8 luglio
Santi Aquila e Priscilla
Sposi e martiri, discepoli di San Paolo
Aggiornato il 15 settembre 2026
Le origini e l'incontro con san Paolo a Corinto
Aquila era un ebreo nato nel Ponto, regione situata nell'attuale Turchia, il quale immigrò a Roma e qui conobbe e sposò una donna romana di nome Priscilla, chiamata talvolta anche Prisca. I due coniugi erano probabilmente cristiani già prima di incontrare san Paolo, sebbene il Sinassario Costantinopolitano tramandi che furono battezzati dallo stesso apostolo. Insieme avviarono una fabbrica di tende, mestiere che avrebbe segnato profondamente i loro legami apostolici. Nel quarantanove l'imperatore Claudio promulgò un editto che prevedeva l'espulsione di tutti i giudei da Roma, accusati ingiustamente di fomentare tumulti. A causa di questo decreto imperiale, Aquila e Priscilla dovettero lasciare la città eterna per trovare rifugio altrove. Si trasferirono così a Corinto, città cosmopolita caratterizzata da un fiorentino culto di Afrodite, giungendovi poco prima che vi arrivasse san Paolo nel cinquantuno, durante il suo secondo viaggio apostolico. L'incontro tra i coniugi e l'apostolo fu provvidenziale. San Paolo intuì subito le qualità umane e spirituali dei due sposi e chiese, o prontamente accettò, di essere loro ospite. Esercitando congiuntamente il mestiere di fabbricanti di tende, permisero all'apostolo di provvedere al necessario per il proprio sostentamento, senza essere di peso a nessuno. Quando il rifiuto dei giudei spinse Paolo a lasciare la sinagoga, l'apostolo scelse come nuovo luogo di predicazione la casa del proselita Tizio Giusto, situata nelle immediate vicinanze dell'abitazione dei coniugi. Durante l'anno e mezzo trascorso a Corinto, la dimora abituale di san Paolo rimase comunque la casa di Aquila e Priscilla, sebbene in quel periodo la loro casa non fungesse ancora da chiesa domestica, come invece sarebbe accaduto in seguito a Roma e ad Efeso.
Il cammino missionario ad Efeso e la cura della comunità
L'amicizia profonda tra i santi sposi e san Paolo non si interruppe quando l'apostolo decise di fare ritorno in Siria. Aquila e Priscilla accompagnarono Paolo per un tratto del viaggio e si fermarono insieme ad Efeso, centro nevralgico di scambi culturali, religiosi e commerciali in Anatolia. Questo viaggio condiviso poteva rispondere anche a scopi commerciali, ma indicava soprattutto la piena condivisione delle preoccupazioni apostoliche. San Paolo si stabilì ad Efeso per più di due anni, fondandovi una fervente comunità cristiana. In questa grande città, i coniugi continuarono la loro attività commerciale e si mostrarono premurosi nell'aiutare l'apostolo e nel sostenere la formazione dei nuovi convertiti. In particolare, essi curarono con dedizione l'iniziazione cristiana di Apollo, un giudeo originario di Alessandria d'Egitto, uomo molto eloquente e versatissimo nelle Scritture. Apollo era tuttavia ignaro di qualche punto essenziale della nuova dottrina cristiana, come il battesimo di Gesù. Con grande pazienza e dolcezza, Aquila e Priscilla si presero cura di completare la sua istruzione nella via del Signore, e probabilmente lo battezzarono prima della sua partenza per Corinto. Apollo fu profondamente edificato e affascinato da quella catechesi, resa sommamente credibile dalla limpida testimonianza di reciprocità e di oblazione sponsale dei due sposi. Ad Efeso, Aquila e Priscilla acquistarono una grande casa che misero generosamente a servizio della comunità per l'ascolto della Parola e la celebrazione dell'Eucarestia, dando vita a una vera e propria ecclesia domestica. Secondo la lezione di alcuni antichi codici greci, seguiti anche dalla Volgata latina, san Paolo sarebbe stato loro ospite anche durante il soggiorno efesino, rinnovando l'accoglienza premurosa già sperimentata a Corinto. Fu proprio da Efeso che san Paolo scrisse la prima lettera ai Corinti verso il cinquantacinque, riportando i saluti di Aquila e Priscilla insieme a quelli della comunità che si adunava nella loro casa. Le Chiese dei gentili, tra cui quelle di Corinto, di Efeso e di Roma, rimasero profondamente debitrici di gratitudine nei confronti dei due santi sposi.
