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8 maggio

Beato Antonio (Antonin Jan Eugeniusz) Bajewski

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la formazione

Jan Eugeniusz nacque a Vilnius, capitale della Lituania, il diciassette gennaio 1915. Era l'unico figlio di Jan e Aniela Wilkowska, genitori alquanto benestanti che garantirono al fanciullo una serena crescita umana e cristiana. Il quattordici marzo 1918 ricevette il sacramento del battesimo nella vicina chiesa parrocchiale dello Spirito Santo, inserendosi fin dalla prima infanzia nella vita della comunità ecclesiale. Crescendo, frequentò dapprima il ginnasio regio e in seguito quello umanistico, rivelandosi un giovane molto intraprendente e capace di parlare correntemente varie lingue, doti che avrebbero agevolato il suo cammino di relazione e di studio. Nel 1933 superò brillantemente l'esame di maturità, traguardo che aprì la strada al discernimento sul proprio futuro. Si trovò infatti di fronte al dilemma se diventare frate oppure prete diocesano. Avendo frequentato colleghi provenienti dal seminario diocesano e avendoli visitati spesso, inizialmente optò per il seminario diocesano, pur sentendosi interiormente più inclinato verso un Ordine religioso. Entrò pertanto nel seminario maggiore di Vilnius, compiendo i primi passi nella formazione ecclesiastica. Tuttavia, dopo solo un anno di studi, lasciò il seminario diocesano per assecondare la voce interiore che lo chiamava alla vita francescana, accedendo all'Ordine dei Frati Minori Conventuali nella Provincia polacca il diciassette agosto 1934. Il primo settembre vestì l'abito francescano, assumendo il nome religioso di Antonin. Visse il periodo del noviziato a Niepokalanów, dove emise i primi voti religiosi il due settembre 1935, consacrandosi definitivamente al Signore. In seguito riprese gli studi teologici nel seminario francescano di Cracovia, approfondendo la sacra scrittura e la dottrina cattolica. Il suo percorso formativo culminò nella professione solenne il primo novembre 1938, suggellando il totale abbandono alla regola del poverello di Assisi.

Il sacerdozio e l'arrivo a Niepokalanów

Il coronamento degli anni di studio giunse con l'ordinazione sacerdotale, ricevuta il primo maggio 1939, momento di immensa grazia in cui le sue mani furono consacrate per l'eterno mistero dell'altare. La sua prima destinazione fu il grande convento di Niepokalanów, centro di intensa spiritualità mariana e di apostolato della stampa. Il guardiano del convento, padre Kolbe, lo scelse presto come secondo vicario del convento, affidandogli compiti di responsabilità e di cura pastorale. I confratelli lo ricordarono sempre come un sacerdote premuroso, caratterizzato da una fede profonda, da un costante spirito di preghiera e da una straordinaria delicatezza nei rapporti col prossimo, capace di accogliere chiunque con mitezza evangelica. A causa della sua salute cagionevola, trascorse il primo periodo a Niepokalanów nella casa di cura denominata Lasek, immersa nella quiete del bosco. Proprio in quel luogo appartato fu sorpreso dallo scoppio della seconda guerra mondiale, evento che avrebbe presto sconvolto la nazione e la vita della comunità religiosa. Il diciannovesimo giorno del settembre 1939, i tedeschi arrestarono e deportarono i frati del convento principale di Niepokalanów, ma coloro che dimoravano al Lasek evitarono fortunatamente la prigionia e le persecuzioni in quella prima fase, potendo continuare per breve tempo una vita di preghiera e di assistenza.

L'arresto e la testimonianza nella prigionia

La protezione di cui aveva goduto nel bosco venne meno quando fu arrestato in un secondo momento, precisamente il diciassette febbraio 1941, dagli agenti della Gestapo. Fu deportato insieme a padre Kolbe, a padre Bartosik e ad altri due padri, condividendo con loro la via della tribolazione per testimoniare la verità del Vangelo. Venne dapprima rinchiuso in una prigione a Varsavia, dove le condizioni di vita erano durissime e disumane. Nonostante la durezza della reclusione, in prigione incoraggiava con estrema pazienza i compagni di sventura, invitandoli a un comportamento corretto e arrivando persino a cedere loro le sue scarse razioni di cibo per sostenere le loro forze. Neppure le percosse e i maltrattamenti inflitti dalle SS riuscirono a piegare la sua dignità: persistette infatti nell'indossare l'abito francescano anche in prigione, segno visibile della sua fedeltà al Signore e alla Chiesa. La furia persecutoria non si arrestò a Varsavia, poiché nella notte tra il quattro e il cinque aprile 1941 fu trasferito insieme a padre Pius nel campo di sterminio di Oswiecim, noto come Auschwitz, situato presso Cracovia in Polonia. All'arrivo nel lager fu immatricolato con il numero 12764 e brutalmente percosso proprio con la corona francescana che portava sempre legata al fianco, oggetto sacro che i carnefici volevano strappargli. Durante la guerra, fu rinchiuso nel campo a causa della sua fede cristiana, subendo innumerevoli tormenti corporali e morali che avrebbero spezzato chiunque non fosse sostenuto da una grazia straordinaria.

Il martirio e la gloria celeste

All'interno del campo di concentramento, padre Antonin fu colpito dal tifo addominale, malattia insidiosa che decimava i prigionieri in quelle condizioni igieniche disperate. Nonostante la gravità della propria malattia, egli non pensò a se stesso, ma si dedicò generosamente al servizio dei malati, fornendo loro aiuto fisico e spirituale. Il suo ministero si espresse soprattutto attraverso la confessione sacramentale, offrendo il perdono di Dio ai moribondi e mettendo così seriamente a rischio la propria sopravvivenza. Sopportava pazientemente le sofferenze del lager ripetendo di essere inchiodato alla croce insieme a Cristo, unendo misticamente il proprio dolore alla passione del Redentore. Esausto dalle fatiche e dal lavoro forzato, reso fragile dalla malattia e dai maltrattamenti, morì nel campo di concentramento l'otto maggio 1941, compiendo l'offerta totale di sé. Prima di spirare, incaricò il suo confessore di dire ai confratelli di Niepokalanów che era morto fedele a Cristo e a Maria, consegnando loro un testamento spirituale di perseveranza. Il martirologio romano lo ricorda l'otto maggio come Beato Antonio Bajewski, presbitero dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire della fede, iscritto nel novero dei testimoni che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell'Agnello.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Antonio Bajewski?

La memoria liturgica del Beato Antonio Bajewski si celebra l'otto maggio.

Nel campo di sterminio di Auschwitz vicino a Cracovia in Polonia, beato Antonio Bajewski, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali e martire, che, durante l’imperversare della guerra, crudelmente torturato in carcere per la sua fede raggiunse la gloria di Dio. — Martirologio Romano