11 settembre
Santi Proto e Giacinto
Martiri di Roma
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le fonti storiche e la tradizione agiografica
La storicità dei martiri Proto e Giacinto nella città di Roma rappresenta un dato saldamente attestato dalle antiche testimonianze liturgiche ed ecclesiastiche. La loro memoria venerata fin dalle origini compare nella celebre Depositio martyrum, nel Sacramentario Gelasiano conservato nel manoscritto di San Gallo, nel Sacramentario Gregoriano e in importanti itinerari medievali come il Salisburgense e l'Epitome de locis sanctis. Questa universale devozione trova conferma anche nel Calendario marmoreo napoletano e nel Martirologio, dove la deposizione dei santi martiri nel cimitero di Basilla sulla via Salaria antica viene commemorata insieme all'opera di valorizzazione compiuta da papa san Damaso. A fronte di questa solida base storica, i racconti agiografici sulla loro vita presentano tratti del tutto leggendari. La narrazione tradizionale descrive Proto e Giacinto come due fratelli eunuchi al servizio di Eugenia, figlia del nobile romano Filippo che ricopriva la carica di prefetto di Alessandria d'Egitto. Durante il soggiorno in terra egiziana, i due giovani cristiani guidarono Eugenia all'ingresso in un monastero e favorirono la successiva conversione dell'intera famiglia attraverso percorsi romanzeschi. Rientrata a Roma per dedicarsi all'apostolato, Eugenia affidò i suoi schiavi Proto e Giacinto alla nobile Bassilla, la quale desiderava abbracciare la fede cristiana. La conversione di Bassilla fu tuttavia denunciata dal fidanzato a un magistrato romano, il quale emise la condanna a morte nei confronti della donna e dei suoi due istruttori. Gli studiosi rilevano che la figura di giovani eunuchi al servizio di matrone compare frequentemente in altre leggende romane, come quelle di Calogero e Partenio oppure di Giovanni e Paolo. Analogamente, la presunta fratellanza tra Proto e Giacinto, già sostenuta da papa Damaso, potrebbe essere nata spontaneamente dall'usanza delle comunità cristiane di considerare fratelli i martiri sepolti vicini, in mancanza di documentazioni anagrafiche più rigorose.
Il sepolcro e le scoperte archeologiche
I corpi dei martiri Proto e Giacinto trovarono originario riposo nel cimitero di Bassilla, noto in seguito come cimitero di San Ermete, custoditi all'interno di un cubicolo sotterraneo. Nel corso del quarto secolo, a causa di una frana, il sepolcro risultò quasi interamente sommerso dalla terra e nascosto sotto il monte. Papa Damaso intervenne con decisione per liberare la tomba dai detriti, dotando il cubicolo di una scala d'accesso e di un lucernario per permettere l'ingresso dei fedeli e della luce. Lo stesso pontefice volle immortalare questo lavoro di recupero apponendo una lapide celebrativa e componendo versi dedicati in cui esaltava i due santi come fratelli germani dotati di grandi animi, narrando inoltre il loro estremo sacrificio. Nel corso dei secoli successivi, il luogo fu oggetto di ulteriori interventi di consolidamento, come testimoniano altre iscrizioni epigrafiche e le annotazioni conservate nel Liber Pontificalis. Tra il secolo ottavo e il secolo nono, di fronte all'insicurezza delle catacombe e al desiderio di proteggere le memorie sante, i pontefici avviarono la graduale traslazione delle reliquie dalle catacombe alle chiese urbane. In quella fase di trasferimenti, soltanto le ossa di san Proto furono portate a Roma, mentre quelle di san Giacinto rimasero inaspettatamente nel sepolcro sotterraneo. Questa separazione rimase ignota per secoli, alimentando l'erronea convinzione, protrattasi fino al mille ottocento quarantacinque, che i resti mortali di entrambi i martiri riposassero insieme in città. La svolta decisiva avvenne nel mille ottocento quarantacinque grazie a una rilevante scoperta archeologica condotta dal padre Marchi, che provò come la tomba di san Giacinto fosse rimasta inviolata e intatta nel cimitero di San Ermete. Il ventuno marzo di quell'anno, un coraggioso scavatore portò alla luce una lastra marmorea recante l'iscrizione dedicatoria al martire Giacinto, collocata esattamente nella sua posizione originaria e datata alle idi di settembre. Nelle immediate vicinanze emerse anche un frammento di lapide con l'indicazione del sepolcro di san Proto. All'interno della tomba di Giacinto furono rinvenute ossa visibilmente bruciacchiate, elemento che ha permesso di identificare la natura del martirio subito per mezzo del fuoco. La struttura particolarmente scarna e nascosta della tomba ha inoltre suggerito agli studiosi che essa sia stata frettolosamente scavata durante la persecuzione dell'imperatore Valeriano, periodo in cui ai cristiani era severamente proibito l'accesso ai luoghi di sepoltura tradizionali. Oggi le reliquie di san Giacinto sono custodite e venerate nella cappella del collegio di Propaganda Fide, mentre quelle di san Proto sono conservate nella chiesa romana di San Giovanni dei Fiorentini.
Il martirio e la riscoperta
Le vicende terrene dei santi Proto e Giacinto si collocano nel contesto storico del terzo secolo a Roma, un'epoca segnata da profonde tensioni e prove per la nascente comunità cristiana. Entrambi subirono il martirio e trovarono sepoltura nel cimitero di Bassilla, situato lungo la via Salaria antica, un luogo che divenne presto meta di silenziosa devozione per i fedeli romani.
Nel quarto secolo, l'importanza del loro sepolcro spinse il papa Damaso a promuovere un accurato restauro della loro tomba, per preservarne la memoria e facilitare il culto dei pellegrini. Successivamente, tra l'ottavo e il nono secolo, le reliquie di san Proto furono traslate all'interno della città di Roma. Solo in tempi molto più recenti, nel 1845, gli scavi archeologici hanno permesso il ritrovamento della tomba originaria di san Giacinto, rimasta miracolosamente intatta nel cimitero di Bassilla, restituendo alla storia e alla venerazione dei fedeli un segno tangibile della sua antica testimonianza.
La memoria liturgica
La devozione verso i santi martiri Proto e Giacinto ha radici antichissime che affondano nei primi secoli della cristianità romana. La loro festa liturgica viene celebrata l'undici settembre, giorno in cui la Chiesa fa memoria del loro transito e della loro nascita al cielo, invitando i credenti a riflettere sul valore della fedeltà quotidiana al messaggio evangelico.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santi Proto e Giacinto?
La festa liturgica dei santi martiri Proto e Giacinto si celebra l'undici settembre.
A Roma nel cimitero di Basilla sulla via Salaria antica, deposizione dei santi martiri Proto e Giacinto, che il papa san Damaso celebrò nei suoi versi, recuperando i loro tumuli nascosti sotto terra. In questo luogo, circa quindici secoli dopo sono stati nuovamente ritrovati il sepolcro intatto di san Giacinto e il suo corpo consumato dal fuoco. — Martirologio Romano