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venerdì 11 settembre 2026 · Santo del giorno

Santi Proto e Giacinto

Martiri di Roma

Santi Proto e Giacinto

La storicità dei martiri Proto e Giacinto a Roma è un fatto indiscusso e la loro memoria liturgica è ampiamente attestata nelle antiche fonti della Chiesa, a partire dalla Depositio martyrum e dal Sacramentario Gelasiano nel manoscritto di San Gallo. La loro venerazione compare inoltre nel Sacramentario Gregoriano, in vari itinerari come il Salisburgense e l'Epitome de locis sanctis, e nel Calendario marmoreo napoletano. I fatti biografici contenuti nella narrazione agiografica sono tuttavia assolutamente leggendari. La tradizione favolosa descrive Proto e Giacinto come due fratelli eunuchi schiavi di Eugenia, figlia del nobile romano Filippo, prefetto di Alessandria d'Egitto. In Egitto i due giovani cristiani riuscirono a far entrare Eugenia in un monastero e, in seguito a vicende romanzesche, l'intera famiglia di Filippo si convertì al cristianesimo. Eugenia rientrò successivamente a Roma per svolgere la sua opera di apostolato e consegnò i suoi schiavi Proto e Giacinto all'amica Bassilla, desiderosa di aderire alla fede. Dopo la conversione, Bassilla fu denunciata dal fidanzato al magistrato, che la fece condannare a morte insieme ai due giovani schiavi. Il tema di giovani eunuchi al servizio di donne si riscontra anche in altre leggende romane, come quelle di Calogero e Partenio o di Giovanni e Paolo. La relazione di fratellanza tra i due martiri, già affermata da papa san Damaso, potrebbe essere leggendaria a causa della mancanza di documenti più sicuri, oppure nata semplicemente dal fatto che i due testimoni della fede furono sepolti vicini.

Originariamente sepolti nel cimitero di Bassilla, poi chiamato di San Ermete, il loro sepolcro si trovava all'interno di un cubicolo. Nel quarto secolo papa san Damaso fece ripulire il sepolcro dalla terra franata, dotando il luogo di una scala d'accesso e di un lucernario, e ricordò l'opera di recupero in una lapide che menzionava il sepolcro precedentemente nascosto sotto il monte. Papa Damaso scrisse anche versi dedicati ai due santi, chiamandoli fratelli germani dotati di grandi animi e descrivendo il loro martirio. Successive riparazioni furono apportate al sepolcro, come ricordato da alcune iscrizioni e dal Liber Pontificalis. Tra i secoli ottavo e nono i papi iniziarono la traslazione delle reliquie dalle catacombe alle chiese urbane. In epoca di traslazioni, solo le ossa di Proto furono trasferite a Roma, mentre quelle di Giacinto rimasero sul posto. Fino al 1845 si era erroneamente creduto che i resti di entrambi i martiri si trovassero in città. Nel 1845 una straordinaria scoperta archeologica del padre Marchi dimostrò che la tomba di san Giacinto era rimasta intatta nel cimitero di San Ermete. Il ventuno marzo 1845 uno scavatore mise in luce una lastra con l'iscrizione dedicatoria al martire Giacinto, situata al suo posto originario e recante la data delle idi di settembre. Non molto distante, fu ritrovato un frammento di lapide con la scritta indicante il sepolcro del martire Proto. Nella tomba di san Giacinto furono rinvenute ossa bruciacchiate, indicando il genere di martirio subito, mentre la scarna struttura della tomba ha fatto ipotizzare che sia stata scavata durante la persecuzione di Valeriano, quando era proibito ai cristiani l'accesso ai sepolcri tradizionali. Attualmente le ossa di san Giacinto sono venerate nel collegio di Propaganda Fide, mentre quelle di san Proto si trovano nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini.

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Gli altri santi di oggi

San Sacerdote di Lione

Vescovo

San Sacerdote visse nel sesto secolo, guidando con sapienza la Chiesa di Lione come il ventisettesimo vescovo della sua diocesi. Nato nel regno di Borgogna da una distinta famiglia patrizia, visse la sua esistenza terrena nell'amore e nel timore di Dio. La cronotassi ufficiale colloca la sua vita intorno alla metà del medesimo secolo, posizionandolo dopo il vescovo Leonzio e prima del successore San Nicezio. Varie fonti storiche ne tramandano la memoria, tra cui un frammento di una antica Vita a lui dedicata e un epitaffio specifico la cui trascrizione risale al milletrecentotto, poi scolpito sulla cripta di San Nicezio e ritrovato nell'anno ottantatre del diciannovesimo secolo. La tradizione attesta che egli era stato sposato in gioventù e che ebbe un figlio, con il quale condivise persino la sepoltura nella medesima tomba, secondo quanto riferito dalle testimonianze epigrafiche.

