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25 agosto

Beato Alessandro Dordi

Sacerdote missionario, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la formazione

Alessandro Dordi nacque il ventidue gennaio del 1931 a Gromo San Marino, frazione del comune di Gandellino, in provincia di Bergamo e situata nell'alta val Seriana. Il soggetto fu il secondo di una numerosa famiglia composta da nove figli, inserita in una comunità montana caratterizzata da poche comodità e grandi sacrifici. Cresciuto in una famiglia di fede, fin da giovane maturò il pensiero di diventare prete, entrando successivamente nel Seminario diocesano di Bergamo per compire il proprio cammino di discernimento e di studi teologici.

Prima di essere ordinato prete, il soggetto chiese di entrare nella Comunità Missionaria del Paradiso, un'istituzione fondata per sostenere le diocesi con carenza di clero e gli emigranti italiani. Questa comunità aveva il compito fondamentale di preparare i sacerdoti per le diocesi che ne erano carenti. Il dodici giugno del 1954, il giovane ricevette l'ordinazione sacerdotale per l'imposizione delle mani del vescovo di Bergamo Adriano Bernareggi, coronando l'aspirazione di servire il Signore nella Chiesa universale.

Il ministero in Italia

Subito dopo l'ordinazione, nel 1954, il soggetto viene inviato nel Polesine insieme al confratello don Antonio Locatelli. Il Polesine in quel periodo stava faticosamente riemergendo dall'alluvione del 1951 e necessitava di riscatto e speranza. Porto Viro era una località duramente provata da una terribile alluvione, e la gente del luogo ricorda il giovane sacerdote in bicicletta con la veste talare correre dove c'era bisogno, aiutando a costruire condutture e a sostenere chi aveva perso tutto. Il soggetto resta nel Polesine fino al 1965, operando instancabilmente in diverse località del delta del Po.

Tra queste tappe pastorali, fu a Taglio di Donada nella diocesi di Chioggia fino al 1958, per poi svolgere l'incarico di parroco a Mea di Contarina dal 1958 al 1964. Successivamente fu direttore della scuola professionale San Giuseppe Operaio a Donada fino al 1965. La scuola professionale San Giuseppe Operaio era stata fondata da don Antonio Locatelli, e don Sandro la usò per fornire lavoro ai giovani del posto che faticavano a vivere di sola pesca, dimostrando una personalità caratterizzata da uno stile sbrigativo, senza fronzoli, generoso e disponibile, unita alla capacità di non avere paura di lavorare con le mani.

Gli anni in Svizzera

Nel 1965 il soggetto viene mandato a lavorare tra gli emigrati italiani in Svizzera, lasciando il delta del Po per iniziare una nuova fase del suo ministero. Il soggetto resta in Svizzera fino al 1979, trascorrendo tredici anni a Le Locle dal 1966 al 1979 in qualità di cappellano degli emigrati italiani. In Svizzera il soggetto lavora anche come prete operaio in una fabbrica di orologi a Le Locle, condividendo la condizione faticosa della classe lavoratrice immigrata.

Durante questo periodo elvetico, il sacerdote avverte con forza la chiamata alla missione ad gentes. Inizialmente aspirava a una missione in Burundi prima di lasciare la Svizzera, valutando quella destinazione africana, ma infine preferì il Perù ritenendolo più bisognoso di aiuto, a seguito di un viaggio in America Latina che aveva aperto il suo cuore alle urgenze del continente americano.

La missione in Perù

Il soggetto arriva in Perù nel 1980 con un biglietto aereo di sola andata, pronto a donare interamente la propria vita. Nel 1980 don Sandro, come era più conosciuto, si installò nella parrocchia del Señor Crucificado a Santa, nella diocesi di Chimbote, accettando l'invito dell'allora vescovo della diocesi monsignor Luis Armando Bambarén Gastelumendi. Gli fu affidato un vasto territorio comprendente il paese di Santa e la valle del Rio Santa fino a Vinzos, località situata a ventiquattro chilometri a nord-est, caratterizzato da condizioni di povertà estrema e sottosviluppo.

