9 luglio
Beato Adriano Fortescue
Cavaliere di Malta, terziario domenicano, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La vita e il contesto storico
Adriano Fortescue nacque verso il 1476 da una nobile famiglia nella contea di Devon. Egli era cugino di Anna Bolena, seconda moglie di Enrico VIII vissuta tra il 1507 e il 1536. Il matrimonio di Anna Bolena fu una delle cause della separazione della Chiesa Anglicana da Roma. Adriano sposò in prime nozze Anna Stonor, da cui ebbe due figlie. In seconde nozze sposò Anna Rede di Boarstall, dalla quale ebbe tre figli. Frequentò la corte secondo lo stile di vita dei nobili dell'epoca. Combatté per il suo re contro la Francia nel 1513 e nel 1523. Fu accompagnatore a Calais della regina Caterina d'Aragona, sposa dal 1509 di Enrico VIII che in seguito fece annullare il matrimonio. Fu presente all'incoronazione di sua cugina Anna Bolena. Enrico VIII ebbe sei mogli, delle quali due furono ripudiate e due decapitate. Adriano Fortescue fu giudice di pace per la contea di Oxford. Fu cavaliere dell'Ordine del Bagno. Fu membro del Sovrano Ordine di Malta. Fu Terziario Domenicano nella Fraternità di Oxford. Fu un uomo di grande spiritualità e vita ascetica. Scrisse e firmò una serie di massime nel suo Libro delle Ore, tuttora conservato. Una massima recita: Prega continuamente Dio di poter compiere quello che è il suo beneplacito. Una seconda massima recita: Segui diligentemente le ispirazioni dello Spirito Santo in tutto quello che stai per fare. Una terza massima recita: prega per la perseveranza. Una quarta massima recita: Rinnova ogni giorno i tuoi buoni propositi. Una quinta massima recita: Qualunque cosa debba fare, falla diligentemente. Si mostrò sempre prudente e distaccato verso la politica e la deplorevole condotta di Enrico VIII.
Le persecuzioni e il martirio
La storia delle persecuzioni anticattoliche in Inghilterra, Scozia e Galles durò dal 1535 al 1681. La persecuzione fu scatenata dal re Enrico VIII, vissuto tra il 1491 e il 1547. Enrico VIII provocò lo Scisma d'Inghilterra separando la Chiesa Anglicana da Roma. Gli artefici più o meno cruenti della persecuzione furono Enrico VIII e i suoi successori Edoardo VI, la regina Elisabetta I, Giacomo I Stuart, Carlo I, Oliviero Cromwell e Carlo II Stuart. In 150 anni di persecuzione morirono migliaia di cattolici inglesi di ogni ceto sociale. I cattolici testimoniarono il loro attaccamento alla fede cattolica e al papa rifiutando i giuramenti di fedeltà al re come capo della religione di Stato. Nel 1850 avvenne la restaurazione della Gerarchia Cattolica in Inghilterra e Galles. La restaurazione permise di affrontare la possibilità di beatificare i numerosi martiri il cui martirio era provato. Dal 1886 i Sommi Pontefici hanno proceduto alla beatificazione e poi alla canonizzazione di un buon numero di essi. Il primo gruppo di beati era composto da 19 Certosini di Londra. I Certosini furono impiccati nel famigerato Tyburn di Londra il 4 maggio e il 15 giugno 1535. Adriano Fortescue fu il secondo beato che subì il martirio in ordine di tempo. Egli fu arrestato il 29 agosto 1534 per cause che rimangono ignote. Fu rinchiuso nel carcere di Marshalsea e liberato nella primavera del 1535. Il re promulgò l'Atto di supremazia il 3 novembre 1534 dando inizio allo Scisma Anglicano. Lo Scisma fu appoggiato da uomini malvagi come Tommaso Cromwell, il cardinale Thomas Wolsey e l'arcivescovo Thomas Cranmur. Adriano fu arrestato una seconda volta nel febbraio 1539. Fu rinchiuso nella Torre di Londra. Il Martirologio indica che fu falsamente accusato di tradimento sotto il re Enrico VIII e due volte detenuto in carcere prima di subire la decapitazione. L'atto di accusa imputava di aver proditoriamente rifiutato il giuramento di fedeltà al re in materia religiosa, commesso vari detestabili tradimenti e suscitato ribellione nel regno. Egli fu decapitato insieme ad altri l'8 o il 9 luglio 1539 a Londra. Adriano Fortescue era un padre di famiglia e martire in Inghilterra. Egli fu il primo tra i laici cattolici a morire per la sua fede in quel periodo. Il martirio avvenne durante la sanguinosa e lunga persecuzione contro i cattolici in Gran Bretagna.
