10 settembre
Beato Sebastiano Kimura
Primo sacerdote giapponese, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Il contesto delle persecuzioni in Giappone
La storia dell'evangelizzazione del Giappone registra due periodi di terribile persecuzione contro i missionari stranieri e i cristiani giapponesi. La prima persecuzione ebbe inizio il nove dicembre del 1596 per opera dello shogun Hideyoshi. Questa prima ondata di violenza portò al martirio i primi ventisei cattolici, fra cui tre gesuiti giapponesi e sei francescani. I ventisei martiri della prima persecuzione furono crocifissi e trafitti il cinque febbraio del 1597 nella zona di Nagasaki sulla santa collina. Successivamente, i martiri della prima persecuzione furono proclamati santi da papa Pio IX nel 1862. Alla prima fase seguì un proficuo periodo di pace che vide l'arrivo di missionari gesuiti, francescani, domenicani ed agostiniani. La seconda persecuzione fu però scatenata dallo shogun Ieyasu dal 1614 e proseguì con i suoi successori fino al 1632. Tale persecuzione si rivelò una furiosa carneficina che colpì missionari, catechisti, laici di ogni condizione sociale, bambini e intere famiglie. Le vittime della seconda persecuzione furono uccise secondo lo stile orientale fra vari e raffinati supplizi. La maggior parte delle migliaia di martiri della seconda persecuzione morì legata a un palo e bruciata a fuoco lento. La santa collina di Nagasaki fu illuminata per parecchie sere e notti dalla fila di torce umane costituite dai corpi dei martiri bruciati. Altri martiri della seconda persecuzione furono decapitati o tagliati membro per membro. La Chiesa ha riconosciuto la validità storica del martirio per almeno duecentocinque vittime della seconda persecuzione. Papa Pio IX proclamò Beati i duecentocinque martiri il sette luglio del 1867, e tra i beati della seconda persecuzione si annovera proprio il beato Kimura.
La giovinezza e la vocazione sacerdotale
Il beato Kimura era discendente del primo neofita istruito e battezzato a Hirado da san Francesco Saverio. Il beato Kimura era inoltre parente di altri due martiri giapponesi, Kimura Leonardo e Kimura Antonio, che divennero anch'essi beati. La nascita di Sebastiano Kimura avvenne a Firando in Giappone nel 1565 in una famiglia convertita al cattolicesimo. Al battesimo a Kimura fu dato anche il nome cristiano di Sebastiano. All'età di undici anni Sebastiano Kimura si dedicò al servizio della chiesa dei Gesuiti nella città di Firando. Sebastiano Kimura passò successivamente a Bungo nel Seminario dei padri gesuiti. All'età di diciannove anni Sebastiano chiese e ottenne di entrare a far parte dell'Ordine di Sant'Ignazio, appartenendo dunque alla Compagnia di Gesù. Da seminarista Sebastiano fece il catechista a Meaco e nel distretto dello Scimo. Successivamente Sebastiano si trasferì nel collegio di Macao in Cina per studiare la teologia. Nel settembre del 1601 Sebastiano tornò in Giappone. Sebastiano fu ordinato sacerdote a Nagasaki nel settembre del 1601, diventando il primo sacerdote della Nazione giapponese.
Il ministero clandestino e l'arresto
Durante la seconda feroce persecuzione, padre Sebastiano Kimura fu abilissimo nel camuffarsi e trasformarsi per eludere le spie grazie alla sua spiccata eloquenza. Padre Kimura si travestiva da soldato, mercante, agricoltore, vetturale e medico. Grazie ai travestimenti, padre Kimura riusciva a penetrare nei luoghi più pericolosi e persino nelle carceri per confortare i futuri martiri. Il padre Provinciale dei Gesuiti esortò padre Kimura ad allontanarsi il più presto possibile da Nagasaki dopo aver saputo che era ricercato. Purtroppo era troppo tardi quando padre Kimura fu tradito da una schiava coreana e arrestato il trenta giugno del 1621. Padre Kimura fu arrestato mentre era ospite in casa del cattolico Antonio da Corea. Insieme a padre Kimura furono presi anche i suoi catechisti. Padre Kimura e i suoi catechisti furono rinchiusi nella prigione di Suzuta. Nella prigione di Suzuta erano già prigionieri da quattro anni padre Carlo Spinola, nato nel milletrecentosessantaquattro e morto nel milletrecentoventidue, e quattro novizi. Le condizioni della prigione di Suzuta erano terribili, essendo situata sopra una vetta di montagna gelida ed esposta a tutti i venti. Ai prigionieri di Suzuta veniva data una sola coperta e come cibo un po' di riso e due sardine. Le condizioni igieniche della prigione di Suzuta erano miserevoli, senza poter lavare i panni né asciugarli al sole. I prigionieri trascorsero il periodo carcerario impegnati in preghiere, penitenze e fervorosi colloqui spirituali.