Egli è particolarmente ricordato per il suo fecondo episcopato, svolto interamente sotto il regno di Childeberto, primo re dei Franchi a regnare a Lione tra il cinquecentoquarantaquattro e il cinquecentocinquantotto. Durante il suo governo pastorale promosse la costruzione della chiesa di San Paolo e della chiesa di Sant'Eulalia, originariamente legata a un monastero di monache e divenuta successivamente la chiesa di San Giorgio, oltre a volere importanti lavori al monastero di San Pietro sul finire della sua vita. La sua morte sopraggiunse a Parigi all'età di sessantacinque anni, l'undici settembre cinquecentocinquantadue, dove si era recato per partecipare a un concilio. Il Martirologio ricorda proprio a Parigi il transito di questo insigne pastore, il cui corpo fu successivamente trasportato a Lione e sepolto nella chiesa dei Santi Apostoli, in seguito intitolata a San Nicezio, luogo in cui numerosi miracoli fiorirono sulla sua tomba.

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San Leudino (o Bodone) di Toul

Vescovo

San Leudino, noto anche con il soprannome di Bodone, visse nel corso del settimo secolo in Austrasia. La sua figura si delinea attraverso pochi dati certi e numerosi punti oscuri, che tuttavia ci restituiscono il cammino di un uomo capace di passare dalla vita nel secolo alla dedizione totale a Dio. Nato alle sorgenti della Mosa da genitori nobili franchi di nome Gundoeno e Sartrude, aveva un fratello di nome Fulculfo e una sorella di nome Salaberga, che sarebbe divenuta santa. Durante l'infanzia, tutti e tre i fratelli ricevettero la benedizione dell'abate di Luxeuil sant'Eustasio, il quale morì nel 629. Il territorio delle loro proprietà familiari appartiene attualmente al dipartimento della Haute-Marne, e si trovava allora ai confini delle diocesi di Toni e di Langres.

Dopo aver vissuto dapprima da uomo sposato con la moglie Odilia, dalla quale ebbe una figlia chiamata Tietberga, Leudino compì una scelta radicale. Su consiglio di san Valbeno, successore di Eustasio a Luxeuil, i coniugi decisero di separarsi per abbracciare la vita monastica. Odilia entrò nell'abbazia fondata da santa Salaberga a Laon, mentre Leudino si ritirò in un monastero nelle vicinanze. Durante la vita monastica fu sorpreso dall'elezione a vescovo di Toul. L'episcopato di Leudino è difficilmente databile ma collocabile presumibilmente verso il 660 o 670, e non durò a lungo, forse circa due anni. Occupò il quindicesimo posto nella lista dei vescovi di Toul e morì l'undici settembre, giorno in cui viene liturgicamente ricordato. Leudino non deve essere confuso con un altro Bodone collocato un secolo più tardi.

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San Giovanni Gabriele Perboyre

Sacerdote vincenziano, martire

San Giovanni Gabriele Perboyre nacque il 6 gennaio 1802 a Puech, nel borgo di Mongesty, nella diocesi di Cahors, durante gli anni dell'impero di Napoleone, periodo in cui molti congiuravano contro la Chiesa. Figlio primogenito di Pietro Perboyre e di Maria Rigal, ricevette una solida educazione cristiana dalla sua famiglia e, da ragazzo, aiutò il padre nei lavori di campagna con l'incarico di sorvegliare i contadini occupati nel podere di famiglia. Fin da giovanissimo nutrì una grande passione e un unico amore per Gesù, crescendo ogni giorno nell'offerta a Dio per il Salvatore Crocifisso. All'età di quindici anni seguì in seminario il fratello minore Louis, entrato nel 1816 nel Seminario di Montauban, situato nel dipartimento di Tarn-en-Garonne e diretto dallo zio paterno Monsieur Jacques, membro dei Preti della Missione di San Vincenzo de' Paoli detti Lazzaristi. Appassionandosi alla vita religiosa sulle orme di San Vincenzo de' Paoli, decise di rimanere in seminario e chiese di essere ammesso alla Congregazione della Missione, divenendo un sacerdote della Congregazione della Missione. Emetteva i voti religiosi il 28 dicembre 1820 offrendoli a Dio, dopo essersi dimostrato un novizio esemplare nella preghiera, nell'obbedienza e nella mortificazione, pronunciando la celebre frase: Gesù merita tutto: perché non dargli tutto? Ordinato sacerdote il 23 settembre 1826 nella cappella della Casa-Madre a Parigi all'età di ventiquattro anni, dopo aver studiato teologia a Parigi e aver insegnato nel collegio San Vincenzo di Mont-Didier nella Somme, fu mandato a insegnare teologia dogmatica nel Seminario maggiore di Saint Flour e nominato rettore del pensionato ecclesiastico aperto nel 1827. Richiamato a Parigi nell'autunno del 1832 come vice-maestro dei novizi nella casa di San Lazzaro, coltivò il forte sogno delle missioni in Cina, desiderio accentuato dalla morte del fratello Louis avvenuta a Batavia il 2 maggio 1831 durante il viaggio verso la Cina.

