Beato Enrico Saiz Aparicio
Sacerdote salesiano, martire
Aggiornato il 22 luglio 2026
Il contesto storico e la persecuzione
La storia del Beato Enrico Saiz Aparicio si inserisce nel drammatico contesto della Guerra Civile Spagnola, che si svolse tra il 1936 e il 1939 e produsse una disumana strage con oltre un milione di vittime appartenenti a ogni classe sociale e fede religiosa. Gli storici hanno riconosciuto nei territori controllati dalla zona rossa, retti da anarchici e socialcomunisti, una vera e propria persecuzione mirata contro i cristiani. Decine di migliaia di fedeli laici furono barbaramente ammazzati unicamente a causa della loro fede in Cristo. In quella tragica tempesta furono massacrati quattromila centoquarantotto sacerdoti diocesani, dodici vescovi, duecentosettantotto suore e duemilatrecentosessantacinque religiosi, tra sacerdoti e fratelli coadiutori. Il totale complessivo riconosciuto dei martiri ascese a seimila ottocentotto vittime, accompagnato sistematicamente dalla distruzione di numerosissime chiese e luoghi di culto.
All'interno di questo immane olocausto, la Famiglia dei Salesiani di Don Bosco partecipò con novantasette membri appartenenti a tre ispettorie salesiane e una delle Figlie di Maria Ausiliatrice. I novantasette salesiani martiri erano suddivisi in trentanove sacerdoti, ventisei coadiutori, ventidue chierici, cinque salesiani cooperatori, tre aspiranti salesiani e due Figlie di Maria Ausiliatrice. Questi generosi testimoni del Vangelo sono tradizionalmente raggruppati in tre famiglie locali distinte per le regioni di Valencia, Siviglia e Madrid. I martiri di Valencia furono dichiarati beati già nell'anno 2001, mentre il gruppo di quarantadue martiri di Madrid costituisce la compagine più numerosa ed è autorevolmente capeggiato dal sacerdote salesiano don Enrique Saiz Aparicio.
La formazione e il ministero sacerdotale
Don Enrique Saiz Aparicio nacque a Ubierna, in provincia di Burgos, il primo dicembre 1889. Egli trascorse l'infanzia in mezzo a notevoli difficoltà familiari che condizionarono profondamente la formazione del suo carattere giovanile. Successivamente frequentò e studiò con profitto in alcune Case salesiane, compiendo il passo fondamentale della prima professione nel 1909 a Barcellona Sarriá. Proseguì quindi gli studi di filosofia, alternando sapientemente il suo prezioso compito di educatore tra le città di Salamanca e Madrid. Durante gli anni della giovinezza eccelse nelle spiccate qualità letterarie, ma affrontò anche notevoli prove e intime inquietudini a causa del suo carattere originariamente duro e spigoloso. Egli andò faticosamente dominando la sua indole man mano che si avvicinava al giorno solenne dell'ordinazione sacerdotale.
Ricevette finalmente l'ordinazione sacerdotale nel 1918, coronando il lungo cammino di preparazione spirituale. A quel momento seguirono sei anni d'intensa e feconda attività salesiana tra gli istituti di Salamanca e Madrid. Le sue doti di governo e di guida spirituale lo portarono a divenire direttore prima del Collegio di Salamanca e in seguito di quelli prestigiosi di Atocha e Carabachel nella capitale spagnola. Miracolosamente, il suo antico e duro carattere mutò totalmente nel corso degli anni di ministero, trasformandosi in una tempra serena, profondamente comprensiva e caritatevole verso chiunque si accostasse a lui. Don Enrico intensificò costantemente la sua preparazione ascetica, la direzione spirituale delle anime, la cura della vita interiore e la zelante predicazione eucaristico-mariana.
Il martirio a Carabachel Alto
Il sacerdote salesiano fu improvvisamente sorpreso dallo scoppio della Guerra Civile mentre era impegnato con dedizione come animatore della Comunità e dell'Aspirantato salesiano di Carabachel Alto, nella periferia di Madrid. Padre Enrico Saiz Aparicio sembrava quasi presentire l'imminenza del martirio e confidò al proprio fratello di essere pienamente pronto ad accoglierlo con cristiana serenità se questa fosse stata la volontà di Dio. Nel pomeriggio del venti luglio 1936 l'Aspirantato fu improvvisamente preso d'assalto dai miliziani rossi armati. Con grande freddezza e spirito di carità pastorale, padre Saiz radunò prontamente tutti i ragazzi nel salone e impartì loro la commovente benedizione di Maria Ausiliatrice. Subito dopo, agitando coraggiosamente un fazzoletto bianco tra le mani, si diresse direttamente verso gli assalitori intimando loro di prendere la sua vita e di non fare alcun male ai ragazzi inermi.
