22 maggio
Beati Martiri Francescani in Giappone
Aggiornato il 30 ottobre 2026
L'inizio dell'evangelizzazione e i primi francescani
L'evangelizzazione del Giappone ebbe inizio con il gesuita san Francesco Saverio e i suoi confratelli, sviluppandosi con ottimi risultati nei decenni successivi al 1549. Nel 1587 i cattolici giapponesi erano circa trecentomila, e il centro principale della comunità cattolica giapponese era a Nagasaki. Nello stesso anno lo shogun Hideyoshi, chiamato dai cristiani Taicosama, era stato fino ad allora condiscendente verso i cattolici, ma in seguito emanò un decreto di espulsione contro i Gesuiti per ragioni non chiarite. I Gesuiti all'epoca erano l'unico Ordine religioso presente nel Giappone, e il decreto di espulsione fu in parte eseguito. La maggior parte dei Gesuiti rimase nel paese attuando una prudente strategia di silenzio e senza esteriorità, continuando con cautela l'opera evangelizzatrice. Papa Gregorio XIII il venticinque gennaio 1585 aveva dato ai Gesuiti il permesso di fare apostolato in terra giapponese. I Frati Minori presenti nelle Filippine chiesero tuttavia l'autorizzazione di sostituire i Gesuiti. Per aggirare l'ostacolo, quattro frati minori sbarcaronò presentandosi alle autorità come ambasciatori e agenti commerciali del governo delle Filippine. I frati rimasero confinati in una casupola tra sofferenze e incomprensioni per più di un anno prima di avere il permesso di residenza dallo shogun. Nel 1593 i Frati Francescani iniziarono una predicazione aperta e pubblica, contrariamente alla prudenza dei Gesuiti. Si verificarono complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone, e lo shogun Hideyoshi reagì ordinando di imprigionare i francescani e i neofiti giapponesi. I primi arresti ebbero luogo il nove dicembre 1596, con ventisei arrestati, tra cui tre gesuiti giapponesi e sei francescani. I sei francescani arrestati erano Pietro Battista Blazquez, Martino dell'Ascensione, Francesco Blanco, Filippo di Las Casas, Francesco di San Michele e Gonsalvo García. I ventisei arrestati subirono il martirio il cinque febbraio 1597. I protomartiri del Giappone furono crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, e la zona del martirio prese poi il nome di santa collina. I protomartiri furono proclamati santi da papa Pio IX nel 1862.
La grande persecuzione del diciassettesimo secolo
Subentrò un periodo di tregua e la comunità cattolica aumentò nonostante la persecuzione. L'aumento della comunità fu dovuto anche all'arrivo di altri missionari domenicani e agostiniani oltre a gesuiti e francescani. Nel 1614 la numerosa comunità cattolica subì una furiosa persecuzione decretata dallo shogun Ieyasu, chiamato Taifusama. La persecuzione del 1614 si prolungò per alcuni decenni distruggendo quasi completamente la comunità in Giappone. La persecuzione causò moltissimi martiri e molte apostasie tra i fedeli giapponesi atterriti. I motivi della persecuzione furono la gelosia dei bonzi buddisti, il timore di Ieyasu e dei suoi successori Hidetada e Iemitsu per l'influsso di Spagna e Portogallo, gli intrighi dei calvinisti olandesi e l'imprudenza di missionari spagnoli. I missionari della maggioranza erano ritenuti spie di Spagna e Portogallo. Dal 1617 al 1632 la persecuzione toccò il picco più alto di vittime. I supplizi furono vari, raffinati e secondo lo stile orientale, senza risparmiare i bambini. I martiri appartenevano a ogni condizione sociale: missionari, catechisti, nobili di famiglia reale, ricche matrone, giovani vergini, vecchi, bambini, padri di famiglia e sacerdoti giapponesi. La maggior parte dei martiri fu legata a un palo e bruciata a fuoco lento. La santa collina di Nagasaki fu illuminata per sere e notti da una teoria di torce umane. Altri martiri furono decapitati o tagliati membro per membro. I fatti si sono svolti a Nagasaki, in Giappone, e l'arco temporale degli eventi va dal 1617 al 1632.
