7 agosto
Beato Giordano Forzatè
Abate benedettino di Padova
Aggiornato il 15 settembre 2026
Giovinezza e conversione nel monastero
Giordano nacque a Padova intorno al 1158. La sua famiglia di origine era la nobile casata dei Forzaté Transelgardi. All'età di sedici anni, la notte del quattro marzo 1174, fuggì spaventato da un furioso incendio che distrusse i tre quarti di Padova. Si rifugiò nel piccolo monastero di San Benedetto, situato fuori città. Per venti anni successivi non si hanno notizie documentate su di lui, ma condusse certamente una vita esemplare. Nel 1195 era priore del monastero di San Benedetto.
La ricostruzione e il prodigio del corniolo
Fece ricostruire il monastero in due sezioni divise da alte mura, una per i monaci e l'altra per le monache. Al centro del monastero vi era una chiesa comune per le funzioni religiose di entrambi i rami. Il priore Giordano, a lavoro finito, piantò al centro del cortile delle monache la bacchetta di corniolo usata per tracciare i confini. Lo stecco arido germogliò diventando una pianta vigorosa con foglie e frutti dotati di virtù taumaturgiche. Nel tempo, alla morte di ogni membro della famiglia Forzaté, un ramo dell'albero si seccava fino a disseccarsi del tutto alla morte dell'ultima discendente. Successivamente dal ceppo spuntarono altri germogli. Il due dicembre 1811, in seguito alla soppressione del monastero, l'albero prodigioso fu trapiantato nell'orto dei Capodilista, ramo collaterale dei Forzaté. Fra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo nella diocesi di Padova vi erano circa venti monasteri benedettini doppi.
Ambasciatore di pace e missione diplomatica
Non fu solo abate e guida dei suoi religiosi, ma anche ambasciatore di pace per Padova e per l'intera Marca Trevigiana. Una miniatura del quattordicesimo secolo lo raffigura a cavallo in partenza per una missione pacificatrice. Nel 1216 negoziò la pace tra Treviso e Belluno come delegato di papa Onorio III. Fu arbitro tra Ezzelino da Romano e Rambertino podestà di Verona durante un incontro nel palazzo vescovile di Padova. Nel 1234, insieme al vescovo di Treviso, negoziò la pace tra Padova e Treviso. Successivamente negoziò anche la pace tra Padova e Vicenza. Le tensioni tra le città venete portarono alla caduta di Verona e Vicenza nelle mani di Ezzelino da Romano. Nonostante gli sforzi di Giordano Forzaté per evitarlo, il venticinque febbraio 1237 anche Padova fu occupata da Ezzelino. L'abate Giordano lasciò allora il monastero di San Benedetto e si ritirò nel castello paterno di Montemerlo. Il contemporaneo sant'Antonio da Padova ebbe anch'egli incontri persuasivi con Ezzelino.
Servizio alla Chiesa e alleanza con i papi
L'attività religiosa di Giordano fu intensa, venendo delegato dai papi Innocenzo III e Gregorio IX per varie missioni presso i vescovi delle città venete. Fu visitatore apostolico presso i monasteri delle diocesi suddette. Fu presente come consultore della città di Padova e partecipò all'elezione del nuovo vescovo nel 1229. Dopo la morte di sant'Antonio nel 1231, fu incaricato insieme ad altre persone autorevoli di allestire il processo sulla vita e sui miracoli del santo. Fu consigliere spirituale della beata Beatrice d'Este.
Prigionia, esilio e ritorno al Padre
Nel 1237 Ezzelino terzo lo accusò di congiurare per la sua caduta. Fu fatto rinchiudere nelle prigioni del castello di San Zenone, vicino a Bassano del Grappa, nonostante l'intercessione del vescovo di Padova, del clero, dei monaci e dei cittadini. Nel 1239, dopo due anni di prigionia, l'imperatore Federico secondo, trovandosi a Vicenza, volle vedere Giordano e lo affidò in custodia al patriarca di Aquileia. Non sentendosi sicuro, il priore fuggì a Venezia nel monastero cistercense della Celestia. Rimase nel monastero della Celestia fino alla morte, avvenuta il sette agosto 1248.
