19 maggio
Beato Giovanni Battista Saverio Loir (Gianluigi da Besançon)
Sacerdote e martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
Origini e giovinezza
Il futuro martire nacque l'undici marzo 1720 a Besançon, nel dipartimento del Doubs, e venne battezzato nello stesso giorno della nascita. I suoi genitori erano Gianluigi Loir, originario di Parigi e direttore e tesoriere della Zecca di Borgogna a Besançon, ed Elisabetta Juliot. Egli era il sesto di una nidiata di otto figli. Non si conosce quasi nulla della fanciullezza di Giambattista. Nel 1730 il padre fu eletto direttore della Zecca di Borgogna a Lione, e la famiglia si trasferì ad abitare in quella città. A Lione il giovane compì i suoi studi, preparandosi alle tappe successive della sua esistenza terrena e alla chiamata del Signore.
La vita religiosa e il ministero a Lione
A vent'anni, nel mese di maggio del 1740, Giambattista si fece cappuccino nel grande convento della città di Lione, prendendo l'abito religioso e il nome di fra Gianluigi. Emise la professione religiosa il nove maggio 1741. A Lione i cappuccini abitavano in due conventi. Il primo convento cappuccino di Lione era intitolato a San Francesco, detto grand couvent, e fu fondato nel 1575 nel quartiere Saint-Paul. Il secondo convento cappuccino di Lione fu costruito nel 1622, dedicato a Sant'Andrea e detto del Petit Forez. Il futuro martire trascorse la maggior parte della sua vita religiosa in queste due case di Lione. Esercitò l'ufficio di superiore almeno due volte, essendo superiore nel convento di Sant'Andrea dal 1761 al 1764 e nel grande convento di San Francesco fino al 1767. Oltre alle notizie menzionate, gli archivi tacciono sulla sua vita. Un abate che lo conobbe rilasciò una testimonianza significativa sulla sua virtù. Fra Gianluigi non volle mai accettare nessuna carica per obbedire piuttosto che comandare e per essere sottomesso piuttosto che dominare. Si dedicò con umiltà alla salvezza delle anime, esercitando il ministero della confessione con frutto e in modo infaticabile. Prese parte con zelo a ogni missione organizzata dai suoi frati. Il popolo semplice e i poveri erano i suoi prediletti, mentre persone di riguardo e importanti dedite alla pietà erano attratte dalla sua nobile urbanità e dalla figura maestosa e aggraziata. Operò innumerevoli conversioni e riportò a Dio anime di tutte le classi sociali.
La persecuzione e la cattura
Aveva settantaquattro anni quando i rivoluzionari francesi obbligarono i preti e i religiosi a prestare il giuramento scismatico della costituzione civile del clero nel 1791. Padre Jean-Louis si trovava nel convento di San Francesco durante l'ordine dell'Assemblea Costituente di inventariare persone e beni delle case religiose. Egli dichiarò di voler restare nell'Ordine. Verso ottobre lasciò Lione per ritirarsi nel Bourbonnais a Précord, nel castello abitato da sua sorella Nicole-Elisabeth e da suo nipote Gilbert de Grassin. Nel castello avevano trovato rifugio anche due nipoti suore domenicane. Una soffiata e sospettose dicerie causarono una perquisizione ordinata dal Direttorio il tre febbraio 1793. Il risultato della perquisizione al castello fu nullo. Il trenta maggio tutti gli abitanti del castello vennero trasportati a Moulins. A Moulins sessantasei preti refrattari insermentés erano stati reclusi parte nelle prigioni e parte nell'antico monastero Sainte-Claire. Nell'elenco degli ecclesiastici non giurati figurava anche padre Loir, classificato come ci-devant capucin. La sua età lo avrebbe risparmiato da ulteriori sofferenze se non fosse stato per l'accordo ateistico della fine del 1793, che permetteva tacitamente l'eliminazione degli ecclesiastici anziani. Gli ecclesiastici anziani furono trasportati in tre spedizioni diverse fino a Rochefort, molti di essi ammalati. Padre Jean-Louis lasciò Moulins il due aprile 1794 nella terza spedizione. Con lui vi erano altri ventisei deportati tra canonici, curati, trappisti, cappuccini, altri francescani e fratelli delle Scuole Cristiane. Lungo il tragitto su carri scortati da gendarmi e guardie nazionali, i deportati furono compatiti e aiutati dalla gente. Giunsero a Rochefort verso la fine di aprile e furono perquisiti di ogni cosa e ammassati su due vascelli ormeggiati sulla costa.
