27 luglio
San Celestino I
Papa
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini, elezione e primi provvedimenti
Secondo il Liber Pontificalis, Celestino era figlio di Prisco ed era nato in Campania in anno sconosciuto. La tradizione riferisce inoltre che Celestino pare fosse parente dell'imperatore Valentiniano III, morto nel 455. Fin dal 390 Celestino fu in relazione con Sant'Agostino, vescovo di Ippona in Africa. Papa Sant'Innocenzo I, morto nel 417, sembra abbia gratificato Celestino dell'affettuoso titolo di figlio mio. Sant'Innocenzo I espose a Celestino alcune difficoltà sorte a proposito di Decenzio, vescovo di Gubbio in provincia di Perugia. In seguito, Celestino fu eletto diacono della Chiesa di Roma. Alla morte di papa San Bonifacio avvenuta nel 442, Celestino fu concordemente chiamato a succedergli dal clero e dai fedeli. Al tempo dell'elezione di Celestino era ancora forte il partito dell'antipapa Eulalio del 1419, sostenuto dai seguaci del monaco bretone Pelagio e del suo discepolo Celestio. Appena eletto al Sommo Pontificato, Celestino I intraprese con vigore la restaurazione dottrinale e disciplinare della Chiesa. A Roma Celestino impose la chiusura delle chiese dei seguaci dell'antipapa Novaziano. Novaziano nel secolo terzo si era opposto alla riconciliazione dei lapsi con la Chiesa. Celestino fu papa e si dimostrò solerte nel difendere la Chiesa e nel dilatarne i confini.
La cura per la bellezza della casa di Dio e per la memoria dei martiri spinse il pontefice a importanti interventi edilizi nell'Urbe. Celestino fece restaurare la basilica di Santa Maria in Trastevere costruita da papa San Giulio I. La basilica di Santa Maria in Trastevere era rimasta danneggiata durante l'assedio di Alarico, re dei Visigoti, avvenuto nel 410. Celestino consacrò la restaurata basilica di Santa Maria in Trastevere dotandola di ricchi doni. Con l'aiuto di Pietro, sacerdote dell'Illirico, Celestino fece costruire sul colle Aventino la basilica di Santa Sabina nel 425 al posto di un più antico edificio sacro. Queste iniziative materiali riflettevano la rinascita spirituale che il papa intendeva promuovere in tutto il gregge affidato alle sue cure.
Il governo della Chiesa e la difesa della disciplina
Con le sue decretali Celestino I tracciò sapienti norme per regolare la vita delle comunità cristiane d'occidente e d'oriente. Il concilio di Sardica del 343, oggi Sofia in Bulgaria, era stato convocato dagli imperatori d'oriente e d'occidente per ristabilire l'unità di fede e la pace nella Chiesa. Il concilio di Sardica aveva tutelato il diritto dei fedeli di appellare alla Santa Sede. Celestino I difese energicamente il diritto di appello alla Santa Sede a costo di incorrere talora in errori. Celestino accolse gli appelli di Antonio, eletto da Sant'Agostino vescovo di Fussala in Numidia e poi interdetto a causa delle sue esazioni. Celestino accolse l'appello di Apiario, prete di Sicca Veneria, il quale ricorreva abitualmente a Roma quando era scomunicato per le sue gravi colpe. I vescovi africani inviarono una lettera al pontefice per scongiurarlo di non accogliere con soverchia condiscendenza coloro che dall'Africa facevano ricorso a lui. I vescovi africani sollecitarono il papa a tenere conto di alcuni privilegi locali e a non autorizzare i delegati romani a chiedere l'aiuto delle autorità civili per fare eseguire le sentenze pontificie.
L'azione di governo del pontefice si estese a molteplici regioni con interventi mirati e correttivi. Celestino riconobbe la preminente dignità delle chiese di Alessandria d'Egitto e di Antiochia. Celestino sostenne i diritti del Vicariato papale di Tessalonica o Salonicco, eretto per tutto l'Illirico benché soggetto a Costantinopoli. Celestino difese Felice, vescovo di Apollonia, presso i colleghi della suddetta regione. Celestino richiamò i vescovi della Gallia Narbonese e Viennese all'osservanza delle leggi riguardanti le elezioni episcopali. Celestino condannò l'abuso di portare il mantello e la cintura alla maniera dei monaci. Celestino condannò l'abuso di permettere che certi sacerdoti si rifiutassero di assolvere i moribondi che ne facevano richiesta. Celestino riprese i vescovi delle Puglie e della Calabria perché alcune loro comunità pretendevano di presentare alle sedi vescovili candidati provenienti dal laicato anziché dal clero.
