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4 aprile

Beato Giuseppe Benedetto Dusmet

Vescovo

Aggiornato il 15 settembre 2026

Le origini e gli anni monastici

Giuseppe Benedetto Dusmet nacque a Palermo il quindici agosto 1818 ed entrò a far parte dell'Ordine di San Benedetto, consacrando la propria esistenza alla preghiera e al servizio ecclesiale come monaco benedettino cassinese. Nel corso del suo cammino monastico, a partire dal 1858, fu chiamato a ricoprire l'incarico di abate del monastero catanese di San Nicola l'Arena. La prestigiosa serie degli abati di San Nicola l'Arena era iniziata secoli prima con l'abate-vescovo Ansgerio, attivo tra il 1091 e il 1124, il quale era stato voluto da Ruggero il normanno per la rifondazione della diocesi dopo la dominazione saracena. Purtroppo, la storia millenaria di quella comunità conobbe una battuta d'arresto quando Dusmet divenne l'ultimo abate della serie a causa della legge di soppressione del 1866. Nel frattempo, nel 1860 si era verificata una importante svolta socio-politica nell'isola, mutando radicalmente il contesto in cui la Chiesa e i monasteri erano chiamati a operare.

L'episcopato a Catania

La Chiesa di Catania necessitava di una svolta spirituale e pastorale profonda, e l'arcivescovo Giuseppe Benedetto Dusmet si sentì profondamente investito del compito di promuovere tale rinnovamento. A causa delle vicende connesse alla complessa questione romana, Dusmet poté essere nominato vescovo dopo ben sei anni di sede vacante, succedendo a Felice Regano, il cui decesso risaliva al 1861. Durante i lunghi anni di attesa e di sede vacante, la diocesi era stata retta dal priore del capitolo della cattedrale Gaetano Asmondo Paternò Castello in qualità di vicario capitolare. Una volta assunto l'incarico, Dusmet fu arcivescovo di Catania dal 1867 al 1894, guidando il gregge con mano ferma e cuore di padre. La fondamentale preoccupazione pastorale del presule fu sempre la salus animarum e la salvaguardia dei valori religiosi e morali del popolo. Sin dall'inizio del suo episcopato, egli dimostrò di conoscere profondamente la realtà della sua gente, distinguendo con chiarezza i bisogni delle diverse componenti sociali. Alla classe elevata del gregge, che discute, scrive e cammina senza arrivare alla meta, rivolse un invito accorato ad incontrarsi nelle sale dell'episcopio, offrendo un luogo di conversazione aperta come tra amici per la classe colta. Invece, per la classe del popolo più numerosa, che domanda pane e fede, Dusmet offrì senza riserve il proprio amore di padre, promettendo di dividere ogni panettello con il povero e di tenere la porta aperta per ogni misero che soffre. Egli considerò suo compito primario conservare la fede al buon popolo, muovendosi in costante sintonia con le direttive di Pio IX e di Leone XIII per porre un argine alle moderne ideologie e alla cultura laica e positivista. Nel suo ministero, Dusmet si coordinò con l'attività zelante e riformatrice del cardinale Sisto Riario Sforza di Napoli e di Tommaso Ghilardi di Mondovì, mantenendo al contempo rapporti di cordiale fraternità con i vescovi dell'isola e legami particolari con il cardinale Michelangelo Celesia, benedettino e arcivescovo di Palermo, e con il cardinale Giuseppe Guarino, arcivescovo di Messina.

Lo zelo per il clero e la carità operosa

L'azione pastorale del beato fu particolarmente intensa nella cura e nella riforma del clero diocesano. Dusmet impresse un orientamento squisitamente pastorale ai sacerdoti, chiedendo loro con insistenza la coerenza di vita come espressione autentica dell'Ordine sacro e l'adempimento rigoroso dei doveri di maestro, predicatore, catechista e amministratore dei sacramenti e del culto. Egli insistette fortemente sulla necessità di un aumento di zelo sacerdotale per liberare il clero dai residui di cultualismo, rifiutando decisamente una condotta sacerdotale limitata al non dare da ridire per sentirsi in pace con il dovere compiuto. L'ideale sacerdotale a cui venivano formati i chierici dipendeva profondamente dalla teologia della Lettera agli Ebrei ex hominibus assumptus, e tale modello veniva mirabilmente conciliato con il modello agostiniano del sacerdote dedito totalmente al servizio del popolo. A causa della peculiarità giuridica della diocesi in cui solo il vescovo era giuridicamente l'unico parroco, Dusmet mantenne il clero privo del munus di parroco in senso pieno, esigendo comunque dedizione e abnegazione. La sua autorevolezza crebbe costantemente in ambito ecclesiale e civile grazie alla sua straordinaria statura spirituale. Dusmet fu capace di tenere in costante mobilitazione la diocesi in favore dei poveri e dei bisognosi, portando generosamente aiuto ai malati in tempo di pestilenza e promuovendo con sollecitudine il culto divino e l'istruzione cristiana del popolo. La carità operosa del pastore si tradusse anche in prodigi riconosciuti dalla devozione popolare: alla fede profonda di Dusmet fu attribuita la liberazione del comune di Nicolosi dalla colata lavica, la quale si fermò prodigiosamente grazie all'intercessione di Santa Agata e alla preghiera del cardinale. Per consolidare la vita cristiana, Dusmet si premurò di promuovere varie forme associative a carattere religioso e caritativo-assistenziale, volendo fortemente la partecipazione attiva dei fedeli per una difesa aperta e combattiva della Chiesa, dei suoi diritti e dei valori cristiani.

