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giovedì 14 maggio 2026 · Santo del giorno

San Mattia

Apostolo

San Mattia

San Mattia, vissuto nel primo secolo e originario di Betlemme, occupa un posto singolare e solenne nella storia della salvezza. Egli è il testimone silenzioso che camminò al seguito di Gesù fin dai giorni del battesimo nel fiume Giordano, custodendo nel cuore le parole e i miracoli del Maestro fino al momento glorioso della sua Ascensione al cielo.

La Chiesa lo ricorda oggi come l'apostolo eletto per colmare il vuoto lasciato dal tradimento di Giuda, chiamato a far parte dei Dodici non per ambizione umana, ma per un disegno della divina Provvidenza. La sua memoria è venerata come quella di un martire e di un testimone fedele, la cui vita intera fu un'offerta vivente per la diffusione del Vangelo di Cristo.

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Gli altri santi di oggi

Sant’ Eremberto di Tolosa

Vescovo

Sant'Eremberto visse nel corso del settimo secolo, venendo alla luce intorno all'anno seicentindiciotto a Villiolicourt, nei pressi della località di Le Pecq. La sua esistenza si dipanò tra il servizio nella Chiesa e la dedizione alla vita monastica, culminando nel ministero episcopale a Tolosa e nel successivo ritiro spirituale in Neustria, presso l'abbazia di Fontenelle in Francia. La memoria liturgica della sua nascita al cielo si celebra il quattordici maggio nella diocesi di Tolosa e nel giorno della sua morte.

La figura di sant'Eremberto è ricordata attraverso una tradizione antica e complessa che unisce le testimonianze della sua biografia primitiva e le successive ricostruzioni critiche. Egli risplendette per virtù cristiane, affrontando il governo pastorale e il raccoglimento claustrale secondo la regola monastica. La sua eredità spirituale e terrena legò indissolubilmente la sua terra natale di Villiolicourt all'abbazia di Fontenelle, perpetuando il suo nome nei secoli attraverso traslazioni di reliquie e luoghi intitolati alla sua memoria.

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Beato Egidio di Santarem (da Vaozela)

Religioso domenicano

Il Beato Egidio di Santarem, ricordato come sacerdote, nacque verso il 1184 o il 1190 a Vaozela, nella diocesi di Viseu, in Portogallo. Venne al mondo da una nobile famiglia e fu avviato ben presto alla carriera ecclesiastica. Suo padre occupava un'importante posizione a corte come consigliere, maggiordomo e prefetto della città di Coimbra. Da giovanissimo ottenne numerosi benefici ecclesiastici, ma spese le rendite di tali benefici in una vita tutt'altro che religiosa. Alcuni biografi posteriori affermano che fu inviato dai genitori a Parigi per studiare medicina, e secondo tali biografi, preso dal desiderio di eccellere e di acquistarsi gran fama, si diede alla negromanzia. Essi giungono ad affermare che Egidio, dietro richiesta di Satana, abiurasse la religione cattolica e si legasse ad esso con un patto firmato col proprio sangue. Nell'esercizio della medicina raggiunse certamente la fama, trascorrendo la sua prima gioventù in modo licenzioso. Dopo questa fase di dissolutezze, visse una conversione repentina, spogliandosi del vecchio uomo con tutte le sue opere. Distribuì i suoi averi ai famigliari e ai poveri, ed entrò nell'Ordine dei Predicatori nel 1220 o, secondo altri biografi, nel 1225. Entrò nel convento di Palencia in Spagna oppure in quello di San Giacomo in Parigi, compiendo certamente a Parigi i suoi studi filosofici e teologici. Ebbe modo di conoscere e di avere dimestichezza con il beato Giordano di Sassonia, maestro generale dei Predicatori, al quale inviò una lettera che si è conservata. Respinse tutte le tentazioni con le lacrime, la preghiera e i digiuni, e le sue virtù dopo la conversione sono state tramandate da Umberto de Romans.