La lotta contro il pelagianesimo e la tutela di Sant'Agostino
Celestino I tutelò la purezza della fede contro gli errori serpeggianti in occidente e in oriente. Celestino riuscì a cacciare i capi pelagiani dall'Europa con la sua azione vigorosa. Celestino combatté i pelagiani fino nella lontana Gran Bretagna. Celestino mandò in missione in Gran Bretagna San Germano, vescovo di Auxerre morto nel 429, insieme a suo nipote San Lupo, vescovo di Troyes. Celestino mandò in Irlanda il primo vescovo, San Palladio. Celestino per primo istituì l'episcopato in Inghilterra e in Irlanda. A San Palladio subentrò nel 342 San Patrizio come apostolo dell'Irlanda fino alla morte nel 461. Giuliano, erudito vescovo di Eclano in Benevento, si ribellò alla condanna del Concilio Cartaginese sedicesimo contro i seguaci di Pelagio. Alcuni vescovi seguaci dell'eresiarca Pelagio si rifugiarono a Costantinopoli. Il patriarca Nestorio fece insistenti sollecitazioni al papa a proposito di Giuliano di Eclano e degli altri vescovi pelagiani rifugiatisi a Costantinopoli. Il papa rispose a Nestorio ricordandogli che l'eresia pelagiana era già stata condannata. Il papa alludeva all'accettazione delle condanne papali del pelagianesimo da parte di Attico, penultimo predecessore di Nestorio nella sede costantinopolitana, avvenuta nel 425.
Le deviazioni dottrinali continuarono a manifestarsi anche in forme sfumate e complesse. San Prospero d'Aquitania, profondo conoscitore del pensiero di Sant'Agostino, informò Celestino I che nella Gallia Giovanni Cassiano morto nel 435 e i monaci dell'abbazia di San Vittore da lui fondata a Marsiglia sostenevano idee semipelagiane riguardo alla grazia e alla predestinazione. I seguaci di Pelagio insegnavano che il peccato commesso da Adamo nocque a lui solo. I seguaci di Pelagio insegnavano che i bambini nascono senza il peccato originale. I seguaci di Pelagio insegnavano che l'uomo può evitare il male e acquistare la visione beatifica con le sue sole forze naturali. I seguaci di Pelagio insegnavano che non esiste l'intrinseca grazia divina e che essa non è necessaria. I seguaci di Pelagio insegnavano che la redenzione non è rigenerazione dell'uomo mediante la grazia, ma un appello ad una vita più alta da acquistarsi con le proprie forze. I semipelagiani insegnavano che la grazia non è richiesta per iniziare la fede e la santificazione, ma solo per completarlas. I semipelagiani insegnavano che Dio concede la grazia in base ai meriti umani e alle disposizioni positive a riceverla. I semipelagiani insegnavano che la perseveranza finale è frutto dei meriti umani.
Il quindici maggio 431 Celestino I prese le difese di Sant'Agostino. Sant'Agostino era morto l'anno precedente al quindici maggio 431. Celestino I scrisse ai vescovi della Gallia in difesa di Agostino. Celestino I attestò che Agostino era sempre rimasto in comunione con la Chiesa senza alcun sospetto. Celestino I riconobbe l'eminente scienza di Agostino. Diversi predecessori di Celestino I consideravano già Agostino tra i migliori dottori. Celestino I invitò i vescovi della Gallia a proibire ai preti di suscitare controversie disordinate e predicare ostinatamente contro la verità.
