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11 settembre

San Giovanni Gabriele Perboyre

Sacerdote vincenziano, martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e la formazione

Jean-Gabriel Perboyre nacque il 6 gennaio 1802 nel comune di Puech, nel borgo di Mongesty, situato nella diocesi di Cahors. Venne al mondo in un periodo storico particolare, segnato dagli anni dell'impero di Napoleone, epoca in cui molti congiuravano contro la Chiesa. Egli era il figlio primogenito di Pietro Perboyre e di Maria Rigal, i quali gli impartirono una profonda educazione cristiana. Fin da fanciullo aveva sempre cercato di essere conforme a Gesù, nutrendo fin da giovanissimo una grande passione e un unico amore per il Salvatore. Cresceva ogni giorno nell'amore e nell'offerta a Dio per il Salvatore Crocifisso. Da ragazzo aiutò il padre nei lavori di campagna, avendo principalmente l'incarico di sorvegliare i contadini occupati nel podere di famiglia a Puech. Frequento gli studi elementari al suo paese distinguendosi per intelligenza e profitto. Nel 1816 suo fratello Louis entrò nel Seminario di Montauban, situato nel dipartimento di Tarn-en-Garonne e diretto dallo zio paterno Monsieur Jacques, membro dei Preti della Missione di San Vincenzo de' Paoli detti Lazzaristi. All'età di quindici anni, Jean-Gabriel seguì il fratello minore in seminario per fargli compagnia. All'interno di quell'istituzione si appassionò alla vita religiosa sulle orme di San Vincenzo de' Paoli, maturando la decisione di rimanere e chiedendo di essere ammesso alla Congregazione della Missione. Venne accettato nella Congregazione e si dimostrò fin da subito un novizio modello, distinguendosi per essere esemplare nella preghiera, nell'obbedienza e nella mortificazione. Durante quel cammino di dedizione pronunciò la significativa frase: Gesù merita tutto: perché non dargli tutto? Il 28 dicembre 1820 emise i voti religiosi offrendoli a Dio, ponendo le basi di una vita interamente consacrata al servizio del Signore e dei fratelli.

Gli anni dell'insegnamento e la preparazione al sacerdozio

A diciotto anni Jean-Gabriel iniziò a studiare teologia nella Casa-madre della Congregazione a Parigi. Durante gli studi si distinse per un'intelligenza non comune, una dolcezza ammirevole e una carità teologale profonda che lo rendevano molto simile a San Vincenzo, diventando spontaneamente un modello per i compagni di seminario. I superiori decisero di mandarlo a insegnare ai ragazzi nel collegio San Vincenzo di Mont-Didier nella Somme, dove rivelò ottime capacità didattiche e uno straordinario zelo per la formazione dei più piccoli. Il percorso di preparazione culminò il 23 settembre 1826 quando venne ordinato sacerdote nella cappella della Casa-Madre a Parigi all'età di ventiquattro anni. Subito dopo l'ordinazione, i superiori lo mandarono a insegnare teologia dogmatica nel Seminario maggiore di Saint Flour, affinché la sua condotta costituisse un esempio luminoso per tutti i chierici. Nel 1827 fu inoltre nominato rettore del pensionato ecclesiastico aperto a Saint Flour, incarico che svolse con dedizione e competenza. Nell'autunno del 1832 fu richiamato a Parigi per assumere il delicato ruolo di vice-maestro dei novizi nella casa di San Lazzaro. Obbedì prontamente ai superiori e si impegnò al massimo nel nuovo compito formativo. In quello stesso periodo, in una conferenza spirituale, esortò i presenti a tenere sempre Gesù Cristo davanti agli occhi, assimilandone sentimenti, virtù, stile e vita, confermando con le parole e con le opere il proprio totale attaccamento al modello evangelico.

