10 settembre
Santa Pulcheria
Imperatrice
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e l'ascesa al governo
Le notizie su santa Pulcheria sono pervenute tramite le cronache bizantine, che tracciano il profilo di una delle donne più influenti della storia imperiale d'Oriente. I genitori di Pulcheria furono gli imperatori Arcadio ed Eudocia. Arcadio ed Eudocia ebbero cinque figli nell'ordine: Flacilla, Pulcheria, Arcadia, Teodosio e Marina, e tra essi Teodosio fu il futuro imperatore. Pulcheria nacque il 19 gennaio 399 a Costantinopoli. La giovane principessa visse i primi anni in un contesto di corte sfarzoso ma presto segnato da profondi lutti familiari. Tra il 403 e il 408 Pulcheria perse in pochi anni la sorella Flacilla e i due genitori. A seguito di queste dolorose perdite, Pulcheria, insieme al fratello e alle altre sorelle, rimase sotto la tutela dell'eunuco Antioco. Antioco fu scelto come precettore dal reggente Antemio per guidare la crescita dei giovani imperiali. Sotto questa guida, ricevette un'ottima istruzione che le permise di esprimersi correttamente in latino e in greco. Dotata di vivace intelligenza e di precoce maturità, il 4 luglio 414, non avendo ancora sedici anni, fu elevata alla dignità di Augusta e reggente del fratello Teodosio e del governo imperiale. Divenne così la personalità più in vista dell'Impero Bizantino, guidando gli affari di Stato con determinazione. Il riconoscimento ufficiale della sua autorità giunse anche attraverso l'arte pubblica, poiché il 30 dicembre 414 il prefetto Aureliano fece erigere nel Senato tre busti in onore di Pulcheria, dell'imperatore Onorio e di Teodosio II.
La vita spirituale e il governo del palazzo
Sebbene fosse di carattere alquanto autoritario, Pulcheria compì il proprio dovere con estrema religiosità, orientando ogni scelta alla gloria di Dio. Consacrò la sua verginità al Signore con un voto sigillato pubblicamente, offrendo se stessa in un cammino di purezza evangelica. La sua testimonianza di fede si tradusse in doni preziosi per le comunità cristiane, come quando donò alla Chiesa di Santa Sofia uno splendido altare con iscrizione. Con la forza del suo esempio, convinse le due sorelle a seguire la sua stessa strada di consacrazione. Il palazzo imperiale era diventato quasi un convento per la pratica continua delle lodi divine, della lettura della Sacra Scrittura, del lavoro manuale e dei pasti e digiuni condivisi in un clima di raccoglimento. Nel suo ruolo educativo, fece da educatrice perfetta per il fratello Teodosio, inculcandogli il rispetto per il clero e i monaci. Fin dall'inizio del suo mandato, divenne la strenua difenditrice dell'ortodossia cristiana. Per preservare la purezza della fede e la stabilità dello Stato, emanò o ripristinò leggi contro gli eretici di vari movimenti, contro l'accesso dei pagani agli uffici pubblici e moderando l'influsso degli ebrei nella vita dell'impero. In questo cammino ebbe come prezioso consigliere il patriarca Attico. Un momento di grande importanza ecclesiale si registrò nel 417, anno in cui avvenne il ristabilimento della comunione del patriarca di Costantinopoli con la Sede Apostolica con l'accordo della corte bizantina, ricucendo antiche distanze con Roma.
