Martiri in Africa
Nel terzo secolo, durante il periodo segnato dal governo degli imperatori Valeriano e Gallieno, la Chiesa d'Africa visse una stagione di profonda prova e di luminosa testimonianza cristiana. Tra i protagonisti di questa pagina della storia ecclesiale vi sono i vescovi Nemesiano, Felice, Lucio, Litteo, Poliano, Vittore, Jader e Dativo, insieme ad altri compagni nel ministero e nella fede. La memoria liturgica di questi santi martiri viene celebrata il dieci settembre nel Martirologio Romano, perpetuando il ricordo della loro fedeltà evangelica fino all'estremo sacrificio. La conoscenza storica di questo gruppo di testimoni si fonda interamente sull'epistolario di san Cipriano, l'unica fonte che tramanda le vicende della loro persecuzione, della prigionia e del conforto spirituale ricevuto e donato.
Questi santi pastori sono ricordati per aver affrontato l'esilio, la flagellazione e i lavori forzati nelle miniere della Numidia, una pena che all'epoca equivaleva di fatto alla morte civile. La persecuzione ebbe inizio nel 257 con l'editto dell'imperatore Valeriano, che impose l'esilio al clero e vietò le assemblee liturgiche, colpendo vescovi, presbiteri, diaconi, fedeli, donne e bambini. Nonostante la durezza delle catene, delle privazioni e degli stenti, i condannati seppero trasformare la propria sofferenza in un autentico sacrificio spirituale per Dio. La loro vicenda terrena si concluse intorno al 258, anno in cui un nuovo editto stabilì la pena di morte per tutti gli ecclesiastici, suggellando il loro cammino di fede con il martirio.
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Sant'Auberto fu un vescovo di Avranches ricordato soprattutto per essere stato lo strumento grazie al quale fiorì sul monte Tomba il culto di san Michele Arcangelo. Non si può determinare con certezza l'epoca in cui visse il santo, poiché le fonti storiche offrono ipotesi diverse che oscillano tra il sesto e il settimo secolo. Secondo il catalogo dei vescovi di Avranches, Auberto occupò quella sede prima di Rahentrannus, il quale visse verso la fine del settimo secolo. Il racconto dell'apparizione dell'arcangelo san Michele ad Auberto sul monte Tomba sarebbe avvenuto durante il regno di un Childeberto. Molti studiosi hanno pensato a Childeberto III, vissuto tra il 695 e il 711, mentre il Duchesne propende per Childeberto II, morto nel 595, per accordare la notizia con la posizione di Auberto nel catalogo. In base all'ipotesi di Childeberto II, Auberto sarebbe vissuto nel sesto secolo, e al medesimo secolo sarebbe da retrocedere anche la costruzione della prima chiesa in onore dell'arcangelo sul monte Tomba. Fonti più recenti fissano invece la costruzione della prima chiesa al 16 ottobre 709, mentre il monte Tomba fu poi chiamato Monte San Michele. C'è grande incertezza riguardo alle vicende della vita del santo, ed esiste una Vita di Auberto risalente al quindicesimo secolo ma è senza grande autorità, sebbene i racconti sull'apparizione dell'arcangelo offrano elementi più sicuri, con il più antico resoconto che sembra risalire al nono secolo.
Aubert era notissimo per la sua carità ed era amante della solitudine. Eletto vescovo di Avranches per acclamazione, Aubert si recava spesso a pregare sul monte Tomba. Un giorno, addormentatosi durante la preghiera sul monte Tomba, Auberto si sentì chiamare per tre volte dall'arcangelo Michele, il quale gli chiese di erigere una cappella in suo onore sulla cima del monte. Auberto iniziò subito la costruzione di una chiesa, che fu affidata in un primo tempo al clero secolare, prima che nel nono secolo passasse ai Benedettini, i quali fecero della chiesa una delle abbazie più famose della cristianità. Il corpo di Auberto fu trasportato sul monte Tomba e fu sottoposto a ricognizione nel 1012. Il cranio di Auberto è conservato a San Gervasio di Avranches e presenta un foro che la leggenda attribuisce alla pressione del dito di san Michele. L'ordo della diocesi di Coutances fissa la festa di sant'Autberto al 10 settembre, mentre la festa del sedici o del diciotto giugno riguarderebbe la traslazione. Il martirologio colloca la memoria ad Avranches in Neustria, ora in Francia.
