28 aprile
Beato Carino Pietro da Balsamo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il delitto e la fuga
Le notizie storiche riguardanti il personaggio derivano dai fatti relativi al martirio di san Pietro da Verona. Il sei aprile Pietro da Balsamo, noto anche come Carino, fu assoldato dall'eretico Giacomo Leclusa per uccidere fra Pietro da Verona. Fra Pietro da Verona era stato nominato Inquisitore di Lombardia da papa Gregorio IX. Carino e il complice Alberto Porro da Lentate si fecero ricevere dai domenicani del convento di Como. Appreso che il frate sarebbe partito per Milano la mattina del sei aprile, Carino architettò di aggredirlo durante il viaggio. Carino si appostò nel bosco Farga, presso Barlassina, per compiere il delitto. Albertino fuggì durante l'agguato e, lungo la strada, incontrò i due frati che avevano accompagnato fra Pietro, rimasti indietro presso una famiglia amica. Il predicatore morì con il cranio squarciato da un colpo di coltello chiamato falcastro. Fra Domenico, che accompagnava fra Pietro, morì sei giorni dopo in seguito ai colpi inferti da Carino. Secondo un racconto, il martire prima di morire tracciò col sangue la parola Credo sul terreno come professione di fede. Alcuni interpretano la parola tracciata come un acrostico della frase latina Carinus Religiosus Erit Domenicani Ordinis. Per sfuggire alla giustizia, Carino si allontanò il più possibile da Milano.
La conversione e l'accoglienza tra i domenicani
Senza denaro e in stato di prostrazione fisica e mentale, Carino fu ricoverato nell'ospedale di San Sebastiano a Forlì. Il personaggio visse nel secolo tredicesimo e morì nel 1293. I Domenicani, giunti da poco in città, visitavano spesso l'ospedale. Il priore della comunità visitò i malati e Carino, temendo di morire e colto da rimorso, gli si confesso. Il priore decise di dargli fiducia e, dopo la sua ripresa, lo accolse in convento come fratello converso. Il capitolo approvò l'accoglienza di Carino nell'Ordine. Il priore provinciale confermò l'accoglienza di Carino nell'Ordine. Il beato Giacomo Salomoni da Venezia offrì aiuto a Carino assumendo il ruolo di padre spirituale. Carino morì a Forlì nel 1293 in giorno ignoto. Fonti agiografiche narrano che Carino compì la confessione generale e, consapevole del suo passato, chiese di essere sepolto nel terreno per criminali anziché nel cimitero del priorato. I Domenicani rispettarono le sue volontà seppellendolo in terra sconsacrata. La gente di Forlì, che lo conosceva per le commissioni esterne al convento, si oppose vivamente alla sepoltura in terra sconsacrata. I Domenicani traslarono il corpo dal cimitero alla loro sacrestia. A seguito delle ulteriori insistenze del popolo, il corpo fu collocato in una cappella della chiesa del priorato. Nella stessa cappella della chiesa del priorato furono successivamente collocati i resti dei beati Giacomo Salomoni e Marcolino Amanni.
La storia delle reliquie e il culto
I tentativi di ufficializzare il culto di Carino iniziarono nel 1822. La causa di beatificazione si interruppe a causa della morte di papa Pio VII e dei problemi politici dell'Italia del secolo decimosettimo. Il diciannove settembre 1879, prima dell'espropriazione del convento da parte del governo unitario italiano, i padri misero in salvo i resti dei tre Beati nella cattedrale di Forlì. Nel 1910 il Capitolo generale dell'Ordine domenicano inserì il Beato Carino in un elenco di dodici nominativi da proporre alla Sacra Congregazione dei Riti, senza ulteriori sviluppi successivi. Nel 1934 il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, Arcivescovo di Milano, ottenne il capo e altre reliquie dal capitolo della cattedrale di Forlì. La sera del ventotto aprile 1934 avvenne la solenne traslazione delle reliquie alla presenza dell'Arcivescovo nella parrocchia di San Martino in Balsamo, oggi a Cinisello Balsamo. Il quattro novembre 1964 il vescovo di Forlì Paolo Babini consegnò il resto del corpo del Beato al parroco don Piero Carcano, con l'approvazione del cardinale Giovanni Colombo. Le reliquie furono composte in un simulacro vestito con l'abito domenicano, realizzato dalla Ditta Rossetti di Milano. Il simulacro fu posto in un'urna di metallo e vetri sotto l'altare della nuova chiesa parrocchiale intitolata a san Martino. Dopo oltre cinquant'anni il simulacro presentava condizioni non buone. Don Enrico Marelli, parroco attuale, ha interpellato la Curia Arcivescovile di Milano per una nuova e più degna collocazione. Lunedì ventotto gennaio 2013 gli incaricati hanno effettuato la ricognizione canonica del contenuto dell'urna. Sono state compiute operazioni di consolidamento e catalogazione delle reliquie. Le reliquie sono state nuovamente ricomposte. Le reliquie sono state solennemente esposte alla venerazione dei fedeli nell'area dell'altare della chiesa di San Martino dal venti maggio al tre giugno 2013.
