22 maggio
Beato Giovanni Forest
Sacerdote francescano, martire
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la vocazione francescana
John Forest nacque probabilmente ad Oxford nel 1471, in un'Inghilterra profondamente radicata nella fede cristiana. All'età di diciassette anni, sentendo la chiamata del Signore alla vita consacrata, vestì l'abito religioso dei Francescani della Stretta Osservanza a Greenwich, abbracciando la regola del poverello di Assisi fatta di preghiera, fraternità e rigorosa penitenza. Nove anni dopo il suo ingresso nell'ordine, egli tornò al suo paese natale per intraprendere gli studi teologici, approfondendo le sacre scritture e il dogma cattolico per meglio servire il popolo di Dio. Successivamente fu ordinato sacerdote, compiendo il passo fondamentale che lo rese ministro dei sacramenti e annunciatore della parola divina. La tradizione riferisce che pare tornò al convento di origine, riprendendo la vita comunitaria e il servizio umile tra i suoi confratelli francescani. Le sue doti di oratore e la sua preparazione teologica non tardarono a manifestarsi, attirando l'attenzione delle autorità ecclesiastiche e della corte, e ponendo le basi per gli incarichi di rilievo che avrebbe ricevuto negli anni successivi.
A corte e il conflitto con il re
Ricevette dal cardinale Wolsey l'incarico di predicatore presso la chiesa di Saint Paul's Cross, un pulpito di grande importanza per la nazione inglese. La regina Caterina d'Aragona lo volle suo cappellano e confessore, affidando la cura della propria anima alla guida spirituale del sacerdote francescano. In un primo momento egli godette della stima del re Enrico VIII, che vedeva in lui un uomo di fede e di cultura stimabile. Il rapporto con il re degenerò irrimediabilmente quando il sovrano pretese che fosse riconosciuta l'invalidità delle sue prime nozze per contrarre un nuovo matrimonio. I Francescani si dimostrarono apertamente contrari all'invalidità delle nozze reali, difendo la santità del sacramento del matrimonio. Nel 1532 Forest dovette avvisare i confratelli del suo convento, di cui era guardiano, delle intenzioni del re di sciogliere il loro ordine se non fosse riuscito a dissuaderlo da tale proposito. Egli stesso aveva difeso dal pulpito di Saint Paul's la validità delle nozze regali, attirandosi le ire dei cortigiani. Aveva più o meno apertamente criticato sia Thomas Cromwell che il re stesso, manifestando il dissenso della coscienza cattolica di fronte all'arbitrio del potere temporale. La tregua con il sovrano durò ben poco, e la situazione precipitò ulteriormente quando la condanna papale emanata nel 1534 scatenò l'indignazione di Enrico VIII. Per ritorsione, Enrico VIII soppresse i conventi francescani ordinando ai frati di trovare ospitalità presso altri ordini religiosi, smembrando una presenza secolare sul territorio.
La prigionia e gli scritti
Dal 1534 John Forest si trovava detenuto in prigione, privato della libertà a causa della sua fedeltà al Papa e alla Chiesa cattolica. Rimase in prigione per un periodo incerto, affrontando la solitudine e le privazioni della cella con lo spirito della preghiera. Secondo alcuni avrebbe riconosciuto l'autorità spirituale del re solo con la bocca ma non con una reale adesione del cuore e della mente, sebbene tale cedimento formale non avesse placato i sospetti dei persecutori. Fu liberato in data imprecisata, ritrovandosi comunque sotto stretta sorveglianza e in una condizione di forte limitazione della libertà personale. Nel 1539 si trovava in stato di semicattività presso il convento dei Conventuali in Smithfield, sorvegliato e impossibilitato a muoversi liberamente. Nonostante la sorveglianza e la condizione di restrizione, si conserva ancora in parte la corrispondenza del religioso con la regina Caterina, testimonianza di un legame spirituale che non si era mai spento. Mantenne corrispondenza anche con la dama di compagnia Elisabetta Hammon, offrendo parole di conforto e di fede cristiana. Mantenne corrispondenza anche con il beato Thomas Abel, condividendo con lui le pene della persecuzione e la comunione di intenti. Durante la prigionia e la semicattività, scrisse un trattato contro Enrico VIII, definito usurpatore del titolo di capo spirituale della nazione inglese, ribadendo con forza la dottrina tradizionale sul primato del successore di Pietro. Si pronunciò contrario al giuramento di fedeltà durante le confessioni con alcuni penitenti, consigliando loro di attenersi alla fede cattolica e facendo irritare profondamente il sovrano che ordinò il suo definitivo arresto.
