Accendi una candela per chi ami — arde qui per 7 giorniAccendi la tua →

11 settembre

Beato Francesco Giovanni Bonifacio

Sacerdote e martire

Aggiornato il 15 settembre 2026

La giovinezza e la formazione in seminario

Don Francesco Bonifacio nacque a Pirano in Croazia il 7 settembre 1912 in una famiglia che avrebbe condiviso con lui le difficoltà della vita. I suoi piccoli amici lo chiamavano con il soprannome affettuoso di 'el santin', mentre i coetanei consideravano quel ragazzino semplice come un santo per la sua generosità e la bontà estrema. A dodici anni rispose alla chiamata del Signore ed entrò nel seminario di Capodistria per iniziare il suo cammino di formazione verso il sacerdozio. Nel seminario non eccelse negli studi, ma si distinse in modo luminoso per la bontà d'animo e per una vita di intensa preghiera. I seminaristi lo ribattezzarono 'santo pacifico' per la sua straordinaria pazienza e per la naturale capacità di stringere buoni rapporti con tutti. Durante il tempo delle vacanze, egli continuava a impegnarsi con dedizione per eliminare i contrasti e per alimentare la spiritualità dei compagni. Dopo tre anni di tirocinio, raggiunse la maturità spirituale necessaria per diventare prete all'età di ventiquattro anni, pronto a donarsi interamente al ministero.

Il ministero pastorale a Villa Gardossi

Nel 1939 il giovane sacerdote venne inviato come cappellano a Villa Gardossi, una comunità parrocchiale che contava milleduecento abitanti sparsi in casupole e casolari isolati tra Buie e Grisignana. Il territorio in cui viveva era privo di elettricità e di acqua potabile, reperibile unicamente in sorgenti distanti, con una terra avara che offriva scarse risorse. La madre e il fratello minore si trasferirono con lui in canonica per condividere una vita semplice e povera, basata sul consumo di poche minestre, polenta e uova, mentre il sacerdote sottraeva spesso il cibo dalla propria mensa per portarlo alle famiglie indigenti della zona. Nonostante soffrisse da sempre di asma e di una tosse cronica e insistente dovuta a gravi problemi bronchiali e polmonari, il sacerdote si spostava con qualsiasi tempo atmosferico nella valle, appoggiato a un bastone e accompagnato dal suo cane, fermandosi occasionalmente lungo il cammino per riprendere fiato. Il giovane prete si dedicò con grande energia al lavoro pastorale, riorganizzando il catechismo, l'Azione Cattolica, il gruppo dei chierichetti e la cantoria parrocchiale. Dedicava tutti i pomeriggi al contatto diretto con i parrocchiani, andando a cercarli di casa in casa, con una predilezione particolare per la visita ai malati da confortare e alle persone da incoraggiare. Con questo stile di dedizione totale, il prete suscitava amore, simpatia e ampi consensi tra la popolazione che vedeva in lui un padre premuroso.

La prova della guerra e la testimonianza di pace

Dopo l'otto settembre 1943, in un contesto di drammatici conflitti, si spese in prima persona per evitare inutili carneficine e rappacificare gli animi tra le fazioni contrapposte. Dimostrò in questo contesto di essere realmente il 'santo pacifico' conosciuto in seminario, mantenendo lo stesso atteggiamento di riconciliazione anche a guerra finita, durante il difficile periodo dell'amministrazione jugoslava in Istria. Il governo jugosłavo avviò in quegli anni una pulizia etnica caratterizzata da esecuzioni sommarie e da migliaia di persone fatte sparire nelle foibe, un abisso di terrore in cui le fonti ufficiali stimano in quattromila le persone giustiziate, mentre altre stime parlano di ventimila vittime. Il prete, nonostante l'apparente timidezza e la salute cagionevole, dimostrò un coraggio sorprendente agendo esclusivamente in nome del Vangelo e non per teorie pacifiste. Ammoniva e istruiva apertamente dall'ambone, durante il catechismo, negli incontri personali e nelle adunanze pubbliche, richiamando tutti alla legge di Dio. Il suo comportamento retto e intransigente infastidì profondamente le autorità al punto da fargli ricevere ripetuti avvertimenti e gravi minacce. Ciononostante, continuò la sua opera in nome di Cristo consultando il vescovo per avere una guida spirituale sicura. Il vescovo gli consigliò prudenza, suggerendo di limitare l'attività all'interno della chiesa e di evitare prese di posizione pubbliche. Il prete accettò il consiglio con filiale sottomissione, affermando di attendere un'imposizione per obbedienza per avere la certezza assoluta della volontà divina.

Il martirio e il riconoscimento della beatificazione

L'undici settembre 1946, al ritorno da Grisignana dove si era recato per ricevere il sacramento della confessione, la sua terrena esistenza si compì nel sangue. Venne visto per l'ultima volta mentre scompare nella boscaglia scortato da alcune guardie del popolo, e da quel momento non si ebbero più notizie dirette sulla sua sorte. Negli ultimi anni un regista teatrale si è messo in contatto con una di quelle guardie per tentare di ricostruire le ultime ore del sacerdote. La tradizione e le indagini concordano nel riferire che venne sequestrato, spogliato, insultato, torturato, umiliato, picchiato, preso a sassate e infine accoltellato con due fendenti. I suoi resti mortali non sono stati mai identificati, poiché il suo corpo fu fatto sparire gettandolo in una foiba come quelli di molti altri innocenti di quella tragica stagione. A distanza di decenni da quei dolorosi eventi, il quattro ottobre 2008 don Francesco Bonifacio è stato proclamato beato dalla Chiesa cattolica. Il riconoscimento della beatificazione attesta ufficialmente la sua morte avvenuta in odium fidei, ovvero in odio alla fede, al Vangelo, alla Chiesa e al ministero sacerdotale svolto con zelo coraggioso e senza compromessi.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Francesco Giovanni Bonifacio?

La memoria liturgica del beato Francesco Giovanni Bonifacio si celebra l'undici settembre di ogni anno.

Dove è nato e morto il beato Francesco Giovanni Bonifacio?

Il beato è nato a Pirano in Croazia il sette settembre 1912 ed è morto a Krasica in Croazia l'undici settembre 1946.