9 luglio
Santi Martiri Cinesi (Agostino Zhao Rong e 119 Compagni)
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le radici della fede e il protomartire
Il primo annuncio del Vangelo in Cina avvenne nel quinto secolo, ponendo le basi di un cammino spirituale che avrebbe attraversato i secoli successivi. In epoca moderna molti cinesi si avvicinarono al cristianesimo grazie all'invio di missionari come Matteo Ricci, il quale seppe intessere un dialogo fecondo con la cultura locale. I cinesi convertiti al cristianesimo appartenevano sia alle classi alte sia al popolo, dimostrando che la Parola di Dio si rivolgeva a ogni anima senza distinzione di ceto. È importante sottolineare che i cristiani cinesi non rinnegarono mai le proprie origini e la propria cultura d'appartenenza, vivendo la fede come compimento della loro identità. All'evangelizzazione segue storicamente l'arrivo del martirio, che ha segnato profondamente la storia della Chiesa nascente in quelle terre. Padre Francesco Fernández de Capillas era un sacerdote dei Padri Domenicani e viene giustamente considerato il protomartire della Cina. Padre Francesco Fernández de Capillas fu ucciso nel 1648, precisamente il quindici gennaio a Fu'an, nella provincia del Fujian, aprendo la lunga via crucis dei testimoni della fede in Asia.
Il cammino dei secoli e i testimoni autoctoni
Nei tre secoli successivi al martirio di Francesco Fernández de Capillas, ai missionari occidentali si aggiunsero uomini e donne autoctoni, segno che la pianta della Chiesa aveva messo radici profonde. I martiri autoctoni appartenevano a ogni età e stato di vita, compresi alcuni seminaristi che studiavano per servire l'altare. Questa fioritura di santità e di coraggio non passò inosservata alle autorità ostili, tanto che nel 1811 fu emanato un editto apposito contro i seminaristi e i martiri cristiani. Tra i numerosi pastori e fedeli che affrontarono la prova suprema in questo lungo periodo figurano figure insigni come Pietro Sanz y Jordà, vescovo dei Padri Domenicani, morto il ventisei maggio 1747 a Fuzhou, nella provincia del Fujian. A lui seguirono confratelli come il vescovo Francesco Serrano Frías e i sacerdoti Giovanni Alcober Figuera, Gioacchino Royo Pérez e Francesco Díaz del Rincón, quest'ultimo morto il ventotto ottobre 1748 a Fuzhou, nella provincia del Fujian. La testimonianza si estese ai catechisti come Pietro Wu Guosheng, morto il sette novembre 1814 a Zunyi, nella provincia del Guizhou, e ad Agostino Zhao Rong, sacerdote morto nella primavera del 1815 a Chengdu, nella provincia del Sichuan, dal quale prende nome il gruppo principale dei martiri. Nello stesso periodo offrirono la vita il catechista Giuseppe Zhang Dapeng, morto il dodici marzo 1815 a Guiyang, nella provincia del Guizhou, e il vescovo Gabriele Taurino Dufresse, della Società Parigina Missioni Estere, morto il quattordici settembre 1815 a Chengdu, nella provincia del Sichuan. Il cammino del sangue proseguì con Giovanni da Triora, al secolo Francesco Maria Lantrua, sacerdote dei Frati Minori, morto il sette febbraio 1816 a Changsha, nella provincia dello Hunan, seguito dal sacerdote Giuseppe Yuan Zaide, morto il ventiquattro giugno 1817 a Chengdu, nella provincia del Sichuan, e da Paolo Liu Hanzuo, sacerdote morto il tredici febbraio 1818 a Lezhi, nella provincia del Sichuan. Non meno luminosa fu la testimonianza di Francesco Régis Clet, sacerdote della Congregazione della Missione dei Padri Vincenziani, morto il diciotto febbraio 1820 a Wuchang, nella provincia dello Hebei, e di Taddeo Liu Ruiting, sacerdote morto il trenta novembre 1823 a Quxian, nella provincia del Sichuan. La persecuzione continuò a mietere vittime tra i catechisti, come Pietro Liu Wenyuan, morto il diciassette maggio 1834 a Quxian, nella provincia del Guizhou, e Gioacchino He Kaizhi, morto il nove luglio 1839 a Guiyang, nella provincia del Guizhou. Tra i laici e i sacerdoti della metà del secolo ricordiamo Lorenzo Bai Xiaoman e il sacerdote Augusto Chapdelaine, della Società Parigina Missioni Estere, entrambi morti il venticinque e il ventinove febbraio 1856 a Xilinxian, nella provincia del Guangxi. Insieme a loro immolò la vita la vedova Agnese Cao Guiying, morta il primo marzo 1856 nella medesima località. Poco dopo, il ventotto gennaio 1858, cadde il catechista Lorenzo Wang Bing a Maokou, nella provincia del Guizhou, affiancato da figure come Agata Lin Zhao, Girolamo Lu Tingmei, Giovanni Battista Lou Tingyin e i giovani seminaristi Giuseppe Zhang Wenlan e Paolo Chen Changpin. La vedova Marta Wang Luozhi morì il ventinove luglio 1861 a Qingyan, nella provincia del Guizhou. Il diciotto febbraio 1862 a Kaiyang, nella provincia del Guizhou, subirono il martirio il sacerdote della Società Parigina Missioni Estere Giovanni Pietro Néel insieme ai catechisti Martino Wu Xuesheng, Giovanni Zhang Tianshen e Giovanni Chen Xianheng, seguiti il giorno successivo dalla catechista Lucia Yi Zhenmei.
