10 settembre
Beato Carlo Spinola
Gesuita, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e giovinezza
Carlo Spinola nacque nel diciassettesimo secolo, nell'anno 1564, a Genova oppure a Praga. Il padre, Ottavio dei conti di Tassarolo, si trovava al servizio di Rodolfo Secondo d'Asburgo a Praga. Carlo trascorse la giovinezza come ospite dello zio Filippo, vescovo di Nola. Durante questi anni giovanili si impegnò con dedizione negli studi classici e nelle pratiche dell'arte cavalleresca. A vent'anni, venuto a sapere del martirio del gesuita Rodolfo Acquaviva in India, visse una profonda crisi d'identità che orientò definitivamente il suo cammino esistenziale. Entrò nella Compagnia di Gesù il ventuno dicembre 1584. Svolse il noviziato a Napoli e a Lecce sotto la guida spirituale di san Bernardino Realino. Ebbe san Luigi Gonzaga come compagno di studi. Compì gli studi filosofici e teologici e fu ordinato sacerdote nel 1594 a Milano.
La missione in Giappone
Nel 1596 chiese e ottenne di partire per le missioni in Giappone, nonostante la contrarietà della famiglia. Partì per il Giappone il dieci aprile. Il viaggio fu avventuroso a causa di una tempesta che portò la nave sulle coste del Brasile. Fu imprigionato dagli inglesi e trasferito in Inghilterra. Ritornato libero a Lisbona, ripartì per il Giappone con un compagno di nome Angelo de Angelis. Il secondo viaggio fu tormentato da una grave malattia e toccò i porti di Goa e Macao. Giunse a Nagasaki in Giappone nel 1602. Impiegò i primi anni ad apprendere la lingua locale. Operò un intenso apostolato nelle regioni di Arie e Meaco per undici anni. Istituì un'efficace scuola di catechisti. Convertì e battezzò circa cinquemila giapponesi. Fu nominato procuratore della provincia gesuitica nel 1611. Fu nominato vicario del padre Provinciale Valentino Carvalho nel 1611.
La persecuzione e la clandestinità
Nel 1614 scoppiò la persecuzione contro i cristiani e visse in clandestinità sotto falso nome. Non ubbidì all'ordine di espulsione. Cambiava in continuazione domicilio per non essere scoperto. Svolgeva la sua missione sacerdotale di notte girando nelle case dei cristiani per confessare, insegnare e celebrare la Messa. La persecuzione era causata dalla gelosia dei bonzi buddisti, dagli intrighi dei calvinisti olandesi e dal timore dell'influenza di Spagna e Portogallo. Nel 1614 i cristiani giapponesi erano circa trecentomila. La persecuzione durò per molti decenni causando numerosissime vittime tra i missionari e i fedeli, distruggendo quasi totalmente la comunità. Fu sorpreso il quattordici dicembre 1618 in seguito a una segnalazione. Fu catturato nella casa di Domenico Jorge insieme al catechista Giovanni Kingocu e al cristiano Ambrogio Fernándes. Domenico Jorge morì martire un anno dopo. La moglie di Domenico Jorge, Isabella, e il figlio Ignazio furono arrestati e imprigionati insieme a padre Carlo Spinola e agli altri.
La prigionia e il martirio
Trascorse quattro anni in una prigione in condizioni disumane. Condivise la prigionia con altre vittime della persecuzione scatenata dallo shogun Ieyasu e dai suoi successori. Il carcere di Suzuta si trovava sopra una vetta di montagna ed era esposto a tutti i venti. Ai prigionieri del carcere di Suzuta fu concessa solo una coperta e nessun altro comfort. Il cibo ricevuto consisteva in un po' di riso e due sardine. I prigionieri erano costretti a vivere in un tugurio sporco e maleodorante dove espletavano i bisogni corporali. Non potevano lavarsi i vestiti né farli asciugare al sole. Carlo Spinola fu affetto per molto tempo da varie malattie senza potersi curare. Fu di conforto continuo ai compagni di prigionia appartenenti ad altri Ordini religiosi. Accolse quattro catechisti giapponesi nella Compagnia di Gesù durante la prigionia. Agli inizi di settembre 1622 fu preso insieme ad altri ventitré compagni e condotto a Nagasaki per ordine del governatore Gonrocu. A Nagasaki furono uniti ad altri prigionieri locali per essere messi a morte. Il dieci settembre 1622 ventidue persone furono arse vive sulle colline e trenta furono decapitate. Carlo Spinola fu bruciato a fuoco lento ma morì per primo a causa delle sofferenze e della debilitazione. Legato al palo, intonò un canto di lode a Dio. Dichiarò ai magistrati giapponesi che la sua presenza in Giappone era dettata solo dall'amore per l'annuncio del Vangelo e da nessun interesse umano. Salutò la vedova Isabella e il figlio Ignazio da lui battezzato, che subivano il martirio insieme a lui. Le sue ceneri furono disperse in mare. Papa Pio IX lo beatificò il sette luglio 1867 insieme ad altri duecentoquattro martiri.