Partito per la Cina per prendere il posto del fratello, salpò il 21 marzo 1835 dal porto di Le Havre e approdò a Macao il 29 agosto dello stesso anno, fermandosi alcuni mesi per studiare la lingua cinese. Inviato nella provincia centro-meridionale di Honan come primo vicario generale, svolse un anno e mezzo di lavoro apostolico in una provincia di centosettantaquattro mila chilometri quadrati, affrontando fatiche, difficoltà e le prime persecuzioni. Trasferito nel gennaio 1838 nella provincia di Hupeh, intensificò l'attività missionaria predicando che Gesù Cristo è l'unica realtà necessaria, la Via, la Verità e la Vita, e svolgendo la sua opera di predicazione del Vangelo in Cina assumendo un aspetto conforme alle consuetudini del luogo. Allo scoppio di una violenta persecuzione anti-cattolica, fu costretto a nascondersi, ma venne tradito da un cristiano sedotto dalla taglia posta sul missionario, catturato a Tcha-yuen-keu il 26 settembre 1839 e condotto a Kwang-Ytang, dove subì un lungo interrogatorio e crudeli torture, per poi essere trasferito il giorno seguente a Ku-gheng e infine rinchiuso nelle malsane prigioni di Wuchang. Rimase imprigionato a Wuchang per otto mesi tra atroci sevizie e sofferenze, attese che la condanna a morte pronunciata dal tribunale locale fosse ratificata dall'imperatore e, all'età di trentotto anni, a mezzogiorno dell'undici settembre 1840, fu crocifisso come Gesù, appeso a una croce, strangolato con un laccio e finito a colpi di spada nella città di Wuchang, nella provincia dello Hebei in Cina. Papa Gregorio XVI avviò la causa di beatificazione fin dal 1843, il 10 novembre 1889 papa Leone XIII lo proclamò beato, e successivamente Giovanni Paolo II lo proclamò santo, stabilendo la sua festa liturgica all'undici settembre.

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Beata Maria Celeste (Giulia) Crostarosa

Monaca, Fondatrice

La Beata Maria Celeste, al secolo Giulia Crostarosa, è una figura luminosa del diciottesimo secolo, nata a Napoli nel 1696 e conclusa la sua esistenza terrena a Foggia nel 1755. Ella è ricordata come fondatrice dell'Ordine del Santissimo Salvatore, un cammino spirituale nato da una profonda rivelazione mistica ricevuta il venticinque aprile millesettecentoventicinque. La sua vita fu segnata da un fervido desiderio di fedeltà al disegno divino, che la condusse attraverso diverse città italiane, tra cui Marigliano, Scala e Nocera Inferiore, fino alla definitiva stabilità raggiunta a Foggia.

La memoria della Beata Maria Celeste rimane viva per il suo instancabile impegno nella fondazione di istituti religiosi e per la preziosa eredità spirituale lasciata nelle sue opere ascetiche e nella sua autobiografia. La sua testimonianza di fede, capace di superare anche la sofferenza dell'espulsione dal monastero di Scala avvenuta nel millesettecentotrentatré, continua a interpellare il cuore dei fedeli. Beatificata da Papa Francesco il diciotto giugno duemilasedici, ella è venerata come guida e ispiratrice per tutti coloro che cercano di vivere il Vangelo con radicalità e umiltà, ponendo il mistero del Santissimo Salvatore al centro della propria esistenza quotidiana.