Le tensioni a corte e la controversia di Nestorio
Come reggente, Pulcheria si impegnò a cercare una sposa per Teodosio II tra le più belle vergini dell'impero, per garantire la discendenza e la stabilità della dinastia. La scelta della sposa cadde sulla greca Atenaide, poi imperatrice Eudossia. Teodosio II sposò Atenaide il 7 giugno 421. I rapporti futuri tra Pulcheria ed Eudossia non furono sempre cordiali a causa dei temperamenti diversi: avvenente e intraprendente Eudossia, dispotica e ultrareligiosa Pulcheria. La controversia di Nestorio, patriarca di Costantinopoli dal 428 al 431, aggravò le tensioni tra le due donne che si trovavano su posizioni opposte. Nestorio con la sua eresia affermava la separazione tra la natura umana e divina di Gesù, lacerando la comunione della Chiesa. In questo clima di scontro, le tensioni raggiunsero livelli personali. Pulcheria fu accusata di incesto presso il magistrato Paolino in un complotto ordito per screditarla. Il patriarca Nestorio le proibì l'ingresso al palazzo vescovile, oltraggiando la sua dignità. In segno di grave ostilità, Nestorio fece cancellare l'immagine di Pulcheria dipinta sul precedente altare votivo e le tolse il permesso, concesso dal predecessore Sisinnio, di comunicarsi a Pasqua nel santuario della cattedrale. Seguì un lungo periodo di protagonismo delle due basilisse, le imperatrici romane d'Oriente, interpellate dalle parti in conflitto ideologico come Cirillo d'Alessandria e il vescovo d'Antiochia Giovanni. Le richieste d'intervento avvennero prima e durante il Concilio di Efeso, che condannò il nestorianesimo. Un pellegrinaggio di Eudossia a Gerusalemme nel 438 permise a Pulcheria di recuperare l'antica superiorità a corte. Tuttavia, a causa di intrighi dei favoriti e gelosie femminili, l'atmosfera al ritorno di Eudossia ridivenne pesante. Nel 440 il favorito di Eudossia, Paolino, fu condannato a morte, segnando un duro colpo per l'imperatrice. Nel 443 l'imperatrice Eudossia decise di ritirarsi per sempre a Gerusalemme, ponendo fine alla lunga rivalità. Liberata da queste tensioni domestiche, Pulcheria continuò a esercitare un'influenza morale straordinaria; quanti avevano bisogno di un appoggio decisivo ricorrevano a Pulcheria, come fece nel 446-447 Teodoreto di Ciro per le imposte gravanti sulla sua città.
Il ritiro, l'emergenza di Eutiche e il ritorno al potere
Desiderosa di una maggiore solitudine spirituale, Pulcheria si ritirò a vita privata nel palazzo dell'Ebdomon, alla periferia della capitale. Risiedeva all'Ebdomon il 13 giugno 449, dedicandosi alla preghiera e alla meditazione lontano dagli affanni del governo centrale. Intanto la Chiesa universale affrontava una nuova e pericolosa tempesta dottrinale. L'eresia di Eutiche, archimandrita greco vissuto tra il 378 e il 454 circa, sosteneva l'errore opposto a Nestorio negando le due nature in Gesù e assimilando quella umana in quella divina, dando origine al monofisismo che negava la natura umana di Cristo, affermandone l'unica natura divina. Papa san Leone Magno, in lotta contro l'eretico Eutiche, le mandò varie lettere pregandola di aiutarlo a soffocare la nuova eresia e di favorire la partecipazione bizantina al concilio generale, sebbene papa Leone I volesse riunire il Concilio generale in Italia. L'imperatore Teodosio II fu forse convertito o meno all'eresia di Eutiche, e l'eresia di Eutiche coinvolgeva fattivamente la corte all'epoca di Teodosio II. Con lettera del 17 marzo 450 l'Augusta Pulcheria rispose affermativamente alla richiesta del papa, assicurando il suo totale appoggio alla fede cattolica. Papa Leone Magno apprezzò con compiacimento l'ortodossia della sovrana. La sorella dell'imperatore fu coinvolta in un'ulteriore controversia che scosse Costantinopoli. Nel contesto dell'epoca avvenne il cosiddetto 'ladrocinio di Efeso', in cui il patriarca Flaviano fu ucciso a causa delle macchinazioni dei suoi oppositori, mentre l'eunuco Crisafio fu mandato in esilio e l'imperatore Teodosio II riconobbe il proprio errore. Il basileus Teodosio II morì il 28 giugno 450 all'età di 49 anni, in seguito a una caduta da cavallo. A Teodosio II si deve il Codice Teodosiano, raccolta delle costituzioni imperiali da Costantino in poi. Pulcheria aveva 51 anni alla morte del fratello e, in virtù della sua autorevolezza, fu richiamata a corte per salvare l'impero dalla deriva.