Il ritorno a Roma e il generoso sacrificio per l'apostolo
Cessato il divieto imperiale di espulsione dei giudei, Aquila e Priscilla tornarono a Roma con grande slancio missionario e rinnovata testimonianza del Risorto, spinti anche da ragioni connesse al loro commercio. Nel cinquantotto san Paolo scrisse la sua lettera ai Romani proprio da Corinto, e nel sedicesimo capitolo di quel testo i coniugi figurano come i primi tra le venticinque persone salutate dall'apostolo. San Paolo definisce espressamente Prisca e Aquila suoi collaboratori in Cristo Gesù, attestando un legame di fraterna e indefettibile cooperazione alla causa del Vangelo. In un'occasione non meglio precisata, forse ad Efeso durante il tumulto degli argentieri capeggiato da Demetrio, Aquila e Priscilla misero a repentaglio la propria vita per salvare l'Apostolo delle genti. San Paolo scrisse infatti ai Romani che essi avevano rischiato la testa per salvargli la vita, un pericolo gravissimo per il quale non solo l'apostolo, ma tutte le Chiese dei gentili rendevano loro grazie. L'ultima menzione biblica dei due santi si trova nell'ultima lettera che san Paolo scrisse a Timoteo, allora discepolo dell'apostolo e vescovo di Efeso. San Paolo scriveva quella sua seconda lettera da prigioniero di Cristo a Roma, e incaricava Timoteo di rivolgere i suoi saluti a Priscilla e ad Aquila, i quali si erano recati nuovamente ad Efeso. La testimonianza di fede di Aquila e Priscilla, caratterizzata da un costante e coraggioso dinamismo, si conclude nelle fonti terrene con questa traccia evangelica, lasciando intravedere una vita spesa interamente per il Regno di Dio.
Il culto e la memoria del martirio
Non si conosce nulla di preciso circa la morte di Aquila e Priscilla, poiché le uniche fonti storiche su di loro restano le poche notizie bibliche citate nelle Scritture. Tuttavia, la tradizione cristiana ha custodito con venerazione il loro ricordo, associandolo al martirio. Partendo dall'espressione paolina della lettera ai Romani che attesta come essi avessero offerto il proprio collo per la salvezza dell'apostolo, alcuni studiosi deducono il genere del loro presunto martirio identificandolo con la decapitazione. Esistono inoltre diverse tradizioni locali che tentano di dare un volto e un luogo alla memoria terrena dei due sposi. Alcuni identificano Priscilla con santa Prisca, prima martire donna decapitata e venerata nell'omonima chiesa dedicata a lei sull'Aventino a Roma. Altri studiosi identificano Priscilla con la titolare delle catacombe situate lungo la via Salaria. In aggiunta, si ritiene che il nome di Aquila possa richiamare qualche personaggio della gens Acilia, famiglia nobile strettamente collegata alle medesime catacombe della via Salaria. Il Martirologio commemora i santi Aquila e Prisca o Priscilla come coniugi fedeli e collaboratori di san Paolo, ricordando che accoglievano in casa loro la Chiesa e rischiarono la vita per salvare l'Apostolo. Aquila e Priscilla vissero così una vita insieme e in movimento, custodendo la grazia del Vangelo e offrendo al mondo la testimonianza luminosa di un amore coniugale trasfigurato dalla fede in Cristo.
Il cammino e la testimonianza
La vita di Aquila e Priscilla si dipana lungo le strade dell'Impero Romano, segnata da spostamenti che divennero occasioni di grazia. Nel quarantanove dopo Cristo, a causa del decreto dell'imperatore Claudio che imponeva l'espulsione dei giudei da Roma, gli sposi dovettero lasciare la città e stabilirsi a Corinto. Fu in questa città che avvenne l'incontro decisivo con l'apostolo Paolo. Condividendo lo stesso mestiere di fabbricanti di tende, Aquila e Priscilla lo accolsero nella propria casa, offrendogli ospitalità e lavorando al suo fianco.
Successivamente, la coppia si trasferì a Efeso, continuando a operare con zelo per la diffusione della fede. In questa città, con sapienza e carità, completarono l'istruzione catechistica del giudeo Apollo, aiutandolo a comprendere più pienamente la via del Signore. Il loro legame con Paolo fu così saldo che gli sposi non esitarono a mettere a rischio la propria testa per salvare la vita dell'apostolo, offrendo una testimonianza suprema di fedeltà e di amore fraterno che rimase impressa nelle prime comunità cristiane.
La memoria liturgica
La Chiesa ricorda i santi coniugi Aquila e Priscilla l'otto luglio, celebrando in loro la bellezza di una santità vissuta nel quotidiano della vita matrimoniale. La loro commemorazione esalta la figura di due sposi che hanno saputo trasformare la propria unione e la propria dimora in uno spazio di evangelizzazione e di accoglienza, camminando insieme sulla via del martirio e della fedeltà a Cristo.
Domande frequenti
Quando si festeggiano i santi Aquila e Priscilla?
I santi Aquila e Priscilla si festeggiano l'otto luglio nel Martirologio.
Di cosa sono patroni i santi Aquila e Priscilla?
I dati biografici e le fonti liturgiche non menzionano specifici patronati per i santi Aquila e Priscilla.
Commemorazione dei santi Aquila e Prisca o Priscilla, coniugi, che, collaboratori di san Paolo, accoglievano in casa loro la Chiesa e per salvare l’Apostolo rischiarono la loro stessa vita. — Martirologio Romano