8 luglio
Beato Giulio
Monaco di Montevergine
Aggiornato il 15 settembre 2026
La giovinezza e la chiamata alla solitudine
Il personaggio è comunemente chiamato da secoli Beato Giulio ed è uno dei servi di Dio e venerabili più conosciuti e venerati. Giulio nacque nel sedicesimo secolo a Nardò, in provincia di Lecce, da una nobile famiglia. La famiglia fece educare Giulio nelle lettere e nelle scienze secondo le consuetudini del casato. A Giulio fu impartita anche un'istruzione musicale, disciplina a cui era particolarmente inclinato. Da giovane, Giulio si raccolse in preghiera e meditazione per decidere la scelta della sua vita. Illuminato dallo Spirito Santo, Giulio distribuì i suoi beni ai poveri. Giulio lasciò la casa paterna e la sua città. Giulio indossò il saio del pellegrino e si avviò verso la Campania per trovare un luogo adatto alla solitudine. Dopo un certo tempo, trovò una piccola valle con molti faggi detta Chiaia nel massiccio del Partenio in Irpinia. Giulio si stabilì insieme a un altro eremita di nome Giovanni. Giulio e Giovanni condussero una vita di mortificazione nella contemplazione delle cose celesti e nella preghiera.
L'eremo dell'Incoronata e il ritiro a Montevergine
La presenza e la santità di vita dei due eremiti attirarono molte persone. Tra le persone attratte vi furono i nobili Carafa, feudatari del luogo. I nobili Carafa fecero costruire per i due eremiti un eremo e una chiesa dedicata alla Vergine Incoronata. Il luogo dove sorgeva la chiesetta, di cui rimangono pochi ruderi, si chiama L'Incoronata. A lavori ultimati, Giulio e Giovanni si adoperarono affinché l'eremo e il nascente santuario fossero affidati a un Ordine religioso. Il papa Gregorio XIII, vissuto tra il 1502 e il 1585, mandò nel luogo i Benedettini Camaldolesi. Giulio era diventato troppo noto e rischiava di diventare Superiore. Per ritornare nel nascondimento e rimanere sconosciuto, Giulio lasciò l'eremo. Giulio andò a bussare all'abbazia di Montevergine, non lontana, e fu accolto con gioia dai monaci. Giulio visse all'ombra della Madonna a Montevergine.
Il servizio musicale e il transito
Giulio si prodigò con zelo instancabile per il decoro del santuario e per il culto della Madre Celeste. Giulio svolse soprattutto il compito di organista. Giulio tenne il compito di organista per 24 anni con maestria e arte. Molti fedeli accorrevano anche da Napoli per sentirlo suonare durante le funzioni liturgiche. Per umiltà, Giulio non volle essere ordinato sacerdote non reputandosi degno. Prima di morire, per umiltà chiese ai Superiori di essere seppellito sotto il pavimento della Cappella della Madonna. La richiesta di sepoltura aveva lo scopo di farsi calpestare da ogni pellegrino come il più grande peccatore. Il desiderio di sepoltura fu esaudito quando morì l'otto luglio 1601.
Le spoglie e la devozione
Venti anni dopo la morte, nel 1621, si volle rifare il pavimento della Cappella. Durante i lavori del 1621 il suo corpo fu trovato intatto, con la pelle fresca e gli arti ancora mobili. Dopo tre secoli e mezzo le sue spoglie mortali sono rimaste quasi allo stato del 1621. Le spoglie mortali sono visibili in un'urna esposta alla devozione dei fedeli. La devozione popolare ha sempre chiamato Giulio Beato anticipando la conferma ufficiale della Chiesa. Giulio è considerato da secoli un potente intercessore presso il trono di Maria. Giulio è chiamato da tutti Beato Giulio. L'abbazia di Montevergine fu fondata da san Guglielmo da Vercelli nel dodicesimo secolo sui Monti dell'Irpinia. Molti pellegrini nei secoli hanno reso devozione alla Madonna di Montevergine nella chiesa dell'abbazia benedettina. I pellegrini, dopo la visita alla Madonna, rendono omaggio a Giulio che riposa nella stessa chiesa.
La vita
Il cammino di Giulio ebbe inizio a Nardò, dove maturò la decisione radicale di abbandonare le ricchezze personali per consacrarsi interamente alla povertà e alla vita eremitica. Questa vocazione lo condusse verso le terre dell'Irpinia, un territorio che divenne lo scenario privilegiato del suo apostolato e della sua ricerca interiore. Insieme a Giovanni, Giulio si fece promotore della fondazione dell'eremo dell'Incoronata sul monte Partenio, un luogo nato per accogliere il desiderio di solitudine e di preghiera di quanti cercavano un distacco dal mondo per meglio ascoltare la voce del Signore. La sua esperienza non si limitò tuttavia all'isolamento eremitico, poiché la sua ricerca lo portò a varcare le soglie dell'abbazia di Montevergine, dove decise di stabilirsi entrando a far parte della comunità monastica.
All'interno di questo antico centro di spiritualità, Giulio seppe declinare il proprio servizio attraverso il talento musicale, divenendo per ventiquattro anni l'organista che accompagnava la liturgia dei monaci. Questo incarico, vissuto con spirito di obbedienza e devozione, trasformò l'arte del suono in una forma sublime di preghiera quotidiana. Il suo impegno costante, lontano dai clamori del mondo, fu l'espressione di un'anima che aveva trovato nel coro e nella preghiera monastica il proprio compimento. Il sedicesimo secolo vide dunque lo svolgersi di questa parabola umana, che si concluse l'otto luglio del milleseicentouno. La sua morte segnò il passaggio definitivo verso quella contemplazione che aveva cercato per tutta la vita, trovando sepoltura nella Cappella della Madonna, dove ancora oggi la sua memoria rimane viva nel cuore di chi coltiva la fede con sobrietà e umiltà.
Il culto
La venerazione verso il Beato Giulio si è tramandata attraverso i secoli grazie alla pietà popolare, che ha saputo riconoscere nella sua figura un modello di santità nascosta e operosa. Pur non essendo stato oggetto di una canonizzazione ufficiale, il suo nome è radicato profondamente nella memoria liturgica e devozionale del territorio di Montevergine. I fedeli lo ricordano con affetto, invocando la sua intercessione come quella di un confratello che ha servito Dio con la musica e la dedizione silenziosa.
Il fatto di essere stato inumato nella Cappella della Madonna ha contribuito a rendere il suo luogo di riposo una meta di riflessione per i pellegrini. La figura del Beato Giulio invita i fedeli a riscoprire il valore del servizio umile, dimostrando come anche un impegno costante e apparentemente semplice, quale può essere quello di un organista, possa elevare l'animo verso il trascendente. La sua memoria, celebrata ogni anno l'otto luglio, continua a essere un punto di riferimento per chi cerca conforto nella preghiera e ispirazione nell'esempio dei giusti che hanno abitato le vette del Partenio.
Domande frequenti
Quando si festeggia il Beato Giulio?
La memoria del Beato Giulio si celebra l'otto luglio.