La tempesta della rivolta dei Boxer
Un momento di estrema drammaticità si registrò a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, in particolare durante la violenta rivolta dei Boxer, che vide la persecuzione sistematica dei cristiani in diverse province cinesi. Gregorio Grassi e ventotto compagni furono martiri di questa feroce sollevazione. Tra essi figuravano vescovi come Gregorio, noto come Pier Luigi, Grassi, e Francesco Fogolla, coadiutore dello stesso vescovo, entrambi appartenenti ai Frati Minori Osservanti. Con loro morirono sacerdoti come Elia Facchini e Andrea Bauer, oltre a numerosi seminaristi e Terziari Francescani tra cui Giovanni Zhang Jingguang, Filippo Zhang Zhihe, Patrizio Dong Bodi, Giovanni Zhang Huan, Giovanni Wang Rui, Tommaso Shen Jihe, Simone Qin Cunfu e Pietro Wu Anbang. Accanto a loro vi furono laici coraggiosi come Francesco Zhang Rong, Pietro Wang Erman, Giacomo Zhao Quanxin, Mattia Feng De, Giacomo Yan Guodong e Pietro Zhang Banniu. Di questo gruppo facevano parte anche le religiose note come le Martiri Francescane Missionarie di Maria, ovvero Maria Ermellina di Gesù, al secolo Irma Grivot; Maria della Pace, al secolo Marianna Giuliani; Maria Chiara, al secolo Clelia Nanetti; Maria di Santa Natalia, al secolo Giovanna Maria Kerguin; Maria di San Giusto, al secolo Anna Maria Moreau; Maria Adolfina, al secolo Anna Caterina Dierkx; e Maria Amandina, al secolo Paolina Jeuris. Questo gruppo subì il martirio il nove luglio 1900 a Taiyuan-fu, nella provincia dello Shanxi. La furia della persecuzione colpì molte altre località e persone nei mesi estivi del millenovecento. Barbara Cui Lianzhi morì il quindici giugno 1900 a Qiangshenzhuang, nella provincia dello Hebei; i sacerdoti della Compagnia di Gesù Modesto Andlauer e Remigio Isoré morirono il diciannove giugno 1900 a Wuyi, nella medesima provincia; il laico Giuseppe Ma Taishun morì il ventisei giugno 1900 a Qianshengzhuang. Nei giorni successivi immolarono la vita le giovani Lucia Wang Cheng, Maria Fan Kun, Maria Qi Yu e la fanciulla Maria Zheng Xu a Wanglaija, nello Hebei, mentre Maria Du Zhaozhi morì a Jieshuiwang. A Dujiadun trovarono la morte Maria Du Tianshi e sua figlia Maddalena Du Fengju. A Xiaoluyi caddero Paolo Wu Anju, Giovanni Battista Wu Mantang e Paolo Wu Wanshu. A Chendun testimoniarono la fede i fratelli Raimondo Li Quanzhen e Pietro Li Quanhui, mentre a Dongyangtai furono uccisi i fratelli Pietro Zhao Mingzhen e Giovanni Battista Zhao Mingxi. Il quattro luglio 1900 a Hengchou, nella provincia dello Hunan, morirono il vescovo Antonino Fantosati e il sacerdote Cesidio, noto come Angelo, Giacomantonio, ambedue dei Frati Minori Riformati. A Huangeryn morirono le sorelle Teresa Chen Jinxie e Rosa Chen Aixie. A Shuanzhong fu ucciso Pietro Wang Zuolong, mentre il sette luglio 1900 a Hengchou morì Giuseppe Maria Gambaro, sacerdote dei Frati Minori Riformati, e a Taiyuan fu ucciso Teodorico Balat, sacerdote dei Frati Minori Osservanti. Nello stesso giorno morirono il laico Marco Ji Tianxiang a Ueihoei e Maria Guo Lizhi a Hujiacun. L'otto luglio 1900 cadde il catechista Giovanni Wu Wenyin a Yongjenin. Nei giorni seguenti la testimonianza di sangue continuò con il catecumeno Zhang Huailu a Zhuhedian; Anna An Xinzhi, Maria An Guozhi, Maria An Lihua e Anna An Jiaozhi a Liugongyin; Paolo Liu Jinde a Langziqiao; Giovanni Wang Guixin a