Il soggetto è chiamato a portare pane e Vangelo nella parrocchia, dando priorità alla pastorale familiare e alla preparazione ai sacramenti per non seminare al vento, percorrendo grandi distanze per raggiungere i fedeli. Il sacerdote creò un Centro per la promozione della donna grazie all'appoggio di Caritas Spagna e organizzò un'associazione per le madri fornendo strumenti per piccoli lavori manuali, di taglio e cucito, oltre a organizzare corsi di pronto soccorso, igiene e salute. Fece inoltre venire in parrocchia le Suore di Gesù Buon Pastore dette Pastorelle, un ramo femminile della Famiglia Paolina dedito a sostenere l'attività pastorale dei parroci nelle situazioni marginali, per avere un aiuto prezioso in parrocchia.

Testimonianza e tensioni sociali

Il soggetto fa costruire cappelline e case parrocchiali in tutta la valle del fiume Santa per far sentire Dio vicino alla gente, considerando il suo popolo come il modo per far sentire la presenza del Signore. Il soggetto è convinto che il missionario sia un servitore e un amico, non un conquistatore, ed evita di presentarsi con superiorità per potersi mettere accanto agli altri come uguale e servitore. I confratelli ricordano che il soggetto indossava abarcas o ojotas, sandali fatti con copertoni di macchine e cinghie di gomma uguali a quelli della gente comune, dimostrandosi estremamente sobrio nel mangiare e nel vestire, rifiutando persino di comprare la pompa per l'acqua e non avendo in casa né doccia né acqua corrente.

L'insistenza sulla famiglia e sul ruolo della donna era la sua forma di lotta contro i movimenti guerriglieri come Sendero Luminoso, che considerava tale pastorale il miglior antidoto contro la violenza ideologica. Sendero Luminoso accusava i missionari stranieri di essere servi dell'imperialismo per via degli aiuti della Caritas e della proclamazione del Vangelo. I guerriglieri comprendono l'azione del soggetto e poco dopo il suo arrivo sentenziano che se ne dovrà andare o verrà ammazzato, mentre il sacerdote non modifica la severità dei suoi giudizi sugli abusi e sui loschi affari dei guerriglieri, inclusi traffici di prostituzione e giri di droga, pur sapendo di essere in pericolo di vita.

Il martirio

In città compare la scritta 'straniero, il Perù sarà la tua tomba', che il soggetto capisce essere indirizzata a lui. Di ritorno da un periodo di vacanza in Italia, il soggetto dice ai suoi che adesso torna laggiù e lo uccideranno. Nei primi mesi del 1991, la macchina su cui viaggia insieme al vescovo viene ridotta a un colabrodo in un attentato da cui si salva per miracolo; nel 1990 lui e monsignor Bambarén si salvarono da una raffica di colpi lungo il fiume Santa sdraiandosi sul fondo della jeep e facendo marcia indietro durante un'imboscata. Subì un simile agguato mentre era in casa pochi mesi dopo, e i guerriglieri gli fecero sapere che la volta successiva non avrebbero sbagliato mira.

I confratelli consigliano al soggetto di tornare in Italia per far calmare le acque e curare i polmoni malati, ma il soggetto rifiuta di andarsene pensando che se abbandona i parrocchiani essi non avranno più nessuno. La notizia dell'uccisione dei padri Francescani conventuali Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski fu il campanello d'allarme più forte; i due francescani furono uccisi il 9 agosto 1991. Il soggetto scrive a un amico sacerdote esprimendo angoscia e preoccupazione per l'uccisione dei due francescani polacchi di trentadue e trentaquattro anni, denunciando le minacce chiare di prossime uccisioni e l'obiettivo di Sendero Luminoso di arrivare al potere col terrore prendendo di mira la Chiesa.

Morì poco più di quindici giorni dopo la lettera, domenica 25 agosto 1991, alle ore quindici e quindici, mentre stava tornando in camionetta da Vinzos dove aveva celebrato Messa e amministrato battesimi, diretto a Rinconada per celebrare l'ultima Eucaristia della domenica. Era accompagnato dai due catechisti Gilberto Ávalos Tolentino e Orlando Orué Pantoja, erroneamente identificati come seminaristi nelle prime ricostruzioni. Il viaggio fu interrotto da due grandi rocce che bloccavano la strada, e al momento dell'agguato il sacerdote scese dal mezzo su cui viaggiava. Venne fermato da due uomini incappucciati, di cui uno armato di fucile e l'altro di pistola, e gli accompagnatori del sacerdote lo sentirono chiedere agli aggressori di non fare nulla di male contro di loro. Mentre gli accompagnatori vennero fatti allontanare, udirono degli spari, e il sacerdote morì colpito al viso e al cuore per tre volte a pochi passi dalla camionetta, all'età di sessant'anni e dopo trentasette di sacerdozio.