Nel 1229, se non prima, fece ritorno in patria, dove si dedicò all'insegnamento e alla predicazione. Forse nel 1233 fu eletto provinciale di Spagna, e ricoprì in seguito la carica di provinciale di Spagna una seconda volta. Ancora vivente si acquistò fama di santità e di dottrina. Fu colpito da una leggera malattia, ricevendo con grande devozione i sacramenti e volendo essere disteso sul cilicio prima di morire. Confortò i confratelli piangenti con parole soavissime e morì in tarda età nel 1265. Il trapasso avvenne a Santarem in Portogallo nel giorno dell'Ascensione del Signore, che in quell'anno cadeva il 14 di maggio. Dopo la morte, dal suo sepolcro promanava un soave odore e il suo sepolcro fu glorificato da fatti straordinari, tra cui la guarigione di molti malati al contatto del suo cilicio di ferro. Nel 1625 si iniziò la causa di beatificazione, e il suo culto fu approvato da Benedetto XIV il 9 maggio 1748. La celebrazione liturgica fu fissata al 14 maggio di ogni anno per l'Ordine dei Predicatori e per le diocesi di Lisbona e Viseu, ed egli è ricordato nel martirologio come beato Egidio da Vaozela, sacerdote.

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San Michele Garicoits

Sacerdote e fondatore

San Michele Garicoits è stato un sacerdote francese vissuto nel corso del diciannovesimo secolo, uomo di fede profonda e instancabile dedizione al ministero. Nato a Ibarre nel mille settecento novantasette, ha percorso il cammino del sacerdozio con umiltà e rigore, ponendo la propria esistenza al servizio della Chiesa e della formazione delle nuove generazioni di presbiteri. La sua opera si è distinta per lo zelo apostolico e per la capacità di leggere i segni dei tempi, culminando nella fondazione di una famiglia religiosa consacrata al Sacro Cuore di Gesù.

Egli è ricordato oggi come una figura luminosa di santità, capace di coniugare l'impegno intellettuale con una carità concreta e operosa. La sua vita, segnata negli anni finali dalla prova della malattia, si è conclusa a Bétharram nel mille ottocento sessantatré. Canonizzato da papa Pio Dodicesimo nel mille novecento quarantasette, San Michele Garicoits rimane per i fedeli un modello di obbedienza e di abbandono fiducioso alla volontà divina, testimoniata anche dal suo incontro con la veggente Bernadette Soubirous, avvenuto su indicazione del vescovo di Tarbes.

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Santa Teodora (Anna-Teresa) Guerin

Fondatrice

Santa Teodora Guerin, al secolo Anna Teresa Guerin, nacque il 2 ottobre 1798 a Étables in Bretagna, Francia, e visse nel corso del diciannovesimo secolo come religiosa e fondatrice, distinguendosi tra i pionieri dell'evangelizzazione attiva tra i coloni del Nuovo Mondo e gli indigeni americani. Definita vergine della Congregazione delle Suore della Provvidenza, spese la sua esistenza nel servizio generoso e nella cura misericordiosa della nascente comunità, confidando costantemente nella divina Provvidenza tra innumerevoli prove e fatiche apostoliche negli Stati Uniti d'America.

Ricordata per la sua straordinaria tempra spirituale e pedagogica, fondò la nuova Congregazione delle Suore della Provvidenza di Saint Mary of the Woods nell'Indiana, dove promosse la nascita di scuole, orfanotrofi e farmacie gratuite per i bisognosi. Spirito contemplativo e al tempo stesso instancabile operatrice di carità, affrontò con fortezza incomprensioni e asperità ambientali, lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa americana prima di spegnersi il 14 maggio 1856 a Saint Mary of the Woods, dove la sua memoria liturgica si celebra il 14 maggio.

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Santi Felice e Fortunato

Martiri di Aquileia

I santi Felice e Fortunato sono due fratelli martiri originari di Vicenza, vissuti nel quarto secolo e ricordati per aver offerto la vita in testimonianza della fede cristiana, ripercorrendo la Passione e morte di Cristo. Non si hanno molte notizie certe sui due fratelli, ma la tradizione e le fonti storiche ne tramandano il glorioso sacrificio compiuto ad Aquileia, località situata nell'odierno Friuli. Il martirio avvenne forse nel 303 a seguito della persecuzione di Diocleziano, in un tempo in cui all'inizio del quarto secolo vi fu una violenta persecuzione contro i cristiani decretata dagli imperatori Diocleziano e Massimiano. I santi fratelli sono oggi modelli per tutta la Chiesa, godono della beatitudine celeste e sono così vicini a Dio da poter intercedere per tutti i fedeli, rappresentando un punto di riferimento spirituale fondamentale per le comunità che ne custodiscono la memoria.