Nangong; la catecumena Lang Yangzhi e suo figlio fanciullo Paolo Lang Fu a Lujiapo; Teresa Zhang Hezhi a Zhangjiaji; Pietro Liu Ziyu a Zhujiaxiezhuang; l'adolescente Giovanni Battista Zhou Wurui a Lujiazhuang; Elisabetta Qin Bianzhi e suo figlio adolescente Simone Qin Chunfu a Liucun. I sacerdoti della Compagnia di Gesù Leone Ignazio Mangin e Paul Denn, insieme alla laica sposata Maria Zhou Wuzhi, morirono il venti luglio 1900 a Zhujiahe. Sempre in quel periodo furono uccisi Pietro Zhou Rixin, Maria Fu Guilin, Maria Zhao Guozhi, la giovane catechista Rosa Zhao e la giovane Maria Zhao. Tra giugno e luglio morì il fanciullo e catecumeno Xi Guizi a Dechao, mentre il ventuno luglio 1900 morirono Alberico Crescitelli, sacerdote del Pontificio Istituto Missioni Estere, a Yanzibian, e Giuseppe Wang Yumei a Daining. Il ventidue luglio 1900 immolarono la vita Anna Wang, Lucia Wang Wangzhi con suo figlio fanciullo Andrea Wang Tianqing, e Maria Wang Lizhi. Alla fine di luglio morì Giuseppe Yuan Gengyin a Dayin, seguito l'otto agosto da Paolo Ke Tingzhu a Xiaotun e da Rosa Fan Hui il sedici agosto a Fanjiazhuang. La lunga stagione delle persecuzioni in epoca moderna si concluse tragicamente con il martirio del vescovo Luigi Versiglia e del sacerdote Callisto Caravario, entrambi dei Salesiani di Don Bosco, uccisi il venticinque febbraio 1930 a Litouzui, nel Guangdong.
La glorificazione e il culto
Agostino Zhao Rong, Pietro Sans i Jordá e i loro compagni martiri testimoniarono coraggiosamente il Vangelo di Cristo con la parola e con la vita in varie epoche e luoghi della Cina. I martiri caddero vittime di persecuzioni per aver predicato o professato la fede in un contesto spesso ostile alla novità cristiana. Attraverso il loro sacrificio terreno, i martiri furono ristorati al glorioso banchetto del cielo, ricevendo la corona della giustizia promessa a chi rimane fedele fino alla fine. Il periodo storico di riferimento complessivo va dal millenovecentosarantotto al millenovecentotrenta, abbracciando quasi tre secoli di storia missionaria e persecutoria. Le cause di beatificazione dei martiri del nove luglio giunsero alla beatificazione in momenti diversi nel corso del tempo. Per giungere alla solenne elevazione agli altari, le cause di beatificazione dei martiri del nove luglio furono unificate l'undici gennaio 2000. Il decreto denominato 'de signis' fu firmato undici giorni dopo l'unificazione delle cause, precisamente il ventidue gennaio. San Giovanni Paolo J_I_I [nota di lettura: Giovanni Paolo Secondo] iscrisse i martiri fra i santi il primo ottobre dell'anno del Grande Giubileo. Nel testo liturgico e agiografico viene presentato un elenco completo con i nomi suddivisi per data di martirio, così da onorare ciascuno nella propria singolarità. Per i religiosi è riportato tra parentesi il nome al secolo, mentre per i martiri di origine cinese la traslitterazione adottata è quella seguita dal Martirologio Romano. Nella nomenclatura dei martiri cinesi viene riportato per primo il nome di battesimo, poi il cognome cinese e infine il nome di nascita. Per le donne sposate, il cognome da nubile è accompagnato dal suffisso trattino 'zhi' o 'shi'. Ove possibile, è riportato inoltre il numero della scheda relativa al singolo santo e al sottogruppo di appartenenza, a testimonianza del rigoroso lavoro di ricostruzione storica compiuto dalla Chiesa.
