Beato Fedele (Hieronim) Chojnacki

Religioso cappuccino, martire

Aggiornato il 22 luglio 2026

Dalle origini alla vocazione cappuccina

Hieronim Chojnacki nacque a Łódź nella festa di Ognissanti del 1906, ultimo di sei figli nati da Waclaw e Leokadia Sprusinska. Il battesimo gli fu amministrato tre giorni dopo la nascita, inserendolo fin dalla primissima infanzia nella comunità ecclesiale attraverso la parrocchia di Santa Croce, dove ricevette in famiglia un'esemplare educazione religiosa. Terminata la scuola superiore, intraprese la via dell'accademia militare, ma una volta finiti gli studi non riuscì a trovare immediatamente un impiego stabile. Grazie all'aiuto di alcuni parenti, lavorò per un anno a Szczuczyn Nowogrodzki presso l'Istituto della Previdenza Sociale, noto come ZUS, e successivamente trovò occupazione alla Posta Centrale di Varsavia. In questo contesto lavorativo si distinse come un impiegato molto apprezzato per la sua affidabilità. La sua attenzione al bene comune si espresse nella collaborazione alla gestione dell'Azione Cattolica, operando insieme allo zio sacerdote Stanislao Sprusinski. In seno a tale movimento si occupò attivamente della campagna contro l'abuso di alcol, essendo egli stesso astemio, e avvertì il desiderio di un più profondo approfondimento della vita interiore. Animato da questi ideali, entrò nel Terz'Ordine di San Francesco presso la chiesa dei cappuccini a Varsavia. Le sue nobili doti di carattere gli guadagnavano la stima e la fiducia della gente, permettendogli persino di riconciliare persone in discordia. Durante questo percorso fece amicizia con il Beato Aniceto Koplin, celebre questuante della capitale. I rapporti costanti intrattenuti con i frati cappuccini fecero maturare in lui la chiamata alla vita religiosa. Ricevette l'abito cappuccino il 27 agosto 1933 a Nowe Miasto, assumendo il nome religioso di Fedele. Nonostante i suoi ventisette anni e la precedente esperienza di vita nel mondo, manifestava grande disponibilità e semplicità, intrattenendo piacevoli rapporti con tutti. Durante il periodo del noviziato si dedicò allo studio dei principi della vita interiore e al proprio perfezionamento spirituale, emettendo i voti temporanei il 28 agosto 1934. Successivamente partì per Zakroczym per frequentare gli studi di filosofia. Con il consenso dei superiori fondò un Circolo di Collaborazione Intellettuale destinato ai seminaristi e continuò a promuovere l'astinenza dall'alcool fondando un apposito Circolo degli Astemi, cooperando inoltre stabilmente con il Terz'Ordine francescano. All'inizio del 1937 superò con ottima valutazione l'esame finale di filosofia e, il 28 agosto dello stesso anno, emise i voti perpetui. In seguito si trasferì al convento di Lublino per studiare teologia, materia che frequentava al terzo anno quando scoppiò la seconda guerra mondiale.

L'internamento e il martirio a Dachau

L'occupazione della Polonia da parte di un empio regime travolse la vita dei religiosi. In una lettera indirizzata allo zio sacerdote Stanislao Sprusinski il 18 dicembre 1939, fra Fedele manifestò un certo sconforto e abbattimento per l'impossibilità di condurre una normale vita di studio e di preghiera. Il 25 gennaio 1940, esattamente un mese dopo le festività natalizie, fu arrestato e internato nel carcere del Castello di Lublino. In quella prima fase di prigionia sopportò con serenità e buon umore le dure condizioni della cella, la mancanza di movimento, di spazio e di aria. Dopo cinque mesi, il 18 giugno 1940, fu trasferito insieme a tutto il gruppo nel campo di concentramento di Sachsenhausen, nei pressi di Berlino. Quel lager era stato concepito come un modello di stampo prussiano finalizzato all'annientamento sistematico dell'individuo. Di fronte a tanta spersonalizzazione, fra Fedele perse il suo consueto ottimismo; il trattamento disumano riservato ai prigionieri lo scioccò profondamente, inducendolo a un persistente pessimismo. Il 14 dicembre 1940 fu nuovamente trasferito, insieme a un convoglio di sacerdoti e religiosi, nel campo di concentramento di Dachau, vicino a Monaco di Baviera, dove gli fu impresso sul braccio il numero di matricola 22473. Nel lager bavarese il suo stato d'animo peggiorò ulteriormente. Le notizie allarmanti sulle continue vittorie del fronte militare tedesco spegnevano ogni prospettiva di liberazione, mentre la fame opprimente, i lavori forzati e le persecuzioni quotidiane aggravavano la situazione. La sua naturale capacità di adattamento e l'energia vitale lo avevano ormai abbandonato. L'impegno lavorativo superiore alle sue forze, la penuria di cibo e la scarsità di indumenti adeguati gli provocarono una grave malattia polmonare. Una mattina d'inverno del 1942, mentre trasportava un pesantissimo pentolone di caffè dalle cucine insieme a un compagno, scivolò e rovesciò il liquido bollente, procurandosi gravi bruciature. La dura punizione inflitta dal capoblocco finì per debilitare definitivamente la sua fragile psiche. Ebbe come compagno di sventura nel campo fra Gaetano Ambrozkiewicz. In una domenica pomeriggio dell'estate del 1942, fra Fedele lasciò la baracca 28 per essere trasferito nel blocco degli invalidi. Appariva stranamente quieto e assorto, con riflessi di una serenità non terrena negli occhi. Prima di partire, baciò tutti i compagni e si congedò con le parole di San Francesco, pronunciando la formula «Sia lodato Gesù Cristo, arrivederci in cielo». Si spense nell'ospedale del campo di Dachau il 9 luglio 1942, e il suo corpo fu immediatamente arso nel forno crematorio. Riconosciuto ufficialmente come beato, religioso cappuccino e martire, egli fu deportato a causa della sua fedeltà a Cristo durante l'occupazione della Polonia, raggiungendo attraverso la persecuzione e la tortura la gloria eterna.

Domande frequenti

Quando si festeggia il Beato Fedele Chojnacki?

La memoria liturgica del Beato Fedele Chojnacki si celebra il 9 luglio.

A Dachau vicino a Monaco di Baviera in Germania, beato Fedele Chijnacki, religioso dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, che, durante l’occupazione della Polonia da parte di un empio regime, fu deportato per la sua fede in Cristo in questo campo di prigionia e raggiunse sotto tortura la gloria eterna. — Martirologio Romano