La chiamata alla missione in Cina

Nel cuore di padre Jean-Gabriel nutriva da tempo il forte sogno delle missioni in Cina, e per questo motivo chiedeva ripetutamente ai superiori di esservi inviato. Il suo desiderio missionario si accentuò in modo particolare dopo la tragica morte del fratello Louis, avvenuta a Batavia il 2 maggio 1831 durante il viaggio intrapreso verso la terra cinese. Sostenuto da questa profonda motivazione spirituale e dal desiderio di raccogliere il testimone fraterno, il 21 marzo 1835 salpò dal porto di Le Havre diretto in Cina. Il 29 agosto del 1835 approdò a Macao, dove si fermò alcuni mesi per studiare approfonditamente la lingua cinese e prepararsi alle fatiche che lo attendevano. Successivamente fu inviato nella provincia centro-meridionale di Honan, dove ricevette la nomina a primo vicario generale. Svolse un anno e mezzo di intenso lavoro apostolico in una vasta provincia estesa per centosettantaquattro mila chilometri quadrati, affrontando con coraggio fatiche, difficoltà di ogni genere e le prime persecuzioni. Nel gennaio del 1838 fu trasferito nella provincia di Hupeh, dove intensificò ulteriormente la sua attività missionaria. Nelle sue predicazioni non si stancava di proclamare che Gesù Cristo è l'unica realtà necessaria, la Via, la Verità e la Vita, svolgendo la sua opera di evangelizzazione assumendo un aspetto conforme alle consuetudini del luogo per meglio raggiungere le anime.

La persecuzione, la cattura e il martirio

Negli anni del suo apostolato in Cina scoppiatesse una grave persecuzione anti-cattolica promossa dalle autorità locali. Padre Jean-Gabriel fu costretto a nascondersi per sfuggire alla cattura, trovando rifugio temporaneo mentre continuava a confidare unicamente nella grazia divina e affermando con convinzione che l'Eucarestia è la forza che sostiene il cammino e fa perseverare nella fede. Purtroppo fu tradito da un cristiano sedotto dalla taglia posta sul missionario, il quale rivelò alle autorità il suo nascondiglio. Venne catturato a Tcha-yuen-keu il 26 settembre 1839 e subito condotto a Kwang-Ytang, dove subì un lungo interrogatorio e crudeli torture. Il santo fu trasferito il giorno seguente a Ku-gheng, località in cui subì ulteriori interrogatori e sevizie. Successivamente fu rinchiuso nelle malsane prigioni di Wuchang, dove rimase imprigionato per otto mesi tra atroci sofferenze, attendendo che la condanna a morte pronunciata dal tribunale locale fosse ratificata dall'imperatore. Durante la lunga e dolorosa prigionia, era fermamente certo che l'unica salvezza consistesse nel conformarsi a Gesù Cristo. Sosteneva che dopo la morte non sarebbe stato chiesto se si fosse stati sapienti, importanti o stimati dagli uomini, ma sarebbe stato chiesto unicamente se ci si fosse applicati a conoscere e imitare Gesù Cristo. Era profondamente convinto che chi fosse privo di tratti del Modello divino sarebbe stato respinto da Dio, mentre chi si fosse conformato a esso sarebbe stato glorificato. Considerava i santi in cielo come immagini di Cristo glorificato e in terra come immagini di Cristo sofferente e dedito alla sua missione. La ratifica della condanna a morte da parte dell'imperatore arrivò la mattina dell'undici settembre 1840. All'età di trentotto anni, a mezzogiorno dell'undici settembre 1840, fu crocifisso come Gesù, appeso a una croce, strangolato con un laccio e finito a colpi di spada nella città di Wuchang, nella provincia dello Hebei in Cina. In questo modo realizzò pienamente il desiderio espresso fin dai tempi della preparazione al sacerdozio di dare la vita e il sangue per Gesù. Le sue spoglie furono inizialmente deposte sulla Montagna rossa, il cimitero della città dell'esecuzione, ma nel 1860 furono traslate in Francia e le reliquie depositate nella Casa-madre della sua Congregazione, dopo che papa Gregorio XVI aveva avviato la causa di beatificazione fin dal 1843, culminata nella proclamazione a beato da parte di papa Leone XIII il 10 novembre 1889 e nella successiva canonizzazione da parte di Giovanni Paolo II.

Domande frequenti

Quando si festeggia San Giovanni Gabriele Perboyre?

La festa liturgica di San Giovanni Gabriele Perboyre si celebra l'11 settembre.

Nella città di Wuchang nella provincia dello Hebei in Cina, san Giovanni Gabriele Perboyre, sacerdote della Congregazione della Missione e martire, che per predicare il Vangelo assunse un aspetto conforme alle consuetudini del luogo, ma allo scoppio della persecuzione fu sottoposto durante una lunga carcerazione a varie torture e, infine, appeso a una croce e strangolato con un laccio. — Martirologio Romano