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Santa Pulcheria, nata nel quinto secolo a Costantinopoli, fu una sovrana e reggente dell'Impero Bizantino che impiegò la propria autorità al servizio della fede cristiana e della pace ecclesiale. Le notizie sulla sua vita sono giunte attraverso le cronache bizantine, che la descrivono come una figura di straordinario rilievo politico e spirituale, capace di guidare le sorti dell'impero in anni di profonde divisioni teologiche. Vissuta tra il 399 e il 453, seppe unire il governo temporale a una rigorosa dedizione religiosa, consacrando la sua verginità al Signore e sostenendo con fermezza l'ortodossia contro le eresie del suo tempo.
La sua memoria liturgica si celebra il 10 settembre. Santa Pulcheria è ricordata con venerazione per il suo impegno decisivo nella difesa della retta dottrina sulla natura di Cristo, culminato nel Concilio di Calcedonia, e per la generosa costruzione di chiese, monasteri e opere di carità. Il suo culto in Occidente ricevette un nuovo impulso nel Settecento grazie a papa Benedetto XIV, che ne estese la celebrazione liturgica, riconoscendo il valore esemplare della sua vita sponsale e regale vissuta nella purezza e nella fede.
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Il Beato Giacomo Gagnot, conosciuto come padre Uberto di San Claudio, nacque a Frolois il 9 febbraio 1753 ed entrò a far parte dell'Ordine dei Carmelitano Scalzi, provenendo dal convento di Nancy. Svolse il suo ministero sacerdotale in anni di profondo turbamento storico, distinguendosi per una ferma dedizione al Vangelo. Durante la Rivoluzione francese, insieme a molti altri ecclesiastici, rifiutò il giuramento della Costituzione civile del Clero imposto dall'Assemblea Costituente, motivando tale scelta con la propria irremovibile fedeltà a Dio, alla Chiesa e al Papa. Questa coraggiosa testimonianza di fede gli costò la persecuzione, la condanna e la deportazione sulla costa atlantica della Francia.
Egli è ricordato soprattutto per il suo supremo sacrificio consumato nella rada di Rochefort, nel territorio della diocesi di La Rochelle, dove cinquecentoquarantasette sacerdoti e religiosi morirono in condizioni disumane. Ammassato su navi adibite a prigione e destinato ai lavori forzati nella Guyana francese, padre Uberto affrontò la prigionia con spirito di carità e totale abbandono alla Provvidenza. Consunto dalla cancrena mentre assisteva amorevolmente i compagni ammalati, rese l'anima a Dio il 10 settembre 1794. Papa san Giovanni Paolo II lo ha elevato agli onori degli altari proclamandolo beato il 1° ottobre 1995, riconoscendo in lui il martire della fede e della carità sacerdotale.
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San Sostene visse nel quarto secolo nella regione della Bitinia ed è ricordato come un insigne martire della fede cristiana. Nato a Calcedonia da una famiglia pagana, intraprese la carriera militare nell'esercito romano sotto il comando di Massimiano Erculeo, distinguendosi per numerose vittorie. La sua esistenza cambiò radicalmente quando incontrò la giovane santa Eufemia, ricevendo il compito di condurla al martirio. La straordinaria fermezza della fanciulla scosse la sua coscienza, avviandolo a un profondo travaglio interiore che lo condusse ad abbracciare il Vangelo e a confessare pubblicamente Cristo come unico Signore.