Il martirio e la testimonianza finale
Il nove settembre del 1622 giunse l'ordine di trasferire i prigionieri a Nagasaki. Padre Kimura, padre Spinola e altri ventidue fra novizi e fedeli cattolici erano stati condannati a morte dal governatore Gourocu. I prigionieri furono uniti ad altri provenienti dalle carceri locali. I condannati furono trasportati su barche fino a Nagaic e da lì su muli fino alle colline che sovrastano Nagasaki. Sulle colline di Nagasaki erano già pronti i pali e la legna per essere arsi vivi. Il supplizio del rogo toccò a ventidue dei prigionieri, mentre altri trenta furono decapitati. La morte di Sebastiano Kimura avvenne a Nagasaki in Giappone il dieci settembre del 1622, giorno in cui avvenne l'esecuzione. Padre Kimura e padre Carlo Spinola furono tra i condannati bruciati sul rogo. La legna del rogo fu sistemata sparsa in largo cerchio per rendere più lungo il tormento. Una folla sterminata sparsa sul monte e su barche in mare assistette alla barbara esecuzione durata tre ore. Il gruppo dei martiri comprendeva sacerdoti, religiosi, coniugi, giovani, catechisti, vedove e bambini. Tra i sacerdoti figuravano Sebastiano Kimura, Francesco Morales che apparteneva all'Ordine dei Predicatori, e altri cinquantacinque compagni che subirono il martirio insieme a loro. Padre Sebastiano Kimura, primo sacerdote del Giappone, morì per ultimo. Padre Kimura rimase immobile e legato con le braccia in croce per tre ore finché il fuoco non lo raggiunse. I martiri morirono così per Cristo su un colle a Nagasaki davanti a una grande folla, dopo essere stati sottoposti a crudeli torture.
Il cammino di una vocazione
Il percorso spirituale di Sebastiano Kimura ebbe inizio nel cuore del Giappone, a Firando, dove vide la luce nel 1565. Mosso da un ardente desiderio di consacrarsi interamente al servizio del Signore, egli scelse di abbracciare la vita religiosa entrando nell'Ordine dei Gesuiti all'età di diciannove anni. La sua formazione lo condusse in diversi luoghi significativi, tra cui Bungo, Meaco e Macao, dove poté approfondire la conoscenza delle sacre scritture e la disciplina spirituale necessaria per il ministero sacerdotale. Il compimento di questo cammino vocazionale avvenne a Nagasaki nel 1601, anno in cui ricevette l'ordinazione, divenendo così il primo presbitero nativo del Giappone.
Dopo l'ordinazione, il Beato Sebastiano si dedicò con instancabile dedizione alla cura pastorale e all'evangelizzazione. Tuttavia, le mutate condizioni politiche e l'inizio di una violenta persecuzione religiosa lo costrinsero a operare in clandestinità. In questo contesto di grande pericolo, egli continuò a svolgere il suo compito di catechista, sostenendo la fede dei cristiani locali e infondendo speranza in mezzo alle avversità. La sua presenza, discreta e coraggiosa, fu per molti un faro che illuminò le notti più buie della discriminazione. Il trenta giugno del 1621, la sua missione terrena incontrò un ostacolo decisivo quando fu arrestato a Nagasaki. Dopo un periodo di detenzione, la sua testimonianza giunse alla pienezza suprema il dieci settembre 1622, giorno in cui affrontò il martirio sul rogo a Nagasaki, nella località di Suzuta. Con il sacrificio della propria vita, Sebastiano Kimura sigillò la sua totale appartenenza a Cristo, lasciando un'eredità di fede che ancora oggi interroga e conforta il cuore dei fedeli.
Il culto e la memoria
La venerazione verso il Beato Sebastiano Kimura si è consolidata nel corso dei secoli come segno di riconoscimento per il suo ruolo pionieristico nell'evangelizzazione del Giappone. Il suo sacrificio non è stato dimenticato, ma è divenuto parte integrante della memoria liturgica della Chiesa universale. Il riconoscimento ufficiale della sua santità giunse nel 1867, quando papa Pio Nono lo elevò agli onori degli altari, confermando la rettitudine del suo operato e la fedeltà della sua testimonianza.
La celebrazione del dieci settembre invita i fedeli a riflettere sulla tenacia di Sebastiano, il cui martirio non rappresenta solo una fine, ma un perenne invito alla testimonianza coerente. Egli è venerato come colui che ha aperto la strada al clero giapponese, dimostrando che la chiamata alla santità non conosce confini di stirpe o di cultura. La sua figura è invocata con devozione specialmente da chi si trova a vivere la fede in contesti di minoranza o di difficoltà, trovando nel Beato Sebastiano un esempio luminoso di come la grazia di Dio possa operare anche attraverso la fragilità umana, trasformando il dolore del rogo in una luce che ancora oggi risplende per la Chiesa.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Sebastiano Kimura?
La ricorrenza liturgica del beato Sebastiano Kimura è fissata al dieci settembre.
Quale fu il ruolo di Sebastiano Kimura nella Chiesa?
Egli fu un religioso della Compagnia di Gesù e il primo sacerdote originario della Nazione giapponese, distintosi per la sua opera di catechista e per il supremo sacrificio del martirio.
A Nagasaki in Giappone, beati Sebastiano Kimura, della Compagnia di Gesù, Francesco Morales, dell’Ordine dei Predicatori, sacerdoti, e cinquanta compagni, martiri, che, sacerdoti, religiosi, coniugi, giovani, catechisti, vedove e bambini, morirono per Cristo su un colle davanti a una grande folla tra crudeli torture. — Martirologio Romano