La memoria dei santi Felice e Fortunato è per la Chiesa un giorno di festa e di celebrazioni speciali, scandita da ricorrenze liturgiche profondamente radicate nel territorio. La conservazione delle reliquie ha richiesto nel corso dei secoli l'erezione di spazi privilegiati per il culto e l'incontro con Dio, dando origine a basiliche, cappelle e cattedrali. Essi sono proclamati patroni principali della città e della diocesi di Chioggia, oltre che di Chioggia stessa. La loro testimonianza di fede incrollabile continua a parlare ai credenti di ogni tempo, unendo le comunità di Vicenza e di Aquileia in un unico vincolo di devozione fraterna che supera i confini del tempo e dello spazio.

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Sant’ Isidoro di Chio

Martire

Sant'Isidoro di Chio è un martire molto popolare, vissuto nel terzo secolo e ricordato con particolare devozione lungo le coste del Mediterraneo, dove il santo è invocato come protettore dei marinai. La Chiesa Copta considera Isidoro al pari di San Giorgio come un intrepido cavaliere. Esistono notizie tramandate sul conto del santo grazie a una Passio, la cui prima stesura fu probabilmente redatta a Chio nella prima metà del quinto secolo. Esistono tuttavia numerose altre Passio dedicate a Sant'Isidoro, tra cui una seconda che fornisce una versione differente sull'avventura terrena del santo, secondo la quale egli sarebbe originario di alessandria d'Egitto, un'origine testimoniata dal nome simile a quello della dea Iside, per poi raggiungere in seguito l'isola di Chio dove si consumò il martirio. Sant'Isidoro resta perciò un personaggio non definibile storicamente con notizie certe, sebbene le sue reliquie siano venerate in numerosi luoghi e parecchie chiese siano state dedicate alla sua memoria.

Le fonti descrivono l'inizio della sua prova terrena durante il regno dell'imperatore Decio, il quale ordinò un reclutamento di milizie. Isidoro si arruolò al servizio del comandante della flotta Numerio, ricevendo l'incarico di furiere per le paghe ai militari. Il centurione Lucio, spinto dall'invidia, denunciò Isidoro a Numerio perché cristiano. Il giovane fu arrestato e condotto in tribunale, dove subì un lungo interrogatorio durante il quale proclamò fieramente la sua fede in Cristo. Numerio, esasperato dall'eroica testimonianza, ordinò di tagliare la lingua a Isidoro e lo condannò alla decapitazione. Il martirio avvenne il quattro maggio sotto l'impero di Decio, probabilmente nel 250 o nel 251, sull'isola di Chio, in Grecia. Il corpo ricevette una degna sepoltura per mano dell'amico Ammonio, sebbene il Martirologio collochi il martirio sull'isola di Chio nel mare Egeo, ritenendo che il corpo sia stato in un primo tempo gettato in un pozzo. Sulla tomba iniziarono a verificarsi numerose guarigioni miracolose, e al tempo di San Gregorio di Tours, nel sesto secolo, sul luogo vi era una grande basilica con un pozzo nel quale, secondo la tradizione, il corpo sarebbe stato gettato. Alcune reliquie giunsero anche a Costantinopoli, capitale imperiale.

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Beato Carlo Jeong Cheol-sang

Martire

Il Beato Carlo Jeong Cheol-sang visse nel diciannovesimo secolo in Corea del Sud e viene ricordato come un luminoso testimone della fede cristiana fino al supremo sacrificio della vita. Nato nel 1801 a Majae, presso Gwangju, nel distretto del Gyeonggi, crebbe in una famiglia di studiosi convertita al cattolicesimo e ricevette le prime verità della fede dal padre Agostino Jeong Yak-jong. Nonostante la forte opposizione dei familiari contrari alla scelta di rinnegare la religione degli avi, Carlo continuò ad amare il Signore con tutto se stesso. Sul finire del 1794 arrivò in Corea il primo sacerdote missionario, il cinese padre Giacomo Zhou Wen-mo, e il giovane si recò spesso a Seul insieme al padre per ricevere i Sacramenti. Sposato con la figlia di un buon cattolico di nome Francesco Saverio Hong Gyo-man, accolse spesso il sacerdote nella sua casa di Bunwon, presso Yanggeun.

