San Raimondo Zanfogni, detto Palmerio

Laico

Aggiornato il 22 luglio 2026

Dalle origini alla famiglia

La madre di Raimondo morì durante il viaggio di ritorno dalla Terrasanta, mentre lo portava con sé. Il giovane Raimondo arrivò da solo a Piacenza all'età di quindici anni. Nella città emiliana riprese il suo lavoro di ciabattino per mantenersi. Più tardi Raimondo si sposa e dal matrimonio nascono via via cinque figli. Tutti i primi cinque figli muoiono però in breve tempo. In seguito nasce un sesto figlio di nome Gerardo, descritto come sano e vitale. Gerardo perde la madre da piccolo e i parenti aiutano Raimondo prendendosi cura di lui.

I pellegrinaggi e la chiamata

Nel corso del suo cammino spirituale, Raimondo compie un pellegrinaggio a San Giacomo di Compostella. Successivamente compie un pellegrinaggio alla tomba di sant'Agostino in Pavia. Si reca anche a Roma, diretto in Terrasanta. Tuttavia, Raimondo torna a Piacenza a seguito di un avviso dall'alto che gli ordina di pensare ai poveri della sua città. Piacenza intanto attraversa un periodo di crescita, prestigio, sviluppo e ricchezza. Nel 1095 Piacenza ospita un Concilio con papa Urbano II. Nelle campagne di Piacenza si tengono anche, nel 1154 e 1158, due Diete imperiali con Federico I Barbarossa. In questa città in sviluppo sono presenti numerosi poveri, e Raimondo capisce che pensare ai poveri è più importante del pellegrinaggio.

Le opere di carità e la giustizia

Raimondo dedica la sua vita all'assistenza dei poveri. Passa dal pronto soccorso alle opere stabili, istituendo case per nullatenenti e ospizi per malati. Chiede, prega, insiste e disturba per trovare i mezzi necessari per mantenere le opere. Affronta risolutamente chi può agire e non lo fa, oppure chi possiede e non dà. Frequenta ogni giorno le chiese e le processioni. Rivolge appelli ai fedeli definendoli cristiani duri e crudeli. Va in tribunale a difendere i poveri dai creditori e ottiene la scarcerazione di debitori sulla sua parola. Si occupa dei bambini in abbandono e cerca un rifugio o un marito per le donne in difficoltà. Insegna la dottrina cristiana nelle case, nei laboratori e in strada. Poiché è un semplice laico e analfabeta, non insegna in chiesa, dove si limita a pregare. Torna a disturbare i governanti, che alla fine lo comprendono e lo aiutano. Rimprovera aspramente il vescovo per non essere abbastanza deciso contro le lotte di fazione in città. Cerca di impedire un conflitto armato tra Piacenza e Cremona, finendo per questo in un carcere dei cremonesi. I cremonesi lo liberano con scuse dopo che la popolazione dice loro che hanno imprigionato un santo.

Il transito e il culto

Raimondo muore tra i poveri ed è trattato da santo, concludendo la sua vita terrena il ventisette luglio 1200. Viene sepolto in una cappella presso la chiesa dei Dodici Apostoli. Il Comune offre la custodia della tomba a suo figlio Gerardo. Presto si spargono e si registrano accuratamente le voci di miracoli. Già nel 1212 il suo ospizio viene chiamato ospizio di San Raimondo. Le richieste di canonizzazione si succedono di secolo in secolo e di papa in papa, e le risposte papali equivalgono già a un riconoscimento del culto. Nel Cinquecento i resti di Raimondo sono trasferiti nella chiesa delle Suore Cistercensi di Nazareth, dove si trovano tuttora. Il capo di Raimondo è separato dal corpo ed è custodito in un reliquiario. Nel 1602, sotto papa Clemente VIII, viene approvato l'Ufficio liturgico per la sua festa. Il martirologio ricorda a Piacenza il beato Raimondo Palmerio come padre di famiglia che, perduti la moglie e il figlio, fondò un ospizio per accogliere i poveri.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Raimondo Palmerio?

La festa di San Raimondo Palmerio si celebra il ventisette luglio.

Qual è il ruolo ricordato dal martirologio per San Raimondo?

Il martirologio lo ricorda come padre di famiglia che, dopo aver perduto la moglie e il figlio, fondò un ospizio per accogliere i poveri.

A Piacenza, beato Raimondo Palmerio, padre di famiglia, che, perduti la moglie e il figlio, fondò un ospizio per accogliere i poveri. — Martirologio Romano