Il processo, il martirio e la beatificazione
In tribunale gli fu sottoposto un insieme di articoli da firmare, una trappola ordita per costringerlo a rinnegare la propria fede e ad accettare lo scisma. Per inganno si accorse solo in seguito che uno di essi comportava l'apostasia e il riconoscimento delle pretese regie in ambito spirituale. Con grande coraggio, disconoscette l'intero documento firmato non appena comprese l'inganno in cui era caduto. Il disconoscimento del documento gli meritò l'immediata e inappellabile condanna al rogo. L'esecuzione ebbe luogo presso Smithfield il ventidue maggio 1538, ponendo fine alla sua vita terrena ma consegnandolo alla gloria dei martiri. Rifiutò le ultime offerte di salvezza terrena avanzate dai carnefici in cambio dell'abiura. Affermò con fermezza che neppure se fosse sceso un angelo ad insinuare qualcosa di diverso da ciò che aveva creduto per tutta la vita, anche dovendo essere tagliato pezzo per pezzo e membro per membro, bruciato o impiccato, non si sarebbe mai distaccato dal vescovo di Roma. Subì il martirio sotto il re Enrico VIII per aver difeso l'unità della Chiesa cattolica. Fu legato per i fianchi e sospeso sulle fiamme e sui carboni accesi, e fu bruciato vivo sul rogo nella piazza di Smithfield insieme a delle sacre immagini lignee portate per dileggio. Morì a fuoco lento raccolto in preghiera ed invocando l'aiuto divino, offrendo la propria vita al Padre senza cedere all'odio. Il ventinove dicembre 1886 papa Leone XIII procedette alla sua beatificazione insieme ad altri martiri, riconoscendo ufficialmente la santità della sua testimonianza e il valore supremo del sangue versato per Cristo.
Il cammino di fede
Entrato tra i Francescani della Stretta Osservanza durante la giovinezza, il Beato Giovanni Forest nutrì la sua anima nello spirito di povertà e di obbedienza proprio del carisma serafico. La sua sapienza e la sua dirittura morale lo condussero a ricoprire ruoli di grande responsabilità presso la corte, divenendo guida spirituale della regina Caterina d'Aragona. In quel contesto di aspre divisioni, egli non esitò a schierarsi a difesa della validità del matrimonio reale, opponendosi apertamente alle decisioni di Enrico ottavo. La sua voce si fece ancora più ferma nella redazione di un trattato teologico, nel quale confutava l'usurpazione del potere spirituale da parte del sovrano, rivendicando l'autorità della Chiesa.
Questa posizione intransigente lo condusse alla prigionia e a sofferenze prolungate. Sebbene fosse stato indotto con l'inganno a firmare un atto di apostasia, la sua coscienza non ebbe pace finché non ebbe il coraggio di ritrattare pubblicamente quel gesto, riaffermando la propria fedeltà a Dio. Tale atto di lealtà definitiva lo condusse inesorabilmente alla condanna a morte. Il ventidue maggio del quindici trentotto, a Smithfield, Giovanni Forest affrontò il martirio sul rogo con animo saldo, coronando la propria esistenza con la testimonianza suprema dell'amore per Cristo e per la Chiesa, restando fedele alla propria vocazione di sacerdote fino all'ultimo respiro.
La memoria del beato
La figura di Giovanni Forest è stata solennemente riconosciuta dalla Chiesa cattolica quando, nel mille ottocento ottantasei, il sommo pontefice Leone tredicesimo lo ha elevato agli onori degli altari, proclamandolo Beato. La sua vita, sebbene consumata nelle fiamme, è rimasta viva nel ricordo dei fedeli come un esempio di integrità morale e di fermezza nelle convinzioni religiose. Egli viene oggi onorato non soltanto come un martire che ha dato la vita per la verità del sacramento, ma anche come un uomo che ha saputo risorgere dal cedimento umano, trovando nella penitenza e nel coraggio la forza per compiere il proprio sacrificio.
La ricorrenza del ventidue maggio, giorno del suo martirio, invita la comunità cristiana a riflettere sulla preziosità della libertà di coscienza e sulla necessità di non scendere a compromessi quando è in gioco la fedeltà al Vangelo. La memoria del Beato Giovanni Forest rimane un faro per quanti, in ogni tempo, sono chiamati a rendere testimonianza alla propria fede, anche in mezzo alle tribolazioni e alle avversità del mondo, confidando sempre nella misericordia divina.
Domande frequenti
Quando si festeggia il beato Giovanni Forest?
La memoria liturgica del beato Giovanni Forest si celebra il ventidue maggio.
Di cosa è patrono il beato Giovanni Forest?
Le fonti biografiche non menzionano specifici patronati per il beato Giovanni Forest.
A Londra in Inghilterra, beato Giovanni Forest, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori e martire, che subì il martirio sotto il re Enrico VIII per aver difeso l’unità della Chiesa cattolica, bruciato vivo sul rogo nella piazza di Smithfield insieme a delle sacre immagini lignee. — Martirologio Romano