9 luglio
Santa Veronica Giuliani
Vergine
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'infanzia e la chiamata
La mistica è nata il 27 dicembre 1660 a Mercatello sul Metauro, nella diocesi di Urbania in provincia di Pesaro, ed è figlia del capitano Francesco e di Benedetta Mancini. La sua vita fu un susseguirsi di meraviglie. Fu battezzata con il nome di Orsola. All'età di soli cinque mesi prese a camminare da sola per recarsi a venerare un quadro raffigurante la Santissima Trinità. Non aveva ancora sette mesi quando ammonì un negoziante poco onesto dicendo di fare giustizia perché Dio lo vedeva. A due o tre anni cominciò a godere di frequenti visioni di Gesù e Maria. Le visioni consistevano in Gesù e Maria che le sorridevano e rispondevano dalle immagini appese alle pareti di casa. La bambina esclamava guardando le immagini con tenerezza e devozione esclamando che voleva tanto bene al Signore. Durante la Messa, al momento dell'elevazione, vedeva quasi sempre Gesù nell'ostia che l'invitava a sé. Gridava la sua gioia e si slanciava verso l'altare. Quando il sacerdote portò il viatico a sua madre, Orsola vide l'ostia sfolgorante di luce. Supplicò a mani giunte di dare anche a lei Gesù. Appena la madre morente si comunicò, Orsola le si pose accanto sul letto esclamando che aveva avuto una cosa bella e un grande odore di Gesù. Prima di morire la madre chiamò le sue cinque figlie attorno a sé. La madre assegnò a ciascuna figlia una piaga del crocifisso come rifugio e oggetto particolare di devozione. Ad Orsola, all'età di sei anni, toccò la piaga del Sacro Cuore.
Nella fanciullezza, sentendo leggere la vita dei martiri, concepì il grande desiderio di patire per amore di Gesù. Una volta mise di proposito una manina nel fuoco di uno scaldino scottandosela tutta senza versare lacrime. Si disciplinava con una grossa corda, camminava sulle ginocchia, disegnava croci in terra con la lingua, stava lungamente a braccia aperte in forma di croce e si pungeva con gli spini. Si costruiva croci sproporzionate alle sue spalle bramosa di fare tutto ciò che aveva fatto il Signore. Durante la settimana santa il Signore le si faceva vedere coperto di piaghe. Per amor di Dio aveva compassione dei poverelli ai quali donava generosamente quello di cui disponeva. Scriverà più tardi che vedendo i poveri le pareva di vedere nostro Signore. Col passare degli anni crebbe in lei la brama di fare la prima Comunione. Supplicava Maria Santissima di darle suo Figlio nel cuore perché non poteva stare senza di Lui. La sua brama fu soddisfatta il 2 febbraio 1670 a Piacenza. Il padre si era trasferito a Piacenza in qualità di Soprintendente alle Finanze presso la corte del Duca Ranunzio II. In quell'occasione Gesù le disse di pensare a solo Lui e che sarebbe stata la sua sposa diletta. La sua bellezza le attirava le simpatie di giovani distinti rendendo difficile lasciare il mondo. Disse al padre che l'adorava di non poterlo ubbidire poiché il Signore, che è Padre supremo, la voleva sua sposa. Mutò il nome da Orsola in Veronica. Il 17 luglio 1677, all'età di diciassette anni, riuscì a entrare nel monastero delle Cappuccine di Città di Castello in provincia di Perugia.
I carismi e i Diari
Dio elargì incessantemente grazie, doni, privilegi, visioni, estasi e carismi singolari alla sua diletta. I fenomeni mistici verificatisi in lei furono controllati a lungo e severamente dalle autorità competenti. Dal 1695 al 27 febbraio 1727 la santa scrisse un Diario in quarantaquattro volumi per un totale di ventunomila pagine. Scrisse nonostante la grandissima ripugnanza che provava e senza rileggere quanto scritto. Scrisse per obbedienza al vescovo Monsignor Eustachi e al confessore del monastero padre Ubaldo Antonio Cappelletti, filippino. I diari furono pubblicati dal 1895 al 1928 dal padre Luigi Pizzicarla della Compagnia di Gesù, con versioni in francese e spagnolo. Dopo il mistico sposalizio con Gesù, fu soddisfatta nella sua ardente brama di patire per Lui. Sperimentò a uno a uno tutti i martiri e gli oltraggi della Passione in modo misterioso ma reale e visibile. Esclamava di continuo che le croci e i patimenti sono gioie e contenti. Giunse a dire di non volere né patire né morire, ma per più patire. Diceva accoratamente a Gesù di avere sete, intendendo sete non di consolazioni ma di amaritudine e di patimenti. Fin dall'infanzia pregava il suo Sposo di crocifiggerla con Lui e di farle sentire le pene e i dolori dei santi piedi e delle sante mani. Pregava di passare da parte a parte il suo cuore senza tardare. Nel 1694 divenne maestra delle novizie. Ricevette nel capo l'impressione delle spine. Dopo tre anni di digiuno a pane e acqua, il venerdì santo del 1697 le apparvero le stimmate. Nel cuore ebbe impressi gli strumenti della Passione. La santa scrisse di aver visto in un istante uscire dalle piaghe di Gesù cinque raggi splendenti che si diressero verso di lei trasformandosi in piccole fiamme. La santa riferiva di avere quattro chiodi e una lancia d'oro infuocata conficcati nel cuore, nelle mani e nei piedi. A causa delle sofferenze visibili agli altri, era chiamata la sposa del crocifisso.