La memoria liturgica e la spiritualità del perdono
La parrocchia di San Martino in Balsamo ricorda solennemente la memoria liturgica ogni anno il ventotto aprile. Il ventotto aprile è il giorno della traslazione in terra ambrosiana delle prime reliquie. La ricorrenza è preparata da una settimana di predicazione e catechesi denominata Settimana Cariniana. La Settimana Cariniana è incentrata prevalentemente sul tema del perdono e della misericordia di Dio. La misericordia ricercata da Carino, ormai pentito del proprio errore, è durata fino al termine dei suoi giorni.
Il cammino di conversione
La vicenda umana di Carino Pietro da Balsamo si snoda tra il peccato e la grazia, in un arco temporale che attraversa la seconda metà del tredicesimo secolo. Originario di Balsamo, Carino fu coinvolto in un evento drammatico che scosse la cristianità dell'epoca: l'uccisione di Pietro da Verona. L'atto, compiuto nel bosco Farga nei pressi di Barlassina, pose Carino di fronte alla gravità della sua colpa, innescando in lui un processo di ravvedimento profondo e sincero. Nonostante il peso del passato, egli non si arrese alla disperazione, ma intraprese un lungo pellegrinaggio spirituale che lo portò verso Forlì. Presso il convento domenicano della città, egli trovò il conforto della confessione e la possibilità di riparare al male commesso attraverso una vita dedicata a Dio.
Entrando nell'Ordine Domenicano come fratello converso, Carino scelse di vivere in umiltà e preghiera, spogliandosi di ogni ambizione terrena per consacrarsi al servizio del Signore. Durante la sua permanenza a Forlì, egli testimoniò con la sua condotta il desiderio sincero di espiazione, trasformando il dolore per la propria colpa in una preghiera incessante. La sua esistenza, priva di grandi onori mondani, divenne una silenziosa testimonianza di fede e di abbandono alla volontà divina. Fino alla sua morte, avvenuta nel milleduecentonovantatré, Carino mantenne uno spirito di contrizione che ispirò quanti ebbero modo di conoscere il suo mutamento. Egli rimane un esempio di come la Grazia possa agire anche nelle anime più travagliate, conducendole verso la pace interiore e la riconciliazione con Dio e con i fratelli.
La memoria e le reliquie
Il ricordo del Beato Carino Pietro da Balsamo ha attraversato i secoli, mantenendo viva la memoria della sua conversione e della sua dedizione finale alla vita monastica. Sebbene il suo nome sia legato a un passato di violenza, la Chiesa ne custodisce la memoria come segno di speranza. Le sue reliquie, che per lungo tempo hanno riposato lontano dalla sua terra d'origine, sono state oggetto di una solenne traslazione che ha ricongiunto il Beato con la sua comunità di nascita. Nel mille novecentotrentaquattro e successivamente nel mille novecentosessantaquattro, i resti mortali di Carino furono traslati a Cinisello Balsamo, trovando definitiva collocazione in un luogo che ne onora il percorso spirituale.
Oggi, la memoria liturgica del Beato Carino viene celebrata il ventotto aprile, in particolare presso la parrocchia di San Martino in Balsamo, dove i fedeli si riuniscono per ricordare il suo cammino di fede. Questo culto non celebra la colpa, ma il miracolo della conversione che ha permesso a un uomo di ritrovare la strada verso la luce. La presenza delle sue reliquie in terra lombarda invita i fedeli a una riflessione sul valore del perdono e sulla possibilità di trasformare, attraverso la preghiera e la penitenza, il proprio cuore di pietra in un cuore capace di accogliere l'amore infinito del Signore. La devozione a Carino Pietro da Balsamo si configura dunque come un atto di umiltà, rivolto a chi, pur avendo errato, ha saputo fare della propria vita un'offerta di riparazione e di pace.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Carino Pietro da Balsamo?
La memoria liturgica si celebra ogni anno il ventotto aprile.