Arrestato dal console Prisco, Sostene affrontò con incrollabile fortezza la prigionia, i reiterati interrogatori, la fustigazione, la tortura degli uncini e persino l'assalto delle belve feroci, superate per grazia divina. Condotto infine al rogo insieme al compagno Vittore, suggellò la sua adesione a Cristo con l'effusione del sangue. La Chiesa ne celebra la memoria il dieci settembre, indicandolo come fulgido esempio di risposta pronta e libera alla grazia del Padre operata dallo Spirito Santo.
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San Vittore di Calcedonia, noto anche attraverso la figura di San Sostene, visse nel quarto secolo in Bitinia, nell'odierna Turchia, all'interno di un contesto storico segnato da aspre persecuzioni contro i cristiani. Nato in una famiglia pagana e arruolato nell'esercito romano sotto il comando di Massimiano Erculeo, egli riportò numerose vittorie militari prima di compiere una svolta decisiva nella sua esistenza. Incontrando la giovane santa Eufemia e ricevendo l'ordine di martirizzarla, il soldato fu profondamente colpito dalla sua straordinaria forza spirituale di fronte alle sofferenze, avviando un intenso travaglio interiore che lo condusse alla conversione al cristianesimo. Dopo essere stato scoperto e arrestato dal console Prisco, affrontò con incrollabile fermezza il carcere, gli interrogatori, le fustigazioni, i tormenti con gli uncini e persino il miracoloso superamento della prova delle belve feroci.
La Chiesa lo ricorda con profonda venerazione nel corso della sua memoria liturgica il decimo giorno di settembre, celebrandolo insieme al compagno di fede e di martirio Sostene. La loro testimonianza suprema nel fuoco di un immenso rogo rappresenta la piena realizzazione del dono dello Spirito Santo, che guida i credenti a confessare Gesù come unico Signore e Re. La tradizione cristiana riconosce nel loro sacrificio cruento la prova suprema di carità e il compimento del Battesimo, ricordando che il sangue dei martiri costituisce da sempre il seme fecondo di nuovi cristiani e un luminoso esempio da imitare per tutti i fedeli.
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Il Beato Angelo Orsucci, nato a Lucca nel 1573, è una figura luminosa che ha saputo tradurre la vocazione domenicana in un instancabile cammino missionario attraverso il mondo. La sua esistenza, spesa interamente al servizio del Vangelo, lo ha condotto dalle terre d’origine fino ai confini estremi dell’Oriente, testimoniando con la propria vita la forza incrollabile della fede cristiana in contesti di profonda prova.
Egli è ricordato oggi come un martire che ha coronato il suo percorso terreno nel 1622 a Nagasaki, in Giappone. La sua memoria rimane un esempio di dedizione suprema, poiché, nel momento della persecuzione, ha saputo confermare con il sacrificio del fuoco la fedeltà alla chiamata ricevuta in giovinezza. Beatificato da Papa Pio Nono nel 1867, il suo nome resta impresso nella storia della Chiesa come segno di coraggio apostolico e di donazione totale al Signore.
Continua a leggere → Gesuita, martire
Il Beato Carlo Spinola nacque nel diciassettesimo secolo, precisamente nel 1564 a Genova oppure a Praga, figlio di Ottavio dei conti di Tassarolo. La sua giovinezza fu segnata da una profonda crisi d'identità spirituale, che lo condusse a entrare nella Compagnia di Gesù il ventuno dicembre 1584 dopo aver saputo del martirio del gesuita Rodolfo Acquaviva. Ordinato sacerdote nel 1594 a Milano, consacrò la sua esistenza alla missione evangelizzatrice in terra d'Oriente. Affrontò viaggi straordinariamente avventurosi e faticosi per raggiungere il Giappone, dove operò con instancabile zelo pastorale per anni, istituendo scuole di catechisti e battezzando migliaia di persone.