Nel 1801, all'età di vent'anni, la violenta persecuzione Shinyu sconvolse la comunità cristiana e segnò tragicamente il destino della sua famiglia. Arrestato l'otto aprile insieme al padre, che subì il martirio per decapitazione nello stesso giorno in cui la famiglia fu privata di tutti i beni, Carlo fu sottoposto a lunghi interrogatori presso il Ministero della Giustizia. Per proteggere il missionario non esitò a raccontare il falso e a rifiutarsi di rivelare il nascondiglio del sacerdote, desideroso solo di raggiungere quanto prima suo padre e il Signore. Imprigionato per oltre un mese, uscì di prigione il quattordici maggio 1801 per affrontare l'esecuzione capitale insieme a Pietro Choe Pil-je e Lucia Yun Un-hye. La sua memoria liturgica si celebra nel gruppo dei centoventiquattro martiri coreani, ed è stato beatificato da papa Francesco il sedici agosto 2014 durante il viaggio apostolico in Corea del Sud.

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Santa Maria Domenica Mazzarello

Vergine

Santa Maria Domenica Mazzarello, vergine e cofondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice insieme a san Giovanni Bosco, nacque nel XIX secolo, precisamente il 9 maggio 1837 a Mornese, in provincia di Alessandria, nella frazione dei Mazzarelli di qua. Visse la sua giovinezza tra il lavoro operoso nei campi e una profonda educazione cristiana ricevuta in una numerosa famiglia di contadini. Chiamata dal Signore a educare e guidare la gioventù femminile, specialmente le ragazze povere e le orfane, spese ogni energia nella via del radicalismo evangelico, distinguendosi per umiltà, prudenza, carità e una contagiosa letizia interiore.

La sua esistenza terrena si concluse a Nizza Monferrato il 14 maggio 1881, all'età di quarantaquattro anni, lasciando un'opera fiorita e radicata nella Chiesa. La Chiesa ne venera la memoria liturgica il 14 maggio, mentre la Famiglia Salesiana la ricorda il 13 maggio. Fu dichiarata eroica nelle virtù il 3 maggio 1936, beatificata da Pio XI il 20 novembre 1938 e infine canonizzata da Pio XII il 24 giugno 1951. Il presente testo è stato scritto da don Domenico Paternò Salesiano di Don Bosco.

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San Ponzio di Cimiez

Martire

San Ponzio è una figura venerata nella memoria della Chiesa, il cui nome e la cui testimonianza affondano le radici nel terzo secolo. Nato a Roma e dotato di buoni studi, visse in un'epoca di grandi prove per i credenti. La tradizione legata agli scritti antichi lo descrive come un uomo che seppe ascoltare la voce dello Spirito, trasformando la propria esistenza attraverso la fede e la carità verso i poveri. Divenuto testimone della fede fino al sacrificio supremo durante le persecuzioni, il suo nome è legato alle pendici delle Alpi Marittime e alla terra di Cimiez, dove subì il martirio nell'anno duecentotrentacinque. Intorno alla sua figura si è sviluppata nei secoli una vasta devozione popolare, alimentata da monasteri, opere d'arte e tradizioni liturgiche che ancora oggi ne custodiscono la memoria.

Il culto di san Ponzio si diffuse ampiamente ben oltre i confini locali, grazie soprattutto alla fondazione di importanti centri monastici e alla trasmissione della sua memoria agiografica. La Chiesa ne celebra la ricorrenza nel mese di maggio, rinnovando il ricordo di un'esistenza spesa nella fedeltà al Vangelo. Sebbene gli studi storici abbiano evidenziato la complessa natura dei racconti agiografici tramandati nei secoli successivi, la forza del suo esempio continua a parlare ai fedeli. Attraverso l'iconografia, le reliquie e la preghiera liturgica, le comunità cristiane continuano a volgersi a questo martire come a un intercessore e a un modello di coerenza cristiana.