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Beato Bonaventura da Barcellona (Miguel Baptista Gran Peris)

Religioso dei Frati Minori

Il Beato Bonaventura da Barcellona, nato Miguel Baptista Gran Peris nel 1620 a Riudoms, in Spagna, è una figura luminosa del XVII secolo, esempio di umiltà e di profondo rinnovamento spirituale all'interno della famiglia francescana. Entrato nell'ordine dei Minori a vent'anni, ha vissuto la propria vocazione con spirito di servizio, dedicandosi con dedizione alle mansioni più umili in Catalogna, come il cuoco, il portinaio, l'infermiere e il questuante. La sua esistenza, segnata da una profonda preghiera e da una carità operosa, lo ha condotto fino a Roma, dove ha speso le proprie energie nel soccorso verso la popolazione afflitta da povertà ed epidemie.

Il Beato Bonaventura è ricordato in modo particolare per il suo impegno infaticabile nel promuovere l'autenticità del carisma francescano attraverso l'istituzione dei Ritiri. Grazie alla sua perseveranza, ottenne l'approvazione pontificia per gli statuti di questi luoghi di silenzio e ascesi, destinati a rigenerare lo spirito dei frati. Beatificato da Papa Pio X il 10 giugno 1906, egli rimane un modello di equilibrio tra la vita contemplativa e l'azione caritatevole, capace di incarnare la povertà evangelica nelle strade del mondo e nel raccoglimento del chiostro.

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Beato Ludovico IV, langravio di Turingia

Il Beato Ludovico Quarto, langravio di Turingia, è una figura luminosa del tredicesimo secolo, esempio di dedizione cristiana vissuta nella pienezza degli impegni civili e militari. Nato nell'anno mille e duecento, egli seppe coniugare il rigore del governo con una profonda sensibilità spirituale, venendo ricordato non soltanto per il suo ruolo di guida nel territorio di Turingia, ma soprattutto per il legame profondo e santo che lo unì alla sposa Elisabetta di Ungheria. Il suo cammino terreno fu segnato da un costante spirito di servizio, che lo portò a guidare il suo popolo con fermezza e a rispondere con generosità alle chiamate della sua epoca.

La memoria di Ludovico risuona oggi come quella di un uomo che, pur vivendo tra i fasti e le responsabilità di una corte, seppe mantenere lo sguardo rivolto verso l'eterno. La sua esistenza si concluse precocemente nel mille duecentoventisette, quando, in risposta a un voto solenne, si spense a Otranto mentre era in cammino per la crociata. Sebbene il suo culto non sia stato ufficialmente confermato dalla Chiesa, il suo nome è custodito con devozione il giorno undici settembre, a testimonianza di una vita spesa nell'obbedienza alla fede e nel sacrificio personale.

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San Felice, Regola ed Essuperanzio

Martire

La cittadina svizzera di Zurigo custodisce e rinnova nel tempo la memoria dei suoi celesti patroni, i santi Felice e Regola insieme al loro fedele servo Essuperanzio. Le notizie tramandate sul conto di questi tre martiri presentano contorni assai incerti, ma affondano le radici nel tessuto della devozione popolare e nella grande tradizione della Chiesa. La comunità cristiana ne celebra il ricordo liturgico l'undici settembre, fissando lo sguardo sulla testimonianza di fede resa fino al dono della vita sulle sponde del fiume Limmat, alla fine del terzo secolo nell'odierna Svizzera.

Nel corso dei secoli, attorno alle loro figure si sono intrecciate cronache antiche, leggende agiografiche e preziose espressioni artistiche, che hanno reso i santi Felice, Regola ed Essuperanzio simboli spirituali indelebili per la città di Zurigo. La narrazione del loro martirio e la particolarità del culto cefaloforo testimoniano un cammino di fede che attraversa le epoche, giungendo a dialogare con le fondazioni monastiche medievali, con le vicende della Riforma protestante e con la sensibilità visiva del ventesimo secolo, confermando una protezione spirituale che continua a unire i credenti.

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Beato Francesco Giovanni Bonifacio

Sacerdote e martire

Il beato don Francesco Bonifacio, sacerdote e martire del ventesimo secolo, nacque a Pirano in Croazia il 7 settembre 1912 e concluse la sua vita terrena a Krasica in Croazia l'11 settembre 1946. Fino da bambino fu riconosciuto dai suoi piccoli amici e dai coetanei come un'anima semplice, generosa e di estrema bontà, tanto da meritarsi il soprannome di 'el santin'. Entrato nel seminario di Capodistria a dodici anni, sebbene non eccellesse negli studi, si distinse per una vita di intensa preghiera e per quella straordinaria pazienza che gli valse tra i seminaristi l'appellativo di 'santo pacifico'. Diventato prete all'età di ventiquattro anni dopo tre anni di tirocinio, nel 1939 fu inviato come cappellano a Villa Gardossi, una comunità rurale sparsa tra casolari e priva dei servizi essenziali. Lì spese ogni energia nel lavoro pastorale, dedicandosi instancabilmente ai malati, ai poveri e alla riconciliazione degli animi in un tempo di profonda sofferenza e divisione, fino a subire il martirio per mano della violenza politica e dell'odio contro la fede.