Il cammino verso il martirio
Il percorso di vita del Beato Carlo Spinola appare segnato da una profonda coerenza interiore, che lo condusse dall'Europa fino alle terre del Sol Levante. Entrato nella Compagnia di Gesù nell'anno millecinquecentottantaquattro, egli intraprese un cammino di formazione rigorosa che lo portò a ricevere l'ordinazione sacerdotale a Milano nel millecinquecentonovantaquattro. Tuttavia, il desiderio di annunciare il Vangelo in terre lontane lo spinse a intraprendere viaggi avventurosi che, nel milleseicentodue, lo condussero finalmente in Giappone. In quel contesto, caratterizzato da una crescente ostilità verso la presenza cristiana, il sacerdote si distinse per una dedizione silenziosa e tenace, operando tra le comunità di Meaco e Arie.
Quando, nell'anno milleseicentoquattordici, la persecuzione si fece più violenta e sistematica, il Beato Carlo non abbandonò il suo gregge, ma scelse la via dell'apostolato clandestino. Per anni, egli visse nell'ombra, sostenendo la fede dei convertiti nonostante il costante pericolo di cattura. Il momento della prova definitiva giunse nel milleseicentodiciotto, quando venne arrestato dalle autorità locali. Seguitarono quattro anni di dura prigionia, durante i quali la sua fermezza non vacillò, trasformando la cella in un luogo di preghiera e di testimonianza. Il compimento del suo sacrificio avvenne il dieci settembre del milleseicentoventidue a Nagasaki, dove egli affrontò il supplizio del rogo con la serenità propria di chi ha posto ogni sua speranza nel Signore. La sua morte, avvenuta in unione con altri compagni di fede, resta un monumento di coraggio cristiano, una testimonianza resa non a parole, ma attraverso l'offerta totale della propria esistenza in terra straniera.
Il culto e la memoria
La memoria del Beato Carlo Spinola è custodita con particolare fervore all'interno della famiglia dei gesuiti e della Chiesa universale, che ne riconosce il valore esemplare. La sua figura è stata solennemente riconosciuta nel corso del diciannovesimo secolo, quando Papa Pio IX lo elevò agli onori degli altari nel milleottocentosessantasette, inserendolo nel novero dei martiri del Giappone. Tale riconoscimento non ha solo celebrato il coraggio di un singolo missionario, ma ha anche voluto porre l'accento sulla fedeltà di un gruppo di credenti che, in un contesto di persecuzione, ha saputo mantenere integra la propria professione di fede.
Oggi, il Beato Carlo Spinola viene venerato nel gruppo dei martiri giapponesi, un insieme di testimoni che ricordano come la Chiesa si edifichi spesso sulle fondamenta del sacrificio. La sua ricorrenza, fissata al dieci settembre, invita i fedeli a riflettere sulla gratuità del dono di sé e sulla forza che deriva dall'appartenenza a Cristo. La sua biografia, che tocca diverse città europee prima di concludersi tragicamente ma gloriosamente a Nagasaki, insegna che la missione non è che il prolungamento dell'amore di Dio nel mondo. Pregare il Beato Carlo significa invocare la grazia della perseveranza, chiedendo il dono di una fede capace di superare ogni barriera e di resistere anche nelle prove più severe della vita quotidiana.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Carlo Spinola?
La memoria liturgica del Beato Carlo Spinola si celebra il dieci settembre.