Il confronto con Nestorio e il Concilio di Efeso
Il papa mostrò grande energia anche contro l'eresia di Nestorio, meritando di essere considerato il martello del nestorianesimo. Celestino I era convinto che il popolo dovesse essere ammaestrato e non seguito. Il patriarca di Costantinopoli Nestorio affermava l'integrità della natura umana di Cristo. Nestorio non riusciva a concepire una natura completa esistente che non fosse una persona o un soggetto autonomo. Nestorio attribuiva a Gesù sia una persona divina sia una persona umana. Per Nestorio le due persone naturali di Cristo erano indipendenti nell'esistenza e nelle azioni. Per Nestorio l'unione tra le due nature di Cristo non era ontologico-ipostatica ma psicologico-morale. L'unione psicologico-morale consisteva nel pieno accordo tra le due volontà e nella comunione delle azioni tramite l'uso libero di una persona sull'altra. Per Nestorio la persona composta di Cristo era costituita dall'armonia delle volontà e dalla comunione delle azioni. Secondo la teoria di Nestorio non vi era una mutua attribuzione delle proprietà della natura umana e divina in Cristo. Secondo Nestorio Dio non è nato, non è stato crocifisso e non è morto. Secondo Nestorio Maria Santissima non è madre di Dio se non impropriamente, avendo generato solo l'uomo assunto dal Verbo. Nestorio ammetteva uno scambio limitato di proprietà riferito alla persona composta di Cristo. Per Nestorio il Verbo è Figlio di Dio e non l'uomo, mentre Cristo è figlio di Maria e non il Verbo. Nestorio predicava i suoi errori e inviava i suoi sermoni un po' ovunque. Nestorio scrisse numerose lettere a Celestino I per informarlo delle lotte nella chiesa bizantina.
Di fronte a questa grave crisi, il pontefice si adoperò con ogni mezzo per accertare la verità. Celestino I non potette consultare Agostino a causa dell'invasione dei Vandali. Celestino I interpellò Cassiano riguardo alle idee di Nestorio. Cassiano rispose rapidamente a Celestino I esprimendosi in modo sfavorevole verso le idee di Nestorio. San Cirillo di Alessandria scoprì il punto debole della dottrina di Nestorio. San Cirillo di Alessandria aveva un concetto molto preciso dell'unità personale di Cristo. Una polemica accesa scoppiò tra Nestorio e Cirillo. Cirillo espose a Celestino I i pericoli corsi dalla fede in oriente e chiese una sentenza di condanna. Celestino I radunò a Roma un sinodo nel 430. Nel sinodo romano del 430 furono condannati gli errori di Nestorio. Celestino I impose a Nestorio di ritrattarsi formalmente per iscritto entro dieci giorni pena la deposizione. La sentenza contro Nestorio fu affidata a Cirillo come rappresentante del papa.
Cirillo cercò senza successo di allontanare la corte di Teodosio secondo da Nestorio. Cirillo dovette accettare la convocazione di un concilio ecumenico a Efeso per evitare la disgrazia imperiale. Il vescovo di Alessandria giunse a Efeso nel 431 con un gruppo numeroso e agguerrito di sostenitori contro l'eresia. I Legati romani non arrivarono in tempo per l'apertura del concilio di Efeso. Cirillo, avendo fretta di concludere e considerandosi rappresentante del papa, si ritenne in diritto di presiedere il concilio. Nestorio fu invitato al concilio ma non si presentò. Al concilio fu esaminata la lettera in cui Celestino I incaricava Cirillo di deporre Nestorio. Al concilio furono esaminati i dodici anatematismi del sinodo di Alessandria contro le false teorie di Nestorio. La dottrina di Nestorio fu esaminata sulla base di dichiarazioni e omelie dell'imputato. L'eresiarca Nestorio fu condannato, deposto e successivamente esiliato. I beni di Nestorio furono confiscati e i suoi libri bruciati. I vescovi del concilio furono accompagnati alle loro case con torce accese mentre la città si illuminava a festa. I Legati pontifici arrivarono al concilio in tempo per le ultime sessioni. Gli inviati del papa, istruiti per affidarsi a Cirillo, sottoscrissero la sentenza contro Nestorio e informarono Celestino I. I Legati vollero che la decisione del concilio romano fosse considerata definitiva in quanto Pietro è alla testa della fede e di tutti gli apostoli. Celestino I diede il suo sostegno al Concilio di Efeso, e il Concilio di Efeso salutò la beata Maria come Madre di Dio in opposizione a Nestorio.
Epilogo, morte e traslazione delle reliquie
Nel 432 Celestino I scrisse lettere ai padri conciliari, all'imperatore, al nuovo patriarca Massimiliano, al clero e al popolo di Costantinopoli. Nelle lettere del 432 il papa espresse esultanza per il trionfo della verità sull'errore. Nelle lettere del 432 il papa indicò come trattare Nestorio e i suoi seguaci. Tuttavia, il concilio di Efeso non riuscì a portare la pace nella chiesa orientale. Le passioni umane entrarono nella controversia nestoriana. Lo stato imperfetto della formulazione teologica del dogma dell'unione ipostatica protrasse a lungo la lotta tra gli avversari e gli amici del deposto patriarca. In questo contesto di fatiche apostoliche, Celestino I morì il 27 luglio 432.