Il riconoscimento e la memoria dei beati
La Chiesa riconobbe la validità del martirio per almeno duecentocinque vittime, oltre ai primi ventisei santi del 1597. Papa Pio IX il sette luglio 1867 proclamò beati i duecentocinque martiri. Dei duecentocinque beati, trentatré erano della Compagnia di Gesù. Dei duecentocinque beati, ventitré erano Agostiniani e Terziari agostiniani giapponesi. Dei duecentocinque beati, quarantacinque erano Domenicani e Terziari dell'Ordine dei Predicatori. Dei duecentocinque beati, ventotto erano Francescani e Terziari. Gli altri beati erano fedeli giapponesi, intere famiglie e Confratelli del Rosario. Non c'è una celebrazione unica per tutti i beati. Gli Ordini religiosi fissarono giorni di celebrazione singoli o a gruppi. Il gruppo di ventotto Francescani e Terziari si celebra singolarmente nel giorno del rispettivo martirio. Vengono citati i nomi dei missionari sacerdoti e dei professi giapponesi del gruppo dei francescani: Pietro dell'Assunzione morto il ventidue maggio 1617 e Giovanni di san Marta morto il sedici agosto 1618. Riccardo di sant'Anna è deceduto il dieci settembre 1622, Pietro di Avila è deceduto il dieci settembre 1622, Vincenzo di san Giuseppe è deceduto il dieci settembre 1622, Apollinare Franco è deceduto il dodici settembre 1622, Pietro di san Chiara è deceduto il dodici settembre 1622, Francesco Galvez è deceduto il quattro dicembre 1623, Luigi Sotelo è deceduto il venticinque agosto 1624, Luigi Sasanda è deceduto il venticinque agosto 1624, Luigi Baba è deceduto il venticinque agosto 1624, Francesco di san Maria è deceduto il sedici agosto 1627, Antonio di san Francesco è deceduto il sedici agosto 1627, Bartolomeo Laurel è deceduto il sedici agosto 1627, Antonio di san Bonaventura è deceduto l'otto settembre 1628, Domenico di Nagasaki è deceduto l'otto settembre 1628, Gabriele della Maddalena è deceduto il tre settembre 1632. Celebrazioni differenziate a seconda degli ordini religiosi caratterizzano il culto di questi testimoni.
La testimonianza
Il contesto storico in cui operarono i Beati Martiri Francescani fu segnato dall'inizio della dura persecuzione shogunale contro i cristiani, decretata nell'anno 1614. In questo clima di ostilità crescente, il Giappone divenne teatro di una prova dolorosa che richiese ai fedeli di scegliere tra l'abiura e la fedeltà al nome di Cristo. Tra il 1617 e il 1632, duecentocinque cristiani scelsero la via della coerenza, affrontando il martirio a Nagasaki.
Le modalità delle esecuzioni, che comprendevano il rogo, la decapitazione e la mutilazione, non riuscirono a piegare la determinazione di coloro che vedevano nella propria morte un atto finale di unione con il Signore. Questi fratelli e sorelle, appartenenti alla famiglia francescana e alle comunità locali, hanno vissuto l'ora suprema con la dignità di chi sa di appartenere a una realtà che il mondo non può comprendere né distruggere. La loro vicenda non è solo un resoconto di sofferenze, ma il racconto di una Chiesa che, nel cuore dell'Oriente, seppe fiorire proprio mentre cercavano di estirparla. Il sacrificio di Nagasaki rimane inciso nella storia come un capitolo di straordinaria resilienza spirituale, dove il sangue versato è divenuto sigillo di una testimonianza che continua a parlare al cuore dei fedeli di ogni epoca, invitandoli alla fermezza nella prova e alla carità verso i fratelli che soffrono per la giustizia.
Il culto
La venerazione per i Beati Martiri Francescani in Giappone ha trovato il suo riconoscimento ufficiale nel 1867, quando papa Pio Nono ha elevato agli onori degli altari questa schiera di testimoni. Tale atto ha sancito il valore universale del loro sacrificio, offrendo alla Chiesa intera un modello di perseveranza nella fede. La memoria liturgica, che la Chiesa celebra il ventidue maggio, è un momento di profonda riflessione sul dono della testimonianza cristiana.
Le celebrazioni, che gli ordini religiosi fissano talvolta in date specifiche legate al giorno del martirio dei singoli gruppi, sottolineano la natura corale di questa schiera. Essi sono riconosciuti come patroni dei Martiri del Giappone, un titolo che richiama la vastità del loro impegno e la fecondità del loro esempio. Onorare questi beati significa accogliere l'invito a non dimenticare le radici profonde della fede, coltivando una memoria che sia sempre viva e capace di generare frutti di pace e di riconciliazione tra i popoli.
Domande frequenti
Quando si festeggia il ventidue maggio?
Il ventidue maggio si celebra la memoria particolare di alcuni beati del gruppo dei francescani, come Pietro dell'Assunzione, all'interno di celebrazioni differenziate secondo gli ordini religiosi.
Di cosa è patrono il gruppo dei santi e beati?
I Beati Martiri Francescani e gli altri martiri del Giappone sono celesti patroni del Giappone.