Negli anni della feroce persecuzione scatenata contro i cristiani, scelse coraggiosamente la via della clandestinità per non abbandonare il proprio gregge, servendo i fedeli nella notte e rischiando incessantemente la propria vita. Catturato in seguito a una segnalazione, affrontò una lunghissima prigionia in condizioni di estrema sofferenza fisica e morale nel carcere di Suzuta, rimanendo sempre un punto di riferimento luminoso e di conforto per i compagni di fede. Condotto infine al supplizio sulle colline di Nagasaki, suggellò la sua totale dedizione a Cristo attraverso il martirio il dieci settembre 1622. La Chiesa cattolica ne riconobbe la straordinaria testimonianza quando papa Pio IX lo beatificò il sette luglio 1867 insieme ad altri duecentoquattro martiri.
Continua a leggere → Abate di Lucedio
Il Beato Oglerio, nato a Trino nel 1136, rappresenta una figura luminosa del monachesimo cistercense tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo. La sua esistenza, spesa interamente nel solco dell'obbedienza e della dedizione contemplativa, lo condusse ad abbracciare la vita monastica nell'abbazia di Lucedio nel 1151, luogo in cui maturò il suo percorso di fede fino all'ordinazione sacerdotale, avvenuta dieci anni più tardi. La sua vita fu un cammino di costante ricerca di Dio, vissuta tra le mura del chiostro e le complesse necessità del tempo, servendo la Chiesa con umiltà e sapienza.
Egli è ricordato non soltanto per il suo ufficio di undicesimo abate di Lucedio, incarico assunto nel 1205, ma anche per la profondità del suo pensiero teologico, espresso in scritti dedicati alla Vergine Maria e al mistero dell'Eucaristia. La sua missione superò i confini del monastero, portandolo a compiere delicati incarichi diplomatici per conto di diversi Pontefici. La sua testimonianza, coronata dalla beatificazione concessa da Papa Pio Nono nel 1875, continua a interpellare il cuore dei fedeli, offrendo un modello di equilibrio tra la preghiera e l'azione pastorale, fino al compimento del suo pellegrinaggio terreno avvenuto a Lucedio nel 1214.
Continua a leggere → Primo sacerdote giapponese, martire
Il Beato Sebastiano Kimura visse tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo e viene ricordato come il primo sacerdote cattolico originario del Giappone. Nato a Firando nel 1565 in una famiglia convertita al cattolicesimo, fin da giovane si consacrò al servizio della Chiesa, entrando nella Compagnia di Gesù e compiendo un lungo percorso di fede e di studio che lo condusse all'ordinazione sacerdotale nel settembre del 1601 a Nagasaki. La sua vita si colloca nel contesto drammatico delle persecuzioni anticristiane in terra nipponica, un tempo segnato dal martirio di migliaia di fedeli. Svolse un'intensa opera di assistenza e di evangelizzazione servendosi di abili travestimenti per eludere le spie, fino al momento del suo arresto avvenuto a causa di un tradimento. Condotto nella durissima prigione di Suzuta e successivamente condannato a morte, affrontò il supplizio del rogo sulle colline di Nagasaki il dieci settembre del 1622.
La Chiesa cattolica custodisce la memoria di questo testimone eroico della fede, la cui vita e il cui sacrificio supremo si inseriscono nel più ampio riconoscimento dei martiri del Giappone proclamati beati da papa Pio IX il sette luglio del 1867. La ricorrenza liturgica del Beato Sebastiano Kimura viene celebrata annualmente il dieci settembre. La sua figura resta un punto di riferimento luminoso per la comprensione delle radici cristiane in Oriente, incarnando la dedizione totale al Vangelo e la perseveranza nella prova estrema accanto ai suoi compagni di fede, religiosi e laici, che sigillarono con il sangue la propria appartenenza a Cristo.