Il rientro in Italia e la causa di beatificazione

Due ore dopo l'omicidio, una delle Pastorelle telefonò a monsignor Lino Belotti per riferirgli l'accaduto; monsignor Lino Belotti era il superiore della Comunità del Paradiso e compagno di Seminario della vittima. L'uccisione venne immediatamente attribuita dalla polizia peruviana ai guerriglieri di Sendero Luminoso. La salma fu riportata in Italia nel tardo pomeriggio di domenica primo settembre 1991, e i funerali si tennero inizialmente nella cattedrale di Bergamo, officiati dal vescovo monsignor Giulio Oggioni. Il giorno successivo si tennero altri funerali nella chiesa parrocchiale di Gromo San Marino, intitolata a Santa Maria Nascente, con monsignor Bambarén tra i concelebranti della funzione. I resti mortali di don Alessandro riposano nella tomba di famiglia del cimitero del paese, accanto alla parrocchiale.

La causa di beatificazione di don Alessandro Dordi è stata unita a quella dei padri Michał Tomaszek e Zbigniew Strzałkowski. La fase diocesana della causa si è svolta nella diocesi di Chimbote dal 9 agosto 1996 al 25 agosto 2002, curata nell'apertura e nella chiusura da monsignor Bambarén, che ne aveva auspicato l'avvio già il giorno dei funerali. In contemporanea alla causa principale, si tennero le inchieste rogatorie, e l'inchiesta rogatoria per il sacerdote bergamasco si svolse nella sua diocesi d'origine. Gli atti della causa furono convalidati il 24 ottobre 2003, e la Positio super martyrio fu consegnata presso la Congregazione vaticana delle Cause dei Santi il 25 novembre 2011.

I consultori teologi esaminarono la Positio il 14 novembre 2013, chiedendo di indagare se l'uccisione non fosse avvenuta per motivi politici e se i Servi di Dio fossero coinvolti in azioni di guerriglia. Alla documentazione fu accluso il Rapporto Finale della Commissione per la Verità e per la Riconciliazione, pubblicato dal governo peruviano il 23 agosto 2003. Il 3 febbraio 2015 la sessione ordinaria dei Cardinali e Vescovi si riunì per valutare se i tre religiosi fossero stati uccisi in odio alla fede, e la Chiesa, dopo un'accurata indagine, ha sentenziato il 3 febbraio 2015 che è un martire della fede. Papa Francesco, ricevendo in udienza il cardinale Angelo Amato il 3 febbraio 2015, autorizzò la promulgazione del decreto che li dichiarava martiri, nello stesso gruppo in cui fu confermato il martirio di monsignor Romero. Don Alessandro (Sandro) Dordi è stato beatificato a Chimbote il 5 dicembre successivo, risultando il primo sacerdote diocesano fidei donum a essere beatificato.

Il vescovo locale monsignor Ángel Francisco Simón apprese il 17 luglio 2015 che due fratelli di don Sandro si opponevano alla ricognizione canonica dei resti, a causa del fatto di non aver ricevuto risposta alle lettere inviate alle autorità peruviane per chiedere di sanzionare i colpevoli dell'assassinio. Monsignor Bambarén cercò di convincere i fratelli all'esumazione durante un viaggio in Italia a settembre, senza successo, ma il rifiuto non impedì la celebrazione del rito di beatificazione, poiché secondo l'Istruzione «Sanctorum Mater» (numero 141) la ricognizione dei resti non è più obbligatoria.

Il ricordo e il culto

Nel Polesine è stata dedicata a don Alessandro una cooperativa sociale, a testimonianza del segno profondo lasciato nel delta del Po. Nel 2011, la bicicletta del sacerdote è stata incastonata in una statua di bronzo situata a Taglio di Donada, dove una piazza porta il nome di don Alessandro Dordi. Il soggetto si sforza quotidianamente di credere al Signore che manda a fare i testimoni e non a raccogliere, e il suo testamento spirituale continua a vivere nella memoria delle comunità che lo hanno accolto.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Alessandro Dordi?

La memoria liturgica del Beato Alessandro Dordi si celebra il 25 agosto.