Il matrimonio con Marciano e il Concilio di Calcedonia
Tornata al centro della vita politica, il 25 agosto 450 Pulcheria introdusse a corte un ufficiale in congedo di 58 anni, il tribuno Marciano, forse adempiendo un'ultima volontà del fratello. Pulcheria sposò Marciano dietro la promessa che questi avrebbe rispettato la sua verginità, custodendo il voto fatto a Dio in gioventù. La cerimonia nuziale fu fastosa e vide la presenza del patriarca Anatolio, sancendo la nuova alleanza al vertice dell'impero. In un gesto di altissimo valore simbolico, Pulcheria in persona pose il diadema imperiale sul capo del maturo sposo. Subito dopo, Pulcheria fece trasferire il corpo dell'ucciso san Flaviano nella chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli, rendendo giustizia alla memoria del martire della fede. Con l'appoggio del nuovo imperatore, Pulcheria diede un apporto decisivo per la riunione del Concilio di Calcedonia del 451. Il Concilio di Calcedonia fu voluto dal papa per riportare la pace fra le opposte fazioni in lotta per le eresie nel mondo cristiano orientale, e ad esso partecipavano anche i sovrani bizantini. L'eresia di Eutiche fu condannata nel 451 nel Concilio di Calcedonia, ristabilendo la verità sulla duplice natura di Cristo. Durante le sessioni conciliari, Pulcheria fu acclamata più volte al Concilio come nuova santa Elena, difenditrice e salvatrice della Croce di Cristo, alla presenza del marito e nuovo imperatore Marciano. Tra Pulcheria e papa san Leone Magno vi fu una fitta corrispondenza per consolidare le norme del Concilio di Calcedonia e applicarne i decreti. Riguardo alle successive agitazioni monofisite, specie in Palestina, Pulcheria intervenne nel 453 con due lettere dirette ai monaci palestinesi e a santa Bassa con le sue monache, esortandoli alla fedeltà alla Chiesa cattolica.
Le opere pie, la morte e la posterità del culto
Gli storici bizantini ricordano tra le opere di Pulcheria la costruzione di sontuosi templi per la venerazione dei martiri. Pulcheria fece costruire numerosi monasteri, ospizi e ricoveri, dotandoli di una dote di sostegno affinché potessero prosperare nel tempo. Tra i luoghi sacri eretti per sua iniziativa vi fu la Chiesa dei Quaranta Martiri di Sebaste in occasione della scoperta delle loro reliquie, e il Santuario nel palazzo di Daphnè dedicato a santo Stefano con la reliquia della mano destra del protomartire. Fece inoltre costruire una speciale chiesa in onore del profeta Isaia e il meraviglioso atrio di San Lorenzo per deporvi le reliquie di san Lorenzo, santa Agnese e temporaneamente quelle di santo Stefano e Isaia. A queste si aggiunse la Chiesa di san Mena in Acropoli. A partire dal 449 Pulcheria, con l'appoggio di Marciano, diede inizio alla costruzione dei Santuari mariani più cari alla pietà bizantina, diffondendo la devozione alla Madre di Dio. Pulcheria morì nel terzo anno del regno di Marciano, nel mese di luglio del 453, ignorandosi il giorno esatto, all'età di circa cinquantaquattro anni. Nel suo testamento, redatto da Marciano, Pulcheria lasciò tutti i suoi beni ai poveri, coronando una vita di distacco dalle ricchezze terrene. Il corpo dell'Augusta Pulcheria fu sepolto nella Chiesa dei Santi Apostoli a Costantinopoli, dove i corpi di Pulcheria e Marciano erano sistemati in un'urna di porfido egiziano. Nella medesima Chiesa dei Santi Apostoli riposavano già san Gregorio Nazianzeno, san Giovanni Crisostomo e san Flaviano. L'imperatore Leone, successore di Marciano, regnò dal 457 al 474 e mostrò grande venerazione per la memoria dell'Augusta; l'imperatore Leone fece apporre sulla tomba di Pulcheria la sua indalma, l'immagine sacra, pieno di ammirazione per lei. Lo stesso sovrano fece trasportare in città le statue di Pulcheria e del marito che ornavano i portici del palazzo dell'Ebdomon. Due città, una in Frigia e l'altra nel Nuovo Epiro, ricordavano il nome di Pulcheria, attestando la vastità della sua fama. Il nome Pulcheria deriva dal latino Pulchra, che significa bella, richiamando la nobiltà d'animo della sovrana. L'imperatrice ebbe una parte fondamentale nella difesa dell'ortodossia cristiana contro il nascente monofisismo, e per questo a Pulcheria fu dato il titolo di custode della Fede a causa del culto datole per la difesa dell'ortodossia in Oriente e in Occidente. Santa Pulcheria è ricordata nei sinassari orientali il 10 settembre, forse in dipendenza della commemorazione di santa Eudossia sua cognata; nei sinassari orientali si celebra anche il 17 febbraio insieme a san Marciano, san Flaviano e san Leone I, e il 7 agosto con santa Irene. Nel Martirologio Romano santa Pulcheria è ricordata al 10 settembre a Costantinopoli come colei che difese e promosse la retta fede. Il culto di Pulcheria in Occidente ebbe un nuovo impulso grazie a papa Benedetto XIV, il quale fu colpito dal valore altamente significativo del casto matrimonio di Pulcheria e Marciano. Con un decreto del 2 febbraio 1752, papa Benedetto XIV estese il culto di Pulcheria con Messa propria in buona parte dell'Europa. La canonizzazione e la perenne memoria della sovrana testimoniano la fecondità di una vita spesa per la verità del Vangelo e per la pace della Chiesa.