Il cardinalato e la feconda eredità spirituale

Leone XIII riconobbe i grandi meriti del presule e volle Dusmet cardinale per i suoi servizi alla Chiesa prestati nell'amministrazione apostolica della diocesi di Caltagirone, per la riunificazione della famiglia benedettina e per la coraggiosa apertura del Collegio Sant'Anselmo. Il pontefice pubblicò la nomina a cardinale di Giuseppe Benedetto Dusmet nel concistoro dell'undici febbraio 1889, motivandola con le eccelse virtù del vescovo, massimamente per la prudenza e la carità dimostrate. Il cammino della Chiesa catanese contemporanea resta profondamente debitore all'episcopato di Dusmet, dal quale germogliò una straordinaria fioritura di santità e di impegno pastorale. Molti sacerdoti formati dal cardinale dimostrarono un impegno esemplare, tra cui monsignor Francesco Castro, vissuto dal 1824 al 1893, che fu insigne animatore della pastorale giovanile, formatore e maestro del canonico Tullio Allegra. Il canonico Tullio Allegra, vissuto dal 1862 al 1934, fu a sua volta fondatore delle Suore Sacramentine, e il suo apostolato eucaristico alimentò una buona fascia del laicato cattolico catanese nei primi decenni del secolo. Il cardinale nutriva inoltre una speciale stima verso padre Giuseppe Guardo, un frate minore vissuto dal 1791 al 1874 e morto in fama di santità. La lezione spirituale del Dusmet fu assimilata e incarnata in modo mirabile da figure come la giovane Giuseppina Faro, vissuta dal 1847 al 1871, la cui causa di beatificazione è attualmente in corso. Altrettanto significativo fu l'impegno di madre Giuseppina Balsamo, vissuta dal 1887 al 1969 e superiora delle Domenicane del Sacro Cuore, anch'essa al centro di una causa di beatificazione in corso, così come Lucia Mangano, orsolina vissuta dal 1896 al 1946 la cui causa è aperta. Tra i frutti più luminosi di quel terreno fertile si annovera Gabriele Maria Allegra, francescano vissuto dal 1907 al 1976, che svolse una lunga missione in Cina e fu il primo a tradurre l'intero testo biblico in lingua cinese, con causa di beatificazione in corso. Infine, si ricorda Maddalena Caterina Morano, salesiana vissuta dal 1847 al 1908, proclamata beata da Giovanni Paolo II in occasione di una sua visita alla Chiesa catanese. La memoria di Giuseppe Benedetto Dusmet è rimasta così viva che il cardinale è comunemente chiamato santo ancora oggi da molti fedeli, e la Chiesa ha ufficialmente riconosciuto la sua statura spirituale e pastorale. La sua figura continua a essere studiata grazie a una ricca bibliografia, che include opere fondamentali come il volume di T. Leccisotti intitolato Il cardinale Dusmet, pubblicato a Catania nel 1962, e lo studio di G. Zito intitolato La cura pastorale a Catania negli anni dell'episcopato Dusmet (1867-1894), pubblicato ad Acireale nel 1987.

Domande frequenti

Quando si festeggia il beato Giuseppe Benedetto Dusmet?

Il Martyrologium Romanum ricorda il beato Giuseppe Benedetto Dusmet il quattro aprile, mentre la diocesi di Catania ne celebra la festa liturgica il venticinque settembre.

Quali furono i principali incarichi ecclesiastici di Giuseppe Benedetto Dusmet?

Giuseppe Benedetto Dusmet fu monaco benedettino cassinese, abate del monastero di San Nicola l'Arena, amministratore apostolico di Caltagirone, arcivescovo di Catania dal 1867 al 1894 e cardinale di Santa Romana Chiesa.

A Catania, beato Giuseppe Benedetto Dusmet, vescovo, dell’Ordine di San Benedetto, che con sollecitudine promosse il culto divino, l’istruzione cristiana del popolo e lo zelo del clero e in tempo di pestilenza portò aiuto ai malati. — Martirologio Romano