Il culto e le traslazioni delle spoglie
Il suo corpo fu riportato a Padova nel 1260 e sepolto nella chiesa di San Benedetto. La venerazione come beato iniziò subito dopo la traslazione del corpo. Nel 1300 gli fu dedicato un altare proprio. Il culto si intensificò progressivamente grazie ai continui miracoli attribuiti alla sua intercessione. Papa Clemente XIV confermò il suo culto il sei settembre 1769. Dopo la soppressione del monastero nel 1811, il corpo fu traslato dapprima nella cattedrale di Padova. Il nove novembre 1952 il corpo fu trasferito nella chiesa parrocchiale di San Benedetto.
La vita e l'impegno
La vicenda umana del Beato Giordano Forzatè si intreccia profondamente con le vicende civili e monastiche del territorio veneto. Nato a Padova nel 1158, vide la sua vocazione maturare in un tempo di prove, segnato dall'incendio di Padova del 1174. In quel frangente drammatico, egli trovò rifugio nel monastero di San Benedetto, luogo che divenne il fulcro della sua missione spirituale. Con spirito lungimirante e grande dedizione, Giordano si adoperò per la ricostruzione del monastero, trasformandolo in una struttura doppia atta ad accogliere la preghiera e la comunità dei fedeli. La sua autorevolezza spirituale non rimase confinata entro le mura del chiostro, ma si estese alla vita pubblica delle città venete, dove operò instancabilmente come delegato papale tra il 1216 e il 1234, tessendo trame di pace in contesti lacerati dai conflitti.
La sua vita fu un costante esercizio di fedeltà, come dimostra il suo coinvolgimento nel processo di canonizzazione di Sant'Antonio da Padova nel 1231, a conferma della stima di cui godeva presso i contemporanei. Tuttavia, la sua vocazione non fu priva di tribolazioni. Nel 1237, il Beato Giordano fu vittima della prepotenza di Ezzelino da Romano, che lo fece imprigionare. Dopo due anni di prigionia, ottenne la libertà nel 1239, ma il peso delle vicende politiche lo costrinse a trascorrere l'ultima parte della sua esistenza in esilio. Si ritirò presso il monastero della Celestia a Venezia, dove concluse il suo cammino terreno nel 1248. La sua vita, trascorsa tra Padova, Montemerlo, San Zenone e Venezia, rimane una testimonianza di come il servizio a Dio possa tradursi in un instancabile impegno per la riconciliazione tra gli uomini.
Il culto
Il riconoscimento formale della santità del Beato Giordano Forzatè avvenne molti secoli dopo la sua morte, per opera di Papa Clemente Quattordicesimo, che ne sancì il culto nel 1769. Questo atto solenne ha confermato la venerazione di cui il santo abate godeva già presso le comunità benedettine e il popolo veneto, che ne hanno sempre preservato la memoria come figura di mediatore e uomo di profonda preghiera. La sua ricorrenza liturgica è fissata per il giorno 7 agosto, data in cui la Chiesa universale ne celebra la memoria, mentre la città di Padova conserva una devozione particolare ricordandolo anche il 13 agosto.
La figura di Giordano invita ancora oggi a riflettere sul valore del monastero come presidio di pace e sulla necessità di uomini capaci di farsi portatori di dialogo tra le parti avverse. Il suo legame con i luoghi della terra veneta è rimasto saldo nel tempo, trasformando la sua tomba e il suo ricordo in un segno tangibile di comunione ecclesiale. La Chiesa, attraverso la sua canonizzazione, ha voluto additare ai fedeli il suo esempio di monaco che, pur tra le asprezze del potere temporale e l'esperienza dolorosa dell'esilio, non ha mai smarrito lo sguardo rivolto al cielo, offrendo la sua intera esistenza come sacrificio di lode e di riconciliazione per il prossimo.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Giordano Forzatè?
La sua ricorrenza liturgica si celebra il sette agosto, mentre per la città di Padova la festa si tiene il tredici agosto.
Di cosa è patrono il beato Giordano Forzatè?
Non risultano patronati specifici attribuiti nei dati biografici.
A Venezia, beato Giordano Forzaté, abate, che fu fondatore di monasteri a Padova e, non potendo evitare, nonostante i suoi sforzi, la rovina della patria, da pio esule si addormentò nella pace del Signore, lasciando un esempio di onestà, integrità di costumi e scienza. — Martirologio Romano