Le prove e l'obbedienza
Il vescovo di Città di Castello fu informato dei fenomeni soprannaturali di Suor Veronica. Il vescovo fece un rapporto al Sant'Ufficio e ricevette istruzioni applicate con grande severità. Il vescovo si recò nel monastero accompagnato da sacerdoti sperimentati e si convinse della realtà delle stimmate. Alcuni medici curarono le ferite di Veronica per sei mesi. Dopo ogni medicazione, alle mani di Veronica venivano messi guanti muniti di sigilli. Le ferite di Veronica, invece di guarire, si ingrandivano ulteriormente. La badessa ricevette dal vescovo ordini destinati a metterne alla prova la pazienza, l'umiltà e l'obbedienza. A Veronica fu tolto l'ufficio di maestra delle novizie. Veronica fu dichiarata scaduta dal diritto di voto attivo e passivo. A Veronica fu proibita ogni relazione con le altre suore. Veronica fu colpita da interdetto e non fu più ammessa all'ufficio in coro né alla santa Messa. Veronica fu privata della Comunione. Veronica fu chiusa per cinquanta giorni in una cella simile a una prigione. Veronica fu trattata deliberatamente come una folle, una simulatrice e una bugiarda. Il vescovo scrisse al Sant'Ufficio che Veronica obbediva ai suoi ordini in modo esatto. Il vescovo scrisse che Veronica non mostrava tristezza per i duri trattamenti, ma tranquillità indescrivibile e umore gioioso. Veronica univa alle sofferenze continue e indicibili penitenze e preghiere per la conversione dei peccatori. Veronica scriveva che Dio l'aveva costituita mediatrice fra Lui e i peccatori. Veronica offriva continui suffragi alle anime dei defunti. Veronica confidò nel suo Diario che Dio le aveva promesso la grazia di liberare dal Purgatorio quante anime voleva. Veronica aveva continuamente presenti i bisogni di tutta la Chiesa e in particolare dei sacerdoti. Veronica fu sempre sottomessa in vita ai superiori.
Il transito e il culto
Veronica morì il 9 luglio 1727 dopo trentatré giorni di malattia. Il confessore Padre Guelfi ordinò a Veronica di rendere lo spirito. Al momento della morte, Veronica era badessa da undici anni. Nel cuore verginale di Veronica furono trovati scolpiti gli emblemi della passione. Gli emblemi della passione nel suo cuore corrispondevano a come li aveva descritti e disegnati per ordine del confessore. Il corpo di Veronica è venerato sotto l'altare maggiore della chiesa delle Cappuccine in Città di Castello. Papa Pio VII beatificò Veronica il 18 giugno 1804. Papa Gregorio XVI canonizzò Veronica il 26 maggio 1839. Il martirologio la ricorda a Città di Castello in Umbria come santa Veronica Giuliani, badessa dell'Ordine delle Clarisse Cappuccine. Fu ricca di carismi spirituali e corrispose nel corpo e nell'anima alla passione di Cristo. Fu posta sotto custodia per cinquanta giorni, offrendo un modello di pazienza e obbedienza. Nacque a Mercatello, Urbino, il 27 dicembre 1660.
Il cammino dell'offerta
Nata a Mercatello sul Metauro nel 1660, la giovane Veronica scelse di consacrare interamente la propria vita al Signore entrando, nel 1677, nel monastero delle Clarisse Cappuccine di Città di Castello. In questo luogo di silenzio e di preghiera, la religiosa visse un'esistenza di totale dedizione, segnata nel 1697 dal dono doloroso e fecondo delle stimmate e dei segni della Passione sul proprio corpo. Questo evento straordinario non le risparmiò sofferenze, poiché le autorità ecclesiastiche la sottomisero a severe prove e a un prolungato isolamento per vagliare l'autenticità della sua esperienza.
Nonostante le dure restrizioni, Veronica mantenne una perfetta sottomissione e un'umiltà incrollabile. Per obbedienza ai suoi confessori, intraprese la stesura di un diario spirituale che raggiunse l'impressionante mole di oltre ventimila pagine, un tesoro di dottrina mistica scritto nel segreto della sua cella. Negli ultimi anni della sua vita terrena, la comunità riconobbe la sua saggezza eleggendola badessa del monastero, carica che ricoprì con sapienza e carità per undici anni, fino alla morte avvenuta a Città di Castello nel 1727 dopo aver visitato anche Piacenza durante il suo cammino.
Il riconoscimento e la memoria
La profondità della sua testimonianza e la santità della sua vita trascorsa nell'ombra del chiostro ricevettero il solenne sigillo della Chiesa nel 1839, anno in cui papa Gregorio XVI la proclamò santa. La sua figura continua a risplendere come un faro di spiritualità sponsale, capace di coniugare i vertici della contemplazione mistica con la concretezza del servizio quotidiano alle consorelle.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Veronica Giuliani?
La ricorrenza si celebra il 9 luglio.
Qual era il suo ruolo nell'Ordine religioso?
Fu badessa dell'Ordine delle Clarisse Cappuccine a Città di Castello.
A Città di Castello in Umbria, santa Veronica Giuliani, badessa dell’Ordine delle Clarisse Cappuccine, che, ricca di carismi spirituali, corrispose nel corpo e nell’anima alla passione di Cristo e fu per questo posta sotto custodia per cinquanta giorni, offrendo un mirabile modello di pazienza e di obbedienza. — Martirologio Romano