Il culto e la memoria
Il culto del beato Adriano Fortescue è vivo nella Chiesa e viene tramandato attraverso la preghiera e la memoria liturgica. Il Martirologio Romano riporta la celebrazione del beato Adriano Fortescue al 9 luglio. La festa viene osservata anche l'8 luglio per l'Ordine Domenicano, a testimonianza del legame profondo che il santo mantenne con la spiritualità della famiglia domenicana attraverso la sua appartenenza alla fraternità di Oxford. La sua beatificazione fu celebrata solennemente il 13 maggio 1895 da papa Leone XIII, riconoscendo ufficialmente la constatazione eroica del suo martirio affrontato per amore della Chiesa e della fede cattolica. La sua testimonianza rimane un punto di riferimento luminoso per tutti i fedeli, specialmente per i padri di famiglia e per i laici chiamati a vivere la propria testimonianza cristiana nella coerenza quotidiana e nell'adesione incondizionata al Vangelo, anche in tempi di prova e di persecuzione.
Il cammino di una vita
La vicenda terrena del Beato Adriano Fortescue si dipana tra il Devon, Oxford e Londra, luoghi che videro il suo impegno nelle istituzioni e nelle opere di carità. Uomo di valore, prestò servizio per il re combattendo le campagne militari contro la Francia negli anni 1513 e 1523, dimostrando lealtà e coraggio. Parallelamente alla carriera pubblica, egli esercitò con scrupolo l'ufficio di giudice di pace nella contea di Oxford, dedicando parte del proprio tempo alla giustizia terrena e gran parte dell'animo alla vita contemplativa e religiosa. La sua adesione al Sovrano Ordine di Malta e la sua appartenenza al Terzo Ordine Domenicano testimoniano una vocazione laicale vissuta con austera dedizione.
Le nubi del tempo iniziarono ad addensarsi sulla sua esistenza negli anni trenta del sedicesimo secolo. Adriano fu arrestato per la prima volta nel 1534, subendo le incertezze di una prigionia da cui fu liberato l'anno seguente. Tuttavia, la sua ferma adesione ai valori cristiani lo portò a un nuovo arresto nel 1539. In un clima di crescente ostilità, la sua vita fu troncata dal martirio: fu infatti decapitato all'interno della Torre di Londra. Egli affrontò il patibolo con la consapevolezza di chi ha servito il Signore sopra ogni altra autorità umana. La sua memoria è stata ufficialmente riconosciuta dalla Chiesa il 13 maggio 1895, quando papa Leone tredicesimo lo ha elevato agli onori degli altari, confermando la santità di un uomo che seppe trasformare l'impegno civile in un olocausto gradito a Dio.
Il culto e la memoria
Il culto del Beato Adriano Fortescue è particolarmente vivo all'interno della famiglia domenicana, di cui egli rimane un figlio spirituale e un protettore. La sua testimonianza di laico, capace di santificarsi nel mondo senza rinunciare ai propri doveri civili e militari, offre ancora oggi una via percorribile per i fedeli di ogni condizione. La memoria liturgica, fissata al 9 luglio, invita la comunità cristiana a riflettere sul dono della libertà interiore che non viene mai meno, neppure dinanzi alla minaccia della morte.
L'Ordine Domenicano, che ne custodisce la memoria con particolare sollecitudine, ne celebra il ricordo il giorno 8 luglio, sottolineando il legame profondo che univa il cavaliere martire alla spiritualità di San Domenico. La figura del Beato Adriano invita dunque a pregare per la perseveranza nelle tribolazioni, ricordando che ogni atto compiuto per amore di Dio e della verità trova il suo compimento nella gloria eterna. La sua vita, breve e intensa, continua a parlare al cuore dei credenti contemporanei, esortandoli a non temere le difficoltà e a mantenere saldo il proposito di servire il Signore con umiltà e coraggio.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Adriano Fortescue?
Il beato Adriano Fortescue si festeggia il 9 luglio, mentre l'Ordine Domenicano ne celebra la memoria l'8 luglio.
A Londra in Inghilterra, beato Adriano Fortescue, martire, che, padre di famiglia e cavaliere, falsamente accusato di tradimento sotto il re Enrico VIII e due volte detenuto in carcere, portò infine a termine il martirio con la decapitazione. — Martirologio Romano