaio, gli abitanti della regione del Piceno furono colpiti da una grave carestia e dalla fame. I poveri accorsero numerosissimi al convento in cerca di un po' di minestra o di pane, e il beato fu immensamente generoso di aiuti verso di loro, nonostante i borbottamenti del cuoco, le sgridate del Guardiano e le rampogne del Provinciale. La situazione giunse al punto che il Padre Provinciale arrivò a chiamarlo ipocrita, fariseo e bacchettone, spingendosi persino a calpestare l'orticello che Fra Bernardo coltivava con fatica per aiutare il prossimo bisognoso. Anche alcuni confratelli di poca fede lo consideravano il dilapidatore dei beni del convento. Fra Bernardo, tuttavia, possedeva la fede di Abramo ed era intimamente convinto che l'elemosina non impoverisse la comunità, ma attirasse la protezione e la benedizione della Provvidenza divina. Giunto alla vecchiaia, fu assalito da forti tremiti e da una grande debolezza fisica, al punto da dover utilizzare le stampelle per camminare. Non potendo più attendere alle occupazioni quotidiane, moltiplicò ulteriormente le sue orazioni e le sue meditazioni, e muoveva a profonda devozione vederlo in ginocchio davanti all'altare del Santissimo Sacramento con le braccia in croce. Morì serenamente il 22 agosto 1694 dopo aver sofferto per pochi giorni di febbre e risipola. Prima di spirare, strinse saldamente tra le mani il crocifisso con cui il Padre Guardiano gli aveva chiesto di benedire confratelli e benefattori. Attorno al suo corpo si verificò un continuo accorrere di devoti per ben tre giorni, e i fedeli asportavano frammenti della sua tonaca come sacre reliquie, al punto che i cappuccini dovettero cambiargli la tonaca per ben tre volte a causa del sottracimento delle reliquie. Il Padre Carlo da Monte Granaro non riusciva a trattenere le lacrime ogni volta che parlava del suo amato penitente. Fra Bernardo da Offìda fu beatificato da Papa Pio VI il 19 maggio 1795. La data di culto liturgico per la Chiesa universale è fissata al 22 agosto, mentre il beato viene ricordato il 23 agosto dai Frati Minori Cappuccini e nella sua terra natale di Offìda.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Bernardo da Offida?

La memoria liturgica si celebra il 22 agosto per la Chiesa universale, mentre viene ricordato il 23 agosto dai Frati Minori Cappuccini e ad Offida.

Quali incarichi svolse il beato Bernardo nei conventi cappuccini?

Nello svolgimento della sua vita religiosa fu cuoco e infermiere nel convento di Fermo per oltre quarant'anni, e successivamente questuante e portinaio nel convento di Offida.

A Offida nelle Marche, beato Bernardo (Domenico) Peroni, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini, insigne per semplicità di cuore, innocenza di vita e mirabile carità verso i poveri. — Martirologio Romano