Il martirio sui pontoni di Rochefort
Nel 1794 oltre ottocento preti e religiosi furono ammassati sui pontons de Rochefort ormeggiati presso l'isola d'Aix. Tra i prigionieri dei pontons de Rochefort vi erano diversi frati cappuccini. I religiosi avrebbero dovuto essere deportati alla Guyane, ma i velieri inglesi che incrociavano le coste francesi impedirono il viaggio della deportazione. Molti prigionieri persero la vita sui campi di morte galleggianti per amore della fede. Il vascello su cui padre Jean-Louis fu trasferito si chiamava Deuz-Associés. Il capitano e la ciurma del vascello erano gente da galera. Sul naviglio erano ammucchiati più di quattrocento deportati in stato pietoso, in una vita di lager ante litteram. Dieci persone dovevano condividere il pasto da una gavetta lurida. Il cibo consisteva in carne avariata, merluzzo e fave grosse. I prigionieri mangiavano in piedi, stretti gli uni agli altri, senza l'uso di piatti, bicchieri o forchette, servendosi di un unico cucchiaio di bosso. I prigionieri subivano il supplizio della fame, alla quale si aggiungevano terribili tormenti igienico-sanitari privi di rimedi e gli insulti dei marinai aguzzini. Le ore notturne rappresentavano il tormento più tremendo. Un fischietto annunciava l'ora del riposo, e la massa umana, comprendente molti anziani e malati, era costretta ad ammucchiarsi sotto coperta nella stiva come acciughe in un barile. La notte nella stiva era un inferno. I galeotti praticavano una crudeltà consistente nel far scoppiare palle infocate dentro un barilotto di catrame. Il catrame bruciato emetteva acri vapori per purificare l'aria, ma provocava nei prigionieri un tremendo sudore e tosse fino alla morte per soffocamento per i più deboli. I prigionieri venivano bruscamente mandati all'aria aperta sul ponte del vascello, costretti a strisciare come vermi. Il tremendo sbalzo termico faceva stridere i denti ai prigionieri per i brividi di freddo. La pena più grande era l'impossibilità di tenere con sé il breviario, altri libri di pietà o di pregare insieme. Alcuni prigionieri erano riusciti a nascondere un breviario, un vangelo, gli oli santi o le ostie consacrate, e in quella cloaca infetta i martiri si scambiavano i sacramenti per fortificarsi ad affrontare la morte con gioia. Queste erano le sofferenze sopportate da padre Jean-Louis.
La morte serena e il culto
Il carattere vivace e allegro di padre Jean-Louis infondeva coraggio ai compagni di sventura. Un sopravvissuto testimoniò che il cappuccino, pur essendo un venerabile vegliardo, era diventato la gioia di tutti. Padre Jean-Louis cantava come un giovane di trent'anni per alleviare le sofferenze altrui, nascondendo le proprie sofferenze che lo stavano terribilmente consumando. Egli morì serenamente come era sempre vissuto. Il mattino del diciannovesimo giorno di maggio del 1794, i deportati al risveglio sotto coperta trovarono il religioso morto. Il corpo fu trovato in ginocchio al suo posto. Nessuno avrebbe pensato che soffrisse di qualche malattia. Dopo essersi alzato, si era inginocchiato a pregare e così era spirato. Il corpo si trovava in posizione umile accanto al palo della sua amaca. La postura di morte ricordava l'atteggiamento di supplica dei patriarchi dell'Antica Legge rappresentati nella Sacra Scrittura. Egli fu il primo dei ventidue cappuccini morti a Rochefort. Il beato Giovanni Battista Saverio, noto anche come Giovanni Ludovico Loir, era sacerdote dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire. Egli fu imprigionato quasi ottuagenario in una galera durante la rivoluzione francese a causa del suo sacerdozio, e il martirio avvenne nel braccio di mare antistante Rochefort, in Francia. Papa Giovanni Paolo II riconobbe il martirio per Giambattista Souzy, vicario generale de La Rochelle, e i suoi sessantaquattro compagni. Tra i sessantaquattro compagni di Giambattista Souzy vi erano i cappuccini Gianluigi di Besançon, Protasio di Sées e Sebastiano di Nancy. Il sacrificio dei religiosi fu riconosciuto come grazia di martirio il primo ottobre 1995 da Giovanni Paolo II.