Il cammino imperiale
Nata nel cuore di Costantinopoli, Pulcheria assunse precocemente le responsabilità del governo imperiale, distinguendosi per una saggezza che superava le attese del suo tempo. Nel quattrocentoquattordici, assunta la reggenza dell'Impero, ella scelse di orientare il proprio stile di vita verso una rigorosa disciplina spirituale. Con un atto di estrema dedizione, emise un voto pubblico di verginità, vivendo tra le mura del palazzo imperiale una forma di esistenza monastica dedicata alla preghiera e alla cura del bene comune. Questa scelta non fu una fuga dal mondo, ma una precisa volontà di esercitare il comando sotto lo sguardo di Dio.
La sua influenza non si limitò all'amministrazione dello Stato, ma si estese profondamente alla vita ecclesiastica. Nel quattrocentocinquanta, Santa Pulcheria contrasse matrimonio con Marciano, un'unione che fu siglata dal comune intento di preservare il voto di verginità che ella aveva in precedenza formulato. Tale condizione permise alla sovrana di continuare il suo impegno di guida con una libertà interiore che le consentì di intervenire nelle controversie teologiche del suo tempo. La sua costante attenzione per la purezza della dottrina la condusse a sostenere attivamente il Concilio di Efeso e a promuovere il Concilio di Calcedonia, eventi che segnarono in modo indelebile la storia della cristianità. I suoi spostamenti, che toccarono luoghi significativi come l'Ebdomon e Gerusalemme, testimoniano un legame profondo con i centri della spiritualità e del potere, vissuto sempre in funzione della custodia della fede. La morte, avvenuta nel quattrocentocinquantatré, chiuse un'esistenza spesa interamente per la difesa dell'ortodossia e per il consolidamento di un impero che, sotto la sua guida, cercò di riflettere l'ordine e la pace che ella ricercava nel profondo del proprio spirito.
Il culto e la memoria
La figura di Santa Pulcheria ha lasciato un'impronta duratura nella tradizione della Chiesa. Il suo culto, radicato profondamente sia nel Martirologio Romano che in numerosi sinassari orientali, trova la sua celebrazione ufficiale il dieci settembre. La Chiesa ha riconosciuto nel suo operato non soltanto un'efficace gestione del potere imperiale, ma un autentico carisma di vigilanza dottrinale, che le ha valso il titolo di custode della fede.
Il riconoscimento formale della sua santità, giunto nel mille settecento cinquantadue per opera di Benedetto Quattordicesimo, ha sancito in modo definitivo la sua venerazione, confermando la validità di un esempio che unisce la regalità terrena all'umiltà del voto monastico. Ancora oggi, la sua memoria invita i fedeli a riflettere sull'importanza della coerenza nelle proprie scelte di vita e sulla responsabilità che ciascuno è chiamato ad assumere per la salvaguardia dei valori spirituali. Santa Pulcheria resta un modello di donna che, pur vivendo ai vertici della gerarchia imperiale, ha saputo mantenere il proprio sguardo fisso sull'assoluto, operando affinché la Verità fosse difesa e trasmessa intatta alle generazioni successive.
Domande frequenti
Quando si festeggia Santa Pulcheria?
Santa Pulcheria si festeggia il 10 settembre nel Martirologio Romano e nei sinassari orientali, dove è ricordata anche il 17 febbraio e il 7 agosto.
Di cosa è patrono Santa Pulcheria?
La tradizione e le fonti storiche non menzionano specifici patronati ufficiali per santa Pulcheria, sebbene sia universalmente venerata come custode della fede e protettrice dell'ortodossia cristiana.
A Costantinopoli, santa Pulcheria, che difese e promosse la retta fede. — Martirologio Romano