Il cammino del martirio
Il seme del Vangelo in terra cinese è stato fecondato dal sangue di numerosi testimoni, iniziando dal sacrificio di Francesco Fernández de Capillas, ucciso nel milleseicentoquarantotto e riconosciuto come il protomartire della Cina. Da quel momento, per oltre duecentottanta anni, la storia della Chiesa in quel grande paese si è intrecciata con il coraggio di missionari e cristiani locali che, in condizioni spesso drammatiche, hanno scelto di non rinnegare la propria fede. Le vicende di questi uomini e donne si sono dipanate attraverso le province del Fujian, del Guizhou, del Sichuan, dell'Hebei, dello Shanxi, dello Hunan e del Guangdong, luoghi che hanno custodito le spoglie e la memoria di chi ha affrontato la morte pur di restare fedele al Signore.
Questo lungo periodo di persecuzione e testimonianza, che si è concluso soltanto nel millenovecentotrenta, è stato oggetto di una profonda riflessione ecclesiale che ha portato, l'undici gennaio del duemila, all'unificazione delle diverse cause di beatificazione. Tale atto ha permesso di contemplare in un unico sguardo d'insieme la vastità e la profondità del sacrificio compiuto da Agostino Zhao Rong e dai suoi centodiciannove compagni. La loro vita non è stata una ricerca del martirio, ma la conseguenza naturale di una vita cristiana vissuta con radicalità e coerenza, in un contesto dove la testimonianza della verità comportava il rischio estremo della vita. La loro testimonianza rimane un pilastro della fede in Asia, un esempio di come il Vangelo possa attecchire in ogni cultura e trovare cuori pronti ad accoglierlo fino all'estremo dono di sé, confermando la promessa di Cristo di essere presente in ogni tempo e in ogni luogo, specialmente dove la sofferenza si fa più acuta.
Il ricordo nella Chiesa
La solenne canonizzazione collettiva, presieduta da San Giovanni Paolo II il primo ottobre dell'anno duemila, ha ufficialmente inserito i Santi Martiri Cinesi nel calendario dei santi, offrendo alla Chiesa intera un modello di perseveranza e di unità. Il gesto del Santo Padre ha sottolineato come il sacrificio di questi martiri non appartenga a una singola nazione o a un particolare ordine religioso, ma costituisca un patrimonio spirituale dell'intera cristianità. La loro memoria liturgica, che la Chiesa celebra il nove luglio, è un momento di preghiera e di gratitudine per i frutti di santità germogliati in terra cinese.
Oggi, i Santi Martiri Cinesi sono invocati come protettori e intercessori, custodi di una fede che ha saputo resistere al tempo e alle avversità. La loro storia ci insegna che il martirio non è una sconfitta, ma il compimento di una vocazione che trascende i confini geografici e politici. Nel ricordare Agostino Zhao Rong e i suoi compagni, la comunità dei fedeli rinnova il proprio impegno a vivere la fede con la medesima intensità, cercando in ogni circostanza della vita quotidiana di essere testimoni coraggiosi del Vangelo. Il culto verso questi santi invita a guardare oltre le proprie fatiche, trovando nella loro intercessione la forza per affrontare le sfide del tempo presente, restando sempre ancorati alla speranza che non delude mai.
Domande frequenti
Quando si festeggia la memoria liturgica dei Santi Martiri Cinesi?
La memoria liturgica si celebra il nove luglio, giorno in cui si fa memoria anche dei Santi Agostino Zhao Rong, Pietro Sans i Jordá e compagni martiri.
Chi sono i Santi Martiri Cinesi?
Sono una schiera di vescovi, sacerdoti, religiosi, catechisti, seminaristi e laici di ogni età e condizione che hanno offerto la vita per Cristo in Cina tra il sedicesimo e il ventesimo secolo.
Santi Agostino Zhao Rong, sacerdote, Pietro Sans i Jordá, vescovo, e compagni, martiri, che in varie epoche e luoghi della Cina testimoniarono coraggiosamente il Vangelo di Cristo con la parola e con la vita e, caduti vittime di persecuzioni per aver predicato o professato la fede, furono ristorati al glorioso banchetto del cielo. — Martirologio Romano