Gli aspiranti salesiani furono fortunatamente rimandati alle rispettive famiglie, mentre padre Saiz e altri otto confratelli salesiani furono inizialmente lasciati liberi secondo una tattica calcolata dei miliziani, per essere poi sistematicamente arrestati fuori dalla casa ed eliminati uno ad uno. Don Enrico Saiz fu infine fucilato il due ottobre 1936 all'età di quarantasette anni, suggellando con il sangue la sua totale appartenenza al Signore. Gli altri confratelli salesiani martiri, in buona parte giovani novizi e studenti residenti a Mohernando, furono ugualmente arrestati durante i sei mesi della fine del 1936 e uccisi in giorni e luoghi diversi, tra cui un folto gruppo particolarmente numeroso che trovò la morte il sei dicembre dello stesso anno.
Il culto e la beatificazione
Il sacrificio supremo di questi testimoni della fede non rimase sterile per il cammino della Chiesa. Nei successivi quarant'anni la Famiglia salesiana in Spagna conobbe infatti una numerosissima e straordinaria fioritura di nuove vocazioni, germogliate proprio grazie al seme fecondo del sangue versato dai martiri. I processi canonici necessari per la beatificazione dei quarantadue martiri salesiani di Madrid presero ufficialmente avvio il sette dicembre 1957. Successivamente, la causa diocesana fu recentemente accorpata con quella del gruppo dei martiri salesiani di Siviglia, che era già stata avviata con la denominazione originaria di Servo di Dio Antonio Torrero Luque e venti compagni.
Il nuovo processo congiunto riunisce così ufficialmente tutti i sessantatré martiri salesiani provenienti dalle regioni di Madrid e di Siviglia, accomunati dal medesimo ideale di fede e di dedizione apostolica. La solenne cerimonia di beatificazione ha infine avuto luogo nella città di Roma il ventotto ottobre del 2007, sotto il luminoso pontificato di Papa Benedetto XVI, iscrivendo ufficialmente il nome del Beato Enrico Saiz Aparicio e dei suoi compagni nell'albo dei beati della Chiesa universale.
Il cammino sacerdotale
Il percorso vocazionale di Enrico Saiz Aparicio si è articolato lungo i primi decenni del ventesimo secolo, portandolo a maturare una profonda adesione al carisma di San Giovanni Bosco. Ordinato sacerdote salesiano nell'anno 1918, egli ha interpretato il suo ministero come una missione quotidiana al servizio della gioventù. La sua capacità di guida e il suo spirito di abnegazione lo hanno condotto a ricoprire incarichi di rilievo, operando come direttore in diverse comunità salesiane, tra le quali si annoverano i collegi di Salamanca, di Atocha e quello di Carabachel Alto. In ogni luogo in cui è stato chiamato a operare, ha cercato di trasmettere l'amore per il Vangelo e la dedizione al dovere.
Il momento decisivo della sua vita è giunto nell'estate del 1936, in un contesto di crescente ostilità. Il venti luglio di quell'anno, l'Aspirantato di Carabachel Alto, dove egli svolgeva la sua missione, subì un violento assalto da parte dei miliziani. Nonostante il pericolo incombente e la fragilità della situazione, il sacerdote non ha abbandonato il suo gregge, scegliendo di rimanere accanto ai suoi confratelli e ai giovani affidati alle sue cure. Questa scelta di fedeltà lo ha portato, dopo mesi di sofferenze e attesa, a subire il martirio. Il due ottobre 1936, Enrico Saiz Aparicio è stato fucilato dai miliziani, sigillando con il dono della propria vita la dedizione che aveva animato ogni giorno del suo sacerdozio.
La memoria e il culto
Il riconoscimento solenne della testimonianza offerta dal Beato Enrico Saiz Aparicio è avvenuto il ventotto ottobre 2007, quando la Chiesa lo ha annoverato tra i beati, inserendolo nel gruppo dei martiri salesiani di Madrid e Siviglia. Tale atto, compiuto da Papa Benedetto XVI, ha sancito ufficialmente il valore del suo sacrificio, offrendolo come modello di perseveranza per l'intera comunità dei credenti. La sua figura è oggi venerata in particolare dalla famiglia salesiana, che ne ricorda il coraggio e la coerenza.
La ricorrenza liturgica, fissata al due ottobre, invita i fedeli a riflettere sul significato profondo della fedeltà alla chiamata di Dio anche nelle circostanze più avverse. Il ricordo del Beato Enrico non è solo un atto di devozione storica, ma una chiamata ad alimentare la medesima dedizione al bene comune e alla cura dei più piccoli, che egli ha manifestato durante tutto il corso della sua esistenza. La sua testimonianza continua a risuonare nella preghiera della Chiesa, ricordando a ogni battezzato che il dono di sé rappresenta la forma più alta di amore verso il prossimo e verso Dio.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Enrico Saiz Aparicio?
La sua memoria liturgica si celebra il 2 ottobre, giorno anniversario del suo martirio.