Continua a leggere → Sacerdote benedettino, martire
Sant'Ambrogio Edoardo Barlow visse nel corso del XVII secolo, lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa cattolica inglese come sacerdote benedettino e martire. Nato nel 1585 a Barlow, presso Manchester, come quarto di quattordici figli di Alessandro Barlow, egli crebbe in una famiglia profondamente radicata nella propria terra e nella propria fede. Il suo cammino spirituale e culturale si sviluppò attraverso rigorosi studi umanistici a Douai e il successivo addottrinamento in filosofia e teologia a Valladolid nel 1610. Tornato a Douai, entrò nel monastero di San Gregorio, guidato come abate da suo fratello Rudesind, dove vestì l'abito benedettino assumendo il nome di Ambrogio ed emettendo la professione religiosa nel 1616. Ordinato sacerdote l'anno seguente, fu subito inviato alla missione inglese, stabilendo il centro della sua intensa attività apostolica a Morleys Hall, presso Manchester. Per quasi ventiquattro anni, il suo ministero si distinse per una dedizione incrollabile, consolidando nella fede e nella pietà i cattolici nella regione di Lancaster, nonostante una salute malferma e una vita improntata a una povertà e a una rinunzia esemplari.
La sua testimonianza terrena si concluse con il martirio a Londra, in Inghilterra, il 10 settembre 1641, sotto il regno di Carlo I. Arrestato mentre celebrava i santi misteri e predicava nel giorno della Pasqua del Signore nel marzo del 1641, in seguito all'ordine regio che imponeva ai sacerdoti di lasciare l'isola o di essere processati come traditori, affrontò quattro mesi di carcere nel castello di Lancaster e la condanna a morte emessa da Sir Robert Heath. La sua memoria rimase viva nei secoli successivi, suggellata dalla beatificazione proclamata da Papa Pio XI il 15 dicembre 1929 e dal culto liturgico che lo ricorda il 10 settembre nell'Ordine benedettino. Nel Martirologio è iscritto come sacerdote dell'Ordine di San Benedetto e martire, e le sue reliquie, tra cui la testa conservata a Wardley Hall e la mano sinistra custodita nell'abbazia di Stanbrook, continuano a testimoniare la forza di una fede vissuta fino al sacrificio supremo.
Continua a leggere → Sposi e martiri
I Beati Paolo e Maria Tanaca sono una coppia di sposi e martiri vissuta in Giappone nel diciassettesimo secolo, ricordati con profonda venerazione nel giorno della loro festa liturgica fissata al 10 settembre. Settembre è considerato il mese degli sposi santi e la maggior parte di essi si concentra proprio in questa data, richiamando una luminosa testimonianza di fede coniugale vissuta fino al sacrificio supremo del sangue. Non sono state tramandate dettagliate informazioni sul conto di Paolo e Maria Tanaca nella loro vita quotidiana, ma la tradizione riferisce che Paolo era nativo di Tosa nei pressi di Shikoku e che entrambi scelsero di aprire le porte della propria casa ad alcuni missionari per salvarli dalla spietata persecuzione del tempo.
Le leggi dello stato giapponese punivano severamente chi ospitava missionari cristiani o non ne denunciava la presenza, imponendo ai cittadini di consegnarli alle autorità per impedirne la permanenza nel paese. I coniugi Tanaca non ottemperarono a queste ordinanze statali e furono imprigionati a Nagasaki, dove il governatore Gonrocu tentò invano di far loro abiurare la fede cristiana. Di fronte alla loro incrollabile fedeltà a Cristo, il governatore ordinò la decapitazione dei coniugi, eseguita sulla collina di Nagasaki il 10 settembre 1622. La Chiesa cattolica propone oggi alla venerazione e all'imitazione una folta schiera di coppie di sposi che hanno fatto propri gli ideali evangelici, tra cui sedici coppie di nazionalità giapponese che hanno pagato con la vita il proprio amore per il Signore.
