14 maggio
Beato Carlo Jeong Cheol-sang
Martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e la testimonianza
Carlo Jeong Cheol-sang nacque a Majae, presso Gwangju, nel distretto del Gyeonggi, in Corea del Sud. Nacque da una famiglia di studiosi convertita al cattolicesimo. Apprese il catechismo dal padre, Agostino Jeong Yak-jong. I familiari di Carlo erano contrari alla sua scelta di rinnegare la religione degli avi. Carlo continuò ad amare il Signore con tutto se stesso nonostante l'opposizione familiare. Sul finire del 1794 arrivò in Corea il primo sacerdote missionario, il cinese padre Giacomo Zhou Wen-mo. Carlo si recò spesso a Seul insieme al padre per ricevere i Sacramenti dal missionario. Carlo si sposò con la figlia di un buon cattolico di nome Francesco Saverio Hong Gyo-man. Padre Zhou fece spesso visita a Carlo nella sua casa di Bunwon, presso Yanggeun.
La persecuzione e il martirio
Nel 1801, all'età di vent'anni, scoppiò la persecuzione Shinyu. Agostino Jeong e i suoi fratelli furono arrestati durante la persecuzione. Carlo seguì i familiari arrestati per rifornirli di cibo e vestiti. Carlo rimase nei pressi del carcere dove si trovavano i suoi familiari. I carcerieri si accorsero della presenza di Carlo e cercarono di convincerlo a rivelare il nascondiglio di padre Giacomo Zhou. Carlo non cedette alle richieste dei carcerieri e non rivelò il nascondiglio del sacerdote. L'otto aprile Agostino subì il martirio per decapitazione. La famiglia di Agostino fu totalmente privata dei suoi beni lo stesso giorno del suo martirio. Carlo fu arrestato l'otto aprile, lo stesso giorno della morte del padre. Carlo fu lungamente interrogato presso il Ministero della Giustizia. Carlo raccontò il falso pur di proteggere il missionario. Il desiderio di Carlo era raggiungere quanto prima suo padre e il Signore. Gli ufficiali del Ministero, capito che Carlo non avrebbe cambiato idea, ordinarono di imprigionarlo. Carlo rimase in prigione per oltre un mese. Carlo uscì di prigione il quattordici maggio 1801 per essere messo a morte insieme a Pietro Choe Pil-je e Lucia Yun Un-hye. La sua esecuzione avvenne il quattordici maggio 1801, corrispondente al secondo giorno del calendario lunare. La sentenza di morte motivava la condanna accusandolo di essere imbevuto della religione cattolica, di non partecipare ai riti ancestrali, di non aver rivelato il nascondiglio del maestro Zhou Wen-mo, di aver fornito rifugio a Zhou Wen-mo e di aver partecipato a raduni con persone considerate malvage.
Il ricordo e la beatificazione
Carlo Jeong Cheol-sang fa parte di un gruppo di centoventiquattro martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung. Del gruppo di centoventiquattro martiri fanno parte anche i suoi compagni, suo padre Agostino Jeong Yak-jong e il missionario Giacomo Zhou Wen-mo. Carlo è stato beatificato da papa Francesco il sedici agosto 2014 durante il viaggio apostolico in Corea del Sud. La seconda moglie di Agostino, Cecilia Yu So-sa, e i figli Elisabetta Jeong Jeong-hye e Paolo Jeong Ha-sang furono martirizzati nel 1839. I familiari martirizzati nel 1839 furono canonizzati il sei maggio 1984 da san Giovanni Paolo II nel primo grande gruppo dei centotré martiri coreani.
La vita e il martirio
Il cammino terreno di Carlo Jeong Cheol-sang affonda le radici nella terra di Majae, dove la fede cristiana iniziò a germogliare nel cuore di molte famiglie coreane. Sin dalla giovinezza, Carlo fu educato alla sapienza del Vangelo dal padre Agostino Jeong Yak-jong, uomo di grande dedizione. Questa formazione non rimase un insegnamento astratto, ma divenne fondamento di una vita spesa nel servizio e nell'obbedienza al Signore. Trasferitosi a Seul, Carlo ebbe la grazia di frequentare il missionario Giacomo Zhou Wen-mo, consolidando il suo legame con la comunità dei credenti e approfondendo le ragioni della sua speranza.
L'anno 1801 segnò una svolta drammatica per la Chiesa in Corea, con l'inizio della persecuzione nota come persecuzione Shinyu. In questo clima di severa ostilità, Carlo Jeong Cheol-sang fu tratto in arresto. Nonostante le pressioni e le minacce degli inquisitori, egli mantenne un silenzio eroico, rifiutandosi categoricamente di tradire il missionario Giacomo Zhou Wen-mo. Egli comprese che la salvezza dei propri fratelli e la protezione del ministro di Dio valevano più della propria incolumità. La sua coerenza spirituale lo condusse al luogo dell'esecuzione, dove affrontò il martirio per decapitazione con la serenità di chi sa di aver compiuto la volontà del Padre. Il suo sangue, versato a Seul il quattordici maggio, è divenuto un seme fecondo per la crescita della comunità cristiana coreana, testimoniando che la fedeltà a Dio non conosce compromessi.
Il ricordo nella Chiesa
La figura del Beato Carlo Jeong Cheol-sang è oggi venerata all'interno del gruppo dei centoventiquattro martiri coreani. Il suo culto non è solo un omaggio al passato, ma un richiamo costante alla coerenza cristiana per i fedeli di ogni tempo. La beatificazione, avvenuta il sedici agosto 2014 per mano di Papa Francesco, ha solennemente riconosciuto la santità di questo giovane martire, elevandolo ad esempio di coraggio e di lealtà verso i pastori della Chiesa.
Egli viene commemorato nel giorno del suo ingresso nella gloria eterna, il quattordici maggio, data in cui la comunità cristiana si unisce nel ricordo di colui che ha preferito la morte alla negazione della verità. La sua storia, che si intreccia con quella di Majae, di Bunwon e di Seul, continua a ispirare preghiere e riflessioni, ricordando a ogni battezzato che la testimonianza della fede è una luce che non si spegne mai, capace di illuminare le tenebre della persecuzione con la forza inerme dell'amore.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Carlo Jeong Cheol-sang?
La sua memoria liturgica si celebra il quattordici maggio all'interno del gruppo dei centoventiquattro martiri coreani.
Quali furono le accuse che portarono alla sua condanna a morte?
Fu condannato perché ritenuto imbevuto della religione cattolica, per non aver partecipato ai riti ancestrali, per aver protetto e nascosto padre Giacomo Zhou Wen-mo e per aver preso parte a raduni di cristiani.