Il cammino di fede
Il percorso terreno del Beato Giovanni Battista Saverio Loir ebbe inizio nel 1720 a Besançon. Spinto da una vocazione autentica, egli scelse di abbracciare la vita consacrata entrando nell'Ordine dei Cappuccini a Lione nell'anno 1740. In questo contesto di preghiera e austerità, egli maturò una solida preparazione spirituale che lo portò, nel corso degli anni, a ricoprire incarichi di responsabilità all'interno della comunità, servendo come superiore nei conventi di San Andrea e di San Francesco, sempre nella città di Lione. La sua missione fu segnata da una dedizione costante, che trovò il suo momento di prova definitiva con l'avvento dei profondi mutamenti politici in Francia.
Nel 1791, egli si trovò di fronte a una scelta cruciale per la sua coscienza: il giuramento alla costituzione civile del clero. Con fermezza e senza esitazione, il religioso rifiutò di sottomettersi a una disposizione che egli percepiva come contraria alla sua fedeltà verso la Chiesa. Questa scelta coraggiosa lo condusse, nel 1793, alla reclusione nel monastero di Sainte-Claire a Moulins. Lontano dal suo convento e privato della libertà, egli non smise di confidare nella grazia divina, affrontando ogni privazione con animo sereno. Il cammino di sofferenza proseguì con la deportazione verso i pontoni di Rochefort, navi adibite a prigione dove le condizioni di vita erano disumane. Qui, in un ambiente segnato dal dolore e dalla morte, il Beato Giovanni Battista Saverio Loir visse le sue ultime ore in uno stato di costante preghiera. Il 19 maggio 1794, egli rese l'anima a Dio, testimoniando fino all'ultimo istante la forza invincibile di una fede che non teme le catene né la fine della vita terrena.
La memoria del martirio
La figura del Beato Giovanni Battista Saverio Loir è inserita nel novero dei martiri della Rivoluzione francese, celebrati come esempi di fedeltà assoluta in tempi di persecuzione. La Chiesa, nel riconoscere il valore della sua testimonianza, ha voluto elevarlo agli onori degli altari, rendendo permanente il ricordo della sua dedizione. Il primo ottobre 1995, il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II ha sancito solennemente la sua beatificazione, inserendolo tra i martiri di Rochefort.
Oggi, la sua memoria liturgica, fissata al 19 maggio, invita i fedeli a riflettere sulla preziosità della libertà religiosa e sulla necessità di una coscienza retta, capace di distinguere il bene anche quando le circostanze esterne sembrano oscurarlo. Il culto verso questo martire cappuccino non è solo un atto di devozione verso il passato, ma un richiamo vivo alla perseveranza. Egli rimane un modello di umiltà e di preghiera, un uomo che ha saputo trasformare la propria prigionia in un altare di sofferenza offerta, ricordando a ogni generazione che la vera vittoria non appartiene a chi detiene il potere terreno, ma a chi, come il Beato Giovanni Battista Saverio Loir, sa rimanere fedele al Vangelo fino alla fine.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giovanni Battista Saverio Loir?
La sua ricorrenza si celebra il diciannovesimo giorno di maggio.
Nel braccio di mare antistante Rochefort in Francia, beato Giovanni Battista Saverio (Giovanni Ludovico) Loir, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini e martire, che, durante la rivoluzione francese, imprigionato quasi ottuagenario in una galera per il suo sacerdozio, fu trovato morto inginocchiato. — Martirologio Romano