Continua a leggere → Francescano, martire
Il Beato Riccardo di Sant'Anna visse nel diciassettesimo secolo, lasciando un segno indelebile nella storia delle missioni attraverso la sua dedizione e il supremo sacrificio della vita. Nato a Ham sur Heure, in Belgio, nel 1585, il futuro martire del Giappone affrontò fin dalla fanciullezza prove assai dure. La tradizione riferisce che da bambino scampò a una morte violenta e che sopravvisse a gravi ferite causate da un lupo grazie all'intercessione della madre della Vergine Maria. In segno di ringraziamento per tale prodigiosa sopravvivenza, il giovane aggiunse al proprio nome quello della santa. Trasferitosi a Bruxelles per apprendere la professione di sarto, visse in gioventù una profonda svolta spirituale a diciannov'anno, a seguito di una grave crisi religiosa dovuta alla tragica morte di un coetaneo. Questa esperienza lo condusse a entrare tra i Minori francescani di Nivelles, dove emise la professione religiosa il ventidue aprile 1605. Ritenuto abile negli affari grazie alla precedente esperienza professionale, fu mandato dai superiori a Roma per il disbrigo di alcune pratiche, e nella città eterna incontrò un gruppo di religiosi che si apprestavano a partire per evangelizzare il Giappone. Pieno di entusiasmo, aderì a quel generoso progetto di fede.
Il lungo e faticoso viaggio verso l'estremo oriente condusse il religioso dapprima in Messico e successivamente nelle Filippine nel 1611. In terra filippina si fermò due anni per perfezionare gli studi di filosofia e teologia, coronati dall'ordinazione sacerdotale. Giunto finalmente in Giappone, trovò un clima molto ostile verso i missionari che lo costrinse a un temporaneo ritorno a Manila. Due anni dopo, il frate si recò nuovamente in Giappone spacciandosi per mercante, esercitando il suo ministero tra molti pericoli e prodigandosi per i cristiani costretti alla clandestinità. Nonostante un frate domenicano lo avvertisse del serio pericolo di vita per aver scoperto che la sua attività era nota alle autorità, Riccardo non volle fuggire e rimase tra i suoi fedeli. Arrestato mentre stava confessando, fu rinchiuso nelle carceri di Nagasaki e poi in quelle di Omura, condividendo la prigionia e la preghiera con altri cristiani. Trasferito nuovamente a Nagasaki nel settembre 1622 con alcuni compagni, fu incatenato come una bestia e trascorse la notte precedente il martirio in una gabbia, sotto una pioggia torrenziale. Il mattino seguente fu legato a un palo e arso a fuoco lento insieme ad altri ventuno compagni, mentre altri trenta compagni vennero decapitati. La sua morte avvenne a Nagasaki il dieci settembre 1622. I Martiri del Giappone furono in seguito beatificati da Papa Pio IX nel 1867.
Continua a leggere → Martiri in Bitinia
Le sante sorelle Menodora, Metrodora e Ninfodora rappresentano una testimonianza luminosa di fede vissuta nel cuore del quarto secolo in Bitinia. La loro esistenza, trascorsa nel silenzio di un ritiro presso una fonte termale, fu interrotta bruscamente dal rigore della persecuzione imperiale, che non risparmiò chi sceglieva di consacrare la propria vita al Signore. Nel contesto tragico dei provvedimenti voluti da Massimiano Galerio, queste tre donne scelsero la fedeltà al Vangelo dinanzi al governatore Frontone, affrontando con inaudita fermezza interrogatori e sofferenze atroci fino al dono supremo della vita.
Il ricordo di Menodora, Metrodora e Ninfodora è giunto fino a noi attraverso la custodia dei sinassari bizantini, che ne hanno preservato la memoria come esempio di coerenza cristiana. La loro vicenda, conclusasi con una sepoltura comune che ancora oggi ne unisce il destino terreno, è stata successivamente inserita nel Martirologio Romano per opera del cardinale Cesare Baronio. Esse sono venerate come martiri che, pur nella brevità della loro prova, hanno saputo manifestare la forza della grazia divina contro la violenza del mondo, offrendo alle generazioni successive un modello di dedizione assoluta che ancora oggi interroga il nostro spirito.
