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27 luglio

Beati Evangelista e Pellegrino

Agostiniani

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la tradizione agiografica

Esistono due beati di nome Evangelista e Pellegrino di Verona, la cui memoria e biografia antica furono codificate in un'opera scritta da F. Pona. Tale opera letteraria risulta posteriore di circa quattro secoli ai fatti narrati, e tutti gli autori successivi che hanno trattato l'argomento hanno attinto direttamente all'opera di F. Pona. Secondo quanto riferito dal Pona, i due beati nacquero da nobili famiglie veronesi in un periodo in cui la città di Verona era tiranneggiata da Ezzelino da Romano. Più precisamente, la nascita dei beati avvenne nel corso di un arco temporale compreso tra il 1226 e il 1259. Fin dai primi anni della loro giovinezza, i beati mostrarono un'inclinazione naturale alla pietà e al raccogliemento. Appena si conobbero, Evangelista e Pellegrino strinsero una profonda amicizia e iniziarono a frequentare con grande profitto lo stesso maestro. Durante la giovinezza, i due frequentavano con grande devozione la chiesa agostiniana di santa Maria di Montorio, la quale si trova a circa sette chilometri dalla città di Verona.

La tradizione riferisce che una notte, in sogno, la Vergine presentò ai due la caratteristica cintura degli Agostiniani, invitandoli ad abbracciare l'Ordine degli Agostiniani. In seguito a questa visione, Evangelista e Pellegrino furono accolti nell'Ordine agostiniano senza alcuna difficoltà. All'interno della vita monastica, i due dovettero affrontare molteplici prove e superarono le tentazioni del diavolo e gli allettamenti del mondo per mezzo di dure penitenze. Particolarmente austera era la loro abitudine alla preghiera, poiché i beati preferivano pregare all'aperto e in ginocchio, esponendosi persino ai rigori della stagione invernale. Incuriosito da tale comportamento, il priore chiese ai due il motivo delle loro preghiere all'aperto. I beati dovettero confessare al priore di essere attirati dalla frequente visione della Vergine, e la Vergine che appariva loro in veglia era esattamente la stessa già vista in sogno. Le grazie d'orazione concesse ai beati erano costantemente accompagnate dal dono dei miracoli, e tale dono straordinario attirava folle di bisognosi attorno ai due monaci. Nonostante avessero ricevuto il sacerdozio, i beati desideravano ardentemente svolgere i servizi più umili del monastero, ovvero quei servizi solitamente lasciati ai frati laici.

Il tempo della loro comunione terrena giunse a compimento quando un angelo avvertì Evangelista della sua prossima morte. In quel frangente, Evangelista soffrì unicamente all'idea di dover lasciare l'amico Pellegrino. Poco dopo, Evangelista fu colto da morte improvvisa in coro, mentre si trovavano impegnati nelle divine officiature. Non molto tempo dopo la morte, Evangelista comparve a Pellegrino, e in tale apparizione annunciò a Pellegrino che anch'egli avrebbe presto terminato il suo pellegrinaggio terreno. L'attendibilità di queste notizie biografiche rimane tuttavia incerta, al punto che i Bollandisti respingono in blocco le notizie biografiche tradizionali. Si ritiene infatti che il Pona abbia probabilmente colorito con la fantasia e reminiscenze classiche le vaghe tradizioni veronesi, basandosi anche su quanto scritto nel 1576 da R. Bagata. A sua volta, R. Bagata si era fondato sulla Tabula Sanctorum Ecclesiae Veronensis del 1518 e su un'opera pubblicata da F. Coma sulle antichità veronesi nel 1477. Nelle sue ricerche, il Bagata indicava come compagno di Pellegrino un certo Alberto anziché Evangelista. Tale beato Alberto non va confuso con il beato Albertino di Verona, anch'egli agostiniano, mentre gli stessi Bollandisti tendono a identificare la figura di Evangelista con quella di Alberto.

A sostegno della tradizione consolidata, lo stesso Bagata aveva letto un'iscrizione sull'altare dei due beati nella chiesa di Sant'Eufemia che menzionava espressamente Evangelista e Pellegrino. Questa iscrizione di Sant'Eufemia era forse posteriore al Catalogo dei Santi e Beati dell'Ordine Agostiniano, un testo che fu annesso alle Costituzioni dell'Ordine promulgate dal cardinale Gerolamo Seripando nel 1543. Il catalogo del 1543 menziona esplicitamente i beati Evangelista e Pellegrino di Verona, rappresentando di fatto la più antica testimonianza della forma Evangelista anziché Alberto all'interno della documentazione ufficiale dell'Ordine.

Le reliquie, il culto e il riconoscimento ufficiale

I corpi dei beati agostiniani Evangelista e Pellegrino riposano attualmente nella chiesa di Sant'Eufemia a Verona. La storia delle loro spoglie mortali ebbe inizio quando i corpi furono trasportati a Sant'Eufemia di Verona nel 1262. Secondo quanto attesta il Pona, nel 1262 gli Agostiniani si trasferirono da santa Maria di Montorio direttamente in città. Secondo la versione fornita dal Biancolini, invece, gli Agostiniani provenivano da sant'Agostino di Batiorco presso Montorio. All'arrivo nella chiesa cittadina, i resti dei beati furono inizialmente collocati sotto l'altare di sant'Anna. Nel corso dei secoli, la devozione si mantenne viva attraverso la cura delle reliquie, tanto che nel 1637 fu eseguita una ricognizione dei resti. Dopo la ricognizione del 1637, le reliquie passarono all'altare di sant'Agostino, dove rimasero custodite fino all'anno 1796.

Le vicende storiche turbolente segnarono profondamente anche la custodia dei santi resti. Nel 1796 la chiesa di Sant'Eufemia fu requisita dai francesi e trasformata in ospedale militare, imponendo lo spostamento delle memorie sacre. Superata la fase critica, le reliquie fecero ritorno nella chiesa di Sant'Eufemia nel 1807. Al loro ritorno nel 1807, i resti furono deposti nella cappella degli Angeli. Successivamente, il 20 marzo 1836, le reliquie compirono un ulteriore spostamento passando sotto la mensa dell'altare maggiore di Sant'Eufemia, luogo in cui i resti riposano tuttora sotto la mensa dell'altare maggiore.

Il riconoscimento ecclesiastico ufficiale giunse il 17 novembre 1837, data in cui papa Gregorio XVI riconobbe ufficialmente ai due il titolo di beati. In occasione del riconoscimento del 1837, i beati furono proclamati protettori della nobiltà veronese, suggellando il legame profondo tra la loro memoria e le famiglie storiche della città. La Chiesa veronese commemora i beati il 27 luglio, data stabilita dal calendario liturgico locale. Prima della riforma del Proprio diocesano, i beati erano festeggiati il 20 marzo con rito doppio e proprie lezioni, mentre in precedenza la ricorrenza liturgica veniva celebrata proprio in quel medesimo giorno di marzo.

Domande frequenti

Quando si festeggia Beati Evangelista e Pellegrino?

La Chiesa veronese commemora i beati il 27 luglio. In precedenza, prima della riforma del Proprio diocesano, i beati erano festeggiati il 20 marzo con rito doppio e proprie lezioni.

Di cosa è patrono Beati Evangelista e Pellegrino?

In occasione del riconoscimento pontificio del 1837, i beati furono proclamati protettori della nobiltà veronese.