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Sante Giusta ed Enedina (Eredina)

Martiri

Le sante Giusta, Giustina ed Enedina sono figure di martiri profondamente venerate nella terra di Sardegna, dove il loro culto religioso gode di una diffusione molto ampia. Alla sola santa Giusta sono intitolate ben undici chiese sparse nel territorio sardo, a testimonianza di una devozione radicata che attraversa i secoli. La loro memoria liturgica è affidata alla tradizione e ai testi ecclesiastici, sebbene la ricerca storica e agiografica abbia evidenziato la complessità e l'oscurità delle loro origini. Gli studiosi concordano sul fatto che queste martiri fossero del tutto sconosciute alle antiche fonti agiografiche e che non esistano documenti locali antichi e degni di fede sul loro conto. Il loro inserimento nei testi ufficiali della Chiesa cattolica si deve all'opera del cardinale Cesare Baronio, che le introdusse nel Martirologio Romano alla data del quattordici maggio basandosi unicamente sull'autorità di scrittori sardi i quali riferivano tradizioni locali. Tali scrittori locali collocavano le martiri in diverse località dell'isola, precisamente a Oristano, a Torres e a Cagliari. Anche il religioso Filippo Ferrari inserì le stesse sante nelle sue opere in modo indipendente rispetto al Baronio, confermando tuttavia che di esse non esisteva alcuna passio originaria.

Nel corso del tempo, la figura di santa Giusta ha assunto un rilievo tale che la città di Santa Giusta avrebbe preso il nome proprio dalla prima delle tre martiri. Secondo la tradizione locale, le tre sante erano originariamente sepolte e venerate nella cattedrale della città episcopale di Santa Giusta, un edificio sacro che esisteva già nel secolo dodicesimo. La diocesi di Santa Giusta subì poi una trasformazione istituzionale quando fu unita a quella di Oristano all'inizio del secolo sedicesimo. Ulteriori ipotesi sulla loro sepoltura collocano i resti delle sante nella cripta di Santa Restituta a Cagliari, secondo una diversa versione della tradizione. Per quanto riguarda l'identificazione storica di queste figure, insigni studiosi come Francesco Lanzoni e Hippolyte Delehaye ritengono altamente probabile che si tratti in realtà di due o tre martiri africane, originariamente venerate in Sardegna e col tempo erroneamente ritenute locali. A supporto di questa lettura, santa Giusta viene commemorata nel Martirologio Geronimiano il quindici luglio e in altri giorni come martire di Cartagine, e la sua venerazione si estende persino alla Corsica e all'Italia meridionale. All'interno della stessa tradizione agiografica, la figura di Giustina viene interpretata come un possibile sdoppiamento di Giusta, mentre il nome di Enedina corrisponderebbe alla martire di Abitina citata da san Cipriano, essendo il nome Enedina nientemeno che una corruzione degli originali Heredina o Herectina.

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San Gallo

Vescovo di Clermont

Nello stesso luogo (Clermont Ferrand), san Gallo, vescovo, che fu uomo umile e mite, zio di san Gregorio di Tours.

Sant' Ampelio

Eremita

San Cartaco di Lismore

Vescovo

A Lismore in Irlanda, san Cartáco, vescovo e abate.

San Ponzio di Pradleves

Martire tebeo

San Costanzo di Capri

Vescovo

Santi Vittore e Corona

Martiri

In Siria, santi Vittore e Corona, martiri, che subirono insieme il martirio.

San Costanzo di Vercelli

Vescovo

Beato Diego da Narbona

Mercedario

San Claudio

Martire venerato ad Anversa

Sant' Augia

Martire

Beato Simeone Maria Cardon

Religioso cistercense, martire

San Massimo

Martire

Nella provincia d’Asia, nell’odierna Turchia, san Massimo, martire, che si racconta abbia reso lo spirito a Dio durante la persecuzione dell’imperatore Decio patendo la lapidazione.

Sant' Abruncolo di Langres

Vescovo

A Clermont-Ferrand nella regione dell’Aquitania, in Francia, sant’Abrúncolo, vescovo, che, scacciato dalla sede di Langres da parte di Gundobaldo re dei Burgundi, giunto a Clermont-Ferrand, fu posto a capo di quella Chiesa.

Dal Martirologio Romano

Festa di san Mattia, apostolo, che seguì il Signore Gesù dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui Cristo fu assunto in cielo; per questo, dopo l’Ascensione del Signore, fu chiamato dagli Apostoli al posto di Giuda il traditore, perché, associato fra i Dodici, divenisse anche lui testimone della resurrezione. — Martirologio Romano