Continua a leggere → Sacerdote e martire
Il beato Miguel Beato Sánchez nacque a La Villa de Don Fadrique il 10 aprile 1911 e visse il proprio ministero sacerdotale in anni di profonda prova, culminati nel martirio durante la persecuzione religiosa in Spagna. Sacerdote di profonda fede, dedito alla gioventù e alla cura dei malati, offrì la propria vita per la salvezza e non volle mai rinunciare alla sua fedeltà a Cristo Re, affrontando la morte con mitezza e fortezza eroica.
Egli è ricordato con profonda devozione per la purezza del suo zelo e per la testimonianza suprema offerta nel nome della fede cattolica. La sua memoria liturgica si celebra il 10 settembre, giorno in cui compì il suo passaggio attraverso il martirio, lasciando un segno indelebile nella comunità parrocchiale e nella storia della Chiesa.
Continua a leggere → Beata Vergine Maria della Vita
Patrona degli ospedali della città e diocesi di Bologna
San Nemesio di Alessandria
Martire
Ad Alessandria d’Egitto, san Nemesio, martire, che, calunniosamente denunciato al giudice dapprima come ladro, fu assolto da questo crimine, ma inseguito, durante la persecuzione dell’imperatore Decio, e accusato davanti al giudice Emiliano di essere cristiano, fu da lui sottoposto a ripetute torture e condannato al rogo in compagnia di altri ladri, a somiglianza del Salvatore che patì la croce insieme ai due ladroni.
San Salvio di Albi
Vescovo
Ad Albi in Aquitania, ora in Francia, san Salvio, vescovo, che, condotto fuori dal chiostro, fu ordinato contro il suo volere per questa sede e, scoppiata la peste, da buon pastore non volle lasciare mai la città.
Sant' Agabio di Novara
Vescovo
A Novara, sant’Agabio, vescovo.
Beato Xumpo (Michele)
Martire in Giappone
Beato Alfonso de Mena
Martire
Beato Francesco de Morales
Martire
A Nagasaki in Giappone, beati Sebastiano Kimura, della Compagnia di Gesù, Francesco Morales, dell’Ordine dei Predicatori, sacerdoti, e cinquanta compagni, martiri, che, sacerdoti, religiosi, coniugi, giovani, catechisti, vedove e bambini, morirono per Cristo su un colle davanti a una grande folla tra crudeli torture.
Beato Giacinto Orfanell
Martire
Beato Giuseppe di San Giacinto
Martire
San Teodardo di Tongress
Vescovo e martire
Vicino a Spira nella Renania, in Germania, passione di san Teodardo, vescovo di Tongeren e martire, ucciso mentre si recava dal re Childerico.
Beata Maria Tanaura
Martire giapponese
Beati Antonio e Maddalena Sanga
Sposi e martiri
Beata Maria Xoum Yochida
Moglie del Beato Giovanni, martire
Beati 52 Martiri di Nagasaki
A Nagasaki in Giappone, beati Sebastiano Kimura, della Compagnia di Gesù, Francesco Morales, dell’Ordine dei Predicatori, sacerdoti, e cinquanta compagni, martiri, che, sacerdoti, religiosi, coniugi, giovani, catechisti, vedove e bambini, morirono per Cristo su un colle davanti a una grande folla tra crudeli torture.
Beati Paolo e Tecla Nangaichi, sposi, ed il figlio Paolo
Martiri giapponesi
Beato Fernando González Ros
Sacerdote e martire
Beata Apollonia
Nobildonna, vedova, martire
A Nagasaki in Giappone, beati Sebastiano Kimura, della Compagnia di Gesù, Francesco Morales, dell’Ordine dei Predicatori, sacerdoti, e cinquanta compagni, martiri, che, sacerdoti, religiosi, coniugi, giovani, catechisti, vedove e bambini, morirono per Cristo su un colle davanti a una grande folla tra crudeli torture.
Santa Sura
Martire