La memoria liturgica del beato don Francesco Bonifacio si celebra l'undici settembre, giorno che ricorda il suo sacrificio estremo compiuto per fedeltà al Vangelo. La sua testimonianza di pastore umile e coraggioso è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa il 4 ottobre 2008, data della sua beatificazione che ne attesta la morte in odio alla fede cattolica e al ministero sacerdotale. Vissuto tra ristrettezze economiche e la salute cagionevole, segnata da una tosse cronica e da problemi respiratori, affrontò le avversità con incrollabile carità e obbedienza ecclesiale, offrendo la propria vita come chicco di grano caduto in terra per amore di Cristo e del suo popolo.

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San Pafnuzio

Vescovo in Egitto

Commemorazione di san Pafnuzio, vescovo in Egitto: fu uno di quei confessori della fede, condannati alle miniere sotto l’imperatore Galerio Massimino, dopo che fu loro cavato l’occhio destro e tagliato il tendine del piede sinistro; prese in seguito parte al Concilio di Nicea, dove lottò strenuamente per la fede cattolica contro gli ariani.

San Paziente di Lione

Vescovo

A Lione in Francia, san Paziente, vescovo, che, mosso da carità, distribuì gratuitamente il frumento alle città disposte lungo il Rodano e la Saône per soccorrere le popolazioni oppresse dalla fame e si impegnò a fondo in un apostolato di conversione degli eretici e di cura dei bisognosi.

San Daniele di Bangor

Vescovo

Nell’isola di Bardsey sulla costa del Galles settentrionale, san Daniele (Deiniol Wyn), vescovo e abate di Bangor.

Sant' Adelfio di Remiremont

Abate

Nel monastero di Luxeuil in Burgundia, ora in Francia, transito di sant’Adelfio, abate del monastero di Remiremont, che lavò a lungo nelle lacrime la discordia di un breve momento.

Beati Gaspare Koteda, Francesco Takeya e Pietro Shichiemon

Martiri

A Nagasaki in Giappone, beati martiri Gaspare Koteda, catechista, e i bambini Francesco Takeya e Pietro Shichiemon, che, nello stesso luogo e con la stessa fermezza dei loro padri, che avevano subito il giorno prima il martirio, furono anch’essi sottoposti per Cristo al supplizio della decapitazione.

Beato Francesco Mayaudon

Martire

In una nave all’ancora davanti alla costa francese presso Rochefort, beato Francesco Mayaudon, sacerdote e martire, che, arrestato durante la rivoluzione francese per il suo sacerdozio e tenuto in un galera, morì infine consunto dalla cancrena.

Beato Pietro de Alcantara (Lorenzo) Villanueva Larrayoz

Religioso e martire

A Barcellona in Spagna, beato Pietro de Alcántara (Lorenzo) Villanueva Larráyoz, religioso dell’Ordine di san Giovanni di Dio e martire, che patì il martirio in quanto religioso durante la persecuzione contro la fede.

Santi Matteo e Gusmeo

Martiri

Santi Vincenzo, Ramiro e compagni

Martiri

Sant' Elia Speleota

Abate

Nel monastero di Aulinas in Calabria, sant’Elia, detto lo Speleota, insigne cultore della vita eremitica e cenobitica.

Beato Giuseppe Maria Segura Penades

Sacerdote e martire

Nel villaggio di Genovés nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beato Giuseppe Maria Segura Penadés, sacerdote e martire, che nella stessa persecuzione versò il sangue pr Cristo.

Beato Baldassarre Velasquez

Martire mercedario

Dal Martirologio Romano

A Roma nel cimitero di Basilla sulla via Salaria antica, deposizione dei santi martiri Proto e Giacinto, che il papa san Damaso celebrò nei suoi versi, recuperando i loro tumuli nascosti sotto terra. In questo luogo, circa quindici secoli dopo sono stati nuovamente ritrovati il sepolcro intatto di san Giacinto e il suo corpo consumato dal fuoco. — Martirologio Romano