10 settembre
Santi Nemesiano, Felice, Lucio, Litteo, Poliano, Vittore, Iader e Dativo
Martiri in Africa
Aggiornato il 15 settembre 2026
L'arresto e la condanna alle miniere
Nel corso del terzo secolo, la persecuzione della Chiesa d'Africa sotto gli imperatori Valeriano e Gallieno raggiunse momenti di estremo rigore. Nel 257 fu emanato il primo editto che comminava l'esilio al clero e proibiva rigorosamente qualsiasi assemblea liturgica. In questo contesto di prova, dopo l'arresto di san Cipriano, un gruppo composto da nove vescovi, insieme a presbiteri, diaconi, fedeli, donne e bambini, fu tratto in arresto. I santi furono dapprima percossi con la flagellazione, subendo una gravissima sofferenza fisica, e in seguito legati in ceppi. Furono quindi condannati a lavorare nelle miniere della Numidia, una pena durissima che equivaleva alla morte civile. Durante la prigionia, i condannati furono smistati in tre luoghi diversi, affrontando con fermezza le catene, le privazioni e gli stenti quotidiani.
La comunione epistolare con san Cipriano
Dal suo esilio di Curubi, san Cipriano inviò una lettera consolatoria ai condannati per sostenerli nella prova. Nel testo, il vescovo cartaginese esaltò la fermezza nella fede dei prigionieri e li incoraggiò a sopportare con coraggio le tribolazioni. San Cipriano li invitò inoltre a non rattristarsi per l'impossibilità di celebrare il Sacrificio eucaristico, ricordando loro che essi stessi erano ormai diventati sacrificio gradito a Dio. La lettera fu recapitata ai prigionieri dal suddiacono Erenniano e dagli accoliti Lucano, Massimo e Amanzio. I tre ecclesiastici portarono ai confessori doni e oggetti necessari alla vita per disposizione dello stesso san Cipriano. I santi risposero a questa vicinanza spirituale con alcune lettere di risposta. Una prima risposta fu firmata dai vescovi Nemesiano, Dativo, Felice e Vittore. Una seconda lettera porta la firma del solo vescovo Lucio, mentre una terza risposta fu sottoscritta da Felice, Jader e Poliano. Tra le firme delle lettere di risposta mancava il vescovo Litteo, circostanza da cui si deduce che egli fosse già morto durante la detenzione. Nelle loro missive, i confessori espressero elogi per il metropolita, ringraziamenti per le premure ricevute e la richiesta di preghiere per il loro esilio. Già nella sua lettera, del resto, san Cipriano accennava al fatto che alcuni dei destinatari avevano ormai ricevuto la corona del martirio.
La memoria liturgica e il Martirologio Romano
Il nuovo editto di Valeriano del 258 stabilì in seguito la pena di morte per tutti gli ecclesiastici, portando all'epilogo la vita di questi testimoni, la cui morte avvenne intorno al 258. Per tale motivo, tutti i condannati di quel gruppo devono essere giustamente annoverati tra i martiri. Nonostante l'importanza della loro testimonianza, il loro ricordo non risulta inserito nel Calendario cartaginese. I loro nomi trovarono invece posto nel Martirologio Romano poiché lo scrittore Floro li trasse dal proprio Martirologio alla data del dieci settembre. Floro era stato tratto in inganno da un latercolo del Martirologio Geronimiano che in quella medesima data ricorda il martire Nemesio di Alessandria. In seguito, i nomi furono trascritti da Floro nelle opere di Adone ed Usuardo, giungendo così alla definitiva iscrizione nel testo liturgico ufficiale della Chiesa.
La vita e la testimonianza
La vita di Nemesiano e dei suoi compagni di fede si colloca nel contesto drammatico della persecuzione scatenata dall'editto dell'imperatore Valeriano nel corso del terzo secolo. Questi uomini di Dio, tra i quali figurava almeno un vescovo, scelsero di non piegarsi alle imposizioni che chiedevano l'abiura della fede cristiana. La punizione per la loro fedeltà fu esemplare e crudele: prima di essere avviati alla deportazione definitiva, subirono la flagellazione, un atto volto a spezzare la loro resistenza fisica e morale. Tuttavia, la sofferenza non ottenne l'effetto sperato dai persecutori, poiché lo spirito di questi testimoni rimase saldo nel Signore.
Dopo la flagellazione, i condannati vennero destinati ai lavori forzati nelle miniere della Numidia, una condizione di vita che rappresentava una forma di martirio prolungato e silenzioso. Per rendere ancor più aspra la loro condizione, le autorità romane decisero di smistarli in tre diversi luoghi di detenzione, cercando di isolarli e di impedire loro il reciproco conforto. Nonostante questa separazione forzata, il legame spirituale che li univa rimase intatto, sostenuto dalla comunione dei santi e dal sollecito incoraggiamento che ricevettero da San Cipriano. Il grande vescovo di Cartagine, informato della loro sorte, scrisse loro una lettera di profondo conforto, esortandoli a perseverare nella confessione della fede nonostante le catene e la fatica del lavoro minerario. La loro morte, avvenuta intorno all'anno duecentocinquantotto, sigillò una vita spesa interamente per il servizio del Vangelo, lasciando alla Chiesa africana e universale un esempio di virtù eroica che ancora oggi interroga la coscienza dei fedeli.
Il culto e la memoria
Il culto dei Santi Nemesiano, Felice, Lucio, Litteo, Poliano, Vittore, Iader e Dativo trova il suo posto nel Martirologio Romano, dove la loro memoria viene celebrata il dieci settembre. La devozione verso questi martiri della Numidia si è tramandata attraverso i secoli, mantenendo vivo il ricordo del loro sacrificio. È doveroso notare che, nel corso della tradizione agiografica, si è talvolta verificata una confusione con la figura di Nemesio di Alessandria, un errore che tuttavia non scalfisce la verità storica e spirituale della testimonianza offerta da questi uomini in terra africana.
Onorare questi santi significa riconoscere la grandezza di coloro che, nelle miniere della Numidia, hanno trasformato la sofferenza in una preghiera incessante. La Chiesa, nel ricordarli, invita i fedeli a riflettere sulla dignità della testimonianza cristiana, che non teme il carcere né il lavoro forzato quando è sostenuta dalla grazia del Signore. La loro intercessione è invocata specialmente da chi attraversa periodi di prova e isolamento, trovando in loro dei compagni di cammino che hanno saputo trasformare l'oscurità delle miniere in una luce di speranza eterna per tutti i battezzati.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i santi Nemesiano, Felice, Lucio, Litteo, Poliano, Vittore, Jader e Dativo?
La loro memoria liturgica si celebra il dieci settembre nel Martirologio Romano.
Quali fonti storiche documentano la vita e il martirio di questi santi?
L'unica fonte che tratta di questo gruppo di santi è l'epistolario di san Cipriano, che comprende una lettera ai confessori e le loro risposte.
Commemorazione dei santi Nemesiano e compagni, Felice, Lucio, un altro Felice, Littéo, Poliano, Vittore, Iader e Dativo, che, vescovi, sacerdoti e diaconi, allo scoppio della feroce persecuzione perpetrata in Africa sotto gli imperatori Valeriano e Gallieno, furono per la loro fede in Cristo dapprima crudelmente percossi e poi legati in ceppi e destinati alle miniere, dove san Cipriano con le sue lettere li esortava a sopportare con fermezza la prigionia e a custodire i precetti del Signore. — Martirologio Romano