Celestino I fu sepolto a Roma nel cimitero di Priscilla. San Celestino I è commemorato nel Martirologio a Roma nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria. Successivamente, San Pasquale, morto nell'ottocentoventiquattro, fece trasportare le reliquie di Celestino I nella basilica di Santa Prassede. La basilica di Santa Prassede era stata fatta ricostruire da San Pasquale, che l'aveva adornata di splendidi mosaici. Egli è considerato santo per acclamazione antica, e la sua figura rimane un punto di riferimento luminoso per la fedeltà alla Sede Apostolica e per la difesa instancabile della sana dottrina.
Il ministero petrino
La figura di San Celestino primo emerge nel quinto secolo come quella di un pastore profondamente consapevole della responsabilità universale affidata al vescovo di Roma. La sua elezione avvenne in un tempo complesso, che richiedeva non soltanto abilità diplomatica, ma una chiaroveggenza spirituale capace di guardare oltre le necessità immediate della sede romana. Egli rivolse lo sguardo verso le terre di missione, inviando solerti missionari in Irlanda e Gran Bretagna per portare la luce del Vangelo in regioni ancora estranee alla pienezza della fede, mentre mantenne contatti costanti con le comunità dell'Africa e della Gallia, dimostrando una visione di Chiesa che non conosceva confini geografici.
Il suo operato non si limitò all'espansione del messaggio cristiano, ma si focalizzò con rigore sulla difesa del deposito della fede. Quando l'eresia di Nestorio minacciò di dividere l'unità dei credenti, San Celestino primo non esitò a convocare il sinodo romano del quattrocentotrenta, assumendo una posizione ferma e inequivocabile. Il suo convinto appoggio al Concilio di Efeso permise di chiarire il mistero di Cristo, confermando la centralità della dottrina ortodossa. In questo modo, egli seppe coniugare l'azione missionaria con la difesa intellettuale e spirituale della verità, proteggendo il gregge da interpretazioni che avrebbero potuto svuotare di significato il sacrificio salvifico. La sua vita fu un continuo esercizio di servizio, volto a mantenere la Chiesa unita nel vincolo della carità e della dottrina apostolica, fino alla sua morte avvenuta a Roma nell'anno quattrocentotrentadue.
L'eredità nella città eterna
Il legame di San Celestino primo con la città di Roma si manifestò concretamente attraverso le opere architettoniche che egli promosse, lasciando un segno tangibile del suo amore per la liturgia e per la preghiera. La cura che egli riservò alla basilica di Santa Maria in Trastevere, che restaurò con sapienza, e la costruzione della basilica di Santa Sabina sull'Aventino, riflettono il desiderio di offrire ai fedeli spazi sacri degni della solennità del mistero divino. Questi luoghi di culto non furono soltanto edifici, ma veri e propri centri di aggregazione per la comunità cristiana, dove la bellezza dell'arte serviva a elevare lo spirito verso il creatore.
Oggi, chi visita queste basiliche può ancora percepire lo spirito di un uomo che, pur dovendo affrontare le grandi questioni teologiche del suo secolo, non dimenticò mai l'importanza del decoro e della preghiera comunitaria. La memoria di San Celestino primo è, per noi, un richiamo costante alla bellezza della fede vissuta e alla cura che ogni cristiano deve avere per la propria chiesa locale. La sua vita ci insegna che il servizio a Dio passa necessariamente attraverso la sollecitudine per il bene comune e l'edificazione del tempio, inteso sia come luogo fisico di adorazione, sia come corpo vivo di tutti i battezzati.
Domande frequenti
Quando si festeggia San Celestino I?
San Celestino I si festeggia il 27 luglio.
A Roma nel cimitero di Priscilla sulla via Salaria, san Celestino I, papa, che, solerte nel difendere la Chiesa e nel dilatarne i confini, per primo istituì l’episcopato in Inghilterra e in Irlanda e diede il suo sostegno al Concilio di Efeso nel salutare la beata Maria come Madre di Dio in opposizione a Nestorio. — Martirologio Romano